NESSUNO E' IL GIUDICE DELL'ANIMA ALTRUI

Tempo di lettura: 3 minuti

di Letizia Bonelli

“Homo sum, humani nihil a me alienum puto” «Sono un uomo, e nulla di ciò che è umano ritengo estraneo a me».

Questa celebre espressione di Terenzio racchiude forse una delle più alte lezioni morali che la storia ci abbia consegnato, comprendere l’altro prima di giudicarlo.

Viviamo in un tempo straordinariamente connesso e paradossalmente, sempre più incline alla condanna immediata.

Basta un’opinione, una scelta di vita, una convinzione, una parola fuori dal coro perché qualcuno si senta autorizzato a puntare il dito, ma chi può davvero arrogarsi il diritto di essere giudice dell’esistenza altrui?

La filosofia ci insegna che la conoscenza autentica nasce dall’umiltà.

Socrate, il padre del pensiero occidentale, costruì la sua sapienza attorno ad una frase destinata ad attraversare i secoli: «So di non sapere»un’affermazione che non esprime debolezza, bensì consapevolezza dei limiti umani.

Forse dovremmo ripartire proprio da qui, dal riconoscere che nessuno possiede tutta la verità, nessuno conosce fino in fondo il cammino dell’altro, che nessuno può comprendere interamente le ferite, le paure e le speranze custodite nel cuore di una persona.

L’Illuminismo ha fondato una delle sue più grandi conquiste sul valore della libertà individuale.

Voltaire, pur nella complessità delle interpretazioni storiche delle sue parole, è diventato simbolicamente il difensore di un principio essenziale: il diritto di ogni individuo ad esprimere il proprio pensiero senza essere perseguitato per questo.

La libertà non è un favore concesso dal potente al debole, è una dimensione naturale della dignità umana.

Libertas est inaestimabilis res.

La libertà è un bene senza prezzo; eppure la libertà autentica non coincide con l’arroganza, né con l’insulto, né con l’aggressione verbale.

La vera libertà cammina insieme alla responsabilità, così come il rispetto cammina accanto alla dignità.

Possiamo avere idee differenti, possiamo professare convinzioni diverse, possiamo persino trovarci in profondo disaccordo, ma il dissenso non deve mai trasformarsi in disprezzo.

Una società civile non si costruisce eliminando le differenze, si costruisce imparando a convivere con esse.

Immanuel Kant sosteneva che ogni essere umano dovesse essere considerato sempre come un fine e mai come un mezzo.

È una lezione di straordinaria attualità, quando utilizziamo qualcuno come bersaglio del nostro pregiudizio, quando lo riduciamo ad un’etichetta, ad una categoria o ad uno stereotipo, stiamo negando proprio quella dignità che pretendiamo venga riconosciuta a noi stessi.

Ogni persona è molto più della definizione che le viene attribuita, è una storia,
è una coscienza, è un universo irripetibile.

Per questo motivo il rispetto non dovrebbe dipendere dalla somiglianza, dovrebbe nascere dall’umanità condivisa.

Dignitas humana inviolabilis est.

La dignità umana è inviolabile, questa non è soltanto una formula giuridica o morale, è un principio che dovrebbe orientare ogni relazione umana.

Oggi assistiamo spesso ad una cultura della sentenza permanente.

I tribunali dell’opinione pubblica emettono verdetti in pochi secondi.

I social network amplificano giudizi che talvolta ignorano la complessità delle vicende umane, ma la fretta è una cattiva consigliera della giustizia.

Comprendere richiede tempo, ascoltare richiede pazienza,rispettare richiede maturità, forse la vera evoluzione culturale non consiste nel convincere tutti a pensare allo stesso modo, ma nell’imparare a vivere insieme pur pensando in modo diverso.

Perché la ricchezza di una società non nasce dall’uniformità, nasce dal pluralismo, nasce dal dialogo, dalla capacità di riconoscere nell’altro non un nemico da combattere, ma una persona da comprendere.

Alla fine, ogni volta che puntiamo il dito contro qualcuno, dovremmo ricordare una verità semplice e disarmante: nessuno di noi è soltanto ciò che appare.

Siamo molto di più e forse la forma più alta di saggezza consiste proprio in questo, sostituire il giudizio con l’ascolto, il pregiudizio con la conoscenza, la condanna con il rispetto.

Perché una società davvero libera non è quella in cui tutti la pensano allo stesso modo, è quella in cui ciascuno può esprimere sé stesso senza paura.

In varietate concordia.

Nella diversità, l’armonia.

Ed è proprio in quella armonia che l’umanità ritrova la sua parte migliore.

- SprayNews - Monica Macchioni

CONTEMPORARY TRACKS TORNA A NAPOLI:; LA MOSTRA CHE INDAGA IL VOLTO DEL PRESENTE

Tempo di lettura: 2 minuti

Si terrà martedì 16 giugno 2026 alle ore 17.00, presso Il Clubino, in via Luca Giordano 73, il salotto culturale presieduto da Piera Salerno, l’inaugurazione della seconda edizione della mostra “Contemporary Tracks”, un percorso espositivo che attraversa linguaggi, sensibilità e visioni dell’arte contemporanea, restituendo al pubblico uno spazio di riflessione autentica sul presente.

L’evento sarà curato dal critico d’arte Pasquale Lettieri, docente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, da sempre impegnato nella valorizzazione dell’arte come strumento di coscienza, dialogo e identità culturale.

Esporranno gli artisti:

Rosario Buccione, Luigi Calì, Bruno D’Angelo, Dimitri Musella, Gaspare Natale, Patrick Pernet, Giovanni Spina.

“C’è molta volontà di rappresentazione in mezzo a noi, - spiega il critico Lettieri - che

è intrinseca dello stesso pensiero ed agire umano, che si materializza in un precipitare di frammenti, che vengono da forme e cercano forme, che qui e là vengono intraviste e intuite, tenute insieme da un meccanismo di azioni e reazioni, di dinamiche creative, che possono essere generate, da un quid, da un ineffabile, che via via si materializza e istituisce un codice, da una galassia di emozioni e sensazioni”.

“Contemporary Tracks” non è soltanto una mostra è una traiettoria umana ed estetica che racconta il nostro tempo attraverso segni, materia, colore e inquietudine creativa.

Ogni opera diventa una traccia lasciata nel presente, una domanda aperta sulla società contemporanea, sulla memoria e sulla necessità, oggi più che mai, di ritrovare nell’arte un linguaggio libero da superficialità e rumore.

In un’epoca dominata dalla velocità e dall’immagine consumata in pochi secondi, questa esposizione invita invece a fermarsi, osservare, ascoltare, perché l’arte autentica non urla: resta.

L’arte è tutta qui, si potrebbe dire, tutta in questo contesto, rappresentando l’ultima alchimia possibile, l’ultimo gioco dell’estrosità e del nomadismo, dello scambio simbolico, no solo possibile, ma necessario, dove luce ed ombra stanno in equilibrio, in una equazione, tanto che le varie forme creative, s’intrecciano vicendevolmente, per scavare a fondo e per ergere a vetta, negando fondi e vette, per non negare se stesse, per continuare a sondare nel disordine e dargli un volto.

- SprayNews - Monica Macchioni

IL POZZO DELLA FORESTA: QUANDO L'ARTE TORNA A PARLARE IL LINGUAGGIO DELLA NATURA

Tempo di lettura: 2 minuti

Di Letizia Bonelli

Ci sono luoghi che non si visitano soltanto.

Si attraversano con gli occhi, con il cuore e, soprattutto, con l’anima.

La Foresta Demaniale di Roccarainola è uno di questi luoghi.

Un luogo dove il silenzio non è assenza di suono, ma presenza di vita.

Dove gli alberi raccontano storie antiche e il vento sembra custodire memorie che l’uomo moderno ha quasi dimenticato.

È qui che prende forma “Il Pozzo della Foresta”, l’opera di Christian Leperino, presentata come un’esperienza che supera i confini dell’arte tradizionale per trasformarsi in un dialogo profondo tra uomo e natura.

Parlare di Christian Leperino significa parlare di un artista contemporaneo che non si limita a creare opere, ma costruisce ponti.

Ponti tra il visibile e l’invisibile, tra la materia e lo spirito, tra la contemporaneità e quella dimensione ancestrale che continua ad abitare ogni essere umano.

In questo senso Leperino assomiglia quasi a uno sciamano moderno.

Non perché invochi magie, ma perché ci invita a riconnetterci con ciò che abbiamo smarrito: il rapporto autentico con la terra, con l’acqua, con gli animali, con il mistero della vita.

Il pozzo, simbolo centrale dell’opera, non è soltanto una struttura fisica.

È una metafora universale.

Il pozzo custodisce l’acqua e l’acqua è vita.

È origine, rinascita, purificazione.

È il luogo da cui si attinge ciò che è essenziale. In una società che corre incessantemente verso il superfluo, il pozzo ci ricorda la necessità di tornare all’essenziale.

Ed è impossibile, osservando questa installazione immersa nella foresta, non pensare a San Francesco d’Assisi.

Il santo che parlava agli uccelli, che vedeva fratelli nel sole e nella luna, che chiamava il lupo “fratello” e non “bestia”.

Il santo che aveva compreso una verità che oggi appare rivoluzionaria: l’uomo non è padrone della natura, ma parte di essa.

La presenza dei lupi che abitano questi boschi rende ancora più suggestiva questa riflessione.

Il lupo, spesso percepito come simbolo di paura, diventa qui emblema di equilibrio e appartenenza.

Come nel celebre episodio francescano del lupo di Gubbio, ciò che temiamo può diventare ciò che comprendiamo, e ciò che comprendiamo può finalmente essere rispettato.

L’opera di Leperino sembra allora trasformarsi in una moderna lauda francescana, una meditazione contemporanea sul rapporto tra l’essere umano e il creato.

L’arte contemporanea, quando è autentica, non cerca soltanto di stupire.

Cerca di interrogare.

Di scuotere.

Di generare consapevolezza.

Troppo spesso si pensa che l’arte contemporanea sia distante dal pubblico. In realtà, i grandi artisti contemporanei sono coloro che riescono a dare forma alle domande del nostro tempo.

E Christian Leperino appartiene a questa categoria.

La sua ricerca artistica si autoafferma non per imposizione, ma per necessità.

Perché nasce da una visione che trova nella natura il proprio linguaggio e nella coscienza collettiva il proprio interlocutore. In un’epoca dominata dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, “Il Pozzo della Foresta” ci invita a compiere un gesto semplice ma rivoluzionario: fermarci.

Fermarci ad ascoltare il rumore dell’acqua.

Fermarci a osservare gli alberi.

Fermarci a riconoscere che esiste una saggezza antica che continua a vivere nelle foreste, nei sentieri, negli animali e nei silenzi.

Forse è proprio questa la grande forza dell’opera: ricordarci che il paradiso non è sempre altrove a volte si trova nel cuore di una foresta e basta avere il coraggio di scendere fino al pozzo per ritrovare noi stessi.

- SprayNews - Monica Macchioni

QUESTA SERA EVELINA SGARBI,ORE 23.00, AD ARSENALE CENCI PRESENTA “NATA SGARBI”

Tempo di lettura: < 1 minuto

Questa sera, SABATO 13 GIUGNO alle ore 23.00 ad Arsenale Cenci, Via Beatrice Cenci 8, a Roma, si terrà l’inaugurazione di un nuovo format “UN LIBRO A MEZZANOTTE”.

Verrà infatti presentato il libro di EVELINA SGARBI, “NATA SGARBI”, PIEMME Edizioni.

Saranno presenti - oltre all’autrice Evelina Sgarbi figlia del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi  - VALENTINA VIRGILI, Docente, Storica e Critica dell’Arte, FRANCESCO COZZA CAPOSAVI, docente, Presidente Associazione Dimore Storiche Lazio e Consigliere del Ministro della Cultura.

Modera: Arbiter.Art

Arsenale Cenci è un esclusivo arts circle e spazio polifunzionale situato all'interno dello storico complesso di Palazzo Cenci, nel cuore del centro storico di Roma (Rione Regola, vicino a Monte Cenci).

- SprayNews - Monica Macchioni

IL POZZO DELLA FORESTA, PRESENTAZIONE DELL'OPERA DI CHRISTIAN LEPERINO

Tempo di lettura: 2 minuti

Continua la rassegna artistica New Paradise nella Foresta Demaniale di Roccarainola.

Il nuovo appuntamento dell’iniziativa patrocinata dall’Accademia di Belle Arti di Napoli e promossa dalla società cooperativa A.T.S. Monte Maggiore, presieduta da Ugo Fragassi, inserita in un più vasto progetto di riqualificazione forestale finanziato dalla Regione Campania, si terrà presso la località Fossa Agnone, all’interno della suggestiva foresta rocchese, lunedì 15 giugno 2026 alle ore 11.00, e vedrà protagonista l’artista Christian Leperino.

Il progetto, curato dal critico d’arte Pasquale Lettieri, prevede l’installazione permanente di opere di artisti di fama internazionale, che faranno della foresta, immersa nel Parco Regionale del Partenio, un vero e proprio museo a cielo aperto.

Le maestranze della A.T.S. Monte Maggiore, operai assunti con clausola specifica, sono schierate al fianco dei grandi artisti, coinvolti in una esperienza laboratoriale e facturale di eccellenza, un’arte che non vive più soltanto per il bello estetico, ma all’insegna della ecosostenibilità e del suo essere per l’altro.

“Christian Leperino – spiega il critico d’arte Lettieri – è artista di doppia poetica, formale, classicheggiante, per la sua imponente cultura accademica, informale, sperimentale, nella sua ricerca, senza che l’una abbia negata l’altra, anzi, paradossalmente integrate nella loro oppositività speculare, a testimonianza perenne che l’arte creativa si serve della tecnica, ma non è necessariamente ascrivibile ad essa, potendosi esprimere in modi diversi, anche oppositivi, obbedendo ai parametri della nostra antropologia della modernità, basata e connotata, sulle sfumature imprendibili del desiderio, dell’originalità, della sperimentazione.

Rivitalizzare artisticamente l’antico pozzo della foresta, come esercizio della memoria, rappresenta il recupero di una identità negata dalla globalizzazione, in cui tutti siamo costretti dialogare, ma a condizione di rimanere nella propria sfera sentimentale e morale”. Interverranno oltre l’artista, Ugo Fragassi, Presidente della società cooperativa A.T.S. Monte Maggiore, Pasquale Lettieri, critico d’arte e docente universitario, Paolo Valerio, artista e docente Università Federico II, Salvatore Faugno, docente Università Federico II.

Porteranno i loro saluti istituzionali Giuseppe Russo, sindaco di Roccarainola, Luca Trapanese, Vicepresidente del Consiglio Regionale della Campania e Fiorella Zabatta, Assessora della Regione Campania alle Politiche giovanili, Sport, Protezione civile, Biodiversità, Politiche di riforestazione, Pesca e acquacoltura e Tutela degli animali.

Artisti esposti in permanenza: Tony Afeltra, Elisa Cantarelli, Pietro De Scisciolo, Maurizio Elettrico, Michelangelo Galliani, Christian Leperino, Andreas Lüthi, Alfredo Maiorino e Francesco Scialò.

- SprayNews - Monica Macchioni

ARTE E FOLLIA: IL CONFINE SOTTILE TRA ABISSO E CREATIVITA'

Tempo di lettura: 3 minuti

Ci sono opere d'arte che sembrano nascere da una ferita, non da una semplice emozione, ma da una frattura profonda dell'anima, da un luogo interiore dove la ragione vacilla e l'essere umano si confronta con le proprie ombre più oscure.

Di Letizia Bonelli

Da secoli l'arte e la follia camminano una accanto all'altra, come due viaggiatori destinati a incontrarsi lungo la stessa strada.

Ma è davvero la follia a generare l'arte?

Oppure è l'arte a dare voce a ciò che la società definisce follia?

La storia dell'umanità è costellata di artisti che hanno trasformato il dolore in bellezza, l'inquietudine in linguaggio, il caos in forma.

La follia, reale o simbolica, è stata spesso rappresentata come una condizione di alterità, uno stato in cui l'individuo percepisce il mondo attraverso una lente diversa, talvolta più crudele, talvolta più autentica.

Nel Medioevo il folle era considerato un essere sospeso tra il peccato e il mistero.

Nel Rinascimento divenne figura allegorica della fragilità umana.

Con l'età moderna iniziò invece a emergere una domanda destinata a segnare profondamente la cultura occidentale e se la follia non fosse soltanto una malattia, ma anche una diversa modalità di vedere il reale?

L'arte ha spesso tentato di rispondere a questa domanda.

Pensiamo a Vincent van Gogh, la sua vita è diventata quasi un simbolo universale del rapporto tra genio e sofferenza.

Le sue tele non rappresentano semplicemente paesaggi o volti; sembrano piuttosto tradurre sulla tela il movimento incessante dell'anima.

I cieli vorticosi, le pennellate febbrili, la luce quasi inquieta che attraversa le sue opere raccontano un'esperienza esistenziale prima ancora che artistica, eppure ridurre Van Gogh alla sua malattia sarebbe un errore.

La sua grandezza non nasce dalla sofferenza, ma dalla capacità di trasformarla in linguaggio universale.

Lo stesso vale per Edvard Munch, autore de L'Urlo, forse l'immagine più celebre dell'angoscia moderna.

Quel volto deformato non urla soltanto per sé stesso, urla per tutti noi, diventa la rappresentazione visiva di una paura collettiva che attraversa le epoche.

La follia, nell'arte, non è dunque soltanto un tema, è spesso una metafora. Una metafora dell'incomprensione, della solitudine, dell'esclusione.

È il simbolo di ciò che la società non riesce a classificare e per questo teme.

Nel Novecento questa riflessione si intensifica.

Le deformazioni umane di Francis Bacon non descrivono semplicemente corpi, raccontano l'angoscia di un secolo attraversato da guerre, violenze e smarrimento identitario.

Le sue figure sembrano imprigionate in una lotta continua contro sé stesse, come se l'essere umano fosse diventato contemporaneamente vittima e carnefice della propria condizione.

In queste opere la follia assume un significato nuovo: non più soltanto esperienza individuale, ma sintomo di una società disorientata.

La psicologia contemporanea ha contribuito a modificare il modo in cui osserviamo questo rapporto.

Oggi sappiamo che non esiste un collegamento automatico tra creatività e disturbo mentale.

Molti artisti hanno sofferto di depressione, ansia o altre fragilità psicologiche; molti altri, invece, hanno creato opere straordinarie senza vivere alcuna condizione patologica.

Il mito romantico dell'artista maledetto rischia talvolta di essere pericoloso.

La sofferenza non è un requisito per la creatività. Non esiste alcuna nobiltà nel dolore in sé.

Ciò che rende straordinaria un'opera è la capacità di trasformare l'esperienza umana in significato condiviso.

Più interessante appare il concetto di arte come meccanismo di elaborazione.

In questo senso la creazione artistica può diventare uno spazio di cura, una possibilità di dare forma all'indicibile.

Quando le parole non bastano, intervengono i colori, i suoni, i gesti, le immagini.

La neuroestetica, disciplina che studia il rapporto tra cervello e percezione artistica, mostra come l'esperienza estetica coinvolga aree profonde della nostra mente.

Davanti a un'opera non osserviamo soltanto: sentiamo, ricordiamo, interpretiamo.

L'arte diventa così un dialogo continuo tra il mondo esterno e il nostro universo interiore.

Forse è proprio qui che si trova il punto di incontro tra arte e follia.

Entrambe ci costringono a uscire dagli schemi abituali.

Entrambe mettono in discussione le certezze. Entrambe ci ricordano che l'essere umano non può essere ridotto a formule semplici.

La vera lezione dell'arte non consiste nell'esaltare la follia, ma nel riconoscere la complessità dell'esistenza.

Ci insegna che dietro ogni fragilità può nascondersi una storia, dietro ogni silenzio una battaglia invisibile, dietro ogni opera un tentativo di dare senso al caos.

In un'epoca che misura tutto in termini di efficienza, velocità e prestazione, l'arte continua a svolgere una funzione essenziale, restituire dignità alle sfumature dell'umano e forse è proprio questo il suo miracolo più grande.

Non guarire le ferite, ma impedire che esse diventino invisibili.

- SprayNews - Monica Macchioni

LENS, DOPO IL SUCCESSO DI FAVOLE, MERCOLEDI' 27 MAGGIO ESCE IL SUO NUOVO BRANO "DIREZIONE"

Tempo di lettura: 3 minuti

Il cantautore bolognese: “sono innamorato dell’Amore”, “sono un inguaribile romantico, ma sono molto selettivo, ho un concetto alto di questo sentimento raro e sublime e ho sperimentato sulla mia pelle che spesso alla fine di una storia si rimane senza Direzione”

Di Monica Macchioni

Esce mercoledì 27 maggio il nuovo brano del cantautore bolognese Alessandro Lenzi, in arte Lens.

Il cantautore bolognese Lens presenterà il suo nuovo brano, sempre registrato per l’etichetta PMS presso la storica Fonoprint di Bologna, con la direzione generale del suo manager Sauro Moretti, ex manager di Vittorio Sgarbi, oggi manager fra gli altri anche della figlia Evelina Sgarbi.

Grazie alla sapienza e alla fitta rete di relazioni anche internazionali di Sauro Moretti, il brano uscirà in Italia e in contemporanea anche in tutti i Paesi balcanici.

In vista dell’estate, Direzione promette di essere fra i refrains più ascoltati della stagione.

Straordinario il video realizzato dallo stesso Lens in collaborazione con il disegnatore Giuseppe Candita e con l’ausilio tecnico di Thomas Cherubini.

Come redazione del giornale online Ilgraffio.net, abbiamo raggiunto Lens per una breve intervista.

Lens, anche questa volta siamo di fronte ad un brano autobiografico?

“Certamente! Scrivo cio’ che vivo. Credo che sia la maniera più forte di rendere in musica una emozione”.

Come è arrivato alla decisione di intitolare il suo brano Direzione?

“Sono partito da una storia d’amore vera, però dai contorni ancora non ben definiti, con una ragazza bionda, un amore che mi ha preso, un amore che però io ho perso. Per sempre. O forse no”.

E quindi?

“Nel frattempo si affaccia nella mia vita un nuovo incontro, tra spiaggia e discoteca: al contrario dell’altra ragazza, bionda ed elegante, arriva lei, travolgente, mora ed esuberante, e mi tuffo nella estate pura, in serate spensierate tra Riccione e Milano Marittima.

C’è divertimento, complicità e notti che arrivano sempre al nascere del sole. Basterà questa passione a farmi scegliere una Direzione? Chissà.

Cosa fa la differenza per Lei in Amore?

“In realtà io sono innamorato dell’Amore. Del concetto di Amore. Sono un inguaribile romantico, ma sono anche molto selettivo, ho una idea altissima di questo sentimento raro e sublime e ho sperimentato sulla mia pelle che spesso alla fine di una storia si rimane senza Direzione, senza sapere davvero ciò che si vuole, senza aver chiaro se la persona che ci fa perdere la testa in quel momento sarà la nostra direzione per il futuro oppure no”

Insomma Lens siamo di fronte a una canzone romantica e brillante. Nella quale potranno sicuramente riconoscersi tanti giovani e anche meno giovani.

“Come sempre si tratta di una storia vera che ho vissuto in prima persona e che ho deciso di mettere nero su bianco affinché venisse musicata e diventasse un cartoon. Sono il primo artista italiano infatti che utilizza questo strumento di comunicazione tra parole, musica, arte e tecnologia. E ne vado molto fiero”.

Insomma grazie alla sua grande passione e talento per la musica e grazie ai suggerimenti di Sauro Moretti se anche non ha scelto la sua Direzione per il futuro personale e privato, sul piano professionale e lavorativo sicuramente ha saputo trovare una sua dimensione come artista.

“Si. Se troverò conferme nel pubblico, continuerò con questo genere che mi sta dando davvero molte soddisfazioni. E mi sta aiutando a venire fuori da tanti mesi difficili della mia vita dopo quel terribile incidente di in cui fui vittima di un investimento in auto che mi ha mandato in coma per mesi e che tanti danni mi ha provocato e di cui sto subendo ancora oggi le tragiche conseguenze, ma che mi ha fatto anche capire il vero valore della esistenza e di come sia importante estrarre dalla vita ogni goccia di gioia che c’è. La musica dunque come risorsa per il cuore e per la mente, e come speranza nel futuro.

Spero che ascoltando questo brano, nell’estate che sta per arrivare, ogni ragazzo e ogni ragazza potrà trovare in amore la sua Direzione”.

- SprayNews - Monica Macchioni

MICROCOSMI – EMOZIONI IN FORMATO RIDOTTO

Tempo di lettura: < 1 minuto

È in questa prospettiva che nasce “Microcosmi – Emozioni in formato ridotto”, l’importante appuntamento culturale promosso dal Polo Museale “Luigi D’Avanzo”, con il patrocinio del Comune di Roccarainola, in programma sabato 30 maggio 2026 alle ore 18:30 presso il Museo Multimediale Sala “Mario Magliocca”.

L’evento si presenta come un percorso artistico e umano capace di trasformare il “piccolo formato” in una dimensione universale, dove ogni dettaglio diventa linguaggio, ogni frammento si fa racconto e ogni emozione assume valore collettivo.

“Microcosmi” non è soltanto una mostra: è una riflessione contemporanea sul mondo, sulle identità e sulla capacità dell’arte di attraversare confini geografici, culturali e interiori.

A curare la presentazione e il coordinamento artistico della serata sarà la Curatrice Lina D’Avanzo, mentre la traduzione in lingua inglese sarà affidata a Eugenia Natale, a conferma dell’apertura internazionale e dialogica dell’iniziativa.
La serata vedrà la partecipazione di autorevoli ospiti del panorama artistico e culturale:
* il Prof. Pasquale Lettieri, docente ABANA e critico d’arte;
* il Maestro Federico Natale, direttore artistico di “Murales Gentili”;
* la Maestra Svetlana Trofimova, musicista;
* la doppiatrice Maria Sorrentino.

Personalità differenti, unite da un comune denominatore: la convinzione che l’arte continui a rappresentare uno degli ultimi spazi autentici di incontro, ascolto e visione.

Per i saluti istituzionali interverranno:
* il Sindaco di Roccarainola Giuseppe Russo;
* il Presidente del Consiglio Comunale Giovanni Sirignano;
* il Presidente del Polo Museale Carmine Centrella.

A moderare l’incontro sarà la giornalista Giovanna Ambrosino.

In un tempo storico dominato dalla velocità e dalla distrazione, “Microcosmi” sceglie invece la profondità dello sguardo, la delicatezza del particolare e la forza silenziosa delle emozioni.

Un evento che conferma il ruolo del Polo Museale “Luigi D’Avanzo” come presidio culturale vivo, capace di promuovere bellezza, dialogo e partecipazione sul territorio.

- SprayNews - Monica Macchioni

LA MEMORIA NON SFILA. RIMANE

Tempo di lettura: 2 minuti

Di Letizia Bonelli

La vera eleganza è avere qualcosa da dire senza urlare.

È riuscire a trasformare il dolore in pensiero.

La memoria in linguaggio.

Esistono serate che scorrono via come tante e poi esistono quelle rare occasioni in cui una passerella riesce a trasformarsi in qualcosa di più profondo: un atto culturale, umano, perfino morale.

All’Umoya di Umoya non ha sfilato soltanto la moda; ha sfilato la memoria, quella memoria scomoda che molti preferiscono lasciare sepolta perché ricorda all’uomo la propria fragilità, la propria violenza, le proprie responsabilità.

Carmine Nappi, giovanissimo designer campano e anima del progetto Archivio Volgare, ha avuto il coraggio di fare ciò che oggi pochissimi creativi osano più fare: usare l’arte non per distrarre, ma per interrogare.

L’ispirazione all’Eccidio di Nola non è diventata provocazione sterile, è diventata linguaggio.

Un linguaggio duro, contemporaneo, inquieto, quasi una ferita cucita addosso ai corpi. Gli abiti sembravano attraversati da una tensione continua tra passato e presente, tra identità e smarrimento, tra bellezza e dolore. Perché la vera arte non nasce mai dalla comodità.

Nasce sempre da qualcosa che brucia dentro e forse il punto più potente della ricerca di Carmine Nappi è proprio questo: non utilizzare la moda per costruire perfezione, ma per raccontare le crepe dell’essere umano.

In un tempo dominato dall’estetica veloce, dai contenuti usa e getta e da una bellezza sempre più artificiale, la sua visione appare quasi controcorrente.

Non cerca il consenso facile, non rincorre la superficialità delle tendenze, cerca invece di restituire peso alle immagini, ed è una differenza enorme.

Perché oggi la società guarda tutto, ma osserva pochissimo.

Consuma dolore, tragedie, identità e perfino memoria con una rapidità spaventosa.

La sofferenza dura il tempo di uno scorrimento sul telefono, poi arriva altro,altro rumore,altro vuoto.

La sfilata di Archivio Volgare ha avuto invece il coraggio di rallentare lo sguardo.

Di obbligare chi osservava a sentire il peso della storia, delle radici, delle assenze.

Molto intenso anche l’intervento del critico d’arte Pasquale Lettieri, che ha letto la collezione come una vera installazione performativa contemporanea, capace di fondere estetica, denuncia sociale e memoria collettiva, ed è forse qui che si comprende davvero il valore di questa giovane ricerca artistica: quando la moda smette di essere semplice apparenza e diventa coscienza culturale.

Per troppo tempo abbiamo pensato che l’eleganza fosse soltanto perfezione estetica,
non è così.

La vera eleganza è avere qualcosa da dire senza urlare.

È riuscire a trasformare il dolore in pensiero.

La memoria in linguaggio.

La fragilità in identità e in quella passerella di Castel Volturno non si celebrava soltanto un giovane designer.

Si celebrava il coraggio di una nuova generazione che prova ancora a dare un’anima all’arte.

- SprayNews - Monica Macchioni

TRA IL SOGNO E L’ABISSO: IL CINEMA ITALIANO SCOPRE "IL PROTAGONISTA"

Tempo di lettura: 3 minuti

L’esordio alla regia di Fabrizio Benvenuto è un viaggio ipnotico nella psiche umana, dove la ricerca della gloria diventa una spirale di ossessione. Dal 21 maggio nelle sale italiane.

Di solito ci dicono che sognare sia un atto gratuito, un rifugio sicuro. Ma per Giancarlo Mangiapane, il trentenne al centro de "Il Protagonista" , il sogno ha un prezzo altissimo: la perdita della propria identità. L’opera prima di Fabrizio Benvenuto, prodotta dalla MG Production di Morena Gentile e distribuita da Emozioni Distribuzione, si presenta come uno degli esordi più coraggiosi e originali della stagione cinematografica italiana.

La Trama: Una Maschera che Diventa Carne

Sullo sfondo di una Roma che appare come un labirinto di speranze e delusioni, Giancarlo (interpretato da un intenso Pierluigi Gigante) vive per un unico obiettivo: diventare un grande attore. Tuttavia, la realtà è sorda alle sue ambizioni. Senza ruoli di rilievo, Giancarlo finisce per trasformare la sua vita quotidiana in un palcoscenico perenne, recitando per amici, familiari e persino per se stesso.

La grande occasione bussa finalmente alla porta quando il suo agente gli propone il provino per Clochard, un biopic sulla vita di Gustavo Noradin, leggendario campione di tip-tap degli anni ’50 finito in rovina. Ma quella che dovrebbe essere la svolta professionale si trasforma in un’ossessione divorante. Quando scopre che il suo stesso coinquilino (interpretato da Alessio Lapice) ambisce allo stesso ruolo, la competizione smette di essere sana.

Giancarlo inizia una discesa vertiginosa: l'immedesimazione con Noradin diventa totale, portandolo a confondere i confini tra la sceneggiatura e la propria esistenza.

Un Cast di Stelle per un’Opera Corale

Il film brilla grazie a interpretazioni magistrali che restituiscono tutta la complessità della storia. Accanto a Gigante e Lapice, troviamo un carismatico Adriano Giannini e la stessa Morena Gentile, insieme a un gruppo di comprimari di alto profilo come Elisabetta Ventura e Anna Redi.

Il regista Fabrizio Benvenuto riesce a orchestrare questa tensione emotiva con una cifra stilistica che definisce "commedia nera" . Il tono è grottesco, a tratti ironico, ma la risata che scaturisce è sempre tinta di un dolore autentico. È il dolore di chi non ha un "piano B" , di chi è costretto a sognare perché la realtà, senza quel sogno, risulterebbe insopportabile.

"Il film non vuole denunciare il sistema, ma mostrare l'autenticità surreale di chi ha bisogno di filtrare le proprie emozioni attraverso una maschera."Fabrizio Benvenuto

Una Metafora Universale: Oltre il Mestiere dell’Attore

Sebbene il film parli di recitazione, il suo messaggio è universale. Chi di noi non indossa una maschera ogni giorno? Chi non ha mai sentito il peso del dover apparire diverso da ciò che è per essere accettato o per raggiungere un traguardo?

"Il Protagonista" parla a chiunque stia inseguendo un obiettivo, artistico o professionale, e in quella corsa smarrisce la "scintilla primordiale" . È un invito a guardarsi allo specchio, anche a costo di non riconoscersi, per ritrovare la forza di continuare il cammino partendo dalle proprie fragilità.

Perché Non Perderlo

Mentre il cinema contemporaneo spesso si rifugia in storie rassicuranti, il film di Benvenuto sceglie la strada del rischio. Ci sbatte in faccia la crudeltà del desiderio e la solitudine del sacrificio. Sognare, come recita il poetico epilogo del testo, può far male, può far zoppicare, può far dimenticare di respirare. Ma può anche far rinascere.

L’APPUNTAMENTO: Dopo la presentazione ufficiale dell’8 maggio e la grande première del 18 maggio presso il The Space Cinema di Roma, "Il Protagonista" inizierà il suo viaggio nelle sale italiane il 21 maggio.

Non è solo un film sulla recitazione. È un film su cosa significhi, oggi, restare umani mentre si punta alle stelle.

DAL 21 MAGGIO NEI CINEMA

Cinema Azzurro Scipioni - Roma / Cinema delle province - Roma

Cinema Parrot - Roma / Cinema Arcobaleno - Milano

Cinema Madison Pianoro - Bologna / Cinema Sala degli Artisti - Fermo

Cinema Cineferonia - Fiano Romano / Cinema Madison - Grottaferrata

Cinema Politeama - Bisceglie / L’altro cinema - Foggia

Cinema Fatima - Salerno / Cinema Delle Arti - Salerno

Cinema Comunale Guerrieri - Matera / Cinema Il Piccolo - Matera

Cinema Metropol - Corigliano Rossano / Cinema Unical - Cosenza

Cineteatro San Mauro - Lavello / Cinema Ruggero Secondo - Melfi

Cinema Auditorium Zotta - Genzano di Lucania / Cinema Teatro Due Torri - Potenza

Cinema Cicolella - San Severo /Cinema Piccolo Garzia - Terlizzi

Cineteatro Andrisani - Montescaglioso / Cinema Palladino - San Giovanni Rotondo

- SprayNews - Monica Macchioni