IL CASO GARLASCO E LE LEGGI AD PERSONAM
Di Monica Macchioni
Anche se la riforma della Giustizia avrebbe potuto avere un epilogo migliore e tradursi in qualcosa di davvero coraggioso e alieno da un giustizialismo del tutto fuori luogo – accompagnata magari nell’anno del Giubileo almeno da un indulto se non da una auspicabilissima amnistia – è’ innegabile che grazie al ministro Nordio e’ tornato in vita il divieto per il Pm di proporre appello contro le sentenze di assoluzione di primo grado, guarda caso, una delle proverbiali leggi “ad personam” dell’era Berlusconi.
Dispiace a maggior ragione leggere di Garlasco e dei tanti errori e delle tantissime omissioni fatte durante l’indagine del 2007, ma soprattutto dispiace immaginare la vita rovinata di un giovane promettente costretto ad anni di carcere senza la ragionevole certezza della sua colpevolezza.
Anzi: col dubbio della sua innocenza.
Eh si, perché se il delitto di Garlasco fosse stato compiuto oggi, nel 2025, anziché nel 2007, sicuramente Stasi dopo il primo grado di giudizio – assolto! – non sarebbe finito in carcere.
Forse non vi sarebbe finito nemmeno il vero colpevole o la vera colpevole, o i colpevoli, ma sicuramente Stasi avrebbe dovuto rielaborare il lutto atroce della morte della sua dolce metà ma non quello di finire dietro le sbarre dopo ben due sentenze di assoluzione.
E fatichiamo a pensare che per ben due volte i giudici si siano sbagliati nell’assolverlo.
Ma allora che cosa è’ successo?
Non sappiamo quali meccanismi si siano azionati nella provincia pavese, sappiamo però che l’attenzione per il caso di Garlasco, per i testimoni morti, per i “consigli” a ritrattare le prime versioni sicuramente qualcosa di sinistro, di insolito e di anomalo stanno nascondendo così come le rimozioni di alcuni inquirenti non si capisce per che fine, se casuale o se per rallentare o depistare le indagini.
I giornali sono pieni delle loro testimonianze.
E se è vero che esiste una verità giudiziaria e una verità reale, e’ altrettanto vero che di fronte a più di un dubbio sulla colpevolezza di Stasi, suonano sinistre anche le dichiarazioni dei genitori di Chiara Poggi che si ostinano nel voler vedere a tutti i costi nel fidanzato della loro figlia il solo e unico colpevole.
Cui prodest?
Cosa si cela dietro questa energia nell’opporsi a una revisione del processo, nell’accanirsi contro questo giovane?
La verità e’ sempre rivoluzionaria.
Che finalità c’è’ nel preferire come unica verità quella che per convenzione viene scritta nell’aula di un Tribunale a una altra verità forse ancora tutta da scoprire?
Eppure dalle ricostruzioni è’ innegabile il rapporto idilliaco di Chiara e Alberto.
Cosa non torna in tutta questa storia?
E’ molto interessante a tal proposito rileggere l’intervista dell’avvocato di Sempio che con grande sicurezza asserisce di essere convinto della innocenza del suo cliente così come di quella di Stasi.
Cosa mormora la provincia che il grande pubblico ancora non è riuscito ad intercettare?
E perché l’avvocato Lovati allude continuamente ad una altra verità ?
A chi sta mandando messaggi in codice quando parla citando un sogno che ha fatto?
Il livello di democrazia di un Paese lo si vede da due cartine tornasole: il funzionamento del sistema della Giustizia e lo stato delle carceri.
Con Garlasco, l’Italia ancora una volta ha dato e sta dando una pessima immagine di se’.


- SprayNews - Monica Macchioni
