FVN VANNACCI, ON. MAZZOCCHI (Presidente Cristiano Riformisti): “VANNACCI A CERNOBBIO UN BUCO NELL’ACQUA. LE SUE PAROLE SVELANO IL BLUFF. L’ALTERNATIVA CHE PROPONE E’ DISTRUTTIVA E ANTI EUROPEA”

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“Come Movimento dei Cristiano Riformisti ribadiamo con forza i nostri valori fondanti, legati ad una chiara e profonda identità cristiana europea, e condanniamo con piena convinzione l’intervento del generale Roberto Vannacci al Forum di Cernobbio.

Come Movimento riteniamo che le dichiarazioni del generale abbiano dimostrato ancora una volta la loro natura anti-europea e filo-putiniana della sua linea politica.

Ipotizzare l’uscita dall’Europa o l’abbandono della moneta unica significa ignorare totalmente le dinamiche della geografia e della geopolitica contemporanea, le quali impongono invece di essere uniti sotto le insegne dei valori comuni europei.

L’alternativa proposta da Vannacci non è affatto competitiva come lui sostiene, ma si rivela fortemente distruttiva rispetto a quanto è stato costruito e realizzato fino ad oggi.

Il suo discorso pronunciato a Cernobbio non fa che confermare ancora una volta il grande bluff della sua proposta politica.

A Cernobbio Vannacci ha fatto un buco nell’acqua come hanno sottolineato timidi applausi di circostanza e molto tiepidi”.

- SprayNews - Monica Macchioni

DAL WOKE ALLA PASSERELLA PER DI BATTISTA: LA POLITICA HA PERSO LA REALTÀ.

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MERITOCRAZIA ITALIA PROPONE TRE MACRO TEMI

Meritocrazia Italia pone l'attenzione sul nuovo, stravagante e preoccupante modo di fare politica che si allontana sempre di più dalla realtà, dai fatti concreti, dal lavoro, dalla società, dalle infrastrutture, dalla sanità.

Una politica senza visione.

Una politica che nulla fa e nulla dice sulla iperconnessione devastante dei nostri ragazzi, nulla fa sull'ingresso dirompente dell'Intelligenza Artificiale e sui pericoli concreti del suo impatto sul mondo del lavoro. Nulla pensa e nulla organizza sulla formazione futura.

Sta per stravolgersi completamente il piano culturale, formativo e specializzante che ha retto il nostro Paese fino ad oggi. Le lauree, le specializzazioni, i mestieri così come li abbiamo conosciuti verranno riscritti dall'IA. Eppure, di tutto questo, nei palazzi romani non c'è traccia. L'attenzione dei politici si fonda sempre e solo su situazioni disarmanti, su passerelle mediatiche. Anche se si odiano, anche se si avversano sotto ogni profilo ideologico, poi parte la gara a telefonare. Obiettivo: il solito. L’aiuto di Stato.

Ne abbiamo di ogni tipologia, e anche se va detto che uno Stato presente e solerte a soccorrere chi si trova in difficoltà è conquista esemplare, bisogna aggiungere che ci sarà pure un motivo se si plaude a un privato cittadino che, nonostante la grande difficoltà del momento che sta vivendo a Cuba, ha la forza di dire "stop" al trasferimento di Stato da Cuba in Italia - trasferimento che pur spetta a qualunque connazionale si ritrovi all’estero in drammatiche condizioni di salute o di emergenza.

Il motivo è semplice: lo Stato anche sperpera. E un “no” a un aiuto, anche se legittimo, viene ormai percepito come un “no” agli sperperi.

LA MISSIONE DI MERITOCRAZIA ITALIA: TRE PILASTRI PER TORNARE ALLA REALTÀ

Noi non siamo nati per inseguire il tweet del giorno. Siamo nati per essere una missione. E la nostra missione oggi si fonda su tre emergenze che la politica finge di non vedere:

- sanità aggiornata e umana: non bastano più toppe e slogan. Serve una sanità che torni ad essere meritocratica, territoriale, digitale ma umana. Che valorizzi medici, infermieri, OSS, che sono stanchi e sottopagati. Che riduca le liste d'attesa non con i numeri falsati, ma con organizzazione, tecnologia e assunzione per merito. Una sanità che non lasci da solo un cittadino italiano ricoverato all'estero, ma che sia così forte da essere un modello anche all'estero;

- intelligenza artificiale e lavoro: l'IA sta per cancellare e riscrivere il 40% dei mestieri. Chi sta preparando i nostri giovani? Nessuno. Meritocrazia Italia chiede un Piano Nazionale Straordinario per l'IA: formazione obbligatoria nelle scuole, riqualificazione per i lavoratori, etica dell'algoritmo, tutela del lavoro umano. Non possiamo subire la rivoluzione, dobbiamo guidarla. Altrimenti avremo laureati in materie che non esistono più e giovani senza futuro;

- Testo unico sui social: è la nostra battaglia storica. Abbiamo consegnato il nostro Testo Unico a tre Governi negli ultimi quattro anni. Lo ripresenteremo anche a questo. Perché la class action contro i colossi dei social è solo la punta dell'iceberg. Siamo un popolo con la testa chinata sul nulla, che ha rinunciato al gusto della vita reale per uno schermo. Questo crea danni esistenziali, scolastici, lavorativi, sanitari. Non serve punire dopo. Serve prevenire prima, con regole semplici: limiti di età reali, educazione digitale nelle scuole, responsabilità delle piattaforme.

Questa è la realtà che la gente vive. Non il politicamente corretto, non il woke, non la gara a chi è più buono sui social.

Meritocrazia Italia chiede alla politica di entrare in una fase completamente diversa. Di tornare a terra.

E soprattutto, se si vuole agire per un bene, anche soggettivamente voluto e umanamente comprensibile, che venga mantenuto il massimo riserbo su quella che dovrebbe essere un'attività di solidarietà e di beneficenza. Senza trasformare un evento umano, triste e delicato come quello che ha colpito Alessandro Di Battista, a cui rinnoviamo i nostri più sinceri auguri di pronta guarigione, in una passerella.

Per evitare che anche un fatto personale venga sfruttato politicamente per rincorrere il politically correct e un woke che oggi è lontano da quello che dovrebbe essere, ossia la sacrosanta sensibilizzazione sui diritti, e invece impera in maniera completamente distorta e avulsa da quello che i cittadini vogliono e meritano dalla politica.

I cittadini non chiedono il tweet di solidarietà. Chiedono una sanità che funzioni. Chiedono un futuro con l'Intelligenza Artificiale. Chiedono una legge sui social che salvi i loro figli.

Evitiamo i teatri politici, rendiamo la politica visione intraprendenza e concretezza.

Stop war.

- SprayNews - Monica Macchioni

MOSCHEA MESTRE, ON. MAZZOCCHI (Presidente Cristiano Riformisti) A BIGNAMI (FDI): “SUE PAROLE INACCETTABILI, SI ARRIVI A FORMALE INTESA TRA STATO ITALIANO E COMUNITA’ MUSSULMANE”

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Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo profondo stupore e ferma deplorazione per le modalità con cui il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, l’onorevole Bignami, si è rivolto ai cittadini di origine bengalese.

Questi ultimi, nel corso di un incontro, avevano legittimamente richiesto un sostegno istituzionale per la
costruzione di una moschea a Mestre.

Le parole pronunciate dall’esponente politico “Tornate da dove siete venuti e raccomandatevi ad Allah”
rappresentano un’esternazione inaccettabile.

Tali espressioni non possono e non devono appartenere ad un linguaggio di un rappresentante delle istituzioni della Repubblica Italiana.

Chi siede in Parlamento ha il dovere morale e costituzionale di conoscere, applicare e tutelare i principi cardine del nostro ordinamento, il quale garantisce piena libertà di culto e il rispetto di tutte le confessioni religiose.

Vogliamo peraltro ricordare che il precedente Sindaco di Venezia aveva già espresso un parere favorevole alla costruzione di un luogo di culto per la comunità islamica.

Tale orientamento era stato adottato non solo per favorire una reale e armonica integrazione dei cittadini bengalesi nel tessuto sociale locale, ma anche per garantire un maggiore e trasparente controllo del territorio contro eventuali derive di estremismo religioso che prosperano proprio dove mancano spazi ufficiali e riconosciuti.

Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo pertanto il sincero augurio affinché la Politica, abbandonando la strada di dichiarazioni irresponsabili e populiste che offendono la dignità dei credenti di altre religioni, sappia farsi parte attiva e responsabile nel promuovere un dialogo interrreligioso.

E’ necessario che le istituzioni si interfaccino con le comunità mussulmane affinché si possa giungere a un accordo unitario per sottoscrivere analogamente a quanto avviene per le altre confessioni religiose, una formale intesa con lo Stato italiano ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione, garantendo così legalità, trasparenza e piena dignità di culto a tutti i cittadini.

- SprayNews - Monica Macchioni

IL BLUFF DI SIENA: MPS PROVA A SALVARSI COMPRANDO TUTTO QUELLO CHE TROVA

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Ma Intesa non sta a guardare, in vista un esposto alla Consob

Di Monica Macchioni

Messa alle strette da un'offerta che non può reggere sul piano dei numeri, Monte dei Paschi di Siena ha scelto la via più rumorosa: invece di rispondere all'Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo l'8 giugno con argomenti solidi, ha annunciato di voler comprare — in un colpo solo — Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa che ha più il sapore della fuga in avanti che quello di un piano industriale.

La coerenza, questa sconosciuta

Fino a poche settimane fa il Monte giurava sulla propria autonomia, presentandosi come istituto capace di camminare da solo. Oggi cambia versione e si trasforma, nel giro di poche ore, nell'aspirante conquistatore di due banche insieme, per un controvalore complessivo di 34 miliardi. Un rovesciamento di fronte così repentino da far sospettare che, più che un progetto meditato, si tratti di un espediente cucito in fretta per rendere Mps troppo ingombrante da digerire. Lo dice chiaramente anche Ignazio Angeloni, economista ed ex membro del Consiglio di vigilanza della Bce: la definisce una manovra difensiva e insieme offensiva, nata dall'opportunità del momento più che da una strategia costruita nel tempo — e, con una battuta, suggerisce all'ad Lovaglio di chiamare in soccorso Tom Cruise, quello di Mission Impossible.

Non è un dettaglio da poco: significa che il consiglio di amministrazione senese ha tenuto in un cassetto per mesi la carta dell'"indipendenza" salvo tirarne fuori un'altra, ben più aggressiva, non appena l'acqua è arrivata alla gola.

"Pensiero magico", dice il Financial Times

Se la stampa finanziaria internazionale usasse la diplomazia, qui l'avrebbe abbandonata volentieri. Il Financial Times boccia l'operazione senza appello, definendola bizzarra e, soprattutto, controproducente. E i motivi non mancano: i prezzi messi sul piatto per le due prede sono tutt'altro che generosi — zero premio per Bpm, appena il 10% per Generali — mentre l'idea di orchestrare quella che di fatto sarebbe una fusione a quattro sportelli, contando anche la recentissima acquisizione di Mediobanca, richiederebbe, sempre secondo il quotidiano britannico, un ottimismo al confine con il "pensiero magico". Il verdetto è tagliente: questa strategia difensiva rischia di sortire l'effetto opposto a quello sperato, trasmettendo agli azionisti l'idea di un consiglio disposto a tutto pur di non arrendersi a Intesa — e finendo così per spingerli proprio tra le braccia di Ca' de Sass.

Il mercato non ci crede, e nemmeno il Cda

I numeri, del resto, parlano chiaro. Nella seduta successiva all'annuncio tutti i titoli coinvolti nell'operazione hanno perso terreno, mentre l'offerta di Intesa ha continuato imperterrita a viaggiare a premio. Persino gli analisti più cauti nel giudizio, come quelli di Kepler, pur riconoscendo una qualche logica finanziaria al piano, ne segnalano il tallone d'Achille: nessun sostegno preventivo da parte di Crédit Agricole, primo socio di Bpm, né delle Assicurazioni Generali, che controllano Banca Generali. Autonomous è ancora più diretta e parla di un rischio di esecuzione significativo, dubitando apertamente che gli azionisti del Monte siano disposti a rinunciare al premio garantito da Intesa per inseguire un disegno tanto barocco quanto incerto.

E se il mercato storce il naso, lo stesso fa una parte del consiglio di amministrazione di Mps: la delibera è passata solo a maggioranza, con quattro consiglieri che hanno scelto di astenersi su un progetto giudicato ancora avvolto da troppe incognite industriali, finanziarie e regolamentari. Difficile immaginare un endorsement più tiepido da parte di chi il piano lo conosce dall'interno.

Intesa non sta a guardare

Mentre Siena gioca d'azzardo, Intesa Sanpaolo alza il livello dello scontro passando dal terreno finanziario a quello legale. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha messo al lavoro i propri avvocati per valutare un esposto alla Consob, con l'obiettivo dichiarato di tutelare l'integrità del mercato e la corretta informazione degli azionisti. Sotto la lente ci sarebbero, tra l'altro, la tempistica di convocazione dell'assemblea straordinaria del Monte, fissata per il 29 ottobre, e le modalità con cui le decisioni del board sarebbero circolate — a quanto pare informalmente e con largo anticipo — nonostante Mps sia sottoposta alla passivity rule fin dal giorno dell'annuncio dell'Opas.

Una difesa che si può ritorcere contro chi l'ha costruita

Alla fine, il quadro che emerge da fonti tutt'altro che concordi nel giudizio converge comunque su un punto: la mossa a tenaglia di Mps assomiglia più a un azzardo da tavolo da poker che a un progetto industriale meditato. E come tutti gli azzardi, può andare storta. Se il sostegno dei soci — quelli del Monte non meno di quelli delle due prede designate — dovesse mancare, l'intera architettura rischia di crollare su se stessa, lasciando Mps ancora più isolata e, paradossalmente, regalando nuova credibilità proprio all'offerta che avrebbe voluto scongiurare: quella di Intesa Sanpaolo, concreta, già definita e priva delle incognite di governance e di esecuzione che continuano a pesare sul piano senese.

- SprayNews - Monica Macchioni

LOLA STAR SI CONFESSA A “IL GRAFFIO”

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“SONO UNA DRAG QUEEN CHE VIVE E SI ESIBISCE ANCHE ALLA LUCE DEL SOLE. GUIDO TANTISSIMI GIOVANI ANIMATORI E ALLA POLITICA DICO: BASTA ODIO, LE NUOVE GENERAZIONI MERITANO ESEMPI MIGLIORI. AGLI LGBT: DIAMOCI UNA SVEGLIATA E SENTIAMOCI DAVVERO COMUNITA’ ”

Lola Star Il trasformista Francesco “MrCubanito” Gibilaro è l’anima della drag più amata in Romagna.

Tra i suoi modelli: Whoopi Goldberg e Vladimir Luxuria.

Sogno di lavorare stabilmente in teatro e di esibirmi nella mia Sicilia da cui sono stato costretto a scappare da giovane. 

Lontano da mia mamma, scomparsa tre anni fa. 

A lei dedico tutto il mio lavoro

Di Monica Macchioni

Lola Star è stata uno dei fenomeni dell’estate romagnola. Un tour di oltre 50 date lungo tutta la rivi
era, la direzione artistica del Rimini Village per il suo alter ego, Francesco “MrCubanito” Gibilaro, 35 anni,
trasformista e anima del personaggio drag più amato della Romagna che in esclusiva a Il Graffio dice la sua a 360 gradi sul mondo dello spettacol o ma anche sul tema dei diritti civili lgbt per i quali Francesco, sia in versione MrCubanito, sia Lola Star, è impegnato da oltre dieci anni, soprattutto nella lotta all’omotransfobia.

Lola Star, anzitutto che estate è stata?

“Una stagione straordinaria che come e più delle altre mi ha travolta.

A Rimini vivo in una realtà speciale,
forse dovuta alla magia intrinseca alla città di Fellini, cantata da grandissimi cantautori come Fabrizio De
André e Lucio Dalla, dove anche una drag queen può essere amata da tutti e, vi sorprenderà, fare spettacoli anche in pieno giorno sulla spiaggia…

Qualcosa che fino a pochi anni fa era semplicemente impensabile”.

Eppure anche questa estate continuiamo a sentire episodi di omotransfobia grave. Anche ad opera di giovanissi mi, a volte minorenni. Lei nasce animatore e ora continua a vivere quel mondo come formatore. Che idea si è fatto?

“Purtroppo è vero e inevitabile.

Negli ultimi dieci anni con l’aumento della libertà e della visibilità delle persone lgbt singole o in coppi a c’è stata una recrudescenza di intolleranza e violenza.

I giovani di oggi, gli adolescenti, sono una materia complessa.

Purtroppo l’adolescenza e gli anni immediatamente successivi, fino ai 18/19 anni, ovvero l’età che hanno anche i miei animatori, è fo rtemente permeabile.

E se attorno percepiscono idee e vivono in un contesto di rispetto, civiltà, inclusione, loro stessi diventano messaggeri di quei valori.

Ma se, dalla politica ai social, come in questo periodo escono solo parole, concetti estremi, spe sso
anche molto violenti che istigano all’odio e alla violenza contro ogni diversità, ecco che rischiamo seriamente di fare un salto indietro di mezzo secolo. Purtroppo la politica non aiuta. E ahimé nemmeno la politica gay”.

Cosa rimprovera alla politica e cosa alla politica gay?

“Alla politica rimprovero di aver dimenticato il significato della parola ‘politica’.

A scuola ci avevano insegnato che la politica doveva puntare al bene della ‘polis’, cioè della città, ovvero al bene comune.

Oggi anziché diffon dere questo tipo di valori e cultura, la politica punta sulla paura delle persone e non si
preoccupa di diffondere lei stessa odio per un presunto tornaconto elettorale.

Non parlo di destra e sinistra perché, purtroppo, mi sembrano perfettamente interscamb iabili e questo certo non è un bene”.

La politica gay continua a coincidere solo con la sinistra?

“In realtà no.

Sto vedendo movimenti interessanti anche a destra.

Penso al coraggio di una ragazza come Francesca Pascale che in qualche modo è diventata un riferimento.

Ma è da sola e pur affermando idee giuste completamente inascoltata nel centrodestra.

Nel centrosinistra quelli che sono diventati deputati e senatori hanno difeso un po’ la loro rendita di posizione.

Ultimo triste esempio il ddl Zan. L

a sinistra l’ha trasformato in un manifesto elettorale divisivo per spostare più elettori gay possibile ancora a sinistra…

Fatto sta che la legge contro l’omofobia non è stata approvata e anche molti italiani lgbt+ hanno votato convintamente Giorgia Meloni.

A tutte e tutti noi dico: diamoci una svegliata.

Creiamo davvero questa comunità che in Italia è sempre esistita solo a parole e mai per davvero”.

Ma oggi a destra c’è anche una prospettiva oltre la Meloni: il generale Vannacci. Si è fatta un’idea su di lui?

“Intanto non lo chiamerei più generale ma onorevole, eurodeputato dove è stato eletto con i voti della Lega.

Sentir parlare di remigrazione sinceramente nel 2026 non ha senso perché non è una soluzione per l’immigrazione, come certo non lo è neppure il modello spagnolo dell’invasione indiscriminata subita a Ceuta.

Sul tema dei diritti lgbt, poi, sentir dire che i gay possono guidare e essere curati in ospedale è deprimente, offensivo  e denota  – non fosse bastato il suo  libro  di irragionevole  successo  – una severa ignoranza sul tema dell’orientamento sessuale-affettivo e dei diritti che ne conseguono.

Due volte più grave perché in Europa, anche in partiti di estrema destra, c’è una maggiore apertura sul tema. Vorrei che anche la premier Meloni lo ricordasse perché ha già dialogato in passato con la comunità lgbt.

Quanto a Vannacci vorrei, invece, che la smettesse di aizzare quella che lui stesso chiama la feccia.

E’ un uomo di mondo a 360 gradi.

Le sue raffinate vestaglie estive parlano per lui…”. (Sorride).

confessa

Ricordiamo tutti un’immagine di una ventina di anni fa. Angela Merkel, la ex cancelliera tedesca di centrodestra, che dialogava in parlamento con una parlamentare in abiti da drag… 

“La ricordo e faceva anche sorridere.

Soprattutto perché in quegli stessi anni in Italia abbiamo avuto, per un paio d’anni, deputata la bravissima Vladimir Luxuria, per la quale provo affetto e gratitudine particolari, che invece quasi si doveva vestire da suora per farsi ‘accettare’ in aula.

Sono passati vent’anni e non credo la situazione sia migliorata…”

Affetto e gratitudine per Luxuria, perché?

“Anzitutto perché è un’icona.

Ha fatto davvero la storia del movimento lgbt in Italia dialogando sempre con tutti senza pregiudizi e con umiltà nonostante il talento assoluto nel mondo dello spettacolo ma anche della letteratura.

E poi perché è stata l’unica, ad oggi, che mi ha preso per mano dieci anni fa e, raccontando la mia storia, mi ha fatto esibire sul palco del Gay Village a Roma”.

Qual è la sua storia?

“La storia di un ragazzo non binario che è dovuto fuggire dalla sua terra, la provincia di Caltanissetta, dove sono nato e dove ho lasciato i miei affetti, la mia famiglia e soprattutto la mia mamma che purtroppo ho perso da tre anni…

A lei, alla sua memoria dedico tutto il mio lavoro   e la voglia di libertà che cerco di trasmettere anche ai giovani animatori così come al pubblico.

Non smettere di sentirsi liberi, soprattutto liberi di sognare.

Anche se oggi è davvero complicato…

Ma forse proprio per questo dobbiamo crederci ancora di più”.

A  Ferragosto l’abbiamo vista in abiti da suora.  Non ha avuto paura di essere accusata di blasfemia?

“No, perché era un omaggio a una grande assoluta del mondo del cinema e dello spettacolo come Whoopi

Goldberg e alla stroboscopica Sister Act. 

Whoopi è un’altra icona fantastica  che adorerei incontrare.

So che viene abbastanza spesso in Italia.

Chissà che il sogno non possa realizzarsi…”

Lei è credente?

“Mi faccio tante domande sul senso della vita.

Vorrei che la fede in Dio aiutasse a superare la grande ferita del   mondo   che   sono   le   guerre   ma  purtroppo   vedo   che   Dio   viene   sempre,   ancora,   da   millenni, strumentalizzato più per farle le guerre che per mettere pace tra i popoli.

Detto questo educo i ragazzi a non bestemmiare perché la rabbia e la mancanza di rispetto che ne consegue non è mai una soluzione.

Invocare Dio significa comunque confidare nell’amore. Per cui bestemmiare significa inneggiare all’odio. E io i ragazzi vorrei salvaguardarli il più possibile da quella che è una malattia sociale gravissima”.

Qual è una sua speranza per il futuro?

“Porta il mio trasformismo in teatro e trovare una dimensione artistica che completi il percorso di Lola Star che ormai fa spettacolo un po’ ovunque da 15 anni. Salire stabilmente su un palcoscenico, raccontare storie,

interpretare è l’orizzonte che sogno e per cui intendo impegnarmi. Anche portando avanti le idee di libertà e dignità umana che sono alla base della mia vita oltre che del mio personaggio. E poi portare il mio spettacolo nella mia terra, a Caltanissetta dove mi piacerebbe ricevere lo stesso affetto ricevuto in Romagna”.

- SprayNews - Monica Macchioni

MAZZOCCHI A PERA: “IN SINTONIA CON LUI SULL’EUROPA DEI VALORI, MA AGLI ANTIPODI SU LEGGE ELETTORALE”

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SERVONO PROPORZIONALE PURO E PREFERENZE VERE, NON MECCANISMI STUDIATI A TAVOLINO PER FAR CONTARE SOLO LOBBY E SEGRETERIE DEI PARTITI

Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo piena sintonia con Pera sull’Europa dei valori, ma ci preoccupa il suo giudizio sul Parlamento.

E’ infatti necessario chiarire i rischi di un individualismo esasperato.

Accogliamo con vivo interesse e profonda attenzione le riflessioni espresse dal senatore Marcello Pera in una sua recente intervista.

In modo particolare, ci ritroviamo in perfetta sintonia con le sue parole quando evoca la necessità di un’Europa unita che sappia riscoprire e rivendicare la propria forte identità nei valori e nelle radici cristiane, elementi fondanti della nostra civiltà e baluardo per il futuro del continente.

Tuttavia, lo stesso spirito di confronto costruttivo ci spinge come Movimento ad esprimere una profonda preoccupazione dinanzi all’affermazione secondo cui il Parlamento non rappresenterebbe più i cittadini.

Si tratta di un’analisi che – se non provenisse da un uomo di indiscutibile e storico rigore democratico – rischierebbe di evocare scenari e soluzioni inquietanti sul destino delle nostre istituzioni civiche.

Proprio alla luce di questa preoccupazione, come Movimento dei Cristiano Riformisti riteniamo che il senatore Pera dovrebbe chiarire meglio il suo passaggio dedicato all’individualismo, in quanto si presta ad interpretazioni ambigue e potenzialmente pericolose.

Se da un lato l’individualismo può essere inteso come valorizzazione della persona, dall’altro lato rischia di trasformarsi in una deriva egoistica che frammenta il tessuto sociale, indebolisce i corpi intermedi e mina la solidarietà collettiva.

Come Movimento dei Cristiano Riformisti auspichiamo quindi un approfondimento su quali prospettive e quali argini proporre di fronte a un individualismo che, se esasperato, rischia di svuotare dall’interno sia la rappresentanza politica sia la stessa convivenza democratica.

Per quanto riguarda infine la riforma elettorale si rende dunque necessario riconsegnare il potere di scelta agli italiani, con un sistema proporzionale puro e le preferenze vere, non all’interno di nomi e meccanismi scelti a tavolino dalle segreterie dei partiti o dalle lobby esterne che premono per incidere sulla rappresentanza elettorale”.

- SprayNews - Monica Macchioni

MERITOCRAZIA ITALIA: CONTRO LA SPIRALE DI VIOLENZA GIOVANILE OPERA SINERGICA E SENSIBILIZZAZIONE

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L’ennesima rissa tra bande giovanili di origine straniera, avvenuta lo scorso 28 maggio presso la stazione ferroviaria “Parco delle Groane” di Garbagnate Milanese, con un bambino di 9 anni ferito e cittadini sempre più impauriti, conferma quanto il problema della violenza giovanile sia ormai vero allarme sociale, che mina la serenità delle comunità e la fiducia dei cittadini nella possibilità di vivere in sicurezza.

Bande di giovani, più spesso nate dalla noia che da reali disagi sociali, spesso figlie della confusione tra realtà e fantasia, nascono dall’emulazione di modelli violenti veicolati dai videogame, dal bisogno di sentirsi forti e dall’adozione di comportamenti irresponsabili privi di qualsiasi riflessione sulle conseguenze. Atti scatenati da motivi banali che degenerano senza un vero perché, azioni di gruppo non sempre dettate da un reale scopo criminale, ma dal desiderio di affermarsi agli occhi degli altri. Episodi apparentemente insignificanti possono trasformarsi in tragedie, lasciando vite spezzate e comunità ferite. Chi assiste, spesso impotente e incerto su come intervenire, si sente sempre meno al sicuro, con il rischio concreto di scivolare verso una psicosi collettiva.

Affrontare questa emergenza impone un cambio di rotta radicale, che superi la logica della sola risposta sanzionatoria, ormai dimostratasi insufficiente. L’attuale sistema rischia infatti di alimentare percorsi devianti anziché interromperli: né la minaccia della pena né la prospettiva della sanzione riescono a smuovere ragazzi che percepiscono i loro gesti come atti di coraggio, come prove di forza da esibire davanti al gruppo. Inoltre, i luoghi di reclusione non sempre garantiscono percorsi di vera riabilitazione, e questo accresce il rischio di recidiva.

Per rispondere a queste trasformazioni e consolidare i presidi di ascolto e prevenzione sul territorio, occorre un piano strategico omogeneo e strutturato. Meritocrazia Italia propone di avviare un insieme coordinato di interventi su base nazionale, così da rendere più efficace l’utilizzo delle risorse oggi frammentate tra diverse istituzioni. Tale quadro comune deve tradursi in linee guida condivise, obiettivi misurabili e strumenti di monitoraggio, affinché ogni realtà - amministrazioni locali, scuole, comunità religiose e sociali, famiglie e forze dell’ordine – possa operare con responsabilità propria, ma in coerenza con un percorso unitario. In questo modo si evita la dispersione degli sforzi e si garantisce che ogni iniziativa, pur adattata alle specificità dei territori, sia parte di una strategia nazionale verificabile e trasparente.

Questo impianto istituzionale, tuttavia, può funzionare solo se sorretto da una collaborazione autentica tra tutte le componenti della società. È fondamentale che esse operino in modo sinergico per offrire ai giovani reali occasioni di crescita ed educazione.

Le Istituzioni devono vigilare, ma soprattutto devono operare in chiave preventiva. Le famiglie, prime responsabili dell’educazione, sono parte integrante di questo sistema: il loro compito di trasmettere valori e regole di vita quotidiana deve essere sostenuto e rafforzato dall’impegno delle scuole, delle comunità e delle Istituzioni stesse. In questa direzione, è importante promuovere campagne di sensibilizzazione capaci di diffondere messaggi chiari e condivisi attraverso i principali canali di comunicazione, raggiungendo in particolare le fasce più giovani della popolazione.

Solo un impegno serio e coordinato potrà spezzare la spirale della violenza giovanile: ogni giovane sottratto alla strada e alla criminalità è una vita restituita alla società, un segno concreto di speranza e un contributo essenziale alla sicurezza e alla serenità di tutti.

Stop war.

- SprayNews - Monica Macchioni

VITTORIO SGARBI, NOVITA' SULLA PERIZIA: E' IN GRAVISSIMO PERICOLO DI VITA

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Di Monica Macchioni

La figlia Evelina Sgarbi rompe gli indugi:”La verità è finalmente emersa, ma c'è chi non lo vuole ammettere e tenta ancora di nasconderla!"

“Siamo giunti alla verità, anche se c’è’ stato chi per mesi, insultandomi e screditandomi, ha tentato in ogni modo di nasconderla….e lo sta facendo tutt’ora, nonostante l’evidenza!

A parlare è Evelina Sgarbi, che torna a rompere il silenzio con una nuova e durissima dichiarazione sulla vicenda medica e legale che coinvolge il padre, Vittorio Sgarbi.

“Non mi ero sbagliata quando chiedevo trasparenza e informazioni chiare sulla salute di mio padre per capire cosa gli stesse realmente accadendo.

Non mi ero sbagliata quando sostenevo che non ci si trovasse di fronte a una semplice depressione: finalmente le cartelle cliniche hanno dimostrato che mio padre non soffre solo di una forte depressione, ma di una serie di patologie croniche neurologiche e cardiache che incidono sul suo equilibrio cognitivo e che meritano di essere trattate in maniera accurata, lontano dallo show business, e con cure mediche mirate.

I tecnici e i periti a cui mi sono rivolta, dopo aver letto e valutato le carte, mi hanno dato pienamente ragione: serve subito un approfondimento specialistico con medici esperti in campo cardiologico, emodinamico e neurologico.

Avere affidato un compito così complesso e multidisciplinare a una sola psicologa si è rivelato un buco nell’acqua.”

La figlia del celebre critico d'arte punta poi l'indice contro gli atti della consulenza tecnica: “Ciò che lascia davvero sgomenti è la relazione del Professor Sani, lo psichiatra che ha avuto in cura mio padre al Gemelli, che nella relazione consegnata alla CTU, omette di prendere in considerazione le relazioni, le diagnosi di dimissione e le risultanze degli esami neurologici e cardiovascolari eseguiti solo pochi mesi prima presso la clinica specialistica San Rossore, dove mio padre è risultato più volte ricoverato.

Si tratta di documenti da cui emergono, senza possibilità di letture alternative, dubbi enormi sulle terapie 'fai da te' somministrate da chi gli sta vicino che, con molta probabilità, hanno innescato a livello fisico il repentino decadimento di mio padre.

Di quanto affermo ho ovviamente tutte le prove e non temo alcun tipo di azione giudiziaria, tipo querele intimidatorie da parte di chi segue attualmente mio padre.

Magari!

Venissero a confrontarsi in Tribunale perche’ io, nonostante questa brutta esperienza con la giudice Paola Scorza che ha in carico il processo di mio padre, credo ancora fermamente nella Giustizia e credo che nei Tribunali d’Italia la maggiore parte dei giudici siano uomini e donne giusti, che credono nel diritto e nella verità.

Le drammatiche risultanze di queste cartelle cliniche stridono, in maniera sconcertante, con le conclusioni a cui giunge la CTU, lo ripeto, una psicologa con nessuna competenza di tipo cardiologico, oncologico, neurologica e psichiatrico.

Di fronte a questo quadro, la linea d'azione è già tracciata:
“Ho già dato pieno mandato al mio legale di fiducia, l’avvocato Lorenzo Iacobbi, per contestare punto su punto tutte le omissioni della relazione del Professor Sani, che purtroppo sono state recepite in maniera acritica e acquiescente dalla CTU Lili Romeo.

Insieme al nostro perito di parte, presenteremo un articolato pacchetto di rilievi nel merito per pretendere un’integrazione del collegio peritale che includa figure imprescindibili come un cardiologo, un neurologo, un oncologo, e uno psichiatra, alla luce delle gravissime patologie emerse.”

La chiusura della dichiarazione è un accorato appello: “Mio padre Vittorio è in gravissimo pericolo di vita, continuamente sballottato da un evento ad un altro, solo per un mero business altrui!!.

Non intendo rimanere a guardare con le mani in mano, inerme, aspettando che se ne vada per sempre senza aver tentato l'impossibile pur di salvarlo.

Riterro’ responsabile chiunque sia stato vicino a mio padre e non ha fatto tutto quello che era giusto fare per salvargli la vita! Io non mi arrendo.

Denuncerò tutti coloro che hanno messo a repentaglio la vita di mio padre!”.

- SprayNews - Monica Macchioni

MILANO, ON.MAZZOCCHI (Presidente Cristiano Riformisti) A VANNACCI: “LE CITTA’ NON SONO CASERME, LA SICUREZZA VA GARANTITA RISPETTANDO LE LEGGI, NON CON SCORCIATOIE AUTORITARIE O ESAUTORANDO LE PREFETTURE”

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Come movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo profonda preoccupazione e ferma contrarietà rispetto alle ultime dichiarazioni del Generale Roberto Vannacci in merito alla scelta del Generale Carmelo Burgio come candidato a sindaco di Milano.

Come movimento riteniamo infatti che questa designazione confermi la preoccupante volontà di applicare una visione puramente militare al governo delle città, un modello rigido che contrasta radicalmente con la complessità dell’amministrazione civile e locale.

A colpire in modo particolare sono le affermazioni di Vannacci sulla gestione della sicurezza, con specifico riferimento al caso Rogoredo.

Sostenere che un generale possa risolvere la questione “subito” e senza il bisogno delle mediazioni del Prefetto rappresenta un attacco diretto alle istituzioni democratiche.

Come Movimento evidenziamo che la linea politica tracciata da Vannacci esce apertamente da qualsiasi schema costituzionale, ignorando il ruolo cruciale dei rappresentanti dello Stato e i principi di mediazione, dialogo e legalità su cui si fonda la nostra Repubblica.

Per noi Cristiano Riformisti le città non sono caserme: la sicurezza si garantisce nel rispetto delle leggi, della Costituzione e attraverso la cooperazione tra le istituzioni, non con scorciatoie autoritarie o l’esautorazione delle prefetture.

Difenderemo sempre il modello civile e democratico della gestione pubblica contro ogni deriva militarista “.

SprayNews - Monica Macchioni

TARANTO, IACOBBI ADERISCE AD AZIONE E CHIEDE IL GARANTE DEGLI ANZIANI

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Lorenzo Iacobbi aderisce ad Azione e presenta la proposta per istituire il Garante dei diritti delle persone anziane nel Comune di Taranto.

Nel complesso scenario dei movimenti partitici e delle riforme del welfare locale che interessano i distretti urbani e le province del Mezzogiorno, l’attenzione verso la tutela dei diritti fondamentali delle fasce di popolazione più vulnerabili rappresenta una priorità non più rinviabile per la pubblica amministrazione. La città di Taranto registra un significativo riassetto all’interno del proprio quadro politico e civile con l’annuncio ufficiale dell’ingresso dell’avvocato Lorenzo Iacobbi nelle fila di Azione. Iacobbi, stimato professionista e presidente nazionale del Centro Studi Famiglia, ha scelto di inaugurare questo nuovo percorso di militanza lanciando una forte e concreta iniziativa istituzionale: una proposta strutturata, elaborata in stretta sinergia con il consigliere comunale Enzo Di Gregorio, volta a istituire formalmente nel capoluogo ionico la figura indipendente del Garante dei diritti delle persone anziane.

Il superamento del bipolarismo fallimentare e l’approdo al centro liberale

La decisione dell’avvocato Iacobbi di aderire al partito guidato da Carlo Calenda giunge al termine di una breve esperienza maturata all’interno della Democrazia Cristiana tarantina. Il professionista, da oltre trent’anni impegnato in prima linea sul fronte delle problematiche sociali, assistenziali e del diritto di famiglia, ha spiegato la necessità di trasferire le proprie competenze in un progetto politico solido, dichiaratamente ispirato ai principi cardine dell’europeismo, del riformismo e della democrazia liberale e popolare. Secondo l’analisi di Iacobbi, l’attuale scontro bipolare ha dimostrato ampiamente il proprio fallimento, riducendosi a una sequenza di slogan urlati e promesse irrealizzabili che alimentano la disaffezione dei cittadini e l’astensionismo, mali che vanno combattuti ripristinando la cultura del buongoverno e della mediazione sul territorio.

La proposta di Enzo Di Gregorio in Consiglio comunale e lo schema di regolamento

L’ordito operativo del nuovo corso si è concretizzato immediatamente sul piano amministrativo. Il consigliere comunale di Azione, Enzo Di Gregorio, ha infatti depositato formalmente presso l’Ufficio Protocollo del Municipio un atto ufficiale accompagnato da una dettagliata bozza di regolamento comunale. Il testo, alla cui stesura ha contribuito attivamente lo stesso Iacobbi mettendo a disposizione il proprio bagaglio di competenze legali, mira a colmare una lacuna profonda nell’organizzazione interna dell’ente tarantino. L’obiettivo dichiarato dai promotori è quello di allineare tempestivamente la città d’arte ai modelli di civiltà e di protezione sociale già felicemente sperimentati e adottati con successo in altre realtà d’Italia, tra cui le Regioni Lombardia e Lazio e i Comuni di Genova, Siena, Sanremo e Trapani.

I tre ambiti di intervento del Garante: ascolto, vigilanza sulle RSA e invecchiamento attivo

Sotto il profilo strettamente tecnico e normativo, l’istituendo Garante degli anziani si configurerà come un organo di garanzia del tutto indipendente, privo di vincoli gerarchici con la giunta e, soprattutto, strutturato per operare in modo completamente gratuito, senza determinare alcun aggravio o costo per le casse del bilancio comunale. L’attività di questo presidio di civiltà si svilupperà in modo flessibile lungo tre principali direttrici d’intervento. Il primo settore sarà interamente dedicato all’ascolto e alla tutela diretta, mediante la raccolta di segnalazioni dei cittadini relative a disservizi o presunti abusi. Il secondo ambito riguarderà la vigilanza rigorosa sulle strutture residenziali e socio-sanitarie, comprese le RSA, e sulla qualità dell’assistenza domiciliare. Il terzo filone, infine, promuoverà le politiche volte all’invecchiamento attivo, per contrastare l’isolamento rionale.

Le persone anziane come memoria storica e pilastro del welfare familiare

Il manifesto ideale che sorregge il progetto mette al centro il valore intangibile della persona e il rispetto dovuto a una generazione che ha edificato il benessere del Paese e che troppo spesso si trova a fare i conti con la solitudine e le barriere dell’esclusione sociale. Iacobbi ha voluto ricordare come una comunità civile e moderna debba sapersi misurare dalla capacità di proteggere le proprie radici: «Le persone anziane sono la nostra memoria storica e molto spesso rappresentano il pilastro silenzioso del welfare familiare. Ma oggi una parte consistente di questa popolazione affronta quotidianamente difficoltà enormi, esposta al rischio di emarginazione e a pesanti ostacoli nell’accesso alle prestazioni sanitarie e ai tempi della medicina territoriale. Istituire il Garante a Taranto significa passare dalle parole ai fatti con un presidio a costo zero».

La cooperazione con l’Asl e il Terzo settore per un domani più umano

In ultima analisi, la richiesta di istituire questo nuovo organismo si offre alla pubblica opinione e ai cittadini come un’opportunità strategica per ricostruire un canale di comunicazione trasparente tra le famiglie e le istituzioni sanitarie locali. Il Garante avrà il compito di mantenere un confronto costante e costruttivo con i vertici dell’Asl di Taranto, con le associazioni del Terzo settore e con l’associazionismo rionale, raccogliendo i bisogni materiali e psicologici della popolazione per tramutarli in risposte rapide ed efficaci. Sradicare gli anziani dalla solitudine e i giovani dall’isolamento individuale degli schermi digitali, favorendo momenti di dialogo intergenerazionale all’aria aperta, costituisce la via maestra per far crescere il territorio. La parola passa ora all’esame del Consiglio comunale, con l’auspicio che l’assemblea sappia approvare la delibera all’unanimità nel segno della solidarietà e della giustizia sociale.

- SprayNews - Monica Macchioni