
Serve una politica che torni ad affrontare temi concreti senza slogan: famiglia, educazione, casa, disagio sociale, sanità
Davanti al rischio dell’ennesima deriva populista della destra, con Forza Italia che non riesce a decollare, una Lega avvitata su se stessa dopo aver smarrito la propria identità e un Fratelli d’Italia che paga i limiti di una classe dirigente nazionale, regionale e locale incapace di compiere il salto dal patriotardismo al patriottismo responsabile che gli elettori avevano affidato, grazie soprattutto alla credibilità della sua leader, la risposta non può essere Vannacci né il ritorno a modelli del passato.
La risposta può essere soltanto la costruzione di una nuova proposta Cristiano Riformista, capace di colmare il divario tra la pancia e la testa di un elettorato che troppo spesso si entusiasma per il leader di turno: ieri Berlusconi, poi Salvini, oggi Meloni, con la stessa facilità con cui ci si esalta su un ottovolante.
Non c’è bisogno dell’ennesimo nuovo soggetto politico, che troppo spesso finisce per trasformarsi nel camion dei rifiuti della politica o nel rifugio di chi, non riuscendo a soddisfare le proprie ambizioni nella propria casa politica, cerca altrove occasioni di rivalsa.
C’è invece bisogno che un soggetto politico già esistente sappia cogliere, interpretare e fare propria una nuova visione Cristiano Riformista, traducendola in azione politica concreta, credibile e duratura.
Serve una politica che torni ad affrontare temi concreti, abbandonando la rincorsa continua agli slogan: la famiglia, l’educazione, il deserto demografico — che non si combatte con il razzismo ma con politiche serie —, la casa, il disagio sociale, le imprese messe in difficoltà dalla competizione globale, la sanità pubblica e privata e il dramma delle dipendenze, troppo spesso dimenticato.
Una politica che si richiami ai valori cristiani senza trasformarli in bandiere identitarie; che sappia affrontare in modo laico e competente le sfide del presente; che torni a guardare lontano, costruendo una visione progettuale di lungo periodo invece di inseguire il consenso del giorno dopo.
In questo senso Filippo Boscagli e i suoi amici hanno saputo interpretare tutto ciò, forse quasi fortuitamente e certamente non per volontà dei partiti o dei maggiorenti inadeguati che li gestiscono come marchi in franchising.
Lo hanno fatto grazie a un’idea nuova di partecipazione e coinvolgimento, che non si è appoggiata a strutture vecchie nei metodi e ormai inesistenti nei contenuti, ridotte troppo spesso a semplici postifici e annuncifici.
È l’esatto contrario di una politica che si definisce cristiana senza esserlo davvero e che, soprattutto, è tutt’altro che riformista.
Perché il futuro non appartiene a chi urla di più, ma a chi sa indicare una direzione.
- SprayNews - Monicva Macchioni