POLITICA, MONTECCHI: «C’È UN’ITALIA CHE CREA VALORE E NON HA PIÙ VOCE. VALORE LIBERALE È LA SUA CASA»
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Esiste in Italia un popolo rimasto senza una rappresentanza autentica: uomini e donne moderati, legati al centrodestra, che lavorano, producono, investono, creano occupazione e pagano le tasse, ma che non si riconoscono più in una forza chiaramente liberale.
A queste persone Valore Liberale vuole restituire voce, peso politico e una casa comune.
Non con slogan vuoti o parole urlate, ma con idee serie e soluzioni concrete.
Ci rivolgiamo a piccoli e medi imprenditori, artigiani, commercianti, professionisti, lavoratori autonomi, dirigenti, tecnici, lavoratori qualificati, pensionati moderati, europeisti, atlantisti e a tutti gli elettori del centrodestra che rifiutano sia lo statalismo sia il populismo.
Parliamo anche ai liberali delusi e a chi, non sentendosi più rappresentato, pensa di non andare a votare.
Il dibattito politico e mediatico è troppo spesso schiacciato su contrapposizioni esasperate, provocazioni e facili parole d’ordine.
Anche temi importanti come immigrazione, sicurezza, identità e famiglia vengono usati più per dividere che per costruire soluzioni.
Noi non intendiamo ignorare questi problemi, ma affrontarli con fermezza, equilibrio e responsabilità.
Vogliamo tornare a parlare dell’Italia reale: delle imprese frenate dalla burocrazia, dei lavoratori impoveriti, dei giovani senza prospettive e delle famiglie che chiedono sicurezza, servizi e fiducia nel futuro.
Valore Liberale non nasce per accodarsi alle idee degli altri, ma per essere riconoscibile attraverso la forza delle proprie proposte. Siamo liberali nell’economia, moderati nel linguaggio, fermi nei principi, europeisti e atlantisti.
Siamo qui, siamo pronti e vogliamo rappresentare chi ogni giorno crea ricchezza, lavoro e opportunità per tutti. Perché l’Italia cresce con chi crea valore.
- SprayNews - Monica Macchioni
RIFORMA ELETTORALE, MERCURI (IDM): IL SENATO ASCOLTI I CITTADINI, COSI' NON VA.
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SERVE UNA SVOLTA NETTA PER LA DEMOCRAZIA E I TERRITORI
«La riforma della legge elettorale rappresenta un passaggio cruciale, forse l'ultimo banco di prova per misurare la reale volontà della politica di risanare la qualità della nostra democrazia e ricostruire quel patto di fiducia, oggi pericolosamente incrinato, tra i cittadini e le istituzioni».
«È fondamentale che su un tema così delicato il Senato intervenga con coraggio, correggendo un'impostazione attuale che rischia di allontanare ancora di più la base sociale dai processi decisionali».
Lo dichiara Eugenio Mercuri, portavoce nazionale di Italia del Meridione (Idm), intervenendo con forza nel dibattito in corso sulla riforma del sistema di voto.
«Noi di Italia del Meridione – prosegue Mercuri – ribadiamo una posizione netta, intransigente e radicata nelle istanze reali del Paese: siamo favorevoli al ritorno pieno delle preferenze, dicendo un no deciso e senza appello alle liste bloccate.
Le segreterie dei partiti non possono continuare a decidere dall'alto chi debba sedere in Parlamento calpestando il legame diretto tra eletto ed elettore.
Crediamo fermamente in un sistema proporzionale che sappia garantire la massima rappresentatività dei territori – troppe volte penalizzati da logiche centraliste e spersonalizzanti – a cui si può affiancare un premio di maggioranza rigoroso, capace di assicurare stabilità di governo e governabilità senza tuttavia svuotare di senso il voto popolare».
«Restituire ai cittadini il diritto pieno e incondizionato di scegliere i propri rappresentanti – conclude il portavoce nazionale di Idm – significa ridare valore alla partecipazione politica, combattere l'astensionismo dilagante e arginare quella disaffezione verso la cosa pubblica che minaccia le fondamenta stesse della Repubblica.
Ci auguriamo che il passaggio in Senato sappia accogliere queste istanze di buonsenso, di giustizia costituzionale e di vera democrazia partecipata».
Eugenio Mercuri portavoce nazionale IDM✍️
- SprayNews - Monica Macchioni
VOTO ALLA CAMERA SU LEGGE ELETTORALE: VINCE L'OPPOSIZIONE O PERDE LA DEMOCRAZIA?
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Respinto alla Camera l’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale, la maggioranza va sotto di un voto dopo lo scrutinio segreto e le opposizioni gridano alle dimissioni.
E così, la riforma della legge elettorale si ferma dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze.
Il voto segreto ha spaccato l’Aula e mandato sotto la maggioranza aprendo un nuovo scontro politico tra governo e opposizioni.
L’emendamento presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, che prevedeva l’introduzione delle preferenze insieme al mantenimento dei capilista bloccati, è stato respinto.
La premier Giorgia Meloni aveva contestato la richiesta di scrutinio segreto avanzata dai gruppi di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, sostenendo che una modifica così importante della legge elettorale dovesse essere votata alla luce del sole e chiedendo ai parlamentari di assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie scelte, in quanto il voto palese sarebbe servito a verificare la reale posizione dei partiti che da tempo chiedono maggiore partecipazione degli elettori nella scelta dei parlamentari.
Secondo le opposizioni l’emendamento presentato dalla maggioranza sarebbe stato “truffaldino”, perché la proposta di legge prevedeva un listone nazionale e listini locali tutti preconfezionati dalle segreterie di partito, con la previsione di finte preferenze che non avrebbero mai riguardato la stragrande maggioranza dei parlamentari, destinati ad entrare direttamente in Parlamento grazie al blocco riservato ai capilista.
Le opposizioni, dunque, hanno votato compattamente contro, ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti ed ora si apre una riflessione sulla tenuta stessa del Governo.
Dopo la bocciatura del testo, infatti, dai banchi dell’opposizione le forze contrarie alla riforma hanno interpretato il risultato come una sconfitta politica della maggioranza e hanno chiesto al governo di trarne conseguenze immediate.
Eppure, in tale prova di forza di perenne antagonismo, nessuno rileva come la bocciatura dell'emendamento sulle preferenze rappresenti l'ennesima dimostrazione di quanto il tema della legge elettorale continui a essere affrontato più come terreno di scontro tra maggioranza e opposizione che come occasione per restituire qualità e credibilità alla nostra democrazia.
Per Meritocrazia Italia, invero, il punto centrale non è stabilire chi abbia vinto o perso questo passaggio parlamentare, perché la vera questione è un'altra, ovvero la possibilità dei cittadini di poter scegliere realmente i propri rappresentanti.
Un sistema che mantiene i capilista bloccati e introduce preferenze solo in misura limitata rischia di lasciare sostanzialmente immutato il meccanismo che negli ultimi anni ha progressivamente allontanato gli elettori dalle istituzioni. Se la gran parte degli eletti continua a essere decisa dalle segreterie dei partiti, la partecipazione popolare resta inevitabilmente compressa.
In tal senso, Meritocrazia Italia sostiene da sempre la necessità di una riforma organica della legge elettorale che rimetta al centro il rapporto diretto tra eletto ed elettore, mediante l’introduzione di preferenze autentiche, collegi che consentano ai cittadini di conoscere chi li rappresenta, criteri di selezione fondati sul merito, sulla competenza e sulla credibilità delle persone, non sulla loro vicinanza ai vertici di partito.
Già all’inizio dell’iter parlamentare di disamina sulla riforma presentata dalla maggioranza, Meritocrazia aveva invitati tutti i partiti in campo ad abbracciare il modello di riforma della legge elettorale già proposto dal Movimento nello scorso Congresso Nazionale di Roma dell’ottobre 2025 e consegnato a tutti i partiti con il nome di “Meritocraticum”, che rappresenta il tentativo di dare voce al corpo elettorale, restituendo la prerogativa di scegliere.
L’obiettivo dichiarato era quello di stimolare la partecipazione della cittadinanza consentendo un effettivo ritorno alla rappresentatività, dovendo la nuova legge elettorale ridare ai cittadini la possibilità di scegliere quale partito votare e la facoltà di sancire la propria preferenza anche per i candidati, senza imposizioni o blocchi calati dall'alto, perché una democrazia matura vive della responsabilità di chi governa, ma anche della libertà di scelta di chi vota, di talché, quando questa libertà viene limitata, si indebolisce il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni e cresce inevitabilmente il disincanto verso la politica.
Ma dalla riduzione dei parlamentari sino ad arrivare ai listini bloccati, la nostra democrazia ha prodotto un risultato paradossale: ha creato i parlamentari a tempo indeterminato.
Uomini e donne che, in forza di una votazione indirizzata dalle segreterie, senza preferenze e senza volto, guidano e guideranno il Paese per sempre. Non rispondono al Popolo. Rispondono ai capi partito.
E allora dobbiamo interrogarci su questa strana e anomala forma di delegittimazione del Popolo. Perché una democrazia che ha paura del voto dei cittadini, è una democrazia malata.
E per questo chiediamo alla Politica tutta una presa di coscienza sulla reale necessità, ovvero quella di far votare il 100% degli aventi diritto.
Questa dovrebbe essere la vera e pura ambizione, quella che la nostra Carta Costituzionale auspicava.
Scrivere un nome e cognome su una scheda elettorale non dovrebbe spaventare chi pensa alla politica come missione. Al contrario, dovrebbe indurre preoccupazione a chi pensa alla politica come lavoro a tempo indeterminato.
Oggi serve un cambio di passo, per costruire una regola condivisa, spinta verso il massimo grado possibile di neutralità, che consenta il ritorno massivo al voto, ricordando sempre come la politica dovrebbe evitare di trasformare una riforma tanto delicata in una semplice occasione di propaganda reciproca, perché la qualità delle regole democratiche non può dipendere dalle convenienze del momento né essere utilizzata come strumento di contrapposizione tra schieramenti, ma deve tendere a far vincere la democrazia.
Ecco allora che la legge elettorale non può essere costruita per soddisfare gli equilibri della politica, bensì per restituire ai cittadini il diritto di scegliere, di partecipare e di sentirsi rappresentati.
È da qui che deve ripartire ogni discussione, con il coraggio di restituire la sovranità agli elettori e di rimettere al centro il valore della persona, della competenza e della partecipazione
A questo punto la palla passa ai cittadini.
Dovranno essere loro a decretare con i fatti la variazione del Parlamento, puntando su organizzazioni nuove, con idee differenti, che sappiano davvero interpretare l’interesse del Popolo e non l’interesse dei capi partito.
Meritocrazia Italia c’è, perché crediamo in un Parlamento di persone elette dal merito, non di nominati per fedeltà.
Ridateci il voto. Ridateci la scelta. Solo così l’Italia torna ai cittadini.
Stop war.
Il Presidente Nazionale
Walter Mauriello
- SprayNews - Monica Macchioni
LEGGE ELETTORALE, ON. MAZZOCCHI (PRESIDENTE CRISTIANO RIFORMISTI): “I GRUPPI CHIEDANO IL VOTO PALESE, BASTA COL TEATRINO DEL GIOCO DELLE PARTI SULLE PREFERENZE”
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E’ un insulto a intelligenza degli italiani, e’ ora che i gruppi in Parlamento la smettano col teatrino del gioco delle parti sulle preferenze. Maggioranza e opposizione chiedano il voto palese o sarà l’effettivo trionfo dei nominati. In realtà voluto e concordato dietro le quinte.
Come Movimento dei Cristiano Riformisti stigmatizziamo l’atteggiamento gravemente ondivago che sta caratterizzando sia le forze di maggioranza sia quelle di opposizione in merito al dibattito sulla riforma elettorale.
In queste settimane, infatti, abbiamo assistito ad una sfilata continua di dichiarazioni demagogiche e populiste, una vera a propria farsa rispetto alla quale prendiamo nettamente le distanze.
Quasi tutti i leader politici, infatti, si proclamano a favore del ritorno alle preferenze per restituire centralità ai cittadini.
Nei fatti, però, questa apparente unanimità si scioglie come la neve al sole al momento di stringere un accordo definitivo.
Si tratta pertanto di un becero gioco delle parti inaccettabile, teso solo a raccogliere consenso immediato senza mai voler cambiare davvero le cose.
Come Movimento dei Cristiano Riformisti lanciamo quindi una sfida chiara e trasparente a tutte le forze politiche: se le dichiarazioni a favore delle preferenze sono autentiche e in buona fede, allora i partiti escano allo scoperto.
Abbiano il coraggio e la coerenza di chiedere formalmente al Presidente della Camera Lorenzo Fontana di disporre il voto uninominale e palese sulle modifiche alla legge elettorale, rinunciando allo scudo del voto segreto.
Sappiamo già, purtroppo, che questo appello cadrà nel vuoto.
La verità che non si vuole nascondere agli italiani e’ che le segreterie di tutti i partiti - indistintamente - preferiscono mantenere l’attuale sistema oligarchico dei “nominati” piuttosto che accettare parlamentari liberamente eletti dal popolo .
Come Movimento dei Cristiano Riformisti continueremo a denunciare questa ipocrisia istituzionale, e ci batteremo affinché la sovranità elettorale torni pienamente nelle mani dei cittadini, senza filtri o inganni da parte dei palazzi del potere.
- SprayNews - Monica Macchioni
RIFORMA ELETTORALE, ON. MAZZOCCHI (Presidente Cristiano Riformisti): “CONDIVIDIAMO CALENDA SUI 5 POLI, DISSENTIAMO DA RAVETTO SU PREFERENZE DI GENERE”
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Come Cristiano Riformisti condividiamo la considerazione di Carlo Calenda sui 5 poli: la vera libertà di voto va difesa.
Come Movimento dei Cristiano Riformisti accogliamo con assoluta convinzione la proposta lanciata da Calenda in merito alla creazione di 5 poli politici di cui 2 stabilmente posizionati al centro dello scacchiere.
Questo assetto rappresenta l’unica vera strada per garantire un funzionamento autentico del sistema proporzionale,rispettando la reale volontà degli elettori senza le forzature bipolari che hanno bloccato il Paese negli ultimi anni.
La democrazia si fonda sulla libertà di scelta, un principio che deve applicarsi anche e soprattutto alle preferenze di genere.
In un sistema proporzionale puro e democratico riteniamo fondamentale superare l’attuale obbligo della doppia preferenza uomo-donna.
Questa imposizione, nata con intenti positivi, si è però trasformata in un vincolo che svilisce il merito.
Chiedere la rimozione di questo obbligo non significa penalizzare le donne ma valorizzarle nel profondo: il rispetto per la donna si dimostra garantendo pari opportuna di partenza e non imponendo quote o abbinamenti forzati sulla scheda elettorale.
La vera pari dignità di genere si ha nel votare chi si ritiene più valido, indipendentemente dal sesso.
Questo concetto di merito e di democrazia spaventa chi preferisce le rendite di posizione.
Comprendiamo che una svolta in senso liberale e proporzionale possa non incontrare il favore di chi, come l’onorevole Ravetto di Futuro Nazionale ha spesso cavalcato dinamiche di bipolarismo passando da una coalizione all’altra, sfruttando i simboli di partito come veri e propri “taxi” elettorali per garantire la propria presenza nelle istituzioni.
Come Movimento continueremo sempre a batterci per una politica fatta di idee, programmi e di rispetto per gli elettori sostenendo ogni iniziativa utile a garantire ai cittadini la libertà di voto.
- SprayNews - Monica Macchioni
MAURIELLO (MERITOCRAZIA ITALIA): BENE CHE SI DISCUTA DI UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE
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NOI, CON IL MERITOCRATICUM, PROPONIAMO UNA FORMULA CHE RAFFORZI IL LEGAME TRA ELETTI ED ELETTORI
«Aspettavamo da tanto che si aprisse una discussione sulla legge elettorale, e finalmente è arrivato il momento» dice Walter Mauriello, Presidente nazionale di Meritocrazia Italia.
«Chiaramente ora non ci si mette d’accordo neanche all’interno dello stesso partito e la cosa è oggetto di evidenti strumentalizzazioni.
Non è un caso che la fine della legislatura sia così vicina e si approssimino le prossime elezioni.
Ma è comunque un fatto positivo che si sia tornati su un problema lasciato in disparte per tanti anni.
È una nostra battaglia da sempre.
La nostra proposta, avanzata formalmente ormai un anno fa, il Meritocraticum, si fonda su un sistema integralmente proporzionale con voto di preferenza plurimo, eliminando definitivamente le liste bloccate e restituendo ai cittadini la piena prerogativa di scegliere i propri rappresentanti.
Pensiamo a una soglia di sbarramento equilibrata, pari al 5% per le coalizioni e al 2% per le liste singole, accompagnata da un meccanismo di premio di maggioranza scalare che interviene esclusivamente all’esito del voto e in funzione della reale rappresentatività conseguita, garantendo stabilità senza alterare in modo artificiale la volontà popolare.
È essenziale rafforzare il legame tra eletti ed elettori e promuovere una selezione della classe dirigente basata su competenza, credibilità e radicamento territoriale.»
- SprayNews - Monica Macchioni
LEGGE ELETTORALE, ON. MAZZOCCHI (Cristiano Riformisti): SUBITO IL RITORNO ALLE PREFERENZE O LA DEMOCRAZIA RIFLUIRA’ NELL’AUTORITARISMO POPULISTA
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Come Cristiano Riformisti auspichiamo il ritorno alle preferenze perché - in assenza di esse - il rischio che la democrazia rifluisca nell’ autoritarismo populista e’ alle porte.
Esprimiamo pertanto profonda e sincera preoccupazione per il modo in cui le forze politiche stanno affrontando il dibattito sulla riforma della legge elettorale.
E’ tempo di restituire ai cittadini il potere di scegliere direttamente i propri rappresentanti, ponendo fine al meccanismo delle liste bloccate decise nelle stanze delle segreterie dei partiti. In un vero sistema democratico la libertà si traduce nel diritto inalienabile di scegliere i propri parlamentari.
Per queste ragioni come Cristiano Riformisti rivolgiamo un appello accorato a tutti coloro che credono nei valori democratici, affinché si converga verso il ripristino del sistema delle preferenze.
Il rifiuto di introdurre la scelta diretta del candidato da parte degli elettori mina alle fondamenta il rapporto di fiducia tra istituzioni e corpo elettorale.
Se non si interverrà in questa direzione, non ci si dovrà poi meravigliare della gravità della crisi democratica in atto.
Escludere le preferenze significa spianare la strada a derive autoritarie, alimentate e indicate dal populismo rappresentato da figure come Roberto Vannacci.
La democrazia si difende ridando voce e potere decisionale al popolo, non blindando i palazzi del potere.
- SprayNews - Monica Macchioni
LEGGE ELETTORALE, RUVOLO (PATTO ITALIA): “PREFERENZE UNICO ANTIDOTO ALLO STRAPOTERE DEI SEGRETARI DI PARTITO”
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Far scegliere al popolo i candidati, ridare voce ai territori per far contare davvero gli italiani.
Il dibattito sulla legge elettorale esca dalla logica dei quattro amici al bar e delle stanze chiuse delle segreterie dei partiti e guardi al Paese reale, all’Italia che ha voglia di cambiamento e di far sentire con forza la propria voce autentica.
Reintrodurre le preferenze e’ l’unico modo per ripristinare la democrazia, sconfiggere l’astensionismo e ridare voce ai territori, con una rappresentanza che sia piena e non di facciata.
Le preferenze sono indispensabili se non vogliamo continuare ad avere eletti in Parlamento che non rappresentano nessuno e nulla se non se stessi.
Ecco perché chiediamo con forza che sia previsto il ripristino delle preferenze come avviene nelle elezioni europee: sono un filtro meritocratico naturale perché consentono di misurarsi sul campo senza favoritismi dall’alto, e responsabilizzano la politica.
- SprayNews - Monica Macchioni
MAURIELLO (MERITOCRAZIA ITALIA): «ELEZIONI COMUNALI: L'AFFLUENZA È SCESA ANCORA.
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LA PARTECIPAZIONE TORNERA' QUANDO LA POLITICA TORNERA' AD ESSERE SELEZIONE DEI MIGLIORI E RESPONSABILITA' VERSO I FATTI
Le elezioni amministrative si sono chiuse come sempre: con la gara a proclamare vincitori e vinti, a rivendicare seggi, a leggere i risultati in chiave nazionale.
Quasi nessuno ha avuto il tempo di fermarsi su ciò che i numeri dicono davvero. L’affluenza è scesa ancora, dal 65% al 60%. Non è un calo fisiologico.
È un segnale politico preciso: una parte crescente del Paese non si riconosce più nell’offerta che trova sulla scheda. E quando l’astensione cresce, la democrazia non muore con un colpo di stato. Si svuota, giorno dopo giorno, per disaffezione.
Il problema non sono i simboli. È lo schema. Si continua a discutere di loghi, di alleanze, di posizionamenti tattici. Ma il cittadino non vota un simbolo. Vota un’aspettativa: che chi governa risolva problemi concreti, con competenze verificabili e responsabilità personale. Oggi questa aspettativa non trova risposta. L’offerta politica resta autoreferenziale, costruita su equilibri interni più che su programmi misurabili. Il risultato è che la partecipazione cala, e con essa cala la qualità della rappresentanza.
I principi fondanti di Meritocrazia Italia
Per noi il merito non è uno slogan. È il metodo per ricostruire il rapporto tra cittadini e istituzioni. I principi sono semplici, ma non negoziabili:
• Responsabilità verificabile: chi riceve un incarico pubblico deve rispondere su obiettivi chiari, misurabili, pubblici ex-post. Non basta essere eletti. Bisogna dimostrare di saper governare.
• Selezione per competenza: le candidature e gli incarichi devono premiare capacità, esperienza, risultati documentabili. L’anzianità di tessera non è un titolo.
• Trasparenza dei processi: le decisioni su nomine, bandi, risorse devono essere tracciabili. La discrezionalità senza controllo produce clientelismo.
• Concorrenza leale: l’accesso alle opportunità politiche, amministrative, economiche deve essere aperto a chi dimostra valore, non riservato a chi ha relazioni.
Questi principi non servono a creare un’élite. Servono a garantire che chiunque, indipendentemente dalle relazioni di partenza, possa emergere se porta valore.
Partecipazione e merito: due facce della stessa medaglia
La partecipazione non si decreta con un appello. Si costruisce con un’offerta politica credibile. Quando un cittadino vede che la carriera politica dipende dalle relazioni e non dai risultati, smette di partecipare. Quando vede che i programmi sono generici e non verificabili, smette di votare. Quando vede che l’unica differenza tra le liste è il colore del simbolo, sceglie l’astensione.
E qui sta il rischio più grande: meno gente partecipa, più diventa vulnerabile l’offerta politica. Lo spazio lo occupa chi ha più tempo da dedicare alla macchina organizzativa, non chi ha più qualità da mettere al servizio della comunità.
Si premia la presenza, non il merito. La quantità di militanza, non la qualità della proposta. È il meccanismo che trasforma la democrazia in gestione di nicchie organizzate, scollegate dal Paese reale.
La sfida: nuovi schemi, non nuovi simboli
L’Italia non ha bisogno dell’ennesimo simbolo politico. Ha bisogno di nuovi schemi di funzionamento:
• Candidature selezionate per merito e incompatibilità chiare, per chiudere la porta al trasformismo e al conflitto d’interessi.
• Programmi con impegni misurabili, soggetti a verifica pubblica a fine mandato.
• Meccanismi di accountability, che permettano di rimuovere chi non mantiene gli impegni senza aspettare cinque anni.
• Partecipazione strutturata, che dia voce ai cittadini non solo al voto, ma nella valutazione dei servizi e delle politiche locali.
Senza questi schemi, cambieranno i nomi ma non i risultati. E l’astensione continuerà a crescere.
La posizione di Meritocrazia Italia
Noi non commentiamo chi ha vinto o perso. Commentiamo il metodo con cui si vince e si perde. Se si vince per merito, la politica si rafforza. Se si vince per rendita di posizione, la politica si indebolisce. Se si perde per mancanza di proposta, è un’occasione per ricostruire. Se si perde per disaffezione diffusa, è un allarme per tutti.
Meritocrazia Italia continuerà a portare avanti questa linea nei Comuni, nelle Regioni, nelle istituzioni. Perché la democrazia non si difende solo con il diritto di voto. Si difende dando ai cittadini un motivo concreto per esercitarlo. La partecipazione tornerà quando la politica tornerà a essere selezione dei migliori e responsabilità verso i fatti. Fino ad allora, i comunicati di vittoria e sconfitta resteranno chiacchiere. I numeri dell’astensione no.
Walter Mauriello
Presidente Nazionale Meritocrazia Italia
- SprayNews - Monica Macchioni
EVOLUZIONE E LIBERTA', SABATO 9 MAGGIO A ROMA LA PRIMA ASSEMBLEA NAZIONALE
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Evoluzione e Libertà è lieta di annunciare la sua Prima Assemblea Nazionale, che si terrà questo sabato 9 maggio a Roma. L’evento rappresenterà un momento cruciale di confronto e definizione della visione futura del partito.
La sede dell’evento sarà lo Sheraton Hotel Parco de’ Medici (Via Salvatore Rebecchini 39, Ingresso 1), la presenza è richiesta a partire dalle ore 16:00.
L’iscrizione è obbligatoria per poter accedere ai lavori, per registrarsi è possibile inviare una mail a segreteria.politica@evoluzioneliberta.it oppure scrivendo su WhatsApp a 3278833577.
L’evento sarà aperto alla stampa.
I giornalisti e gli operatori dell’informazione che intendono seguire i lavori possono richiedere l’accredito inviando una comunicazione ufficiale all’indirizzo mail: ufficiostampa@evoluzioneliberta.it
Nella richiesta dovranno essere indicati nome, cognome e testata giornalistica di riferimento.
- SprayNews - Monica Macchioni
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