MERITOCRAZIA ITALIA SU PROPOSTA DELL'ANNO EUROPEO DI ATTUAZIONE E CONSOLIDAMENTO NORMATIVO: SAREBBE UN OCCASIONE PER UN'EUROPA MIGLIORE

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C’è un momento in cui anche una buona intenzione rischia di produrre l’effetto contrario a quello desiderato, ed è quello in cui le regole diventano così numerose, complesse e stratificate da non riuscire più a rendere migliore la realtà che intendono disciplinare.

La proposta avanzata da Italia, Austria e da altri Stati membri di dedicare un anno europeo all’attuazione e al consolidamento della legislazione vigente, concentrando l’attenzione sulla semplificazione e sulla riduzione degli oneri amministrativi, merita per questo una riflessione seria e priva di contrapposizioni ideologiche.

Non si tratta di chiedere un’Europa con meno diritti, meno tutele o meno responsabilità, ma di chiedere un’Europa capace di interrogarsi sulla qualità delle proprie regole. Governare, infatti, non significa necessariamente produrre nuove norme: talvolta significa avere il coraggio di fermarsi, osservare gli effetti delle decisioni assunte, eliminare ciò che non funziona, correggere ciò che produce effetti indesiderati e rendere finalmente comprensibile ciò che è rimasto troppo a lungo affidato alla complessità. La qualità dell’azione pubblica non dovrebbe essere misurata dal numero degli interventi normativi prodotti, ma dalla loro capacità di risolvere concretamente i problemi senza generarne di nuovi.

È una questione che riguarda da vicino il principio stesso della meritocrazia. Una società è realmente meritocratica quando le persone vengono messe nelle condizioni di esprimere capacità, responsabilità e iniziativa senza essere penalizzate da ostacoli artificiali o da procedure sproporzionate.

Il problema, dunque, non è la presenza delle regole in quanto tale, perché una società moderna ha bisogno di norme capaci di tutelare i diritti, garantire la sicurezza, proteggere l’ambiente e assicurare condizioni corrette di concorrenza. Il problema nasce quando la produzione normativa diventa fine a se stessa, quando nuove disposizioni si sovrappongono a quelle già esistenti, quando gli adempimenti si moltiplicano senza una reale valutazione della loro utilità e quando la comprensione del sistema finisce per essere appannaggio di chi dispone delle maggiori risorse economiche e professionali. In quel momento la burocrazia rischia di smettere di essere uno strumento di garanzia per trasformarsi in un fattore di disuguaglianza.

La semplificazione, pertanto, non dovrebbe essere interpretata come una battaglia contro le regole, ma come una battaglia per regole migliori.

Un anno dedicato all’attuazione potrebbe infatti rappresentare un’occasione per verificare cosa abbia funzionato e cosa no, eliminare sovrapposizioni e duplicazioni, rendere più coerenti norme che oggi rischiano di entrare in conflitto e valutare concretamente gli effetti prodotti dalle decisioni assunte negli anni precedenti. Sarebbe inoltre un momento utile per ascoltare maggiormente coloro che quelle regole sono chiamati ogni giorno ad applicarle, perché una norma può essere perfettamente costruita sul piano teorico e rivelarsi tuttavia inefficace nella realtà se non tiene conto delle condizioni concrete nelle quali dovrà essere attuata.

È proprio qui che il principio meritocratico assume una dimensione istituzionale. Merito non significa soltanto riconoscere e premiare chi raggiunge un risultato, ma significa anche costruire le condizioni affinché quel risultato possa essere raggiunto. Significa, in definitiva, rimuovere gli ostacoli che non servono a garantire diritti, ma che finiscono per limitare le opportunità.

In questo quadro anche gli Stati membri sono chiamati a fare la propria parte. La semplificazione non può essere chiesta soltanto a Bruxelles, perché deve diventare un criterio di responsabilità anche nelle legislazioni nazionali. Occorre evitare che una direttiva europea già complessa venga ulteriormente appesantita nella fase di recepimento attraverso obblighi aggiuntivi non indispensabili e occorre contrastare il cosiddetto gold-plating quando determina adempimenti ulteriori che non siano giustificati da specifiche esigenze nazionali.

La semplificazione dovrebbe diventare, pertanto, una responsabilità permanente delle istituzioni e accompagnare l’intero ciclo della regolazione, dalla progettazione della norma fino alla verifica degli effetti prodotti.

Il punto, allora, non è scegliere tra più Europa e meno Europa, ma costruire un’Europa capace di produrre regole migliori. Un’Europa che non confonda l’efficienza con la quantità della produzione normativa, che sappia fermarsi quando è necessario per verificare gli effetti concreti delle proprie decisioni e che consideri la certezza del diritto una condizione della competitività e della libertà economica. Un’Europa che chieda agli Stati membri di fare la propria parte e che, nello stesso tempo, abbia il coraggio di sottoporre a revisione critica anche le proprie norme.

L’iniziativa promossa da Italia e Austria può essere quindi letta non come una battuta d’arresto dell’integrazione europea, ma come un’occasione per migliorarne la qualità, a condizione che la semplificazione non si traduca in una generica richiesta di cancellazione delle regole, bensì in un impegno concreto a conservarne soltanto quelle necessarie, renderle comprensibili e verificarne periodicamente l’efficacia. Non servono meno tutele, ma tutele perseguite attraverso strumenti più semplici, proporzionati e realmente applicabili.

Meritocrazia Italia ritiene che questa debba essere la direzione da perseguire, perché la qualità delle Istituzioni si misura anche dalla capacità di mantenere ciò che funziona, correggere ciò che non funziona e avere il coraggio di eliminare ciò che non serve. Una buona amministrazione non è quella che produce più procedure, ma quella che raggiunge i propri obiettivi con il minor sacrificio possibile per chi deve rispettarle; allo stesso modo, una buona politica non è quella che lascia dietro di sé il maggior numero di norme, ma quella che riesce a costruire regole chiare, stabili, comprensibili e giuste.

Stop war.

- SprayNews - Monica Macchioni

STIAMO BALLANDO SUL TITANIC

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Di Leonardo Masella.

Anche se il dissenso dalla guerra ha superato di gran lunga il 50% degli italiani, io ho amici (molti) che non ne parlano mai.

E non parlano neppure delle conseguenze economiche che cominciano a vedere sulla loro pelle, a partire dall'aumento del costo della benzina (visto che vanno sempre in auto) e del costo della vita conseguente.

Immagino che questo avvenga non solo con i miei amici ma con i vostri amici e con tanta parte della popolazione italiana, perché altrimenti avremmo le piazze piene di manifestazioni.

Perché avviene questo ?

Elenco sinteticamente tre motivi:

1) Da anni, forse da decenni, è penetrato nella testa degli italiani un senso di impotenza.

"Tanto non cambia niente".

"Noi non possiamo fare niente".

C'è dissenso e anche incazzatura, ma c'è anche molta rassegnazione.

E sfiducia non solo dei partiti e dei sindacati, ma in generale dell'azione collettiva.

Si salvi chi può.

E ognuno pensa a se, illudendosi che ci si possa salvare solo con una capacità personale, individuale.

2) La gente comune odia le brutte notizie, vuole star bene, divertirsi, mangiare bene, andare a cinema, a teatro, a ballare.

E quelli che hanno problemi economici, devono pensare a come sbarcare il lunario ogni mese se non ogni giorno.

Devono pensare ad aiutare i genitori anziani, a dar da mangiare e a portare a scuola i bambini, non possono soffermarsi a pensare alla guerra.

Quindi finché ce la fanno continuano a fare quello che facevano prima, facendo finta di niente, facendo finta di non vedere che siamo a un passo dalla guerra diretta con la Russia, cioè a una guerra mondiale nucleare, che abbiamo sotto casa basi militari che aiutano i bombardamenti americani in Iran e che quindi siamo un bersaglio dei missili iraniani, e persino fanno finta di non vedere che un pieno di benzina ha superato le 100 euro e che sono aumentati tutti i prezzi del supermercato.

Questo avviene anche perché il potere euro-atlantico che dirige tutto e anche i mass-media ha deciso di dare l'idea che tutto continua come prima, e allora continua con la pubblicità, con i programmi spazzatura per le masse (i TG e il talk-show che parlano della guerra li guardiamo solo noi), con il campionato di calcio, eccetera, eccetera. Non bisogna allarmare la popolazione, questo è l'ordine che hanno impartito alle marionette italiane.

3) La gente anche se ne ha paura, non crede che si possa arrivare a una guerra vera e propria.

Crede che alla fine i dirigenti del mondo non possano fare una guerra mondiale, che sarebbe la distruzione dell'umanità.

Al più hanno paura di un coinvolgimento dei nostri militari, come se una guerra alla Russia si potesse fare come la seconda guerra mondiale.

Quindi la loro paura è di dover andare in guerra o mandare in guerra i propri figli.

Ha avvisato giustamente Lavrov che se gli europei cominciassero una guerra alla Russia, questa durerebbe molto poco, solo qualche minuto, perché la Russia ha migliaia di missili atomici e dopo qualche milione di morti che ci sarebbero l'Europa si arrenderebbe.

Ma la gente non ci può credere.

Non sa niente.

Non sa neanche che in Italia abbiamo centinaia di basi militari sotto casa, con missili pronti a lanciare attacchi anche con bombe atomiche che già gli americani da anni hanno portato sul nostro territorio.

Altro che referendum sul nucleare civile !

Abbiamo il nucleare militare sotto il culo e nessuno lo sa.

Siamo seduti su un vulcano senza saperlo e senza volerlo sapere.

Con la musica delle TV stiamo ballando sul Titanic.

- SprayNews - Monica Macchioni

MOSCHEA MESTRE, ON. MAZZOCCHI (Presidente Cristiano Riformisti) A BIGNAMI (FDI): “SUE PAROLE INACCETTABILI, SI ARRIVI A FORMALE INTESA TRA STATO ITALIANO E COMUNITA’ MUSSULMANE”

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Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo profondo stupore e ferma deplorazione per le modalità con cui il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, l’onorevole Bignami, si è rivolto ai cittadini di origine bengalese.

Questi ultimi, nel corso di un incontro, avevano legittimamente richiesto un sostegno istituzionale per la
costruzione di una moschea a Mestre.

Le parole pronunciate dall’esponente politico “Tornate da dove siete venuti e raccomandatevi ad Allah”
rappresentano un’esternazione inaccettabile.

Tali espressioni non possono e non devono appartenere ad un linguaggio di un rappresentante delle istituzioni della Repubblica Italiana.

Chi siede in Parlamento ha il dovere morale e costituzionale di conoscere, applicare e tutelare i principi cardine del nostro ordinamento, il quale garantisce piena libertà di culto e il rispetto di tutte le confessioni religiose.

Vogliamo peraltro ricordare che il precedente Sindaco di Venezia aveva già espresso un parere favorevole alla costruzione di un luogo di culto per la comunità islamica.

Tale orientamento era stato adottato non solo per favorire una reale e armonica integrazione dei cittadini bengalesi nel tessuto sociale locale, ma anche per garantire un maggiore e trasparente controllo del territorio contro eventuali derive di estremismo religioso che prosperano proprio dove mancano spazi ufficiali e riconosciuti.

Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo pertanto il sincero augurio affinché la Politica, abbandonando la strada di dichiarazioni irresponsabili e populiste che offendono la dignità dei credenti di altre religioni, sappia farsi parte attiva e responsabile nel promuovere un dialogo interrreligioso.

E’ necessario che le istituzioni si interfaccino con le comunità mussulmane affinché si possa giungere a un accordo unitario per sottoscrivere analogamente a quanto avviene per le altre confessioni religiose, una formale intesa con lo Stato italiano ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione, garantendo così legalità, trasparenza e piena dignità di culto a tutti i cittadini.

- SprayNews - Monica Macchioni

MERITOCRAZIA ITALIA: BENE LE INIZIATIVE PER AMPLIARE LE COMPETENZE LINGUISTICHE, MA NON SI TRASCURI IL PROBLEMA DELL'ACCESSIBILITA' DELLA FORMAZIONE

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L’apprendimento delle lingue straniere nella formazione culturale dei giovani riveste un ruolo fondamentale, eppure il numero di quelli che ne comprendono il valore nella società odierna non è così numeroso come dovrebbe.

In un contesto sempre più globalizzato, conoscere almeno una lingua straniera funge è fondamentale per l’accesso a tante opportunità di realizzazione. Le competenze linguistiche costituiscono un fondamentale strumento di crescita personale, culturale e professionale, poiché consentono di comunicare in contesti internazionali, comprendere culture diverse e ampliare le occasioni di studio, lavoro e mobilità.

Oggi, non vi è scuola pubblica o istituto privato in cui l’insegnamento di una lingua non sia obbligatorio: a differenza del passato, teoria e pratica procedono di pari passo, e difatti le opportunità di viaggi e formazione all’estero, che vanno aggiungendosi alla classica preparazione sui banchi di scuola, sono sempre più numerose, significa migliorare le proprie abilità per diventare più competitivi anche nel mercato del lavoro, aprendosi anche a realtà internazionali.

Meritocrazia Italia, accoglie positivamente ogni proposta in merito poiché ritiene fondamentale ampliare la competenza linguistica straniera, soprattutto dei giovani d’Italia.

Imparare una lingua straniera non è solo un vantaggio scolastico, ma è anche una carta vincente per il futuro lavorativo. Le aziende cercano sempre più spesso candidati con competenze linguistiche, in quanto la comunicazione internazionale è essenziale in molti settori, e questo costituisce un requisito maggiore nella valorizzazione dei meriti.

La Presidente del Consiglio ha tenuto qualche settimana fa, un intervento all’evento "Gli studenti italiani in Europa", dedicato al piano per il potenziamento dell’apprendimento delle lingue, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, evidenziando che il Governo sta tentando di costruire le condizioni per consentire ai giovani di avere un’opportunità, che solo loro potranno poi determinare per il futuro attraverso capacità e passione. Il progetto rappresenta uno strumento per il potenziamento dell’apprendimento delle lingue straniere dei giovani studenti della scuola secondaria, promosso dal MIM, e costituisce sicuramente un importante programma di formazione linguistica di mobilità internazionale mai realizzato in Italia per gli studenti delle scuole superiori. Il Governo e il MIM hanno parlato di un investimento da 420 milioni di euro di fondi strutturali europei che consentiranno ad almeno 150.000 ragazzi e ragazzi italiane di vivere un’esperienza di particola importanza e di trascorrere un periodo in un paese europeo.

In questo piano, certamente apprezzabile, Meritocrazia Italia chiede di non trascurare le criticità che riguardano soprattutto l'equità nell'accesso, l'organizzazione delle esperienze internazionali e la necessità di verificare che il progetto produca benefici duraturi nelle competenze linguistiche e non solo un aumento del numero di partecipanti. Perché il progetto abbia un impatto reale, non basta offrire un soggiorno o un corso di lingua: è necessario costruire un percorso completo, che comprenda preparazione anche preliminare alla partenza per il soggiorno all’estero, esperienza, accompagnamento-tutoraggio e valorizzazione delle competenze acquisite. Inoltre, il progetto dovrebbe essere accessibile a tutti gli studenti meritevoli, indipendentemente dal contesto socio-economico, e inserito in una strategia didattica di lungo periodo che favorisca un miglioramento stabile delle competenze linguistiche e interculturali.

Stop war.

- SprayNews - Monica Macchioni

MUSK, SFORZINI: «L’ITALIA LO CHIAMI. ROBOTICA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE, PORTIAMO QUI LA PROSSIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE»

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IL PRESIDENTE DI RINASCIMENTO NAZIONALE LANCIA DUE PROPOSTE: UN POLO PER ROBOTICA E MANIFATTURA AVANZATA E UN HUB PER AI E CAPACITÀ DI CALCOLO. «SE MUSK GUARDA ALL’ITALIA, DIAMOGLI UNA RAGIONE PER CONTINUARE»

«Se Elon Musk guarda all’Italia, è tempo che l’Italia gli dia una buona ragione per continuare a guardare». Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, lancia in una lettera aperta al fondatore di Tesla una proposta per attrarre in Italia una parte dei futuri investimenti dell’ecosistema Musk.

Due i progetti indicati: un Polo della Robotica e della Manifattura Avanzata, che valorizzi Motor Valley, meccatronica e automazione italiana candidandosi anche alle future filiere della robotica umanoide, a partire da Optimus; e un Hub della Capacità di Calcolo e dell’AI, sfruttando anche gli strumenti della ZES Unica del Mezzogiorno per attrarre infrastrutture di calcolo e data center.

«L’Italia non deve andare dai grandi investitori con il cappello in mano, ma con un progetto industriale credibile e conveniente. La sovranità tecnologica non è autarchia: significa scegliere con chi costruire il proprio futuro. Una politica seria non aspetta che gli investimenti arrivino: crea le condizioni e va a cercarli», conclude Sforzini.

Qui la Lettera aperta a Elon Musk di Luca Sforzini:

lettera aperta

- SprayNews - Monica Macchioni

TURISTA FRANCESE AGGREDITO PERCHÉ EBREO, On. MAZZOCCHI (Presidente Cristiano Riformisti): “POLITICA E ISTITUZIONI CONDANNINO QUALSIASI FORMA DI ANTISEMITISMO, VANNACCI FACCIA CHIAREZZA AL SUO INTERNO DANDO UNA INDICAZIONE CERTA”

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Come Movimento dei Cristiano Riformisti condividiamo la preoccupazione della Comunità ebraica di Roma, il rischio cioè che sia arrivata anche nella nostra capitale la caccia all’ebreo.

Tutte le forze politiche e le istituzioni hanno il dovere di far sentire alta e forte la propria voce di ferma e decisa condanna rispetto ad una aggressione avvenuta sulla base di un immotivato e ingiustificabile odio anti ebraico.

Bene ha fatto il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato a condannare quanto avvenuto e a manifestare la propria solidarietà al turista francesce aggredito perché indossava il kippah.

Bisogna fare attenzione e stroncare in nuce il ritorno di questo sentimento che va condannato senza se e senza ma.

Ritengo che alcune formazioni politiche estremiste in questo Paese - leggo a tal proposito prese di posizioni antisemite deliranti sui social, alcune addirittura eversive di alcuni iscritti al Partito di Vannacci - non abbiano ancora ben chiarito al proprio interno che nel 2026 in Italia non e’ possibile dichiararsi anti ebrei, in nessuna forma.

- SprayNews - Monica Macchioni

PIRLO, SFORZINI: «BASTA MORALISMO DA QUATTRO SOLDI SULLE SCOMMESSE LEGALI.»

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«ABOLIRE IL DIVIETO DEL DECRETO DIGNITÀ E RESTITUIRE RISORSE AL CALCIO ITALIANO»

Pirlo, Sforzini: Basta moralismo da quattro soldi sulle scommesse legali

Abolire il divieto del decreto dignità e restituire risorse al calcio italiano

Castello Sforzini di Castellar Ponzano

«La polemica sollevata contro Andrea Pirlo per il suo rapporto commerciale con una società di scommesse dimostra, ancora una volta, quanto il dibattito italiano sia prigioniero di un moralismo confuso, selettivo e spesso profondamente ipocrita. Le eventuali questioni relative a possibili conflitti d’interesse devono essere verificate con serietà e separatamente. Ma trasformare in una colpa morale il semplice rapporto con un operatore di scommesse significa ignorare la realtà economica e giuridica, ed i veri problemi del calcio italiano.»

Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.

«In Italia le scommesse autorizzate non sono un’attività clandestina: sono un settore legale, regolamentato dallo Stato, sottoposto a concessione, tassazione, controlli amministrativi e obblighi antiriciclaggio. Lo Stato incassa denaro dal gioco pubblico, ma dal 2018 impedisce agli operatori regolari di investire apertamente nel calcio attraverso pubblicità e sponsorizzazioni. È una contraddizione ideologica che non ha rafforzato il calcio e non ha cancellato né il gioco né le dipendenze.»

«Il Decreto Dignità vieta oggi alle società di betting di sponsorizzare maglie, squadre, eventi e competizioni. È ora di superare questo divieto assoluto, come chiede ormai apertamente anche la stessa FIGC. Non proponiamo una giungla pubblicitaria, né la banalizzazione dei rischi legati al gioco patologico. Proponiamo una disciplina adulta: sponsorizzazioni consentite esclusivamente agli operatori autorizzati, divieto rigoroso per gli operatori illegali, abusivi o non autorizzati, tutela assoluta dei minori, messaggi obbligatori sul gioco responsabile e una quota delle risorse destinata a vivai, impianti, calcio femminile, dilettanti e prevenzione delle dipendenze.»

«Il modello britannico dimostra che si può distinguere tra mercato legale e mercato clandestino. La Premier League ha deciso di togliere i bookmaker dalla parte anteriore delle maglie, ma non ha criminalizzato ogni forma di partnership. Il governo britannico sta colpendo soprattutto gli operatori privi di licenza. In Italia, invece, abbiamo scelto la scorciatoia propagandistica del divieto generalizzato, che indebolisce gli operatori controllati senza eliminare quelli clandestini.»

«Il calcio italiano ha bisogno di liquidità, investimenti, strutture e programmazione. Impedire a imprese legali, tassate e tracciabili di sostenerlo non rende il calcio più puro: lo rende semplicemente più povero e più vulnerabile. E quando il mercato legale viene cancellato dalla comunicazione pubblica, lo spazio non rimane vuoto. Viene occupato dalle piattaforme irregolari, dai circuiti clandestini e dagli interessi della criminalità organizzata.»

«Difendere il gioco legale non significa incoraggiare la ludopatia. Significa sottrarre giocatori, denaro e informazioni al sottobosco criminale, rafforzare i controlli e far contribuire economicamente chi opera alla luce del sole. Il vero spartiacque non è tra chi scommette e chi non scommette: è tra legalità e illegalità, tra denaro tracciato e denaro clandestino, tra operatori sottoposti allo Stato e organizzazioni che vivono fuori dallo Stato.»

«Quanto a Pirlo, lo si giudichi per la sua competenza, per il suo progetto tecnico e per l’assenza di concreti conflitti d’interesse. Ma si smetta di usare la parola “scommesse” come una scomunica morale automatica. È moralismo da quattro soldi, che non tutela nessuno e non risolve alcun problema.»

«Il Centro Studi Rinascimento Nazionale chiede dunque al Governo e al Parlamento di abolire il divieto indiscriminato introdotto dal Decreto Dignità e di sostituirlo con una regolamentazione liberale e responsabile delle sponsorizzazioni calcistiche. Più legalità, più trasparenza, più risorse per il calcio italiano. E tolleranza zero verso scommesse clandestine, riciclaggio, manipolazione delle partite e operatori non autorizzati.»

Luca Sforzini
Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale
Think tank di Futuro Nazionale

https://www.rinascimentonazionale.it/

AGGRESSIONE SAN BENEDETTO DEL TRONTO, ON. MAZZOCCHI (Presidente dei Cristiano Riformisti) A VANNACCI: “L’ASSALTO ALL’IMMIGRATO E’ NEL VOSTRO PROGRAMMA, O SI TRATTA DI SILENZIO COMPLICE, COME QUELLO DI MUSSOLINI PER MATTEOTTI?

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Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo profondo stupore e indignazione per i gravissimi fatti di cronaca avvenuti a San Benedetto del Tronto.

Un iscritto al Movimento “Futuro Nazionale “, l’imprenditore Giuseppe Barboni, si è reso protagonista di un brutale pestaggio ai danni di un cittadino immigrato, colpevole solo di occupare la carreggiata.

L’uomo è stato aggredito con calci e pugni al volto dopo che gli era stata scagliata la sua stessa bicicletta.

Davanti a un atto di violenza così inaudito, amplificato dalla spavalda diffusione social del video da parte dello stesso aggressore, come Movimento dei Cristiano Riformisti non intendiamo restare in silenzio e ci rivolgiamo direttamente al leader di Futuro Nazionale, il Generale VANNACCI per domandargli: “Questa brutale aggressione rappresenta forse la prima applicazione pratica e forzata del programma della tanto sbandierata remigrazione da lui promossa?

E il Generale intende condannare fermamente l’accaduto o preferisce un silenzio che emulerebbe quello di Benito Mussolini dopo l’omicidio di Giacomo Matteotti ?

Come Movimento dei Cristiano Riformisti ribadiamo che la violenza squadrista non può trovare alcuna cittadinanza nel dibattito politico civile del nostro Paese.

Attendiamo pertanto una risposta chiara e immediata ed una presa di distanza netta da parte del generale Vannacci, affinché il silenzio non si trasformi in una intollerabile forma di complicità morale - che suonerebbe vieppiù inquietante visto che il leader di Futuro Nazionale e’ stata una figura graduata dell’Esercito italiano e come tale ha giurato fedeltà alla Repubblica - complicità rispetto alla quale tutte le istituzioni e le forze democratiche hanno il dovere di prendere le distanze emettendo una condanna morale pubblica e senza attenuanti di opportunismo politico ed elettorale”.

- SprayNews - Monica Macchioni

MAURIELLO (MERITOCRAZIA ITALIA): VERTICE DI ANKARA. VORREMMO UN'EUROPA CAPACE DI RIGENERARE CAPACITA' E INDIPENDENZA

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«Un tempo i grandi summit internazionali servivano almeno per dare l’impressione che il dialogo fosse aperto.

Anche quando non si riusciva a portare a casa una soluzione condivisa e concreta ai problemi, si dava almeno l’illusione che un confronto pacifico fosse ancora possibile.

Oggi si è perso anche questo, e qualcuno non perde l’occasione per pubbliche accuse e recriminazioni» commenta Walter Mauriello, Presidente nazionale di Meritocrazia Italia.

«Ma non perdiamo l’ottimismo.

È un momento delicatissimo per gli equilibri internazionali e serve, ora più che in passato, una visione comune.

Non uniformità di pensiero e di azione, ma almeno armonia di intenti.

L’Europa deve ora mostrare di essere capace di rigenerare capacità e assumere responsabilità in maniera indipendente, pur senza compromettere i rapporti, importantissimi, con gli Stati Uniti.

In questo, merita fiducia il fare istituzionale e conciliante mostrato dai nostri organi di rappresentanza.

Non è ancora chiaro quali siano i reali esiti del vertice di questi giorni, ci possiamo solo auspicare che ne sia uscito rafforzato il coordinamento politico sul tema caldo della sicurezza europea, che merita una risposta definitiva.

Tutto si gioca, è certo, sul piano della diplomazia, per questo dedicheremo un focus specifico nel corso del nostro ottavo Congresso nazionale del prossimo mese di ottobre».

MAURIELLO (MERITOCRAZIA ITALIA): BENE SUL CONTRASTO ALL'IMMIGRAZIONE IRREGOLARE, MA BISOGNA PENSARE SOPRATTUTTO A CHI RESTA

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Senza misure per l’integrazione, il nuovo decreto resta uno specchietto per le allodole.

«Dopo le manifestazioni della scorsa domenica, arriva l’approvazione alla Camera del decreto sui rimpatri volontari» dice Walter Mauriello, Presidente nazionale di Meritocrazia Italia.

«Avevamo chiesto un passo indietro rispetto all’incentivo economico a favore degli avvocati per l’assistenza al rimpatrio e il rientro effettivo.

Lo abbiamo ottenuto.

Quell’emendamento non c’è più.

Ma non è una vittoria.

Il problema della gestione dei flussi migratori resta ed è più complesso di così.

Bene sul contrasto all’immigrazione irregolare, la sicurezza dei cittadini merita attenzione.

Come intervento isolato, però, questo provvedimento normativo rischia di essere soltanto uno specchietto per le allodole più che una risposta concreta al disagio del momento.

Bisogna pensare anche e soprattutto a chi resta, perché passa per l’integrazione la costruzione di una società fatta di equilibri stabili e per la lotta alla marginalizzazione.

Sarebbe utile, ad esempio, valorizzare le imprese che promuovono inclusione, tramite incentivi mirati a progetti virtuosi di integrazione professionale e culturale, e promuovere progetti di quartiere e cittadinanza attiva, per rafforzare il legame tra comunità italiane e straniere attraverso iniziative di cura condivisa degli spazi pubblici, laboratori educativi e attività civiche.

È nei luoghi del quotidiano che si crea l’integrazione autentica.

Questo salto culturale va promosso con impegno».

- SprayNews - Monica Macchioni