IL CITRUS BERGAMIA : L'ORO VERDE DI CALABRIA (... DELLA PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA)

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Di Antonino Salsone

E’ conosciuto come l’oro verde di Calabria.

Il suo profumo stordisce per quanto è intenso, inonda le narici e giunge sino al cervello svegliando le sinapsi.

Biologicamente è un agrume, come le arance, i mandarini e i limoni, che non sono buoni solo in Calabria ma anche in altre regioni meridionali italiane.

Ma il Bergamotto è un unicum calabrese, specificamente jonico - reggino, del panorama agrumario italiano, è conosciuto sin dal 1750 e la sua area vocata di coltivazione coincide con il territorio della provincia di Reggio Calabria compreso tra i comuni di Villa San Giovanni e Monasterace.

E’ infatti ormai verificato che al di fuori della area vocata, il Citrus bergamia non esprime le migliori caratteristiche qualitative in termini di frutto, polpa e succo, oltre ad essere soggetto a problematiche fitosanitarie importanti.

Insomma, il bergamotto qualitativamente migliore sotto il profilo biologico e fitosanitario si ottiene solo dalle piante coltivate nel territorio comprensoriale di Reggio Calabria, nonchè nel Basso e nell’Alto Jonio Reggino.

Le sue fortune sono state assai alterne e nell’ultimo quadriennio, dopo un pluriennale periodo di forte ripresa del prezzo che ha indotto centinaia di grandi, medi e piccoli produttori a investire sogni, lavoro e risorse economiche in questo agrume, ha subito una sensibile decurtazione del prezzo, misurata ormai in oltre il 35% per il frutto fresco e quello da industria, che ha messo in ginocchio i bergamottocoltivatori e tutta la filiera produttiva e commerciale.

Le cause sono naturali (mancanza di acqua, risalita del cuneo salino, presenza di cloruro di sodio), economiche e politiche.

Ma finalmente, dopo anni di istanze e di battaglie, chi di dovere si è reso conto della straordinaria eccellenza di questo agrume e dell’importanza economica e sociale di tutelare effettivamente i produttori e tutta la filiera.

Il 28 gennaio 2025 sarà un giorno storico per il Citrus bergamia: finalmente vedrà la luce l’agognata IGP Bergamotto di Reggio Calabria.

Servirà poi l’ultimo passaggio in sede europea, ma l’auspicio è che la Commisione sia molto più celere degli organismi italiani e quindi doti questo straordinario agrume dello status normativo e di specifica tutela che ancora gli manca.

Qualcuno si chiederà perchè ho deciso di scrivere sul bergamotto.

La risposta è personale.

Sono cresciuto tra le piante di bergamotto, ne sentivo il profumo durante il tempo della raccolta, ho portato a spalla le ceste colme di agrumi, ho visto la dedizione paterna di mio nonno nel trattare le piante come dei figli, ho assistito inerme alla decadenza delle coltivazioni e ho udito la passione e il dolore dei vecchi come il mio avo che hanno patito, anche umanamente, il declino delle loro coltivazioni.

Il bergamotto è parte della mia vita e, pur non essendo un produttore, mi auguro che stavolta sia davvero quella buona per dare tutela all’agrume e stabilità economica ai coltivatori di bergamotto e all’intera filiera.

La Calabria jonico - reggina ha bisogno di tutelare le proprie eccellenze e ció non è un fatto solo economico.

La difesa piena e duratura del bergamotto e della sua filiera costituisce ricchezza, la quale porta lavoro per migliaia di persone, che a loro volta possono affrancarsi dalla precarietà e trovare la propria stabilità nella dignità del lavoro, la quale è la condizione prima ed essenziale per lo sviluppo sociale ed economico di un territorio complesso in cui lo Stato spesso ha rinunciato ad esercitare la propria sovranità, limitandosi al mero controllo di polizia (sia chiaro, assolutamente necessario ma non sufficiente per assicurare lo sviluppo).

Donare dignità e protezione legale al Citrus bergamia significa donare progresso e fiducia nel futuro alla provincia di Reggio Calabria e all’intera regione.

- SprayNews - Monica Macchioni

APRIRE GLI OCCHI

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Di Antonino Salsone

Stasera sono in vena di riflessioni profonde a cui sono stato indotto da una frase che ho letto nel pomeriggio: - aprire gli occhi -.

Si tratta, come è notorio, di un modo di dire comune con il quale si manifesta la presa di coscienza di una verità generalmente spiacevole che illumina una situazione non reale o corregge una valutazione sbagliata.

Ci ho pensato su e mi sono reso conto che se già non è facile far aprire gli occhi a qualcuno, è difficilissimo aprire i propri occhi.

Rendersi conto di una verità amara genera un tormento a volte così tanto acuto e trafiggente che i sintomi oggettivi del vero che via via si manifestano sono scacciati dalla mente e dal cuore proprio perchè pesanti e dolorosi.

In sostanza, si viene assaliti da un mix emotivo di paura del contraccolpo interiore e di sfiducia circa la propria capacità di resilienza e reazione, con la conseguenza che si preferisce tenere gli occhi chiusi perchè così si spera di esorcizzare il dolore e di allontanarsi dalla realtà.

Ma poi, ad un tratto, magari per un fatto minore, succede che l’acqua del vaso tracima e avviene il recupero della piena consapevolezza della verità.

È il momento più brutto e sofferente, ma anche il più autentico!

Ci si misura finalmente con la realtà e se ne prende atto, anche accettando la sconfitta.

Non c’è niente di male nel perdere e il dolore che ne deriva, pur se assai cocente e duraturo, va accolto e piano piano anestetizzato, mentre l’importante è non lasciarsi sopraffare dalla sofferenza e ammainare la bandiera con dignità, senza incaponirsi con la resistenza cieca e ad oltranza in un fortino fatto solo di illusioni e chimere.

- SprayNews - Monica Macchioni

L’IMBELLIMENTO È UN BENE O UN MALE?

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Di Antonino Salsone

Mi capita tante volte di guardare delle fotografie di volti e corpi di certi attori, influencer, donne e uomini dello spettacolo, manager, politici, sportivi e di notare che sono senza difetti, bellissimi, sensuali, praticamente perfetti.

Non provo invidia o anche semplice gelosia, anche perchè non è colpa loro se quanto a beltà e prestanza fisica la natura con me è stata ingenerosa.

Mi danno invece fastidio le vere e proprie invettive, che sui social abbondano anche perchè gratuite, di coloro che davanti alla bellezza e anche alle pratiche di imbellimento si manifestano come puristi della naturalezza e gridano allo scandalo.

I loro giudizi mi rimbombano nelle orecchie: “quella non accetta l’età, quell’altra la devi vedere al mattino senza trucco, quello lì si è rifatto gli zigomi e i denti, quell’altro si è scolpito gli addominali, quell’altra mostra le cosce” e via dicendo.

Ma, senza ovviamente scadere nelle barbarie corporali di chi si sottopone a trasformazioni chirurgiche lunghe e dolorose per assomigliare a bambole e bambolotti o, peggio ancora, ad animali domestici, mi chiedo: ma che male c’è a praticare il c. d. “imbellimento”?

Io penso che così come non c’è nulla di male ad accettare i segni, anche inestetici, della propria età (io sono tra questi), parimenti non c’è nulla di male a imbellirsi, se ció puó far stare bene con se stessi e purchè non si scada nella mortificazione del corpo o persino nel ridicolo.

La pratica dell’imbellimento è infatti vecchia come il mondo.

L’hanno praticata senza risparmio i Faraoni, i Re, le Regine, Imperatori e Imperatrici, i grandi borghesi e persino uomini di chiesa.

Quanti Papi si sono fatti realizzare dei ritratti sfolgoranti dai migliori pittori delle loro epoche?

Persino il Corso che valica il San Bernardo sul dorso del suo destriero è stato immortalato come un dio di bellezza e potenza dal pennello di David.

Quelli che abbiamo la fortuna di ammirare erano davvero i loro volti e i loro corpi o, invece, sono dei corpi e dei visi “aggiustati e imbelliti” attraverso la mano dell’artista, che ha agito come un moderno “filtro” che un qualsiasi provetto “maneggione” di smartphone oggi puó proficuamente e agevolmente usare?

La naturalezza per me è un valore molto importante, ma non mi sento di censurare o condannare (figurarsi) chi, per sentirsi meglio con se stesso o per lavoro o per qualsiasi altra ragione, pratica l’imbellimento con equilibrio e misura.

Diffido invece di coloro che subito insorgono facendosi passare per puristi e urlando invettive di offesa o di cattivo esempio, anche perchè, nei confronti di chi troppo facilmente si scandalizza, mi viene in mente la saggezza di Esopo e la sua favola de “La volpe e l’uva”.

- SprayNews - Monica Macchioni

IL PIFFERAIO

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Di Antonino Salsone

Stamane mi è capitato per mera casualità di imbattermi in un dipinto (di autore a me non noto) raffigurante il “Pifferaio di Hamelin”, meglio conosciuto come il “Pifferaio Magico”.

Si trattava di un incantatore che, su mandato del Borgomastro della città, la liberó dai topi, per poi, non essendo stato pagato dal suo committente, vendicarsi crudelmente incantando i bambini con il suono del piffero e portandoli via per sempre.

Il pifferaio, con buona pace dei musicisti che suonano questo antico strumento, nel significato comune e popolare (ma anche allegorico) è sinonimo di incantatore, di seduttore.

Posso dunque capire i ratti che vennero ammaliati dal suono imbroglione e trovarono la morte nelle gelide acque del fiume, peró, mi chiedo, come mai al giorno d’oggi, pur con tutti i mezzi di conoscenza e di verifica che possediamo e che ci consentono di sapere “vita, morte e miracoli” di chiunque e di vivisezionarne analiticamente il comportamento e i veri propositi, ci sono tanti “adulti” che abbandonano la testa e il cuore al suono del piffero e seguono silenziosi e obbedienti il maliardo?

E’ un vizio italico o è un morbo universale del tempo che viviamo?

Quale che sia la risposta poco importa, basta fare come Ulisse davanti alle sirene: tapparsi le orecchie con la cera e passare avanti, lasciando l’incantatore a rimanere, solitario, sullo scoglio.

- SprayNews - Monica Macchioni

DOMANI ORE 10.00 PRIMA EDIZIONE DI “MILANO SMART” SALA DELLE COLONNE, VIA SAN PAOLO 12

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Domani alle ore 10 presso la Sala delle colonne di Banco BPM di via San Paolo 12, si terrà la prima edizione di “Milano SMART”, l’evento interamente dedicato alla rigenerazione urbana.

Il primo panel (dalle 10 alle 11), dedicato al tema “Smart city e rigenerazione urbana”, vedrà la partecipazione del sindaco di Milano Beppe Sala, del Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, del Presidente della Fondazione BPM e Banca Aletti Umberto Ambrosoli, della Magnifica Rettrice della Università Bicocca Giovanna Iannantuoni, del Direttore Relazioni Esterne Enel Niccolo’ Mardegan e dell’Executive Chairman Genera New Energy Filippo Ghirelli.

Il secondo panel, alle ore 11, dedicato al tema “Sostenibilità e digitalizzazione nei processi urbani”, vedrà la partecipazione del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione Alessio Butti, del Presidente esecutivo FNM Andrea Gibelli, del Direttore Innovation, Digital e R&D A2A Nicoletta Mastropietro, e dell’Amministratore Delegato di FS Sistemi Urbani Umberto Lebruto

Modera Daniele Manca, Vicedirettore del Corriere della Sera”.

Roma, 21 Marzo 2024

| SprayNews : Monica Macchioni

ANTONIO SALSONE: “LOTTARE CONTRO LA MENTALITA' MAFIOSA PER DARE SPAZIO ALLA CULTURA”

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ANTONIO SALSONE - Voglio parlarvi di due situazioni che hanno punti di ideale e virtuosa unione: la guerra alla mafia e l’impegno per la Cultura.

Per la prima, oggi si celebra la “Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime delle mafie”.

Questo Paese, purtroppo, spesso ha la memoria corta e con ingenerosa facilità tende a dimenticare il sacrificio dei buoni.

Noi tutti siamo chiamati, invece, a ricordare perennemente chi ha sacrificato il bene supremo per contrastare il cancro mafioso e le Istituzioni, a qualunque livello territoriale, così come gli operatori economici e sociali, incluse le associazioni di qualsiasi natura e scopo, sono chiamati a impegnarsi, lottare e vincere contro le mafie e la mentalità mafiosa.

E lo devono dire, anzi lo devono gridare pubblicamente, perché chi si sottrae, o è timido o, peggio ancora, sta in silenzio o si gira dall’altra parte e fa finta di non vedere ciò che accade nel Paese e in casa propria, viene meno a un impegno d’onore e di civiltà etica e giuridica.

Per la seconda, invece, voglio citare una piccola casa editrice di un mio caro amico, la Tipheret di Mauro Bonanno, che da un lembo della Sicilia (Acireale) sta meritoriamente cercando, in ambito esoterico e simbologico, di far affermare la luce della Cultura in un ambiente notoriamente difficile e di esportarla anche al di là dello Stretto di Messina.

E’ uno sforzo che richiede la profusione costante di grandi energie, determinazione, caparbietà e tanto sacrificio.

E soprattutto merita di essere premiato e non certo osteggiato da atteggiamenti partigiani senza senso e dignità.

Ecco il punto di unione virtuosa e ideale: lottare contro le mafie e la mentalità mafiosa significa dare visibilità, voce e premio anche a chi diffonde la Cultura, perché l’attività che più temono le mafie è proprio la diffusione della conoscenza.

Chi sa e ama è per la Libertà, per la Democrazia e per il futuro.

Chi non sa, chi si gira dall’altra parte, chi sta in silenzio e chi ostacola la conoscenza, è ideologicamente connivente e nega il futuro.

SprayNews

MASSONERIA, IN PALIO LA FONDAZIONE DA OLTRE 200 MILIONI, BISI E SEMINARIO TENTANO IL DOPPIO GOLPE, MA… IN BALLO C’È LA REPUTAZIONE DEL GOI

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MASSONERIA: C’è’ sempre più nervosismo nella massoneria italiana dopo le elezioni che hanno decretato un vincitore e la riunione notturna della CEN ( comitato elettorale nazionale ) che alle 4 di notte ha ribaltato il responso delle urne, annullando voti per Leo Taroni.
A dire il vero, gia’ si era arrivati alle elezioni in un clima da guerra fredda con l’attuale Gran Maestro uscente Stefano Bisi - indagato nel 2014 per ricettazione dalla Procura della Repubblica di Siena nell’ambito del noto scandalo “Mens Sana” , la squadra di pallacanestro sponsorizzata dal Monte dei Paschi di Siena - preventivamente da molti mesi all’opera per espellere i concorrenti e i dissidenti e addirittura impegnato nel tentativo di non far accettare la lista 1 di Leo Taroni concorrente alla lista 2 di Tonino Seminario - peraltro dichiarato fallito sia come società sia personalmente dal Tribunale di Rossano nel 2001- suo vassallo, tentativo non riuscito anche grazie agli articoli che lo hanno denunciato.
Alle elezioni la lista 2 di Tonino Seminario ha preso 6.467 voti – la stragrande maggioranza dei quali in Calabria e Sicilia – e la lista 1 di Leo Taroni ha ottenuto 6.482 voti – spalmati su tutte le regioni d’Italia, ma concentrati prevalentemente al Nord – aggiudicandosi così le elezioni per 15 voti.
Da lì la situazione è persino peggiorata: escono le notizie sui risultati elettorali e Stefano Bisi commissiona un comunicato stampa sul sito del GOI in cui definisce il vincitore Leo Taroni come un “sedicente candidato” e i risultati derivanti dagli scrutini degli “exit poll” , che ovviamente non si fanno per le elezioni massoniche. Si capisce subito che la parte perdente Bisi – Seminario ha qualcosa in mente per rovesciare il risultato elettorale con qualche manovra impropria e non lineare.
Il 9 marzo infatti si riunisce il CEN e delibera a maggioranza risicatissima – 8 membri contro 7 membri – l’annullamento guarda caso di una serie di voti della Lombardia ( regione dove Taroni ha stravinto ) utilizzando come alibi la presenza nella scheda del talloncino elettorale di garanzia voto.
Da sottolineare il fatto che nelle precedenti elezioni dove vinse Bisi lo stesso CEN ritenne validi tutti i voti con la presenza del talloncino.
Essendoci questo precedente, risulta evidente la debolezza della motivazione, al punto tale che essa non possa reggere e quindi mettono le mani avanti facendo un ricorso alla corte centrale e raddoppiando così il golpe: vogliono dichiarare illegittima l’ammissione alla competizione elettorale della lista 1 Noi insieme di Leo Taroni, arrampicandosi sugli specchi.
Neanche nelle peggiori dittature, dopo aver ribaltato l’esito elettorale, si chiede una non ammissione della lista prima vincente e poi perdente. Un golpe basta e avanza!
Ovviamente la lista 1 è stata autorizzata dal CEN – lo stesso organo che ha ribaltato il risultato elettorale – quindi questa richiesta qualora venisse accettata andrebbe a disconoscere la validità del lavoro del CEN, e viene pertanto da chiedersi se non sia un inconsapevole autogoal cioè se non disconosca implicitamente anche il lavoro fatto dal CEN il 9 marzo quando, annullando voti per Taroni, ha decretato la vittoria di Seminario. E poi perché se si è sicuri della validità della decisione del CEN si tenta addirittura di far espellere retroattivamente una lista autorizzata regolarmente, che ha fatto campagna elettorale e sul campo ha vinto ? Ci si prepara forse a reggere l’urto della giustizia profana?
Che ci sia malafede nell’azione e timore di venir fermati dalla giustizia lo si vede anche dalle epurazioni che sono prontamente seguite, tipiche di qualsiasi golpe che si rispetti. Eh si, perché subito dopo il ribaltamento del voto del 9 marzo sono stati destituiti dalle cariche della gran Loggia ( l’organo che delibera e guida il GOI ) molti esponenti di spicco che avevano appoggiato Taroni.
Le epurazioni per ora sono 10, di cui
3 in Lombardia, 2 in Piemonte, 2 in Emilia-Romagna, 1 in Sardegna.
Evidentemente il nervosismo di Bisi e Seminario ha raggiunto livelli tali da provocare azioni esagerate, di micro vendetta e sicuramente lesive dell’immagine del GOI, in quanto confermano il pregiudizio di consorteria lobbistica e di poca trasparenza.
Evidentemente Bisi e Seminario sanno che la motivazione dei talloncini non è sostenibile e cercano di tagliare alle radici il problema puntando su una decisione non proprio oggettiva del presidente della Corte Centrale: Don Ugo Bellantoni – indagato e poi archiviato per concorso esterno alla ‘ndrangheta nella inchiesta Rinascita Scott della procura di Catanzaro - gran maestro onorario, calabrese e sponsor di Bisi e Seminario.
E’ un atto evidentemente da ultima spiaggia : come può essere giudicato chi richiede e ottiene l’annullamento della validità della lista concorrente a elezioni finite e fra l’altro formalmente vinte dal richiedente ? Come si pensa poi di governare il GOI ? Con espulsioni continue e politica del terrore ? Rientrano forse queste misure nei parametri di fratellanza e armonia che dovrebbero ispirare la migliore tradizione della massoneria italiana?
Tutto questo nervosismo deriva sicuramente dalla consapevolezza che il golpe ha le ore contate.
La lista 1 di Leo Taroni appena avrà ottenuto il probabile diniego della corte centrale di Bellantoni sul ricorso sui talloncini – adirà alla giustizia ordinaria che con ogni probabilità in tempi molto molto rapidi le darà ragione in base ad articoli inoppugnabili.
In sintesi :

SprayNews

Anche Natan Altomare vittima del killeraggio dei dossier

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Ci sono stati anni in cui, a Latina, Nathan Altomare è passato dall'essere un affermato manager ad essere un delinquente abituale, colpito da informative investigative e sospettato per qualsiasi tipologia di delitto che accadesse nel capoluogo pontino.

Dopo quasi dieci anni di faticosa difesa contro i mulini a vento del sospetto nelle varie sedi giudiziarie tutti i procedimenti si sono chiusi con annullamenti del Riesame, archiviazioni, assoluzioni e ingiuste detenzioni.

Nel mezzo tanta sofferenza umana, familiare, sociale e professionale, con bocconi amari da ingoiare quotidianamente e con il grande cruccio di non comprendere cosa e chi avesse generato questa tempesta perfetta in un bicchiere d'acqua.

Un imprenditore per sottrarsi ai suoi doveri economici ?

Una ripercussione di natura Politica ?

Una vicenda personale ?

In questi anni ho raccolto migliaia di volte queste domande da parte del mio assistito - in un rapporto diventato presto da professionale a personale con sincera stima ed amicizia, e spesso gli ho liquidati come sfoghi personali.
Oggi, però, dopo aver appreso da alcuni mezzi di informazione che nelle carte del "killeraggio" dell'inchiesta di Perugia é uscito anche il nome di Natan Altomare tra le vittime degli accessi abusivi, quelle domande assumono tutt'altro valore che semplici sfoghi personali ed è per questo che ho colto con grande entusiasmo la volontà di Natan di interessarmi per andare in fondo a questa vicenda, perché oggi quelli che sembravano sfoghi personali assumono tutto un altro significato.


Chi ha commissionato gli accessi abusivi a carico di Altomare ?

In che anni ?

E per quale motivo?

E che uso é stato fatto delle informazioni personali ?


Oggi il tempo degli sfoghi deve lasciare spazio alle risposte, ragione per cui su incarico dello stesso seguirò con grande attenzione questa vicenda e al momento del processo saremo presenti come parte civile e pretenderemo delle risposte a quelle domande che sono in sospeso da troppo, troppo, tempo.

Avv. Pasquale Cardillo Cupo