QUESTA SERA EVELINA SGARBI,ORE 23.00, AD ARSENALE CENCI PRESENTA “NATA SGARBI”

Tempo di lettura: < 1 minuto

Questa sera, SABATO 13 GIUGNO alle ore 23.00 ad Arsenale Cenci, Via Beatrice Cenci 8, a Roma, si terrà l’inaugurazione di un nuovo format “UN LIBRO A MEZZANOTTE”.

Verrà infatti presentato il libro di EVELINA SGARBI, “NATA SGARBI”, PIEMME Edizioni.

Saranno presenti - oltre all’autrice Evelina Sgarbi figlia del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi  - VALENTINA VIRGILI, Docente, Storica e Critica dell’Arte, FRANCESCO COZZA CAPOSAVI, docente, Presidente Associazione Dimore Storiche Lazio e Consigliere del Ministro della Cultura.

Modera: Arbiter.Art

Arsenale Cenci è un esclusivo arts circle e spazio polifunzionale situato all'interno dello storico complesso di Palazzo Cenci, nel cuore del centro storico di Roma (Rione Regola, vicino a Monte Cenci).

- SprayNews - Monica Macchioni

TANGENTOPOLI, QUESTA SERA ORE 21.30 SU RETE4, 30 ANNI DOPO. DA PORRO IN STUDIO DI PIETRO-SAMA-CUSANI

Tempo di lettura: < 1 minuto

Tangentopoli, questa sera ore 21,30 su Rete4 30 anni dopo. Da Porro in Studio Di Pietro-Sama-Cusani

Si ritroveranno questa sera, dopo più di 30 anni, nello studio di Quarta Repubblica in onda dalle 21 e 30 su Rete 4 i personaggi simbolo della stagione di Mani Pulite.

Con il giornalista Nicola Porro si confronteranno Antonio Di Pietro, pm di punta della Procura di Milano negli di Tangentopoli, Sergio Cusani, consulente finanziario e imputato unico del processo per la tangente Enimont, e Carlo Sama, già braccio destro di Raul Gardini e responsabile delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi Montedison.

- SprayNews - Monica Macchioni

L'AGCM APRE ISTRUTTORIA SUL FENOMENO "SEPHORA KIDS". MERITOCRAZIA ITALIA AVANZA PROPOSTE A TUTELA DEI MINORI

Tempo di lettura: 3 minuti

L’apertura delle istruttorie da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sul caso Sephora segna un punto di svolta. Il fenomeno dei “Sephora Kids” non è più solo una tendenza sociale, ma un tema di rilevanza pubblica.

Eppure, limitarsi all’intervento ex post non è sufficiente.

Il problema è più profondo: il mercato ha iniziato a costruire domanda estetica nei minori, senza che il sistema normativo e operativo fosse pienamente pronto a gestirne gli effetti.

Oggi bambine e preadolescenti utilizzano prodotti anti-età progettati per adulti, spinti da un ecosistema che combina social media, influencer e distribuzione commerciale. Non si tratta solo di sicurezza dermatologica, ma di un fenomeno che incide sulla costruzione dell’identità e sull’anticipazione della pressione estetica.

In termini di sostenibilità, è un segnale critico: non è sostenibile un sistema che crea bisogni prima ancora che esista la capacità di gestirli.

L'Europa ha rafforzato il contrasto al green washing introducendo criteri stringenti su trasparenza e verificabilità. Tuttavia, la realtà operativa è diversa: le imprese, soprattutto nella GDO, stanno ancora cercando di capire come applicare concretamente queste regole.

Nel frattempo, il mercato cosmetico continua a evolvere più rapidamente della regolazione. Un dato su tutti: oltre l’80% dei prodotti nella GDO presenta almeno un claim di sostenibilità. Questo dimostra quanto il sistema sia già saturo di comunicazione “green”, spesso difficile da interpretare anche per operatori esperti.

Il rischio è chiaro: trasferire meccanicamente questo modello su altri ambiti, come la tutela dei minori, senza adattarlo, rischia di generare confusione e inefficacia.

Il quadro normativo attuale non è sufficiente a governare il fenomeno. Oggi è ancora possibile vendere cosmetici anti-età a minori, promuoverli indirettamente attraverso contenuti digitali, renderli percepiti come “sicuri” tramite claim generici.

Questo evidenzia una responsabilità distribuita lungo tutta la filiera: brand, retailer, piattaforme e influencer.

Meritocrazia Italia avanza le seguenti proposte correttive:

- per la tutela diretta dei minori (appropriatezza cosmetologica): introduzione obbligatoria di indicazioni di età d’uso raccomandata per cosmetici contenenti attivi ad alta attività biologica (es. retinoidi, AHA/BHA, peeling chimici), con dicitura tipo: “non raccomandato per soggetti in età prepuberale (<14 anni)”; inserimento di avvertenze d’uso chiare, visibili e basate sul rischio, coerenti con il profilo tossicologico e dermatologico del prodotto; allineamento tra valutazione di sicurezza (PIF) e target reale di utilizzo, evitando mismatch tra “uso previsto” e uso effettivo da parte dei minori;

- per la responsabilità di filiera (coerenza tra formulazione, claim e destinazione d’uso): implementazione di audit di filiera integrati, che verifichino coerenza tra formulazione, claim cosmetico, target dichiarato e reale; definizione di linee guida tecniche condivise per la gestione dei claim (inclusi quelli di “delicatezza”, “naturalezza”, “skin friendly”), evitando interpretazioni fuorvianti in contesti pediatrici; sviluppo di strumenti operativi semplificati per la GDO, che consentano una verifica documentale minima ma efficace (es. schede di conformità claim/target);

- per il rafforzamento delle certificazioni e dei controlli (credibilità tecnico-scientifica): promozione di schemi di certificazione basati su verifica indipendente di terza parte, criteri trasparenti e riproducibili, e governance multi-stakeholder; superamento di claim generici (“green”, “delicato”, “sicuro”) non supportati da evidenze oggettive e verificabili; integrazione di modelli di validazione/verification (es. approcci riconducibili a ISO/IEC 17029) per garantire coerenza tra dichiarazioni e caratteristiche effettive del prodotto; introduzione di criteri specifici per la valutazione della idoneità all’età evolutiva, oggi non sufficientemente presidiata;

- regole su comunicazione e influencer (appropriatezza del messaggio): limitazione della diffusione di contenuti cosmetici complessi verso audience minorenni, in particolare per prodotti con attivi ad alta attività; obbligo di trasparenza e riconoscibilità del contenuto sponsorizzato, con attenzione ai formati utilizzati (routine, tutorial, “gioco”); definizione di linee guida per influencer, soprattutto se minorenni, che evitino la normalizzazione di routine cosmetiche non appropriate per età;

- educazione strutturale (uso consapevole e prevenzione): introduzione di percorsi educativi su fisiologia della pelle in età evolutiva, differenza tra cosmetico base e cosmetico funzionale/attivo, lettura critica dei claim e dei contenuti digitali; attivazione di reti territoriali scuola-famiglia per promuovere consapevolezza sull’uso appropriato dei cosmetici; coinvolgimento di figure sanitarie (dermatologi, pediatri) nella diffusione di linee guida semplificate.

- SprayNews - Monica Macchioni

LA RIFORMA CARCERARIA DI MERITOCRAZIA ITALIA

Tempo di lettura: 5 minuti

Le condizioni delle strutture carcerarie italiane, per sovraffollamento, vetustà degli edifici e inadeguatezza delle strutture restano difficili, a tratti drammatiche: lo confermano i report del Garante nazionale per i detenuti, lo attesta l’alto numero di suicidi sempre crescente, lo denunciano le associazioni impegnate sul campo.

Nessun miglioramento si è registrato sebbene dieci anni fa la Corte EDU abbia sanzionato l’Italia per le condizioni di sovraffollamento con la nota sentenza Torreggiani.

Al fine di comprendere la gravità dei problemi che attanagliano gli istituti di pena, non può prescindersi dai numeri, costantemente aggiornati dal Garante per i detenuti: al 25 novembre 2024, il numero delle persone in carcere risulta di 62.410, su una capienza di 51.165 ma su soli 46.771 posti effettivi. Cifre preoccupanti che portano l’indice nazionale
di sovraffollamento al 133,44%.

La causa di ciò è da rinvenirsi, come precisa il Garante, nell’inagibilità di diverse camere di pernottamento e in alcuni casi di intere sezioni detentive. Legato al problema del sovraffollamento è quello della invivibilità delle carceri italiane a causa del numero sempre crescente di suicidi: dal rapporto del Garante nazionale per i detenuti, aggiornato al 25 novembre 2024, emerge che si sono registrati 77 suicidi e 19 decessi per cause da accertare (nel 2023 nello stesso periodo i suicidi registrati erano 61).

La situazione nelle carceri minorili non è migliore: si registra un tasso di sovraffollamento del 105,43% (da settembre 2023, anno di approvazione del Decreto Caivano, gli ingressi nelle carceri minorili sono aumentati del 16,4%).

All’agosto dello scorso anno risale il decreto Carceri, contenente misure per contrastare il sovraffollamento.

Tra i punti principali, la programmata assunzione di mille nuovi agenti penitenziari entro il 2026; le semplificazioni burocratiche per riconoscere ai detenuti che ne hanno diritto sconti di pena; la predisposizione di misure per permettere a persone con tossicodipendenze o disturbi psichici di seguire percorsi di riabilitazione e reinserimento sociale in strutture alternative al carcere.

Il decreto ha inoltre istituito il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria incaricato della realizzazione delle opere necessarie per far fronte alla grave situazione di sovraffollamento degli istituti penitenziari con la facoltà di avvalersi di una struttura di supporto di massimo cinque esperti.

Il progetto di riforma avanzato da Meritocrazia Italia si propone di mettere in rassegna delle soluzioni per sanare le criticità radicate e persistenti delle strutture carcerarie italiane, nonostante le oggettive difficoltà per superare l’emergenza, immaginando soluzioni di breve/medio periodo, per superare la prospettiva carcero-centrica nel lungo periodo e valorizzare al massimo la funzione rieducativa e responsabilizzante del trattamento sanzionatorio.

La responsabilizzazione dovrebbe divenire un percorso necessario, fatto di interessi, progettualità e obiettivi da raggiungere, con lo scopo ultimo di imprimere in ogni detenuto una più accentuata motivazione al cambiamento e maggiori possibilità di reinserimento ma soprattutto di salvaguardarne la dignità insita in ogni uomo e che neppure uno stato di detenzione può scalfire.

La percentuale di lavoratori che risultano alle dipendenze di datori di lavoro esterni si attesta al 4%. Per ciò che concerne i detenuti coinvolti in progetti di formazione professionale, la percentuale è pari al 6,8%: è evidente che l’attuale sistema di somministrazione di lavoro, basato sostanzialmente su un’adesione volontaria dei detenuti e sul sistema delle convenzioni con gli istituti di pena, rivela una disomogeneità territoriale e l’insufficienza dei fondi pubblici destinati a copertura di tali spese che insistono esclusivamente sulla finanza pubblica.

Pertanto nel breve periodo Meritocrazia Italia propone di:
- riformare l’istituto delle pene sostitutive, con una norma di raccordo, affinché diventino sanzioni vere e proprie per i reati contenuti nelle soglie edittali individuate, commisurate ex ante, da parte del legislatore, al ridotto disvalore di taluni reati a livello generale ed astratto;
- concedere colloqui con i familiari aggiuntivi rispetto a quelli già normativamente previsti per i detenuti che tengono una
buona condotta e partecipano attivamente alle attività rieducative. Ciò, infatti, rappresenterebbe per loro un concreto incentivo a tenere un comportamento corretto in carcere (limitando il pericolo di rivolte o liti tra i detenuti) e favorirebbe in concreto il raggiungimento della funzione rieducativa della pena, con un impegno reale dei detenuti nelle attività a loro offerte;
- assumere personale, esperto in psicologia e psichiatrica, che possa, all'occorrenza, offrire sostegno psicologico individuale o di gruppo come strumento utile a diminuire il senso di solitudine permettendo ai detenuti di ascoltare le esperienze degli altri, confrontarsi e trovare supporto;
- seguire i detenuti, soprattutto i più deboli psicologicamente, con sostegno psicoterapeutico anche dopo aver terminato
l’espiazione della pena tramite i servizi sociali territoriali.

Parallelamente, nel breve/medio periodo propone di intervenire in chiave progettuale con l’istituzione di centri di servizi
nelle carceri anche attraverso la cooperazione tra il DAP le imprese e cooperative per la formazione dei detenuti e
l’incentivazione della reintegrazione lavorativa dopo il periodo di espiazione della pena attraverso delle Partnership Pubblico-Private e accorti permanenti di rete a livello locale.

In particolare, si propone di:
- durante il periodo di detenzione, salvo che non sussistano elementi di pericolosità sociale, elaborare sia dal primo ingresso un programma personalizzato di reinserimento del singolo detenuto istituendo un ufficio ad hoc all’interno di ogni struttura penitenziaria – coordinati a livello centrale da una cabina di regia nazionale - che abbia il compito di curare il piano formativo individuale dell’internato (con riferimento al proprio background personale o in assenza, attivare un vero e proprio percorso di orientamento individuale al lavoro).
- previo coinvolgimento degli enti locali di riferimento, individuare sul territorio aziende o enti in grado di ospitare i profili
professionali individuati per lo svolgimento di attività lavorativa diurna la cui retribuzione giornaliera è per la quota del 70% destinata alla copertura delle spese carcerarie quotidiane e per il restante 30% accantonata in un cassetto individuale, che all’esito del periodo di detenzione sarà vincolato nella sua destinazione a sostenere i costi iniziali di vitto e alloggio per il primo semestre di libertà (con devoluzione all’istituto penitenziario in caso di violazione del vincolo di destinazione);
- gli enti coinvolti nello svolgimento del percorso professionale, previa individuazione di agevolazioni fiscali e contributive
con riconoscimento di crediti di imposta e/o sgravi contributivi a valore crescente in ragione della durata delle assunzioni
(che comunque non concorrerà a formare la base imponibile), saranno chiamate a sottoscrivere con l’ente locale un impegno specifico a stipulare un contratto di lavoro a tempo determinato con il detenuto ospitato, destinato a convertirsi in contratto a tempo indeterminato.
- con le risorse recuperate in questo modo, integrate con l’investimento statale, si propone la ristrutturazione ed il potenziamento delle strutture esistenti con la costruzione di maggiori spazi da adibire ad aule scolastiche, biblioteche, spazi comuni, attrezzature sportive.

Nel medio/lungo periodo, si propone di inter- venire sul piano legislativo a riscrivere l’intero impianto sanzionatorio raggruppando le sanzioni per famiglie di reati: ad esempio, prevalenza di sanzioni economiche per i reati economici, unitamente a rigorose sanzioni interdittive.

Queste ultime infatti, intese come pene principali, che hanno dimostrato, in questa famiglia di reati e in quelli contro la p.a., una notevole efficacia sia general, che special-preventiva.

Per questi reati, si propone di introdurre un sistema sanzionatorio simile a quello configurato in materia di responsabilità degli enti, basato sul sistema delle quote a quantificazione pecuniaria variabile, in cui il numero di quote è commisurato alla gravità del fatto e all’intensità dell’elemento psicologico, mentre l’entità economica della singola quota è commisurata in ordine alla capacità economica del reo pur sempre con un minimo edittale.

In caso di insolvibilità del condannato, convertire la pena pecuniaria principale con il lavoro di pubblica utilità e solo in caso di ulteriore violazione prevedere la sanzione detentiva senza alcuna forma di premialità fino alla fine della sua esecuzione.

Il fenomeno del sovraffollamento carcerario non si può rimuovere con provvedimenti clemenziali, volti solo ad aggregare
consensi, o con la sola costruzione di nuovi istituti detentivi: la prima è una scappatoia politica e la seconda una iniziativa
dispendiosa, non più coerente con il mutato contesto storico e penale al quale la percezione della sanzione deve ispirarsi per poter propagare efficacemente i propri effetti.

La detenzione, infatti, unitamente alle croniche problematiche che presenta il sistema processuale, non esplica più il suo potere deterrente né a livello special-preventivo né su quello general-preventivo. Nella cultura di massa il compendio valoriale è profondamente mutato e il legislatore dovrebbe mostrare quel coraggio necessario anche rispetto a soluzioni inedite che possano portare l’ordinamento a rispondere in modo realmente efficace alle istanze attuali della collettività.

- SprayNews - Monica Macchioni

LEGGE ELETTORALE, ON. MAZZOCCHI (Cristiano Riformisti): “CON LE PREFERENZE SI GARANTISCE CREDIBILITÀ E RAPPRESENTANZA”

Tempo di lettura: < 1 minuto

In questo momento di grande tensione fra i due poli di destra e di sinistra e’ infatti necessario garantire la governabilità del Paese senza accordi di palazzo che durano poco e che non rappresentano la volontà dell’elettorato.

I Cristiano Riformisti che da sempre si battono per un governo che realmente rappresenti la volontà dei cittadini, sostengono che una delle condizioni essenziali per la democrazia sia la certezza che chi rappresenta il Paese sia realmente colui o colei scelto o scelta dai cittadini e sia portatore / portatrice di tutti quei valori per i quali ha ottenuto il consenso.

I Cristiano Riformisti ritengono pertanto che per restituire credibilità alle istituzioni e garantire una rappresentanza autentica sia necessario superare l’attuale sistema permettendo agli elettori di tornare a scegliere direttamente il loro candidato.

E’ necessario infatti dire fine alla stagione dei parlamentari nominati dal vertici di partito.

Solo così senza accordi post-elettorali si può costituire una governabilità solida e trasparente.

Chi rappresenta la nazione deve trarre la propria autorevolezza dal consenso diretto del territorio, assicurando che ogni seggio sia il riflesso della volontà popolare e dei valori espressi dalle urne”.

Lo dichiara il Presidente dei Cristiano Riformisti, on. Antonio Mazzocchi, intervenendo sul dibattito apertasi intorno alla legge elettorale.

- SprayNews - Monica Macchioni

RAI, SFORZINI A GIACHETTI: CON LA SUA PROTESTA HA SOTTOLINEATO CHE IL RE E’ NUDO

Tempo di lettura: < 1 minuto

VANNACCI OSCURATO, URGE RIFLESSIONE SU INFORMAZIONE E DEMOCRAZIA

“Incatenato al suo scranno in Aula, minacciando di non spostarsi fino a che non vedrà’ la soluzione del problema Rai, l’on. Giachetti ha sottolineato che il re e’ nudo.

Ciascuno di noi ne ha già avuto evidenza osservando come ci siano forze politiche avvantaggiate e altre semi- oscurate dal cosiddetto servizio pubblico. Questa situazione va sanata il prima possibile.

Ed e’ comunque grave che Giachetti sia dovuto ricorrere a metodi pannelliani della prima ora e della Prima Repubblica per far esplodere un problema a livello nazionale che evidentemente qualcuno aveva interesse a tenere nascosto sotto al tappeto.

Inutilmente peraltro. Mentre la Rai di Palazzo implode nei veti incrociati, infatti, milioni di italiani cercano informazione, identità e rappresentanza altrove. Il vuoto lasciato dalla televisione di Stato che rinuncia sotto pressioni politiche indebite a fare servizio pubblico viene prontamente colmato da nuove reti culturali, digitali e territoriali. La crisi della Rai non è tecnica: è il tramonto di un sistema. E rispecchia la crisi della politica e dei politici tradizionali”.

- SprayNews - Monica Macchioni

SERENA SAMMARCO PER MERITOCRAZIA ITALIA: BENE IL RITROVATO DIALOGO TRA ANM E NORDIO, MA ORA SI ATTENDONO DECISIONI CONCRETE

Tempo di lettura: < 1 minuto

«Specie dopo gli esiti dell’ultimo referendum e la campagna agguerrita che lo ha preceduto, conforta il riscoperto dialogo tra l’Associazione Nazionale Magistrati e il Ministero della Giustizia» dice Serena Sammarco, Ministro Economia, Giustizia e Formazione per Meritocrazia Italia.

«Non basta.

Non è mai bastato.

La giustizia non può essere il risultato del braccio di ferro tra due poteri dello Stato.

Ora servono decisioni chiare, tempi certi e interventi capaci di garantire stabilità e continuità al sistema.

Si parta dall’Ufficio del processo, che non ha ancora espresso le sue potenzialità.

Senza perdere visione, perché il sistema giudiziario non può essere oggetto di interventi frammentari, ma necessita di un approccio organico, fondato su un equilibrio tra esigenze operative e tutela dei diritti.

Ogni scelta che riguarda l’organizzazione e il funzionamento del sistema giudiziario assume un valore strategico e richiede la massima attenzione da parte di tutte le istituzioni coinvolte».

- SprayNews - Monica Macchioni

MERITOCRAZIA ITALIA SUL DISEGNO DI LEGGE IN MATERIA DI VIOLENZA SESSUALE: IL PROCESSO LEGISLATIVO NON SIA PILOTATO DALL'URGENZA MEDIATICA

Tempo di lettura: 2 minuti

Il disegno di legge in materia di violenza sessuale è attualmente in esame al Senato Al 5 maggio il termine per la presentazione di proposte alternative da parte delle opposizioni, nel tentativo di superare l’attuale impasse.

Il confronto politico resta bloccato sulla contrapposizione tra il principio del consenso e quello della “volontà contraria”, con ripetuti tentativi di mediazione finora non andati a buon fine, incluso il richiamo al modello del “consenso riconoscibile” e ad altre soluzioni intermedie.

Il tentativo di evitare un’approvazione a maggioranza su un tema così delicato è condivisibile e coerente con la tradizione parlamentare delle leggi a tutela delle donne. Tuttavia, il susseguirsi di proposte respinte e mediazioni fallite evidenzia un rischio concreto, quello di trasformare una riforma necessaria in un compromesso fragile o, peggio, in un’occasione mancata. Il tema impone un approccio rigoroso, lontano da semplificazioni ideologiche e fondato su un equilibrio essenziale: rafforzare la tutela delle vittime senza compromettere i principi di determinatezza della norma penale e di garanzia del giusto processo.

Il nodo centrale sta nella necessità di una definizione giuridica chiara ed efficace, dal momento che il confronto in corso ruota attorno alla possibile evoluzione dell’attuale formulazione del reato, con particolare riferimento al rapporto tra consenso e dissenso.

Il punto non è la contrapposizione terminologica, ma la capacità della norma di essere concretamente applicabile nei procedimenti giudiziari. Una formulazione eccessivamente astratta o indeterminata rischia infatti di generare incertezza interpretativa, con effetti negativi sia per le vittime sia per l’efficacia delle indagini e dei processi.

L’introduzione di categorie giuridiche non adeguatamente tipizzate potrebbe tradursi in difficoltà operative per magistrati e forze dell’ordine, con il rischio di aumentare il contenzioso e allungare i tempi della giustizia.

In quest’ottica, è fondamentale che ogni intervento normativo definisca in modo preciso le condizioni rilevanti ai fini della configurabilità del reato tenendo conto delle situazioni di incapacità della vittima (incluse quelle di natura psicologica, come il cosiddetto “freezing”) e traducendole in criteri giuridici verificabili, così da garantire coerenza con il sistema penale vigente.

Meritocrazia Italia accoglie positivamente l’apertura a un confronto più ampio tra maggioranza e opposizione. Le norme in materia di diritti fondamentali richiedono un alto grado di condivisione e una elaborazione tecnica approfondita. Tuttavia, il processo legislativo non può essere guidato dall’urgenza mediatica. È necessario evitare riforme simboliche o meramente dichiarative, privilegiando interventi capaci di produrre effetti concreti e misurabili.

Una riforma efficace deve garantire chiarezza normativa, per evitare ambiguità interpretative, sostenibilità probatoria, decisiva nei procedimenti penali e coerenza sistemica, per non creare disallineamenti con l’impianto del codice penale.

La scadenza del 5 maggio rappresenta un passaggio decisivo ma sarebbe auspicabile che le proposte che verranno presentate siano valutate non in base alla loro origine politica, ma alla loro efficacia tecnica.

Il rischio, oggi, non è solo quello di una spaccatura politica, ma di una riforma incompleta o inefficace. Per evitarlo, è necessario riportare il dibattito su un terreno di competenza, responsabilità e metodo, perché la tutela delle vittime passa da una legislazione chiara, applicabile e sostenibile, non da soluzioni simboliche o da compromessi al ribasso.

La tutela contro la violenza sessuale non si esaurisce nella definizione del reato. Meritocrazia Italia sottolinea la necessità di un approccio integrato che includa anche formazione specifica per operatori del diritto e forze dell’ordine; strumenti investigativi adeguati; rafforzamento dei servizi di supporto alle vittime; campagne di prevenzione e educazione al rispetto.

Il successo della riforma non si misurerà nella forza delle enunciazioni, ma nella sua concreta capacità di funzionare nei tribunali e di garantire giustizia.

- SprayNews - Monica Macchioni

DICHIARAZIONE DI MERITOCRAZIA ITALIA SULLE MANIFESTAZIONI DI IERI A ROMA

Tempo di lettura: 2 minuti

Ieri la Capitale è stata teatro di manifestazioni che hanno mostrato il volto più cupo e divisivo del dibattito pubblico. Abbiamo visto sfilare slogan e bandiere che hanno mescolato posizioni filoputiniane, episodi di antisemitismo, attacchi simbolici e verbali alla Brigata Ebraica, posizioni apertamente anti-ucraine, esibizione di simboli filo-Hezbollah e filo-regime iraniano, fino a derive propalestinesi che sono sfociate nella violenza.

Per Meritocrazia Italia questi episodi non sono accettabili. Sono l’espressione di un clima di intolleranza che mina le fondamenta stesse della convivenza civile e del rispetto reciproco su cui si regge la nostra democrazia.

La nostra posizione è netta e senza ambiguità. Condanniamo ogni forma di odio razziale e religioso, ogni giustificazione del terrorismo, ogni apologia di regimi che negano libertà e diritti fondamentali, ogni atto di violenza che si maschera da rivendicazione politica. L’antisemitismo non è opinione. Il sostegno a organizzazioni terroristiche non è libertà di espressione. La violenza non è dissenso.

Ma la condanna non può essere il punto di arrivo. Se la risposta fosse solo il rimprovero e la sanzione, rischieremmo di alimentare il muro contro muro, di spingere ulteriormente ai margini chi già vive il disagio e la rabbia, di trasformare le piazze in trincee contrapposte.

Siamo nati per rimettere il merito, la competenza e la responsabilità al centro della vita pubblica. Per noi la politica non è contrapposizione, ma servizio alla comunità. Non è scontro ideologico, ma capacità di selezionare e valorizzare le persone migliori per il bene comune. Non è propaganda, ma lavoro concreto per costruire una società più giusta, più coesa, più libera.

È proprio in nome di questa missione che oggi chiediamo di cambiare metodo.

Dialogo non significa giustificare o relativizzare. Significa riconoscere che una democrazia matura non si difende solo con il divieto, ma anche con l’educazione, con l’ascolto, con la capacità di distinguere tra critica legittima e incitamento all’odio. Significa riportare il dibattito su un piano di razionalità, di fatti, di rispetto della dignità di ogni persona, a prescindere dalla sua fede, dalla sua origine, dalle sue idee.

L’Italia ha bisogno di tornare a parlare con linguaggio civile. Ha bisogno di una cultura del confronto che parta dal rispetto e che arrivi a soluzioni condivise. Ha bisogno di una classe dirigente che non alimenti la polarizzazione per convenienza, ma che abbia il coraggio di unire.

La libertà di manifestare è un pilastro della nostra Costituzione. Ma quando questa libertà viene usata per diffondere odio e divisione, tradisce lo spirito stesso della Repubblica.

Noi scegliamo la via del confronto. Noi scegliamo la via del merito, anche nel linguaggio e nel comportamento. Perché solo una comunità che sa dialogare può restare libera, coesa e forte.

Il Presidente Nazionale

Avv. Walter Mauriello

- SprayNews - Monica Macchioni

MAURIELLO (MERITOCRAZIA ITALIA): AUSPICO APPROFONDITA DISCUSSIONE A MONTECITORIO SUL DECRETO SICUREZZA APPROVATO DAL SENATO

Tempo di lettura: < 1 minuto

Alla vigilia dell’inizio della discussione in aula alla Camera dei Deputati del cosiddetto Decreto Sicurezza, approvato la scorsa settimana dal Senato, «Meritocrazia Italia auspica un’approfondita discussione a Montecitorio nonostante i termini forzatamente ristretti, che impongono la conversione in legge entro sabato 25 aprile pena decadenza», afferma il Presidente nazionale del Movimento Walter Mauriello.

«Si tratta di un provvedimento sensibile, che tocca temi di enorme
importanza per l’ordine pubblico ma anche per il posizionamento internazionale dell’Italia e – ultimo ma certo non da ultimo
– per i destini di tanti esseri umani.

Prendo atto della richiesta del Consiglio nazionale forense di eliminare ogni riferimento al proprio coinvolgimento nei programmi di rimpatrio, e proprio per questo sottolineo il peso politico, legislativo e morale del
testo in discussione.

Si profila un acceso scontro con le opposizioni, il che è legittimo e risponde alle esigenze di libera dialettica parlamentare.

Anche il ricorso del Governo alla fiducia è legittimo. Faccio però appello alla saggezza dei gruppi parlamentari alla Camera affinché la discussione non si areni su preconcetti e ostruzionismi ma scenda nel merito di un testo che merita ogni attenzione scevra da preconcetti, da ambo le parti».

- SprayNews - Monica Macchioni