GIUSEPPE BEA NOMINATO RESPONSABILE DIPARTIMENTO NAZIONALE PER LE IMPRESE E PUBBLICA ISTRUZIONE

Tempo di lettura: < 1 minuto

Nuova nomina per il partito Evoluzione e Libertà: il Segretario Nazionale Giuseppe Basile e il Presidente Mirko Greco hanno affidato a Giuseppe Bea la guida del Dipartimento Nazionale per le imprese e Pubblica istruzione.

Giuseppe Bea è il Presidente di CNA Pensionati Roma, membro della Direzione nazionale e provinciale della CNA (Sindacato della Confederazione Nazionale dell’Artigianato dedicato alla tutela, all’assistenza e alla rappresentanza degli anziani e dei pensionati) e componente esperto della Consulta del lavoro autonomo e delle professioni presso il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) .

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, ricopre inoltre la carica di Vice Presidente del Consorzio FINI Roma ed è Docente al Master di II Livello della Facoltà di Economia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

"Oggi, come si dice molto spesso, la politica è in crisi e la nascita di un nuovo partito è un elemento positivo, vuol dire che ci sta qualcuno che crede ancora nella politica.

La distanza tra popolo e politica è qualcosa che mi ha convinto ad accettare l'invito di Evoluzione e Libertà.

Oggi il ruolo delle imprese e dell'artigiano soffrono che è sempre stato un elemento trainante del Made in Italy, un mondo che fino a pochi anni fa vantava un milione di imprese, oggi è sceso. un altro punto è quello legato alle imprese che possono accedere al credito.

Tutto questo è legato alla pubblica istruzione perché il lavoro nasce dagli studi, oggi 100 mila giovani vanno all'estero e altri non hanno per l'istruzione necessaria. Prometto il massimo impegno su questi temi."

- SprayNews - Monica Macchioni

MERITOCRAZIA ITALIA: SI DIA VALORE ALLE PMI ANCHE A TUTELA DEI GIOVANI

Tempo di lettura: 2 minuti

L’Italia continua a interrogarsi sulle ragioni della fuga dei giovani, spesso riducendo il fenomeno alla ricerca di migliori opportunità all’estero. Ma c’è una verità meno raccontata, più scomoda e per questo più urgente da affrontare: una parte crescente delle nuove generazioni non rifiuta il lavoro in sé, ma rifiuta determinati contesti lavorativi. E tra questi, troppo spesso, rientrano le piccole e medie imprese, che pure rappresentano l’ossatura del sistema produttivo nazionale.

Il tessuto economico italiano si fonda su un equilibrio delicato e imprescindibile tra grandi imprese e PMI. Le prime non potrebbero esistere senza l’indotto garantito dalle seconde; le seconde, a loro volta, non avrebbero la forza di competere nei mercati globali senza il traino delle grandi organizzazioni.

È un rapporto di interdipendenza strutturale, che però oggi mostra segnali evidenti di squilibrio.

Le grandi aziende, spesso inserite in contesti internazionali, hanno progressivamente adottato modelli organizzativi evoluti: politiche di welfare aziendale, attenzione al benessere dei lavoratori, strumenti di flessibilità come lo smart working, investimenti in sostenibilità e inclusione. Le PMI, salvo virtuose eccezioni, faticano invece a tenere il passo. Non per mancanza di volontà, ma per limiti strutturali, economici e culturali che ne frenano la trasformazione.

Il risultato è un divario crescente di attrattività.

Il giovane che entra oggi nel mondo del lavoro non cerca soltanto un’occupazione, ma un ambiente in cui crescere, essere valorizzato, conciliare vita e lavoro, sentirsi parte di un progetto. Quando questo non avviene, la scelta non è tra Italia ed estero, ma tra contesti che offrono prospettive e contesti che non le offrono. Ed è in questo spazio che le PMI rischiano di perdere terreno, per incapacità di trattenere e attrarre capitale umano.

A rendere ancora più fragile questo equilibrio intervengono fattori esterni, come la recente crisi energetica. In un contesto di shock economici e geopolitici, le grandi imprese dispongono di strumenti di adattamento e contenimento che consentono loro di assorbire l’impatto. Le PMI, invece, risultano più esposte. E non di rado, le strategie di resilienza dei grandi player finiscono per scaricare parte della pressione proprio sull’indotto, comprimendo margini, riducendo commesse o internalizzando attività.

In questo meccanismo, il rischio è che la reazione del sistema si traduca in una progressiva marginalizzazione delle realtà più piccole.

Il punto non è contrapporre grandi imprese e PMI, ma riconoscere che senza un rafforzamento strutturale delle seconde, l’intero sistema è destinato a indebolirsi. E con esso, la capacità del Paese di offrire lavoro dignitoso, stabile e qualificato alle nuove generazioni.

Per questo Meritocrazia Italia ritiene necessario un cambio di paradigma. Non basta incentivare l’occupazione: occorre incentivare la qualità del lavoro. Non basta sostenere economicamente le imprese: occorre accompagnarle in un percorso di evoluzione organizzativa. È fondamentale favorire la diffusione, anche nelle PMI, di modelli che integrino innovazione, welfare, formazione continua e valorizzazione del merito. Allo stesso tempo, serve rendere accessibili strumenti e risorse che oggi risultano appannaggio quasi esclusivo delle grandi aziende. L’obiettivo deve essere rendere competitivo l’intero sistema, garantendo pari dignità e attrattività ai diversi contesti produttivi. Perché non esistono giovani che non vogliono lavorare nelle piccole e medie imprese, esistono invece piccole e medie imprese che devono essere messe nelle condizioni di diventare luoghi in cui valga la pena lavorare.

- SprayNews - Monica Macchioni

MAURIELLO (MERITOCRAZIA ITALIA): NELLE SOCIETA' DI CAPITALI TROPPE NOMINE E POSIZIONI DIRIGENZIALI SONO PRODOTTO DI EQUILIBRI POLITICI, FAMILIARI E AMICALI

Tempo di lettura: < 1 minuto

In Italia il merito è stato a lungo ridotto a parola d’ordine», afferma il Presidente di Meritocrazia Italia Walter Mauriello.

«Lo si invoca, lo si sbandiera, ma raramente lo si applica.

Per Meritocrazia Italia il merito non è una bandiera da sventolare nelle piazze: è un criterio operativo, misurabile, verificabile.

È il metodo con cui si assegnano responsabilità, risorse, opportunità.

Nelle società di capitali troppi consigli di amministrazione, troppe posizioni dirigenziali, troppe nomine sono il prodotto di equilibri politici, familiari, amicali.

Il risultato è un sistema dove il capitale rischia di essere remunerato non dalla capacità ma dal posizionamento.

Il Movimento propone: trasparenza dei criteri di nomina (ogni ruolo apicale deve avere un profilo di competenze pubblicato, indicatori di performance misurabili, e una procedura di selezione tracciabile), valutazione indipendente (i comitati per le nomine e le remunerazioni devono avere componenti esterni, scelti per competenza e non per appartenenza, con rotazione obbligatoria) e legame retribuzione-risultato (MBO – Management By Objectives – e LTI – Long Term Incentives – ancorati a KPI chiari, pubblici ex-post, e verificati da terzi indipendenti).

Un’azienda che seleziona per merito produce più valore, attira più capitale, resiste meglio alle crisi. Il merito è interesse degli azionisti, non solo dei lavoratori».

- SprayNews - Monica Macchioni

MAURIELLO (MERITOCRAZIA ITALIA): RAPPORTO ISTAT NEGATIVO, MA L'ITALIA PUO' RIPRENDERE A CRESCERE. CI VOGLIONO INVESTIMENTI E PREMIALITA'

Tempo di lettura: 2 minuti

«Senza merito, il capitale umano si disperde. Senza merito, il capitale economico si concentra per rendita, non per capacità. Senza merito, la formazione diventa certificazione formale, la carriera diventa anzianità, la politica diventa cooptazione», afferma il Presidente di Meritocrazia Italia Walter Mauriello.

«La conseguenza è semplice: un Paese che rallenta, che non seleziona le sue migliori energie, che confonde l’uguaglianza di opportunità con l’uniformità dei risultati.

Il rapporto dell’Istat, nell’anno in cui l’istituto celebra il proprio centenario, fotografa precisamente un'Italia così, che sconta ancora produttività debole e ritardi negli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità.

E l’occupazione non inclusiva, le disuguaglianze di genere e i carichi familiari rappresentano un ulteriore fattore che alimenta i divari nelle opportunità sociali ed economiche.

Con un numero di nascite inferiore ai decessi, il saldo naturale nel 2025 continua a essere negativo e la popolazione complessiva si mantiene stabile grazie a un saldo migratorio positivo che compensa quello della dinamica naturale.

Aumentano le persone senza figli e i figli unici, mentre continuano a diminuire le coppie con figli.

Ma nel presentare il rapporto, il presidente dell'Istat Francesco Maria Chelli ha sottolineato come l’economia italiana abbia mostrato nel 2025 segnali di resilienza in uno scenario globale complesso, segnato da tensioni geopolitiche.

Per cui le potenzialità di crescita ci sono.

Occorre sfruttarle valorizzando il nostro capitale umano.

È il rapporto stesso a evidenziare come: attraverso maggiori investimenti in istruzione, competenze digitali e innovazione.

I livelli occupazionali, il miglioramento delle condizioni salariali e, più in generale, il benessere collettivo si raggiungono non a parole ma coi fatti.

E i fatti ci dicono che la meritocrazia è l’unica strada per riprendere a crescere. Si primino talenti, volontà, disponibilità al sacrificio.

Ovunque ci sia merito come criterio univoco al progredire in carriera: nelle società di capitali, dove si deve passare da una logica di rendita a una di performance; nel commercio, dove pure si deve abbandonare la rendita di posizione e tornare alla competizione reale; nella formazione, dove la valutazione del percorso deve prevalere su quella del voto; e infine in politica, dove occorre spezzare il meccanismo deleterio della cooptazione».

- SprayNews - Monica Macchioni

GIORGIO BORGIATTINO PER MERITOCRAZIA ITALIA: IL NUCLEARE RICHIEDE UN'ACCETTAZIONE SOCIALE CHE SI PUO' OTTENERE SOLO CON UN PATTO ETICO TRASPARENTE CON I TERRITORI

Tempo di lettura: < 1 minuto

«Oggi il Governo presenta la manovra sul nucleare come un passaggio necessario verso la decarbonizzazione, ma non possono essere ignorate questioni critiche sulla reale sostenibilità sociale e democratica dell’approccio seguito finora » spiega Giorgio Borgiattino, direttore area Ambiente ed Energia per Meritocrazia Italia.

«Da anni chiediamo che si lavori meglio alla partecipazione dei comitati locali sul modello francese. Serve un confronto paritario, basato su una trasparenza radicale e sulla reale capacità di incidere sulle decisioni.

Per evitare che il nucleare diventi l’ennesimo terreno di scontro sociale, occorre comprendere che la legittimità di un’opera non si costruisce con le norme, ma con il consenso informato.

Senza un rigoroso dibattito pubblico che valuti costi, rischi e alternative, il pericolo è di trasformare la democrazia energetica in un ulteriore fattore di polarizzazione e incertezza.

Il nucleare richiede un’accettazione sociale che non si ottiene con le scorciatoie normative, ma solo con un patto etico trasparente con il territorio»


-SprayNews - Monica Macchioni

AGRICOLTURA, ON. MAZZOCCHI (Presidente Cristiano Riformisti): “STOP ALLE SPECULAZIONI ALIMENTARI:DIFENDIAMO LE FAMIGLIE E I PRODUTTORI”

Tempo di lettura: < 1 minuto

I prezzi nei mercati continuano a salire in modo esoso, mentre chi coltiva la terra riceve pochi centesimi. Questa deriva speculativa lungo la filiera va fermata subito.

Rincari esosi lungo la filiera distributiva stanno penalizzando pesantemente i bilanci delle famiglie italiane e calpestando la dignità dei produttori agricoli costretti spesso a svendere i propri prodotti sotto i costi di produzione.

Chiediamo pertanto al Ministro Lollobrigida un intervento immediato e strutturale attraverso un apposito Disegno di legge che introduca regole severe e stringenti a tutela dei cittadini e del mondo agricolo.

Non possiamo permettere che il cibo diventi un bene di lusso a causa di passaggi intermedi oscuri e speculativi.

Stare vicino alle famiglie più vulnerabili significa volere una democrazia inclusiva che affronti concretamente i problemi della famiglia.

Lo ha detto l’on. Antonio Mazzocchi, Presidente del Movimento Cristiano Riformisti.

- SprayNews - Monica Macchioni

LETIZIA BONELLI DA' VOCE ALL'INCLUSIONE CON "OLTRE LE BARRIERE, NESSUNO ESCLUSO"

Tempo di lettura: < 1 minuto

Letizia Bonelli ha fatto della sua professione un impegno sociale e civile per dare a voce agli umani.

Con lo slogan “Oltre le Barriere, Nessuno Escluso” ha raccolto storie vere, emozioni autentiche e testimonianze di diritti, inclusione e solidarietà.

Laureata in Giurisprudenza con master in Criminologia Forense, Letizia Bonelli è esperta in diritto all’oblio e reputazione digitale. Giornalista, filosofa nell’anima e custode della dignità umana, è presidente di associazioni impegnate nel sociale e nella tutela dei diritti, promuovendo una comunicazione fondata su etica, rispetto e dignità della persona.

“Siamo costantemente collegati online, aiutati dal supporto dell’intelligenza artificiale.

Tuttavia si tralascia l’uguaglianza tra noi essere umani.

Oggi ho voluto dare un segnale con l’iniziativa "Oltre le Barriere Nessuno Escluso”. 

Tanti i relatori che hanno portato il contributo delle loro professioni nell’ambito della disabilità; dalla terapia al supporto psicologico.

Raccontare la disabilità con occhi diversi, con gli occhi di chi ne è coinvolto tutti i giorni.

Aiutare il prossimo non è una debolezza; riconoscere i diritti fondamentali oltre all’empatia e al sociale.

A scuola è un meraviglioso strumento di inclusione che si può utilizzare per portare la disabilita nella società e non come fosse un difetto.

Possibilità di offrire più servizi che fanno vivere serenamente, senza differenze.

La disabilità non è un limite. Assumersi la responsabilità che ogni persona possa partecipare a ogni iniziativa del quotidiano.

“Non bisogna festeggiare solo la ricorrenza del 2 aprile dedicata alla sensibilizzazione della disabilità” , ha dichiarato Letizia Bonelli.

I relatori hanno ribadito difatti la poca progettualità.

Si deve optare a un lavoro reale fatto con responsabilità, iniziando dalle autorità e le istituzioni.

Per vedere il video completo

Per maggiori informazioni su Letizia Bonelli

- SprayNews - Monica Macchioni

MEDNOVA AVVIA I NUOVI CORSI DI SUTURE: ULTIMI POSTI DISPONIBILI PER IL MODULO AVANZATO

Tempo di lettura: < 1 minuto

Il 6 maggio si è svolto con successo il primo appuntamento formativo; in calendario le nuove date del 14 e 18 maggio alla Croce Rossa di Caltanissetta.

Si è tenuto ieri, 6 maggio, il corso di suture avanzato organizzato da Mednova, un appuntamento che ha registrato un’ampia partecipazione e un forte interesse da parte dei presenti.

La giornata si è svolta in un clima di lavoro attento e collaborativo, con esercitazioni pratiche che hanno permesso ai partecipanti di confrontarsi direttamente con il dottor Giovanni Di Lorenzo. Il riscontro positivo raccolto al termine delle attività conferma la qualità del percorso formativo avviato.

Prosegue adesso il programma dei corsi, con due nuove date rivolte a professionisti e studenti che intendono consolidare o acquisire competenze pratiche nel campo delle suture.

Il 14 maggio è previsto il corso di suture avanzato, dedicato a chi ha già frequentato il modulo base e desidera perfezionare tecniche più complesse. Il programma comprende esercitazioni di sutura vascolare e intestinale e la prova idropneumatica per la verifica della tenuta.

Tutto il materiale necessario sarà fornito dall’organizzazione.
Per garantire un’attività laboratoriale adeguata, il numero dei partecipanti è limitato: rimangono disponibili solo due posti.

Il 18 maggio si terrà invece il corso di suture di livello base, pensato per chi intende apprendere le tecniche fondamentali e sviluppare manualità attraverso esercitazioni guidate.

Entrambi i corsi saranno condotti dal dottor Giovanni Di Lorenzo, chirurgo e responsabile dell’UOSD Coordinamento Sale Operatorie.
Le attività si svolgeranno nei locali della Croce Rossa Italiana di Caltanissetta.

Per informazioni e prenotazioni: 334 8600397 (Giulia).

- SprayNews - Monica Macchioni

PONTE SULLO STRETTO, RUVOLO (PATTO ITALIA): “GOVERNO DELLE PROMESSE MANCATE, METTANO IN LIQUIDAZIONE LA SOCIETA’ STRETTO DI MESSINA S.P.A.”

Tempo di lettura: < 1 minuto

Come Presidente di Patto Italia, ma anche come Siciliano, esprimo tutta la mia indignazione per aver letto che i fondi previsti per il Ponte sullo Stretto sono rinviati al 2030.

Dunque chi pagherà la penale? Lo dico da anni che questa grande opera - a cui non sono contrario sulla carta e per principio ovviamente - non si farà mai perché non ci sono i presupposti reali per farla.

Non ci sono mai stati. Questo e’ davvero su tutta la linea il Governo delle promesse mancate.

Chiedo pertanto che venga formalmente chiusa la vicenda mettendo in liquidazione la società Stretto di Messina spa, perché non è stata in grado di produrre nulla se non consulenze, stipendi, prebende e indennità, per gli amici e gli amici degli amici.

Che ovviamente abbiamo pagato e che pagheremo integralmente noi cittadini. Salvini e’ venuto a metterci la faccia qui in Sicilia.

Da oggi tutto il mondo sa che la sua parola non dura nemmeno 24ore”.

- SprayNews - Monica Macchioni

MERITOCRAZIA ITALIA SUL 'DECRETO 1 MAGGIO': NON BASTA SOSTENERE IL LAVORO, SERVE RESTITUIRGLI VALORE

Tempo di lettura: 3 minuti

Il Governo si appresta ad adottare un nuovo decreto in vista della Festa dei Lavoratori del 1° maggio 2026, con l’obiettivo di intervenire sul potere d’acquisto e sull’occupazione.

Le direttrici annunciate – rafforzamento del taglio del cuneo fiscale e incentivi alle assunzioni e misure per il lavoro stabile – si inseriscono nel solco degli interventi già adottati negli ultimi anni.

Il taglio del cuneo fiscale, già oggetto di interventi parziali negli ultimi anni, se non reso stabile e permanente, resta una misura temporanea, incapace di orientare le scelte di lungo periodo di imprese e lavoratori. Gli incentivi alle assunzioni, se non vincolati in modo rigoroso alla qualità e alla durata dei rapporti di lavoro, continueranno a favorire dinamiche precarie, senza garantire una reale stabilità occupazionale. Le misure sul lavoro stabile, infine, risultano ancora marginali e non inserite in una strategia complessiva capace di incidere su produttività, salari e crescita economica.

Lavorare in Italia non garantisce più sempre una condizione di vita dignitosa, in quanto il costo del lavoro resta elevato per le imprese ed il reddito netto insufficiente per i lavoratori. Il fenomeno del lavoro povero si è consolidato negli ultimi anni, producendo un effetto ancora più profondo:la progressiva perdita di fiducia nel lavoro come strumento di crescita personale e sociale. Quando il lavoro non premia, non motiva. Quando non consente di costruire stabilità, indebolisce il legame tra individuo e sistema produttivo. È qui che si gioca la vera sfida: restituire valore al lavoro, non solo sostenerlo.

Serve una riforma strutturale capace di superare definitivamente la logica delle misure temporanee e fondata su quattro pilastri: dignità del reddito, stabilità occupazionale, valorizzazione del merito e crescita della produttività.

Meritocrazia Italia insiste sulla necessità di adottare le seguenti misure:

- riduzione stabile e permanente di almeno 6 punti percentuali, attraverso un meccanismo automatico e non soggetto a proroghe annuali. Solo una misura strutturale consente di aumentare in modo concreto il reddito netto dei lavoratori e, allo stesso tempo, di offrire alle imprese un quadro certo e prevedibile per programmare investimenti e occupazione;

- introduzione di una soglia minima salariale di almeno 11 euro lordi/ora, aggiornata periodicamente in base al costo reale della vita, per garantire a ogni lavoratore un livello di reddito dignitoso nei settori privi di adeguata tutela contrattuale. Non una misura assistenziale, ma uno strumento di equità e responsabilità, capace di ristabilire condizioni corrette di concorrenza e contrastare il lavoro povero;

- costruire un sistema che premi concretamente il merito, con detassazione strutturale degli aumenti legati alla produttività, rafforzamento della contrattazione aziendale e introduzione di strumenti di partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa. Il lavoro deve tornare a essere un percorso di crescita: chi produce di più, chi investe nelle proprie competenze e contribuisce allo sviluppo dell’impresa deve essere riconosciuto e valorizzato;

- accesso alle agevolazioni limitato a contratti a tempo indeterminato o comunque caratterizzati da una durata minima garantita, con meccanismi automatici di restituzione in caso di cessazioni anticipate;

- riduzione del carico contributivo per le imprese che dimostrano, nel tempo, un incremento dei salari reali e della stabilità occupazionale, attraverso sistemi trasparenti di valutazione dell’affidabilità;

- creazione di un sistema nazionale realmente efficiente di incontro tra domanda e offerta, con valutazione degli enti basata sui risultati occupazionali effettivamente generati;

- integrazione stabile tra percorsi formativi e mondo produttivo, con rafforzamento dei percorsi tecnico-professionali e incentivi alle imprese che investono nella formazione dei giovani;

- potenziamento degli strumenti ispettivi e digitali, con incrocio dei dati e responsabilità estesa lungo tutta la filiera produttiva, per garantire equità e contrastare fenomeni di dumping contrattuale.

Il 2026 deve segnare un passaggio netto: dalle politiche emergenziali a una riforma strutturale del lavoro capace di restituire stabilità, prospettiva e fiducia.

Meritocrazia Italia chiede di costruire un sistema in cui il lavoro garantisca dignità, ma soprattutto offra reali possibilità di crescita, premiando l’impegno, le competenze e il contributo di ciascuno. Perché senza merito non c’è crescita, senza crescita non c’è fiducia, e senza fiducia il lavoro perde il suo valore più profondo, essere motore di libertà, dignità e futuro.

- SprayNews - Monica Macchioni