ARTE, ADRIAN ZAMIC: GIOVEDÌ 30 MAGGIO ALLE ORE 18.00 UNA BARA DAVANTI AL MUSEO NAZIONALE PER PROTESTARE CONTRO LA MORTE DELL’ARTE, E L’IRRESISTIBILE ATTRAZIONE PER L’EFFIMERO E IL FALSO

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Giovedì 30 maggio alle ore 18.00 il noto artista Italo-croato Adrian ZAMIC, reduce dalle mostre a Sutri a Palazzo Doebbing e al vip lounge Plaza a Fiumicino, autore insieme a Sinatra del catalogo “Ascolta il mio sguardo” (Male edizione di Monica Macchioni) farà un blitz e realizzerà’ una istallazione animata davanti al Museo Nazionale dell’Arte Contemporanea, esponendo una bara da lui ideata e disegnata proprio a fianco dei leoni sulla scalinata.

La bara e’ dorata e socchiusa con la scritta CHENEL stesso carattere della più nota Chanel con tanto di marchio che assomiglia e fa il verso senza pero’ essere identico alle due C che si incrociano fra loro.

Dalla bara emergono le lunghissime unghie finte laccate rosso fuoco attaccate allo scheletro di due mani ravvicinate che furono di una donna elegante.

A fianco della bara una figura muliebre, pettiata dal noto stilista Filippo Piscopo, tutta vestita di nero che piange e che simboleggia una indossatrice il cui volto e’ coperto da lunghissimi capelli dorati e quindi non si vede.

Il senso di questo blitz - dichiara Adrian ZAMIC - e’ doppio: da un lato vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sulla irresistibile attrazione per l’effimero e per il falso tant’è’ che anche di fronte alla cosa più vera della esistenza cioè la Morte c’è’ chi si ostina a volersi presentare firmato dal capo ai piedi anche quando non se lo potrebbe permettere e quindi indossa abiti taroccati, dall’altro lato vuole simboleggiare la morte dell’Arte cioè del Bello e del Vero.

Inoltre fare Arte oggi e’ diventato pressoché impossibile perché sembra che le lancette del tempo si siano fermate decenni fa, tant’è’ che è quasi surreale anche solo l’idea di entrare dentro al Museo dove sono sempre esposti gli stessi artisti contemporanei - che nel frattempo sono diventati Storia - e non si vedono nuovi artisti, come se non esistessero nuove leve degne di entrare o come se l’Arte fosse morta in quegli anni.

Non e’così!

Da qui la provocazione di esporre fuori dal Museo lungo le scale, nella speranza che un giorno si spalanchi quella porta e si possa finalmente entrare, per me come anche per altri artisti.

- SprayNews - Monica Macchioni