STIAMO SCIVOLANDO VERSO LA ROVINA O RISALENDO VERSO L'ORDINE?

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Di Antonino Salsone

Osservando il divenire della Storia, Niccoló Macchiavelli così scriveva: “La virtù genera quiete, la quiete ozio, l’ozio disordine, il disordine rovina, e dalla rovina si risale all’ordine, generando virtù, gloria e fortuna, in un circolo perpetuo”.

La spirale dell’autore de “Il Principe” ricorda da vicino le sacre scritture induiste che dividono il tempo in quattro “yuga” che si succedono incessantemente, l’ultimo dei quali, il “Kali Yuga”, il meno virtuoso per l’Uomo, sarebbe quello che governa il tempo presente.

Mi chiedo: ma qual è il tempo che stiamo vivendo?

Stiamo scivolando verso la rovina, oppure risalendo verso l’ordine?

Il transito tra una fase e l’altra dipende sempre e solo dall’Uomo, oppure esiste una volontà universale e superiore che regola la vita umana secondo questa sorta di “oroboro” rispetto a cui l’Uomo nulla puó?

Speriamo bene …

- SprayNews - Monica Macchioni

L'INGRATITUDINE E LA MEMORIA CORTA.

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Di Antonino Salsone

“Raccontano le cronache settecentesche che un sedicente signorotto di una città importante del Regno delle Due Sicilie, durante un assemblea alla presenza del vecchio tiranno, per carpirne la benevolenza e procurarsi un posto di sottogoverno idoneo ad aumentare il suo ego ipertrofico, additò come “cancro” i valorosi partigiani che ne avevano combattuto l’azione liberticida e poi erano stati costretti all’esilio per evitare la troppo facile ghigliottina.

Il signorotto, ebbro del furore tipico dei cortigiani, si rivolse platealmente al tiranno e lo incitò a proseguire e a liberare il regno dalle “cellulle metastatiche che ancora lo infettano”.

L’invettiva nervosa e non sincera del signorotto, che dopo averla pronunciata si sedette tronfio e sicuro di avere acquistato la benevolenza del tiranno, fu però guastata dalle parole di un vecchio saggio, che chiese la parola gli fece questa domanda: “Vostra Signoria ha parlato in modo forbito e con l’impeto sicuro di colui che sa di non avere contraddittori.

Ma io ho buona memoria e altrettanta ne ha il sovrano che assiste silenzioso a questa assise.

Ricordo che prima che la guerra iniziasse, Vostra Signoria ebbe spazio e favori da coloro che ora definisce “cancro”, ricevendo anche la nomina di membro del tribunale del regno.

Ora, però, evidentemente non ricorda piú quel tempo e quegli uomini, cosí come ha scordato i terribili giudizi che allora dava sul sovrano e sul suo delfino.

Devo dunque pensare che vostra Signoria abbia cambiato idea o che, come purtroppo spesso accade all’uomo comune, l’ingratitudine e la adulazione del potere abbiano fatto il loro corso?”.

A questa domanda, che si propagò nell’assemblea come il vento freddo e tagliente, il signorotto cortigiano, terreo in volto e interdetto nelle membra e nella testa, nulla seppe opporre e si accasciò, vinto, sul seggio.

Ebbe solo la forza di cercare il volto del tiranno, ma questi si mostrò impassibile e con gli occhi chiusi …”.

Da “Trattatello sull’ingratitudine”, di autore anonimo.

- SprayNews - Monica Macchioni

BREVE RIFLESSIONE SULLA FEDERAZIONE RUSSA E VLADIMIR PUTIN

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Di Antonino Salsone

Gli ultimi avvenimenti della “Operazione Speciale” promossa dalla Federazione Russa contro l’Ucraina mi hanno convinto definitivamente che mai e poi mai i russi porranno fine alla guerra, a meno che l’accordo di pace preveda condizioni favorevolissime alla Russia o la conquista del paese aggredito non si realizzi completamente.

Lo desumo non solo dall’analisi delle parole e dai comportamenti di Vladimir Putin, da cui si ricava il suo fine personale recondito ma nei fatti chiaro (sembra un ossimoro ma non lo è), ma dalla storia del gigante euro-asiatico.

Muovo dalla seconda affermazione per poi concludere con la prima.

Il “mito imperiale” e l’idea della “Grande Russia”, che sono impregnate profondamente nella società russa, hanno origine in una articolata e pluricentenaria elaborazione ideologica alimentata dal cristianesimo ortodosso e dall’autocrazia che sin dal tempo zarista la guidano ininterrottamente.

L’espansione territoriale della Federazione Russa, portata avanti o manu mitari o attraverso operazioni politico - economiche in grado di riportare nella piena influenza russa i paesi che facevano parte dell’URSS sino al 1991 (vedi il caso della Bielorussia), costituisce un obiettivo non solo geografico, militare, economico e politico, ma ideologico e persino messianico.

Andando alla seconda, qual è il miglior modo di passare alla storia ed essere considerato il “padre della patria” se non riconsegnando ai russi l’interezza del territorio e dunque del ruolo planetario avuto sino al 1991?

Vladimir Putin l’ha capito benissimo e vuole essere lui, nei prossimi secoli, il “padre della patria” della “Grande Madre Russia”.

Ecco perchè, purtroppo, Vladimir Putin e la Federazione Russa non si fermeranno sino a che le lancette della storia non saranno riportate indietro.

- SprayNews - Monica Macchioni

LA MUSA

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L’Anima è la Musa, la Natura è la Musa, un volto di donna può essere la Musa, un’idea può essere la Musa.

Di Antonino Salsone

Da cosa nasce l’ispirazione?

La straordinaria scintilla emozionale che permette la creazione di una poesia, di una musica, di un dipinto, di una scultura, di uno scritto letterario, di una teoria scientifica, di una tesi filosofica, altro non è che la Musa che può dimorare dentro o fuori di noi.

L’Anima è la Musa, la Natura è la Musa, un volto di donna può essere la Musa, un’idea può essere la Musa.

Insomma, la Musa è essenziale per chiunque voglia cimentarsi con l’ignoto e con il buio: per creare dal nulla un quid novi serve sempre un’ispirazione spirituale e sensuale che deve guidare l’artista verso la Luce della creazione.

La Musa ha perció un grande potere e una grande responsabilità: può accendere o spegnere la Luce della creatività in un uomo (inteso come genere … non voglio essere accusato di sessismo).

Ogni artista confida di incontrare proprio questa Musa e non altra, cosicchè il suo spirito sia sempre colmo di scintille creatrici.

E anche io, che pure non sono certo un artista ma un semplice scribacchino di pensieri, spero che la mia Musa, laddove essa sia, voglia sempre accendere la Luce per me.

- SprayNews - Monica Macchioni

LA PAURA DELLA MORTE

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La morte non è poi così terrificante e che la parte spirituale dell’uomo sopravvive al suo corpo.

Di Antonino Salsone

L’uomo ha paura della morte?
La risposta è positiva e ciò vale per la maggior parte delle persone, il cui comportamento, anche inconsciamente, soprattutto nell’età matura è variamente influenzato in bene o in male da questo naturale timore.

Ho provato a pensare, invece, a coloro che, per qualsiasi ragione, non provano il timore di morire.
Per citare il grande psichiatra ceco Stanislav Grof: “Eliminare la paura della morte cambia il modo di stare al mondo di un individuo e lo rende piú aperto al prossimo”.

E’ vero? Non lo so, ma lo dice un grande scienziato e quanto meno la sua opinione serve come spunto di riflessione.
Io non temo la morte.

Non la anelo di certo, spero che arrivi tra moltissimo tempo, ma fortunatamente e razionalmente non ne ho il terrore.

Non sono affatto un super eroe, ma penso di essere immune da questo naturale timore perchè sono convinto che la coscienza (che per me coincide con l’anima) sopravvive alla fine del corpo e continua il suo viaggio per l’eternitá.

Cosí come sono persuaso che se ogni persona riuscisse a convincersi che in fondo la morte non è poi così terrificante e che la parte spirituale dell’uomo sopravvive al suo corpo, probabilmente tanti comportamenti distruttivi cesserebbero.

Non penso che l’uomo potrà mai arrivare a liberarsi della naturale paura della morte, ma se la consapevolezza di essere fatto anche di coscienza, di anima, sarà sempre piú crescente e presente, probabilmente l’uomo compirà un ulteriore passaggio epocale e molto di piú di oggi si sentirà proiettato verso il cielo.

- SporayNews - Monica Macchioni

L’ARCOBALENO

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Di Antonino Salsone

Quante volte, dopo un fortunale particolarmente intenso, abbiamo alzato gli occhi al cielo e siamo stati rasserenati dalla visione dell’arcobaleno?

Penso molte volte nel corso della vita ed è sempre una visione emozionante e rassicurante.

In questa sede, però, non mi interessa indagare il fenomeno fisico ma coglierne, almeno superficialmente (questo è ciò che il mio modesto sapere mi consente), il significato biblico.

È utile e illuminante la seguente citazione:
“Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell’alleanza tra me e la terra” (Genesi, 9, XIII).

L’arcobaleno rappresenta il collegamento tra il piano celeste-spirituale e il piano materiale – umano.

Esso simboleggia il Patto di Alleanza tra Dio e l’uomo dopo il diluvio universale.

Alzare gli occhi al cielo e vedere l’arcobaleno è dunque un’esperienza anche spirituale, la quale, per chi crede, avvicina a Dio e ne è la manifestazione simbolica, mentre, per chi non crede, costituisce comunque un ponte tra i predetti due piani e ciò è fonte di serenità e sublimazione.

Il mio auspicio è che ciascuno di noi, nella propria vita, ne veda tanti di arcobaleni e attraverso essi acquisti e rafforzi la naturale tensione umana verso lo stato dello spirito.

- SprayNews - Monica Macchioni