MILANO SICURA, MILANO A TESTA ALTA: NO AL FENOMENO MARANZA

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La mancata convalida del fermo di Youssef Siher, gestore del canale Telegram ‘Movimento 17 ottobre’, da parte del GIP di Milano è una decisione incomprensibile rispetto ai ciò che hanno subito le città italiane.

Siamo di fronte a una mortificazione del lavoro delle Forze dell’ordine, degli inquirenti della Procura e del Viminale, che ogni giorno si battono per difendere i cittadini perbene e i commercianti dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri negozi.

Leggere nelle motivazioni che un canale battezzato con la data dei saccheggi di Milano — costati 14 agenti feriti e oltre un milione di euro di danni —, che evoca le proteste francesi e convoca raduni clandestini all’ultimo minuto per eludere la polizia, sarebbe solo un tentativo di formare una ‘coscienza collettiva contro le attuali politiche governative’, privo dello scopo di ‘intimidire la popolazione’ e del rischio di reiterazione, sfida ogni buonsenso.

Il Governo Meloni sta facendo tantissimo, con nuove norme e risorse, per garantire la sicurezza degli italiani, ma tutto questo sforzo viene puntualmente vanificato da certi magistrati che paiono giudicare più attraverso una lettura sociologica e politica che applicando le leggi dello Stato.

Fratelli d’Italia continuerà ad andare avanti sulla strada finora seguita, perché siamo convinti che gli italiani sono con noi”.

Lo dichiara il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Stefano MAULLU.

- SprayNews - Monica Macchioni

DISORDINI E PROTESTE: NON SI CONFONDA L'INCIDENTE CON LA LEGITTIMITÀ DELLA PROTESTA. L'ITALIA RIFLETTA SUL SUO DEBITO PUBBLICO

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Meritocrazia Italia segue con grande attenzione l'agitazione di questi giorni in tutta Europa. Fortunatamente, grazie anche a una grande opera di prevenzione e al senso di responsabilità delle Forze dell'Ordine, non si sono registrati in queste ultime ore incidenti gravi come nelle prime giornate.

Questo è un dato positivo. Ma sia chiaro: gli eventuali disordini non devono far sfumare, né delegittimare, la legittimità della protesta.

La protesta è legittima. E in Italia assume un rilievo del tutto particolare.

Siamo il Paese tra i più indebitati al mondo. Il nostro debito pubblico sfiora i 3.000 miliardi di euro, circa il 137% del PIL. Un fardello insostenibile.

Eppure, il popolo italiano è un popolo che paga. E paga molto.

Dal 2000 al 2024, con la sola eccezione del 2019, il totale delle entrate fiscali e contributive versate dai cittadini è stato costantemente e di gran lunga superiore alla spesa pubblica primaria. Gli italiani pagano più tasse di quanto lo Stato spenda per i servizi. Il surplus è notevole.

Dove finiscono allora tutti questi soldi?

Finiscono in interessi. In questi decenni abbiamo pagato in interessi sul debito una cifra pari, di fatto, all’intero ammontare del debito stesso. Paghiamo un debito con un altro debito. È una emorragia continua che sottrae risorse a sanità, scuola, trasporti, sicurezza.

Meritocrazia Italia lancia un monito serio e una proposta concreta.

Il debito pubblico non può più essere gestito giorno per giorno. Va gestito come si gestirebbe una grande azienda in crisi: con una operazione di ristrutturazione finanziaria.

Non è più possibile che non esistano le condizioni per bloccare questa emorragia e per portare in riduzione strutturale il debito.

Chiediamo che si studi un percorso di acquisizione diretta di quote di debito pubblico da parte di investitori italiani, di grandi patrimoni italiani e di società partecipate italiane. Un debito in mano agli italiani è un debito più sostenibile, meno ricattabile dai mercati internazionali e i cui interessi restano in Italia.

I cittadini devono riflettere su un punto semplice: pensate quanto potrebbe migliorare la gestione dei servizi pubblici in Italia con un abbattimento del debito e del costo degli interessi. Con quei 70-80 miliardi l’anno di interessi potremmo azzerare le liste d’attesa, mettere in sicurezza le scuole, pagare le imprese.

La protesta di piazza parla di carovita. Ma il carovita nasce anche da qui: da uno Stato che per pagare gli interessi di ieri toglie i servizi di oggi.

È su questo che va aperta una grande discussione nazionale

Stop war

Il Presidente Nazionale

Walter Mauriello

- SprayNews - Monica Macchioni

MAURIELLO DOPO IL CONGRESSO DI MERITOCRAZIA ITALIA: SI VADA OLTRE I DECRETI SICUREZZA, SI CONSIDERI LA SENSIBILITA' E LA FRAGILITA' DEI RAGAZZI

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"SI ELIMININO GLI SQUILIBRI FRA CHI GUADAGNA TANTISSIMO E CHI POCHISSIMO. E IL MOVIMENTO, SEMPRE PIU' SEGUITO, GUARDA AL FUTURO SENZA L'OSSESSIONE DELLA CANDIDATURA"

Intelligenza artificiale, Prodotto Interno Umano, futuro politico di Meritocrazia Italia. Sono tanti i temi su cui il Presidente di Meritocrazia Italia Walter Mauriello si è espresso ieri mattina ai microfoni di Crea-Mi, la trasmissione settimanale prodotta dal Movimento e condotta dal Vice-responsabile Stampa Stefano Ferri, in un primo bilancio pubblico post-Congresso nazionale – un Congresso che, tenutosi venerdì 16 e sabato 17 ottobre nei teatri Quirino e Rossini di Roma, è stato un vero trionfo in termini di audience (oltre 620 spettatori al Quirino e 39mila persone in streaming), di prestigio degli ospiti e di qualità di dibattito.

L’Intelligenza artificiale è stata l’architrave dei vari panel, il minimo comun denominatore sotteso a tutto l’evento.

«Abbiamo già inviato alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alle istituzioni e anche alla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen una proposta di legge», dichiara Mauriello.

«Lo strumento AI va valorizzato, tuttavia resta la preoccupazione che possa arrivare a sostituire l’essere umano, non solo in campo lavorativo ma anche incidendo sulle relazioni personali, annullando sentimento e diritti, come il diritto a sbagliare, a essere in ritardo, a non essere percepiti o capiti: diritti che fanno della persona un’imperfezione affascinante.

Tutto questo l’AI non può averlo, e l’errore è banalizzare o sottovalutare.

E attenzione perché delle conseguenze di una grave sottovalutazione stiamo già facendo le spese: quando Meritocrazia Italia propose il Testo Unico Social (una legge-quadro con l’obiettivo di regolamentare l’uso delle piattaforme digitali e arginarne le derive più pericolose, ndr), aveva già bene in mente il rischio, per i minori fragili e non ancora consapevoli, di coinvolgimento senza ragionamento e comprensione.

Occorre andare oltre i decreti sicurezza e considerare la sensibilità dei ragazzi, che hanno diritto a manifestare ma anche tantissime fragilità da abbracciare e accompagnare.

La nostra Costituzione è un capolavoro sul punto perché dimostra che la politica non è atto emergenziale di chiusura e intervento punitivo ma anche e soprattutto strumento di costruzione.

Punire tutti non è una risposta: non sono tutti “anti” o tutti diavoli».

«Oggi si cerca di mettere solo toppe alle emergenze, ad esempio per il caro carburanti che sta comportando proteste e scioperi: si cerca di riportare le cose all’ordinario attraverso un tavolo tecnico e l’impiego di miliardi.

Questo basta?

No, ovvio.

Serve una politica che valuti quali sono le priorità da coprire, le risorse e come prenderle.

Altro esempio: il salario.

Chi lo paga?

Lo Stato o i privati?

Se il privato ha pressione fiscale troppo elevata, non riuscirà ad aumentare i salari.

Uno Stato organizzato deve capire che occorre organizzare condizioni migliori per TUTTI, alzando l’asticella della qualità, eliminando gli squilibri fra chi guadagna tantissimo e chi invece pochissimo. E

xtraprofitto significa stra-guadagno: ebbene, che se ne dia parte alla collettività.

Se il criterio di equità non viene organizzato in base a uno studio preciso, lo Stato non riuscirà mai a risolvere il problema: serve competenza, servono persone che mettano competenza e capacità a disposizione della collettività».

E il futuro di Meritocrazia Italia?

«Il Movimento non deve dimostrare nulla perché in politica sta già da otto anni e non si soffermerà mai sulla candidatura, che potrà accadere o meno, a seconda delle situazioni. Sacrificio, costruzione, autocritica e miglioramento personale: questa è la scuola di MI, con nuove risorse all’interno del progetto, che sempre apre le porte a chiunque.

I dirigenti vanno ringraziati perché fanno sentire ogni nuovo ingresso come elemento della squadra, cosa in cui la politica generalmente non riesce.

MI è apprezzata proprio per non avere l’ossessione della candidatura: continuerà a prestare il suo servizio con serietà, passione e garbo.

«Lasciamo stare la contrapposizione, la guerriglia TV: costruiamo la politica del dialogo e dell’inclusione che crea sempre e dà sempre evoluzione alla società, al contrario delle guerre, che creano solo distruzione.

Di persone che parlano ce ne sono già troppe: abbiamo bisogno di persone che ascoltano».

Stop war.

Visitate il sito www.meritocrazia.eu

Meritocrazia Italia è un’associazione culturale nata per dare vita a un progetto aggregativo fondato sulla valorizzazione del merito, della formazione, dell’equità e dell’impegno sociale ed ambientale, convinti che ci sia un Paese meraviglioso da vivere e raccontare e che sia giunto il momento di offrire un messaggio di speranza e disponibilità, ripartendo da una concreta rivoluzione culturale e dalla riaffermazione di un saldo sistema valoriale di base.

Crediamo che sia possibile creare una società migliore e più giusta, ripartendo, oggi più che mai, dell’impegno dei meritevoli, che, si badi, noi non individuiamo nell’élite dei migliori curricula, ma in coloro i quali ogni giorno, in qualunque ambito e partendo da qualunque condizione iniziale, senza lamentarsi, spesso sentendosi non considerati o addirittura irrisi e senza accettare l’odio per l’altro come reazione agli immancabili fallimenti umani, fanno il loro lavoro onestamente cercando costantemente di migliorare se stessi ed il mondo che li circonda.

Grazie a tale messaggio di positività, siamo riusciti a organizzare coordinamenti in ogni Regione (e in moltissime Province e Comuni), a pubblicare migliaia di articoli e testi di approfondimento su tematiche di rilevanza nazionale e locale, a depositare diverse proposte di legge, ma, soprattutto, ad aggregare persone provenienti da ogni parte d’Italia (e da alcune sedi estere) con differente estrazione professionale e politica, tutte accomunate dalla sola volontà di costruire un percorso virtuoso, finalizzato a recepire le varie istanze della società civile con l’intento di poter così elaborare e offrire soluzioni ragionate, concrete ed equilibrate, convinti che le diversità siano fonti di ricchezza anziché motivo di divisione e che la competenza, in uno al recupero di una dialettica sana, garbata, propositiva e costruttiva, siano imprescindibili elementi di sviluppo di una nuova concezione della partecipazione attiva nella gestione della “cosa pubblica”.

- SprayNews - Monica Macchioni

PAOLO AMATO, 𝗔𝗠𝗔𝗧𝗢 𝗘 𝗢𝗗𝗜𝗔𝗧𝗢: 𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝟳𝟬 𝗡𝗢𝗠𝗜, 𝗡𝗘𝗦𝗦𝗨𝗡𝗔 𝗜𝗡𝗜𝗭𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗔!

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𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛É 𝗛𝗢 𝗗𝗘𝗖𝗜𝗦𝗢 𝗗𝗜 𝗠𝗘𝗧𝗧𝗘𝗥𝗖𝗜 𝗟𝗔 𝗙𝗔𝗖𝗖𝗜𝗔, 𝗜 𝗡𝗢𝗠𝗜 𝗘 𝗜 𝗖𝗢𝗚𝗡𝗢𝗠𝗜?

Qualcuno potrebbe chiedersi perché, dopo quindici anni di vicende professionali e giudiziarie, abbia deciso di raccontare tutto in un libro, citando 𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝟳𝟬 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗘 𝗖𝗢𝗡 𝗜 𝗟𝗢𝗥𝗢 𝗡𝗢𝗠𝗜 𝗘 𝗖𝗢𝗚𝗡𝗢𝗠𝗜.

La risposta è semplice.

𝗛𝗢 𝗩𝗢𝗟𝗨𝗧𝗢 𝗙𝗔𝗥𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗜𝗖𝗖𝗢𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗦𝗢𝗕𝗕𝗘𝗗𝗜𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗔𝗜 𝗠𝗜𝗘𝗜 𝗟𝗘𝗚𝗔𝗟𝗜!

Naturalmente nel massimo rispetto dei loro consigli e della loro prudenza professionale.

Ma come avrei potuto raccontare una storia vera, con l’obiettivo di far emergere 𝗩𝗘𝗥𝗜𝗧À, 𝗚𝗜𝗨𝗦𝗧𝗜𝗭𝗜𝗔, 𝗟𝗘𝗚𝗔𝗟𝗜𝗧À 𝗘 𝗧𝗥𝗔𝗦𝗣𝗔𝗥𝗘𝗡𝗭𝗔, nascondendo i protagonisti dietro semplici iniziali?

E soprattutto, come avrei potuto scrivere la classica frase:

«Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale»?

𝗠𝗔 𝗤𝗨𝗔𝗟𝗘 𝗖𝗔𝗦𝗨𝗔𝗟𝗜𝗧À?

Io racconto la mia vita, la mia storia, i fatti che ho vissuto e la mia ricostruzione, sostenuta da documenti, atti giudiziari, corrispondenza e provvedimenti che conservo nei miei fascicoli.

Non pretendo che tutti condividano la mia interpretazione. Ma voglio che ciascuno possa conoscere i fatti e formarsi liberamente un’opinione.

𝗗𝗔𝗟 𝗗𝗢𝗖𝗨𝗙𝗜𝗟𝗠 𝗔𝗟 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢: 𝗨𝗡𝗔 𝗗𝗜𝗙𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗧𝗘!

Avevo già iniziato a raccontare la mia odissea nel docufilm 𝗔𝗠𝗔𝗧𝗢 𝗘 𝗢𝗗𝗜𝗔𝗧𝗢, ancora disponibile sul mio canale YouTube.

Già allora i protagonisti erano spesso facilmente individuabili, pur senza essere sempre nominati espressamente.

Per quanto mi risulta, nessuno ha presentato querela per diffamazione per quelle puntate.

𝗔𝗗𝗘𝗦𝗦𝗢, 𝗡𝗘𝗟 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢, 𝗜 𝗡𝗢𝗠𝗜 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗜𝗡 𝗖𝗛𝗜𝗔𝗥𝗢.

Il libro è disponibile dal 12 agosto 2026 e, fino a oggi, non ho ricevuto smentite pubbliche e documentate della ricostruzione che propongo.

Naturalmente, chiunque ritenga inesatto ciò che ho raccontato può contestarlo. Il confronto sui fatti non mi spaventa.

𝗠𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢 È 𝗔𝗠𝗔𝗧𝗢 𝗘 𝗢𝗗𝗜𝗔𝗧𝗢?

Grazie anche al lavoro dell’editore, è nato un racconto scorrevole, coinvolgente e comprensibile anche per chi non conosce il mondo della giustizia o della professione.

𝗦𝗜 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗨𝗡 𝗥𝗢𝗠𝗔𝗡𝗭𝗢, 𝗠𝗔 𝗡𝗢𝗡 È 𝗨𝗡 𝗥𝗢𝗠𝗔𝗡𝗭𝗢!

I fatti raccontati sono realmente accaduti, secondo la mia esperienza e la mia ricostruzione.

È una storia che vorrei incuriosisse il lettore fin dalle prime pagine, fino a fargli venire voglia di scoprire come si sviluppa e come si arriva alla conclusione.

E c’è un particolare importante: 𝗟𝗔 𝗠𝗜𝗔 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗔𝗚𝗟𝗜𝗔 𝗡𝗢𝗡 È 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗙𝗜𝗡𝗜𝗧𝗔.

𝗡𝗢𝗡 𝗩𝗜 𝗖𝗛𝗜𝗘𝗗𝗢 𝗗𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗨𝗡 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗙𝗔𝗥𝗠𝗜 𝗚𝗨𝗔𝗗𝗔𝗚𝗡𝗔𝗥𝗘. 𝗩𝗜 𝗖𝗛𝗜𝗘𝗗𝗢 𝗗𝗜 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘𝗥𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔.

Non è il guadagno economico il motivo per cui ho scritto questo libro.

La versione digitale costa meno di 10 euro e si può leggere subito su Kindle.

La versione cartacea è acquistabile su Amazon a un costo contenuto, indicativamente inferiore a 20 euro, secondo il prezzo e le condizioni di spedizione applicate.

Oppure è disponibile presso il mio studio a 15 euro.

𝗜𝗟 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢 È 𝗦𝗨 𝗔𝗠𝗔𝗭𝗢𝗡:

𝗘 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗗𝗜 𝗔𝗖𝗤𝗨𝗜𝗦𝗧𝗔𝗥𝗟𝗢, 𝗣𝗢𝗧𝗘𝗧𝗘 𝗚𝗜À 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘𝗥𝗡𝗘 𝗨𝗡 𝗘𝗦𝗧𝗥𝗔𝗧𝗧𝗢 𝗦𝗨 𝗔𝗠𝗔𝗭𝗢𝗡!

𝗠𝗔 𝗩𝗢𝗚𝗟𝗜𝗢 𝗙𝗔𝗥𝗘 𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘 𝗨𝗡’𝗔𝗟𝗧𝗥𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗣𝗢𝗦𝗧𝗔.

Chi desidera leggerlo ma non può permettersi di acquistarlo, mi contatti privatamente.

𝗚𝗟𝗜𝗘𝗟𝗢 𝗥𝗘𝗚𝗔𝗟𝗢 𝗜𝗢!

A una sola condizione: 𝗖𝗛𝗘 𝗟𝗢 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗔!

Perché il mio obiettivo non è vendere più copie possibile, ma fare conoscere una vicenda che, a mio avviso, dovrebbe far riflettere tutti.

Ho sostenuto quindici anni di battaglie, affrontando costi economici, sacrifici personali e momenti di grande amarezza.

Ho deciso di raccontarli soprattutto per una ragione:

𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛É 𝗤𝗨𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗖𝗛𝗘 È 𝗦𝗨𝗖𝗖𝗘𝗦𝗦𝗢 𝗔 𝗠𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗗𝗘𝗕𝗕𝗔 𝗦𝗨𝗖𝗖𝗘𝗗𝗘𝗥𝗘 𝗔𝗗 𝗔𝗟𝗧𝗥𝗜.

Ma da solo non posso raggiungere questo obiettivo.

𝗛𝗢 𝗕𝗜𝗦𝗢𝗚𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗩𝗢𝗦𝗧𝗥𝗢 𝗔𝗜𝗨𝗧𝗢, 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗩𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗘𝗖𝗜𝗣𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗩𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔 𝗢𝗣𝗜𝗡𝗜𝗢𝗡𝗘.

A chi mi vuole bene chiedo di leggere il libro, di parlarne e, se lo ritiene meritevole, di farlo conoscere anche ad altri.

E a chi non mi vuole bene rivolgo lo stesso invito: leggetelo e giudicate i fatti, non la persona.

𝗡𝗢𝗡 𝗩𝗜 𝗖𝗛𝗜𝗘𝗗𝗢 𝗗𝗜 𝗖𝗥𝗘𝗗𝗘𝗥𝗠𝗜. 𝗩𝗜 𝗖𝗛𝗜𝗘𝗗𝗢 𝗗𝗜 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘𝗥𝗘. 𝗣𝗢𝗜 𝗚𝗜𝗨𝗗𝗜𝗖𝗔𝗧𝗘 𝗩𝗢𝗜!

Perché 𝗡𝗢𝗡 𝗖𝗘𝗥𝗖𝗢 𝗩𝗘𝗡𝗗𝗘𝗧𝗧𝗔, 𝗠𝗔 𝗚𝗜𝗨𝗦𝗧𝗜𝗭𝗜𝗔, 𝗟𝗘𝗚𝗔𝗟𝗜𝗧À, 𝗧𝗥𝗔𝗦𝗣𝗔𝗥𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗘 𝗥𝗜𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗢.

𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔 𝗣𝗜Ù 𝗚𝗜𝗨𝗦𝗧𝗔 È 𝗣𝗢𝗦𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘, 𝗦𝗘 𝗢𝗚𝗡𝗨𝗡𝗢 𝗙𝗔 𝗟𝗔 𝗦𝗨𝗔 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗘.

𝗣𝗮𝗼𝗹𝗼 𝗔𝗺𝗮𝘁𝗼

- SprayNews - Monica Macchioni

STUDENTI IN PIAZZA, MAURIELLO (MERITOCRAZIA ITALIA): LA VIOLENZA TRADISCE LA PROTESTA. MA LA POLITICA ESCA DAL PALAZZO DORATO E ASCOLTI

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«Gli scontri, i lanci di sassi contro le Forze dell'Ordine, le bombe carta e i danneggiamenti non sono protesta. Sono la negazione stessa del diritto a manifestare». È quanto dichiara Walter Mauriello, Presidente Nazionale di Meritocrazia Italia, in merito alle manifestazioni studentesche di Torino, Roma e Bologna.

«Chi usa la violenza – prosegue Mauriello – non difende gli studenti, li danneggia. T

oglie credibilità a migliaia di ragazzi che scendono in piazza in modo pacifico per chiedere scuole sicure, affitti sostenibili e un futuro.

Meritocrazia Italia sta dalla parte di chi manifesta con le idee, non con le pietre, e dalla parte delle Forze dell’Ordine chiamate a garantire la sicurezza di tutti».

«Ma sia chiaro – aggiunge il Presidente – condannare la violenza non significa non ascoltare il grido di dolore che sale dalle piazze.

La politica commetterebbe un errore gravissimo se si chiudesse nel palazzo dorato.

Bisogna aprire, ampliare la visione e dare risposte concrete, incidendo seriamente sui nodi veri del Paese: salari fermi da trent’anni, carovita insostenibile, scuole che cadono a pezzi».

In particolare, Meritocrazia Italia rilancia un pacchetto di misure immediate per gli studenti fuori sede:

– bonus affitti potenziato per gli studenti universitari fuori sede;

– blocco dei canoni di locazione speculativi per tutti gli immobili situati nel raggio di 5 km dagli Atenei, con introduzione di un canone fisso calmierato;

– canone universitario calmierato o azzerato per gli studenti con reddito familiare ISEE fino a 50.000 euro annui.

«Non è colpa degli studenti se non riescono a pagare 700 euro per una stanza.

Non è colpa dei lavoratori se i salari non tengono il passo dell’inflazione.

Un Governo serio non se la prende con chi protesta, ma rimuove le cause della protesta.

Il diritto allo studio – conclude Mauriello – non può essere un privilegio per chi può permettersi l’affitto nelle grandi città universitarie.

Deve tornare ad essere il primo vero ascensore del merito in Italia».

Stop war.

- SprayNews - Monica Macchioni

DDL CAREGIVER: COMELLINI (OSPERDI) UN TESTO CHE DIVIDE E DISCRIMINA, APPROVATO DA UNA MAGGIORANZA RISICATA. MEGLIO TRASFERIRE LE RISORSE ALLE REGIONI.

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L’approvazione alla Camera del disegno di legge sul riconoscimento dei caregiver familiari, avvenuta con appena 153 voti favorevoli a fronte di 105 contrari e 4 astenuti, non rappresenta una vittoria per il welfare italiano, ma un’occasione mancata che rischia di produrre gravi ingiustizie sociali.

Il testo licenziato dall’Aula di Montecitorio, imposto dal Governo senza un reale e costruttivo confronto parlamentare, introduce inaccettabili disparità tra persone che affrontano quotidianamente il medesimo, logorante impegno di cura e assistenza verso i propri congiunti non autosufficienti.

Il carico assistenziale non ammette gerarchie artificiose né tutele a intermittenza: frammentare la platea significa misconoscere la natura stessa del lavoro svolto da chi dedica la propria vita alla cura di un familiare.

A fronte di un provvedimento viziato all’origine da criteri sperequativi, appare doveroso porsi un interrogativo di merito e di metodo: è davvero utile portare a compimento l’iter di questa legge?

Molto probabilmente no.

Sarebbe di gran lunga preferibile evitare una norma-spot elettorale e scegliere invece di destinare integralmente le risorse già stanziate con l’ultima legge di bilancio alla gestione diretta delle Regioni.

Gli enti territoriali, infatti, pur tra enormi difficoltà strutturali, garantiscono già da tempo misure di prossimità come l’assegno di cura: affidare a loro tali fondi permetterebbe di rafforzare servizi concreti ed equi, tarati sui bisogni effettivi delle famiglie.

I numeri registrati in Aula, infine, sono politicamente inequivocabili: una maggioranza con il fiato corto (soli 153 voti a favore) e un’opposizione incapace di fare un reale argine testimoniano un disinteresse generalizzato della politica verso un tema che tocca direttamente la vita di oltre 2,3 milioni di caregiver familiari nel nostro Paese.

Chiediamo che al Senato vi sia un sussulto di responsabilità: o si riscrive radicalmente il provvedimento garantendo pari dignità e copertura assicurativa e previdenziale a tutti i caregiver, oppure si abbia il coraggio di fermare una riforma inadeguata a tutela di chi cura nell’ombra senza chiedere privilegi, ma solo rispetto e giustizia.

Lo afferma in una nota  Francesco Alberto Comellini, Vicepresidente Osservatorio Permanente sulla Disabilità Osperdi ETS

- SprayNews - Monica Macchioni

SGARBI, AVV. IACOBBI: “DEPOSITATO ESPOSTO PER FAR LUCE SU CONDOTTE, OMISSIONI E GESTIONE SANITARIA E PATRIMONIALE MESSE IN ATTO DA SABRINA COLLE E DAI SOGGETTI CHE GRAVITANO INTORNO A VITTORIO SGARBI

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"A seguito delle recenti e drammatiche notizie riguardanti il ricovero d'urgenza in Terapia Intensiva del Prof. Vittorio Sgarbi, la figlia Evelina Sgarbi, assistita dal proprio legale di fiducia Avv. Lorenzo Iacobbi, ha formalmente depositato presso la Procura della Repubblica di Roma un dettagliato esposto-denuncia volto a fare piena luce sulle condotte, le omissioni e la gestione sanitaria e patrimoniale messe in atto da Sabrina Colle, e dai soggetti che gravitano intorno al Professore.

L'atto depositato punta a sottoporre al vaglio dell'Autorità Giudiziaria profili di rilevanza penale particolarmente gravi, tra cui l'ipotesi di circonvenzione di persona incapace e l'abbandono di persona bisognosa di cure.

Alla luce della documentazione clinica pregressa, che attesta quadri di assoluta fragilità, tra cui demenza senile, encefalopatia vascolare e gravi episodi di malnutrizione, l'esposto contesta la decisione di sottoporre il Prof. Sgarbi a un calendario esasperato e logorante di trasferte ed eventi pubblici su tutto il territorio nazionale fino alla vigilia del collasso respiratorio, nonché il ritardo ingiustificato nell'attivazione dei soccorsi domiciliari d'urgenza.

Con questa ennesima iniziativa giudiziaria, Evelina Sgarbi ribadisce che l'unico ed esclusivo obiettivo perseguito è e rimane la salute, la protezione, la dignità e la sicurezza del proprio genitore, chiedendo che la magistratura accerti ogni eventuale responsabilità e garantisca trasparenza e giustizia a tutela della sua persona."

- SprayNews - Monica Macchioni

ON. MAZZOCCHI (Presidente dei Cristiano Riformisti): CONTRO LA DROGA NESSUNA DIVISIONE. FRATERNA SOLIDARIETÀ A DON COLUCCIA”

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“ORA SERVE UN PRESIDIO FISSO AL QUARTICCIOLO”

Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo la più sincera e fraterna solidarietà a Don Antonio Coluccia, il “prete di frontiera” da anni in prima linea contro il dramma dello spaccio, a seguito dell’ennesime e gravissime minacce subite durante una delle sue marce della legalità nel Quartiere Quarticciolo a Roma.

Come Cristiano Riformisti accogliamo con favore e condividiamo pienamente tutte le iniziative promosse da qualsiasi formazione politica, senza distinzione di colore, volte a contrastare la piaga della droga e a restituire sicurezza ai cittadini.

La lotta agli stupefacenti deve essere una battaglia comune, priva di steccati ideologici.

Tuttavia, di fronte all’ennesimo atto intimidatorio contro Don Coluccia, come Movimento sottolineiamo che le sole espressioni di solidarietà da parte delle massime istituzioni dello Stato per quanto doverose non sono più sufficienti.

Non si può lasciare un sacerdote solo a fare le veci dello Stato in territori complessi.

E’ necessario e non più rinviabile, con massima urgenza, predisporre un presidio fisso e stabile delle
forze dell’ordine nel quartiere Quarticciolo.

Solo una presenza costante dello Stato può garantire la legalità, proteggere chi si espone in prima persona e strappare definitamente le piazze di spaccio al controllo della criminalità”.

- SprayNews - Monica Macchioni

SGARBI, SAURO MORETTI: “VITTORIO VA RIPORTATO A CASA,  A RO FERRARESE”

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Di fronte alle condizioni di salute di Vittorio Sgarbi, lo storico collaboratore Sauro Moretti spiega a Forlì Today di volersi lasciare tutto alle spalle:

“Ho deciso, voglio stare vicino al mio Vittorio.

Lo faccio solo per lui. Per l’uomo.

Per l’amico.

Per l’affetto che ci ha legati per tantissimo tempo, sono convinto che Vittorio ne sarebbe contento”.

E poi argomenta meglio: “Ho manifestato la mia disponibilità a stare vicino all’uomo Vittorio e a occuparmene dal punto di vista umano, affettivo e assistenziale.

Credo che per lui sia importante pensare a un futuro diverso, lontano dai riflettori, dagli spettacoli tristi degli ultimi tempi, dalle esibizioni forzate, da mostre che lui oggi non avrebbe mai fatto, lontane insomma dal suo brand e dal business.

Vittorio Sgarbi va riportato a casa, quella vera a Ro Ferrarese, tra i suoi libri e la sua collezione di quadri, sulla riva del Po che lui tanto ama.

Lì ritroverà i suoi amici messi nel dimenticatoio.

Va ricostruito con delicatezza e senza forzature un tessuto di relazioni positive e non patologiche e negative.

Vittorio, l’uomo e l’amico, va salvato, tutto il resto non conta più nulla.

Mi ero sentito tradito, poi ho capito, spero non tardi, che devo ancora esserci, gli amici non si abbandonano anche quando sbagliano”.

Vittorio Sgarbi in Rianimazione, l'ex collaboratore Sauro Moretti: "Voglio stargli vicino"
https://www.forlitoday.it/attualita/sauro-moretti-sgarbi-rianimazione.html

- SprayNews - Monica Macchioni

«CONTRO L'OBLIO, RESTANO I NOMI» INTERVISTA A MAURIZIO LANCELLOTTI SU APOCALISSE. GAZA

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Con Apocalisse. Gaza, pubblicato da Edizioni La Gru a fine settembre 2026, Maurizio Lancellotti racconta la Gaza contemporanea attraverso uno degli archetipi più potenti della cultura occidentale: l’Apocalisse di Giovanni. Protagonista è Amal, una chirurga che, mentre cerca di salvare i feriti, annota in un quaderno azzurro i nomi dei morti, dei dispersi e dei sopravvissuti. Il romanzo è anche il primo tassello di una più ampia Pentalogia dell’uomo, inedita.

Perché proprio l’Apocalisse per raccontare Gaza?

Perché mi sono chiesto che cosa accada quando immagini che per secoli abbiamo considerato simboli della fine del mondo sembrano essere già entrate nella cronaca.

Nell’Apocalisse di Giovanni ci sono cavalieri, trombe, fame, morte, città che crollano. Nel romanzo quella grammatica entra nel presente: le trombe diventano sirene, i cavalieri assumono forme contemporanee, il Libro della vita diventa un fragile quaderno umano.

Ma non volevo realizzare una semplice trasposizione. Mi interessava che l’Apocalisse aiutasse a leggere Gaza e che, nello stesso tempo, Gaza modificasse il nostro modo di leggere l’Apocalisse. La rivelazione non serve più a prevedere la fine: serve a vedere ciò che sta già accadendo.

A questo proposito lei attribuisce molta importanza alla parola greca metanoia.

Sì. Metanoia viene spesso tradotta come “pentimento”, ma indica qualcosa di più radicale: un cambiamento della mente e dello sguardo.

Anche nell’Apocalisse biblica la visione insegna a vedere ciò che si nasconde dietro la superficie del mondo. Nel mio romanzo Gaza diventa il luogo di una simile conversione dello sguardo.

Non chiedo al lettore di aderire a un’ideologia. Gli chiedo di tornare a vedere individui dove guerra, politica e informazione rischiano di mostrare soltanto masse, categorie e numeri.

È qui che entra in gioco Amal, la protagonista?

Esattamente. Amal è una chirurga e inizialmente tenta di opporsi alla distruzione attraverso la medicina: opera, sutura, cura.

A poco a poco, però, comprende che davanti all’enormità della catastrofe non sempre è possibile salvare i corpi. Resta allora qualcosa da salvare: i nomi.

Il suo quaderno azzurro diventa una forma di resistenza. Scrivere un nome significa impedire che una persona venga cancellata due volte: prima nella carne e poi nella memoria.

È questa la metanoia di Amal: non una conversione religiosa o ideologica, ma una conversione della memoria. Il passaggio dall’azione alla testimonianza non è una resa: diventa l’ultima forma possibile di responsabilità.

Perché nel libro è così importante l’opposizione fra nome e numero?

Perché i grandi numeri, pur necessari, rischiano di produrre distanza.

Dire diecimila morti non produce lo stesso effetto che pronunciare il nome di un bambino, conoscerne l’età, immaginare una madre, una scuola, un gioco.

Il quaderno di Amal è una sorta di contro-statistica: non nega i numeri, ma ricorda che dietro ogni numero esiste una singolarità irriducibile.

La letteratura non può fermare una bomba o ricostruire una casa. Può però tentare di evitare quella che nel romanzo considero una seconda morte: l’oblio.

È quindi un romanzo politico?

È inevitabilmente un romanzo che incontra la politica, perché Gaza non è uno scenario neutro.

Ma non volevo scrivere un pamphlet né costruire personaggi al servizio di una tesi.

La domanda che mi interessava è più elementare: che cosa accade quando un essere umano viene progressivamente trasformato in categoria, pratica, codice, bersaglio, danno collaterale?

Il libro non rinuncia al giudizio e alla responsabilità, ma prova a farli emergere dai corpi e dalle situazioni, non dagli slogan.

Il lettore può avere opinioni politiche diverse dalle mie. Vorrei soltanto che, dopo la lettura, gli risultasse più difficile considerare normale la trasformazione di una persona in un numero.

Anche lo stile è molto lontano da quello di un romanzo realistico tradizionale.

Sì. Lo considero un romanzo lirico-visionario.

Gli eventi e i personaggi ci sono, ma mi interessava soprattutto mostrare come cambiano le parole e le immagini.

Il pane, l’acqua, la garza, il sangue, il quaderno ritornano assumendo significati diversi. Anche le parole, in un certo senso, diventano personaggi.

Esiste naturalmente il rischio di sovraccaricare il dolore attraverso le metafore, e me lo sono posto. Per questo il linguaggio, avvicinandosi alla fine, tende progressivamente a spogliarsi.

Restano parole elementari: pane, casa, scuola, vivere.

È come se anche il linguaggio fosse stato bombardato.

Infine, Apocalisse. Gaza è il primo libro di un progetto più ampio.

Sì. È il primo romanzo pubblicato della mia Pentalogia dell’uomo, un progetto complessivamente ancora inedito.

Dopo Apocalisse vengono Esodo, Resurrezione, Giobbe e Qohelet.

Non sono cinque episodi della stessa storia. Sono cinque grandi archetipi biblici utilizzati in chiave laica per interrogare altrettante condizioni dell’uomo contemporaneo: la catastrofe, l’esodo e la ricerca di una terra possibile, la rinascita dopo la distruzione, il dolore innocente, il rapporto con il tempo e con la caduta delle nostre certezze.

La letteratura europea ha sempre dialogato con la Bibbia. Il tentativo qui è però diverso: non riscrivere Mosè, Giovanni o Giobbe, ma chiedersi che cosa siano oggi un’apocalisse, un esodo, una resurrezione, Giobbe e Qohelet.

È un progetto che prova a stare nel punto d’incontro fra romanzo, poesia, filosofia e mito, costruendo un’unica architettura narrativa non intorno a una saga o a un personaggio, ma intorno a cinque archetipi della condizione umana.

Che cosa vorrebbe restasse al lettore?

Non vorrei dirgli che cosa pensare.

Vorrei che qualche nome continuasse a disturbarne la memoria.

Forse è questa la metanoia cui aspira il libro: non convincere il lettore di una tesi, ma modificare di pochi gradi il suo sguardo.

Quando non è più possibile salvare tutto, resta almeno un imperativo minimo: non dimenticare.

Forse la letteratura non può fare molto di più.

Ma non credo sia poco.

- SprayNews - Monica Macchioni