ROMA ACCENDE I RIFLETTORI SULL'ALTA MODA: IL ROME FASHION SHOW CELKEBRA TALENTO, SOSTENIBILITA' E VISIONE INTERNAZIONALE

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Di Gabriella Chiarappa

L'Alta Moda torna protagonista a Roma con un appuntamento che, anno dopo anno, consolida il proprio ruolo nel panorama fashion italiano. È questa l'identità del Rome Fashion Show #Haute Couture, che il 18 e 19 luglio torna al Salone delle Colonne dell'EUR per la sua terza edizione, confermandosi uno degli appuntamenti più interessanti del calendario dedicato all'Alta Moda.

Ideata dal direttore artistico Steven G. Torrisi, la manifestazione nasce da una visione precisa: riportare Roma al centro del dialogo internazionale sulla couture, valorizzando il patrimonio sartoriale italiano e aprendo la passerella a nuovi linguaggi creativi e a designer provenienti da diversi Paesi.

La prima giornata sarà dedicata ai talenti emergenti e alla moda sostenibile, con collezioni che interpretano il lusso attraverso ricerca, innovazione e rispetto per l'ambiente.

Sfileranno giovani creativi, accademie e realtà internazionali come Swiss Fashion Impulse, la Scuola di Moda di Lugano, l'Istituto Viola, l'Istituto Aniene, insieme alle creazioni di Paola Bignardi, Concita Petralito, Saro Mattia Taranto e alle capsule collection promosse da Coldiretti Donne, dove natura e design trovano un punto d'incontro.

Il programma del 18 luglio offrirà anche un momento di confronto dedicato alla prevenzione della violenza di genere, all'educazione affettiva e alla cultura del rispetto, confermando come la moda possa essere non soltanto espressione estetica, ma anche strumento di riflessione e responsabilità sociale.

In questa direzione si inserisce anche il Re-Eco Fashion Award, promosso insieme alla Fondazione UniVerde, un progetto destinato a premiare i brand che sapranno distinguersi per il loro impegno verso una moda sempre più sostenibile.

Il 19 luglio sarà invece la giornata dell'Alta Moda. Sulla passerella romana sfileranno le collezioni di Gianni Calignano, Giovanni Cannistrà, Franco Ciambella, Nino Lettieri, Michele Miglionico e Gian Paolo Zuccarello, affiancati da designer internazionali come Mario Benton, al debutto in Italia dagli Stati Uniti, Rezarta Skifteri dall'Albania, Pina Grasso, Salvatore Pappacena e Pietro Paradiso.

A impreziosire la manifestazione sarà anche Pantheon Roma, maison della profumeria artistica italiana che, attraverso le proprie fragranze, continua a raccontare il legame tra arte, storia e bellezza della Città Eterna.

L'intera manifestazione sarà trasmessa in diretta mondiale da MR TV Models Runway, contribuendo a dare visibilità internazionale a un evento che, edizione dopo edizione, amplia il proprio respiro.

Il Rome Fashion Show conferma così la volontà di raccontare una moda che non guarda soltanto alle tendenze, ma al valore delle persone, della creatività e del saper fare. Perché l'Alta Moda continua a essere una delle espressioni più autentiche dell'eccellenza italiana, capace di innovare senza rinunciare alla propria identità.

- SprayNews - Monica Macchioni

L'EUROPA INTERVIENE CON IL DIGITAL FAIRNESS ACT. UN PUNTO A FAVORE TEL T.U. SOCIAL DI MERITOCRAZIA ITALIA

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La Presidente della Commissione europea, intervenendo il mese scorso, al Vertice europeo sull’intelligenza artificiale e i bambini, tenutosi a Copenaghen, ha reso noto l’obiettivo del Digital Fairness Act (DFA) in corso di redazione, una disposizione normativa che mira a introdurre misure contro le pratiche delle piattaforme digitali che puntano a creare dipendenza nei minori.

Il problema principale concerne, nello specifico, i rischi che i game veicolano attraverso le moderne strategie di marketing dell’industria videoludica. Si stima che un terzo dei videogiocatori totali del 2025 abbia tra i 6 i 16 anni.

Il DFA europeo non andrà a sostituire i regolamenti esistenti ma dovrebbe colmare le lacune ancora presenti e perfezionare la sicurezza dei consumatori in questo ambito.

La presentazione ufficiale della proposta da parte della Commissione europea ci sarà, con molta probabilità, entro la fine dell’anno.

Tra le principali previsioni del DFA, accanto alla limitazione delle c.dd. «trappole d’acquisto», di quelle interfacce ingannevoli progettate per indurre gli utenti a compiere scelte non intenzionali, anche e soprattutto misure tese a rafforzare la tutela dei minori. Le norme in fase di redazione puntano, in primis, a contrastare tutte quelle pratiche digitali, ingannevoli e manipolative, idonee a creare dipendenza, specie nei contesti di fragilità o immaturità psicologica.

Tra le più significative, l’Europa punta al blocco delle notifiche push continue e destinate ai minori e, soprattutto, all’introduzione di sistemi standardizzati a livello europeo per garantire che i minori non accedano a piattaforme non idonee.

Proprio il divieto di utilizzo delle piattaforme al di sotto di certi limiti di età, è da tempo, auspicato da parte di Meritocrazia Italia con il Testo Unico Social, con il quale si propone anche di:

- imporre alle piattaforme digitali di dotarsi delle misure tecniche idonee a filtrare contenuti illeciti e a raccogliere efficacemente e tempestivamente le relative segnalazioni,

- disciplinare un’azione risarcitoria esperibile da chi subisce danni dall’uso malsano e distorto dei social e di internet;

- affidare agli operatori di settore migliori e più chiare linee di indirizzo sulla definizione dei contenuti illeciti e implementare le ipotesi di reato per le offese perpetrate sui social;

- favorire la leale collaborazione tra gestori delle piattaforme e autorità giudiziarie e amministrative, dotando ogni cittadino di un account da scrivere sul documento di identità;

- predisporre una formazione scolastica adeguata sull’utilizzo dei social;

- consentire l’utilizzo e la visione di programmi per i minori di anni 16 solo per tempi limitati, per non più di un’ora giornaliera.

I pregiudizi dovuti a sviluppo di dipendenza, aggressività, depressione potrebbero, purtroppo essere irreversibili.

Per questo, oltre a nuovi divieti, Meritocrazia ritiene necessario implementare anche un adeguato sistema di formazione e prevenzione. Ancora una volta, sono le scuole, in sinergia con famiglie e Istituzioni, a poter fornire le giuste risposte. A tal proposito si suggerisce di:

- incentivare programmi e campagne di informazione e sensibilizzazione;

- introdurre l’insegnamento di una nuova disciplina specifica come l’educazione digitale, a partire dalla scuola primaria. Nei bambini più piccoli l’educazione digitale potrebbe incentivare il corretto uso e abituare a limiti adeguati. Nei ragazzi più grandi, questa nuova disciplina, potrebbe costituire una valida guida volta non solo allo sviluppo delle corrette potenzialità delle moderne tecnologie ma, soprattutto, alla consapevolezza sui rischi e sulle strategie per aggirarli.

Stop war.
-SprayNews - Monica Macchioni

MERITOCRAZIA ITALIA SU SMART WORKING E SICUREZZA: DAL 7 APRILE PIU' SANZIONI, MA SERVONO REGOLE CHE FUNZIONINO DAVVERO

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Il lavoro agile rappresenta oggi una componente strutturale del sistema produttivo italiano. Dopo la diffusione massiva tra il 2020 e il 2022, non è più uno strumento emergenziale, ma una modalità ordinaria di organizzazione del lavoro, destinata a restare.

La disciplina di riferimento è quella introdotta con la l. n. 81 del 14 giugno 2017, che ha fissato un principio chiaro: la tutela della salute e sicurezza del lavoratore deve essere garantita anche al di fuori dei locali aziendali. In particolare, l’art. 22 impone al datore di lavoro di fornire un’informativa scritta sui rischi connessi allo svolgimento dell’attività in modalità agile. Tuttavia, a distanza di quasi dieci anni, il sistema applicativo ha mostrato limiti evidenti: l’informativa è stata troppo spesso ridotta a un adempimento formale, standardizzato e privo di reale contenuto preventivo. Il lavoro agile è rimasto, nella maggior parte dei casi, esterno al sistema concreto di gestione della sicurezza aziendale, senza una reale integrazione nel Documento di Valutazione dei Rischi: si è così determinato un disallineamento profondo tra la diffusione del lavoro agile e l’effettività delle tutele.

A partire dallo scorso 7 aprile, questo equilibrio è cambiato in modo significativo. L’obbligo già previsto dal 2017 è diventato finalmente effettivo: la mancata consegna dell’informativa espone il datore di lavoro a conseguenze rilevanti sotto il profilo sanzionatorio e della responsabilità civile, soprattutto nei casi di infortuni o patologie connesse al lavoro svolto da remoto.

Non viene introdotto un nuovo obbligo, ma viene resa effettiva una norma rimasta per anni sostanzialmente inattuata. Il cambiamento è quindi sul piano sanzionatorio, non sulla qualità del sistema.

Emergono però anche delle criticità rilevanti.

Si interviene nel 2026 su un obbligo introdotto nel 2017 senza aver mai costruito strumenti operativi adeguati. Si sanziona la mancata informativa, ma non si garantisce la qualità dei contenuti. Le aziende restano prive di standard nazionali di riferimento e sono lasciate a una discrezionalità che aumenta l’incertezza giuridica.

Il perimetro della responsabilità datoriale resta inoltre indefinito, soprattutto in relazione a prestazioni svolte in ambienti non direttamente controllabili, come quelli domestici: ne deriva il concreto rischio di interpretazioni estensive dell’obbligo di tutela di cui all’art. 2087 c.c., con un conseguente aumento del contenzioso.

In questo scenario, l’informativa rischia di trasformarsi in uno strumento meramente difensivo, utilizzato per limitare responsabilità, più che in una reale misura di prevenzione. Il risultato è un sistema più severo, ma non necessariamente più efficace.

Per rendere il sistema realmente efficace, è necessario un intervento strutturale, immediatamente operativo e giuridicamente certo. Meritocrazia Italia reputa necessario:

- adottare, entro un termine certo e non superiore a novanta giorni, modelli nazionali obbligatori di informativa, differenziati per settore e mansione, con contenuti minimi vincolanti. L’utilizzo di tali modelli deve costituire parametro di riferimento per la valutazione della correttezza dell’adempimento, garantendo certezza giuridica alle imprese e uniformità applicativa;

- superare l’impianto del 2017 introducendo una disciplina organica del lavoro agile, aggiornata alla realtà consolidata post-2020, anche attraverso un testo unico di riferimento;

- integrare il lavoro agile in modo effettivo e verificabile nel Documento di Valutazione dei Rischi, mediante l’introduzione obbligatoria di una sezione specifica dedicata ai rischi connessi alla prestazione da remoto, alle misure adottate e alle modalità di prevenzione;

- affiancare all’obbligo di informazione un obbligo di formazione reale, periodica e tracciata, idoneo a garantire la concreta comprensione dei rischi da parte del lavoratore. Tale formazione deve assumere rilievo anche ai fini della valutazione dell’adempimento datoriale;

- prevedere strumenti operativi concreti per le piccole e medie imprese, attraverso piattaforme pubbliche che mettano a disposizione modelli standard, linee guida e supporto tecnico, evitando che l’adeguamento si traduca in un aggravio burocratico;

- chiarire il perimetro della responsabilità del datore di lavoro nel lavoro agile, introducendo criteri normativi che tengano conto dei limiti oggettivi di controllo sugli ambienti esterni all’azienda;

- orientare il sistema dei controlli alla sostanza e non alla forma, prevedendo una prima fase di adeguamento assistito e una successiva fase sanzionatoria solo in caso di persistente inadempimento.

Dal 7 aprile 2026 cambia il regime sanzionatorio, ma non cambia, allo stato, la qualità del sistema. Si interviene a distanza di quasi dieci anni dalla norma originaria senza aver mai costruito un modello realmente applicabile, lasciando imprese e lavoratori in un quadro di incertezza operativa e giuridica.

La sicurezza nel lavoro agile non può essere affidata a un documento, né può essere garantita attraverso un incremento delle sanzioni: richiede regole chiare, strumenti concreti e responsabilità definite. In assenza di questi elementi, il rischio è evidente: imprese sempre più esposte a responsabilità e lavoratori solo formalmente tutelati.

Stop war.

- SprayNews - Monica Macchioni

ESTERINA, ANASTASIA PARIS, LA FAMOSA CHEF DI FUTURA A ROMA INVESTE SUL PASSATO E A CIVITAVECCHIA RIAPRE LO STORICO LOCALE CHE SA DI CASA E DI MARE

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Di Monica Macchioni

Il celebre ristorante sul mare Esterina di Civitavecchia ha riaperto affidando la direzione e l’ideazione del menu alla chef abruzzese Anastasia Paris. La gestione operativa quotidiana della cucina è affidata allo chef Daniele Conte, affiancati dal maître e sommelier Gabriele Recanatesi e dalla pastry chef Chiara Pannozzo.

Il progetto gastronomico si concentra sulla reinterpretazione del pescato locale con tecniche contemporanee, proponendo una cucina di mare che unisce la tradizione marinara del litorale a preparazioni moderne come affumicature e lavorazioni del quinto quarto di pesce.

“Abbiamo voluto distinguerci anche dal punto di vista dell’impatto visivo, della immagine.

Non e’ il solito ristorante di mare dove prevalgono i colori azzurro e bianco.

Abbiamo scelto di fare una cosa diversa.

Nella sala dove si mangia prevale il marrone proprio per dare una idea di casa e di vissuto antico, un omaggio alla donna Esterina così conosciuta a Civitavecchia.

Il panorama è’ bellissimo.

Si mangia il mare sul mare. Per me che sono abruzzese e che ho comunque lavorato molto anche sul pesce e’ anche una sfida bella, richiamare i valori e i gusti del passato rivisitandoli.

Una delle nostre specialità e’ ad esempio cucinare le canocchie di mare che qui sono molto diffuse ma che in altri mercati si trovano poco”.

“Mi dividerò tra Roma dove il progetto guarda al futuro e Civitavecchia dove invece lo sguardo e’ rivolto alla tradizione, alla valorizzazione del pescato del giorno, anche con tecniche nuove che prevedono la lavorazione del pesce freschissimo in una cella ad hoc proprio per far scoprire al pubblico sapori inediti”.

- SprayNews - Monica Macchioni

CONSENSO E BORGO BLU INSIEME A EXPOAID 2026: UNA VISIONE CONDIVISA PER L'INCLUSIONE

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Di Sonia Giugno

Le due cooperative siciliane presentano a Rimini un modello di collaborazione che mette al centro il Progetto di Vita delle persone con disabilità.

La cooperativa sociale Consenso di Caltanissetta e Borgo Blu di Mazara del Vallo parteciperanno insieme a ExpoAid 2026 – “Io, persona di valore”, il principale appuntamento nazionale dedicato alle persone con disabilità, all’inclusione e ai progetti di vita, in programma dal 25 al 27 giugno al Palacongressi di Rimini.

La presenza congiunta delle due cooperative rappresenta un ulteriore passo in un percorso di collaborazione nato alcuni anni fa e consolidatosi attraverso il confronto e la condivisione di esperienze.

Una relazione che si è trasformata nel tempo in una visione comune, fondata sulla convinzione che costruire relazioni significhi creare opportunità, rafforzare gli interventi e ampliare le prospettive per le persone con disabilità e le loro famiglie.

«La partecipazione a ExpoAid 2026 rappresenta un momento importante – dichiarano le due cooperative – perché ci consente di condividere un’esperienza significativa, dare visibilità a un percorso costruito insieme e rafforzare un’identità capace di anticipare i bisogni e le sfide che il territorio ci pone quotidianamente».

La collaborazione tra Consenso e Borgo Blu va ben oltre l’evento riminese. Le due realtà sono impegnate nello sviluppo di opportunità a livello regionale attraverso un dialogo costante con istituzioni, enti di formazione, università, realtà del Terzo settore e imprese, con l’obiettivo di realizzare progetti innovativi e sostenibili.

Particolare attenzione è rivolta all’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, con un approccio che valorizza le capacità individuali e costruisce percorsi personalizzati.

Ne è un esempio il lavoro della cooperativa Consenso nel pastificio artigianale etico L’Arte dei Primi, dove l’attività produttiva diventa occasione di crescita personale, professionale e sociale per giovani con disabilità psichica e disturbo dello spettro autistico, attraverso l’Analisi Comportamentale Applicata (ABA) e il Customized Employment.

Borgo Blu sviluppa invece il proprio percorso investendo nel nuovo biscottificio, valorizzando tradizioni, saperi e produzioni locali, e dimostrando come inclusione e qualità possano procedere insieme generando valore per l’intera comunità.

Esperienze diverse ma unite dalla stessa visione: creare percorsi di vita adulta che valorizzino capacità, talenti e aspirazioni.

Per entrambe le cooperative, l’inserimento lavorativo non è soltanto una risposta occupazionale, ma una componente essenziale del Progetto di Vita della persona.

Il lavoro diventa uno strumento per sviluppare autonomie, rafforzare competenze, costruire relazioni significative e assumere un ruolo attivo nella comunità.

Nel tempo, Consenso e Borgo Blu hanno costruito una rete di collaborazioni con numerose organizzazioni in tutta la Sicilia.

Un patrimonio di esperienze che oggi permette di dare maggiore forza alla voce delle persone con disabilità e delle loro famiglie, che chiedono percorsi personalizzati e risposte capaci di valorizzare aspirazioni e competenze.

«La partnership tra Consenso e Borgo Blu non è un’etichetta né una semplice alleanza organizzativa, ma una visione condivisa» afferma la referente di Consenso, Roberta Italiano.

«Quando più realtà scelgono di mettere in comune esperienze e conoscenze, diventa possibile generare percorsi più efficaci e risposte coerenti con i desideri, le capacità e le aspirazioni delle persone».

Quella che si presenterà a Rimini non è una rete chiusa né un progetto per pochi.

È un invito rivolto a tutte le realtà del settore che condividono la convinzione che l’inclusione non sia un servizio da erogare, ma un valore da costruire ogni giorno attraverso relazioni, competenze e responsabilità condivise.

«Le sfide che riguardano le persone e le famiglie non possono essere affrontate da una sola organizzazione – sottolinea Piero Titone, presidente di Borgo Blu –.

Richiedono alleanze, confronto, ricerca, innovazione e una capacità condivisa di guardare oltre l’oggi.

È questa la direzione che Consenso e Borgo Blu porteranno a Rimini: la convinzione che costruire comunità inclusive significhi creare contesti in cui ogni persona possa vedere riconosciuto il proprio valore, esprimere le proprie potenzialità e trovare opportunità all’interno del proprio Progetto di Vita».

- SprayNews - Monica Macchioni

NASCE IL NUOVO MINISTERO ABILITA' DIVERSE DI MERITOCRAZIA ITALIA, SOTTO LA GUIDA DI ANGELO FERRARA

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«È stato un onore ricevere questo incarico, che ho subito accettato con entusiasmo» dice Angelo Ferrara, nuovo Ministro Abilità diverse per Meritocrazia Italia.

«Credo che un Movimento che si propone di contribuire al ripristino dell’equità sociale non possa trascurare tutte le problematiche connesse alla disabilità.

In linea con i valori da sempre professati da Meritocrazia, nei quali credo fermamente, cercherò di lavorare avanzando proposte volte a garantire che ogni persona possa emergere secondo le proprie abilità e soprattutto sia messo nelle condizioni di scoprire il proprio personale talento, e di svilupparlo, per la migliore realizzazione di sé.

Tutti, proprio tutti, possiamo essere valore aggiunto per la comunità.

È il merito, quello fatto non di premialità e di eccellenza, ma di opportunità e di valorizzazione delle infinite diversità il motore del progresso».

- SprayNews - Monica Macchioni

MERITOCRAZIA ITALIA: DIVARIO TRA STIPENDI LAVORATORI E COMPENSI DEI GRANDI DIRIGENTI AZIENDALI E' SPROPORZIONATO E NON MERITOCRATICO

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Negli ultimi anni il divario tra gli stipendi dei lavoratori e i compensi dei grandi dirigenti aziendali è aumentato in modo significativo.

Ogni giorno milioni di dipendenti vedono ridursi il proprio potere d’acquisto a causa dell’inflazione, della precarietà e dei salari stagnanti, mentre i Ceo delle grandi multinazionali continuano a registrare compensi record, incassando miliardi anche solo attraverso dividendi e rendite finanziarie.

Un aspetto ancora più critico è che tali retribuzioni risultano spesso scollegate da merito e risultati concreti, non essendo rapportate alla reale performance aziendale o al valore generato per i lavoratori e la collettività.

Tutto questo pone interrogativi profondi sul modello economico in essere e sulle crescenti disuguaglianze. I sostenitori dell’attuale sistema economico evidenziano che gli alti compensi ai Ceo sarebbero giustificati dalle responsabilità strategiche e dalla capacità di generare crescita, occupazione e innovazione. I dividendi rappresentano una forma legittima di remunerazione del capitale investito e incentivano gli investimenti nelle imprese. Le grandi aziende globali contribuiscono allo sviluppo economico, alla competitività internazionale e alla creazione di valore per azionisti e mercati.

Tuttavia emergono criticità sempre più evidenti. La distanza tra salari medi e compensi dirigenziali è diventata sproporzionata. Molti lavoratori, pur occupati a tempo pieno, non riescono a sostenere il costo della vita. La concentrazione della ricchezza in poche mani rischia di indebolire la coesione sociale e la fiducia nelle istituzioni.

La percezione che i vertici aziendali possano beneficiare di stipendi milionari indipendentemente dai risultati, mentre i dipendenti faticano a mantenere un tenore di vita dignitoso, alimenta un senso crescente di ingiustizia sociale, soprattutto tra giovani, precari e lavoratori a basso reddito.

Per costruire un sistema più equo e sostenibile Meritocrazia Italia ritiene che sia necessario aprire un confronto serio tra Istituzioni, imprese e parti sociali. Occorre rafforzare i salari minimi e la contrattazione collettiva; introdurre maggiore trasparenza sui compensi dei dirigenti; incentivare la redistribuzione degli utili aziendali attraverso premi ai dipendenti; prevedere una tassazione più equa sui grandi dividendi e sulle rendite finanziarie; premiare fiscalmente le aziende che investono in occupazione stabile, welfare e formazione ed infine ridurre il divario retributivo interno tra management e lavoratori.

La crescita economica di un Paese non può essere misurata solo dai profitti finanziari: un’economia sana è quella che crea valore condiviso, dignità del lavoro e opportunità diffuse.

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GIUSEPPE BEA NOMINATO RESPONSABILE DIPARTIMENTO NAZIONALE PER LE IMPRESE E PUBBLICA ISTRUZIONE

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Nuova nomina per il partito Evoluzione e Libertà: il Segretario Nazionale Giuseppe Basile e il Presidente Mirko Greco hanno affidato a Giuseppe Bea la guida del Dipartimento Nazionale per le imprese e Pubblica istruzione.

Giuseppe Bea è il Presidente di CNA Pensionati Roma, membro della Direzione nazionale e provinciale della CNA (Sindacato della Confederazione Nazionale dell’Artigianato dedicato alla tutela, all’assistenza e alla rappresentanza degli anziani e dei pensionati) e componente esperto della Consulta del lavoro autonomo e delle professioni presso il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) .

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, ricopre inoltre la carica di Vice Presidente del Consorzio FINI Roma ed è Docente al Master di II Livello della Facoltà di Economia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

"Oggi, come si dice molto spesso, la politica è in crisi e la nascita di un nuovo partito è un elemento positivo, vuol dire che ci sta qualcuno che crede ancora nella politica.

La distanza tra popolo e politica è qualcosa che mi ha convinto ad accettare l'invito di Evoluzione e Libertà.

Oggi il ruolo delle imprese e dell'artigiano soffrono che è sempre stato un elemento trainante del Made in Italy, un mondo che fino a pochi anni fa vantava un milione di imprese, oggi è sceso. un altro punto è quello legato alle imprese che possono accedere al credito.

Tutto questo è legato alla pubblica istruzione perché il lavoro nasce dagli studi, oggi 100 mila giovani vanno all'estero e altri non hanno per l'istruzione necessaria. Prometto il massimo impegno su questi temi."

- SprayNews - Monica Macchioni

MERITOCRAZIA ITALIA: SI DIA VALORE ALLE PMI ANCHE A TUTELA DEI GIOVANI

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L’Italia continua a interrogarsi sulle ragioni della fuga dei giovani, spesso riducendo il fenomeno alla ricerca di migliori opportunità all’estero. Ma c’è una verità meno raccontata, più scomoda e per questo più urgente da affrontare: una parte crescente delle nuove generazioni non rifiuta il lavoro in sé, ma rifiuta determinati contesti lavorativi. E tra questi, troppo spesso, rientrano le piccole e medie imprese, che pure rappresentano l’ossatura del sistema produttivo nazionale.

Il tessuto economico italiano si fonda su un equilibrio delicato e imprescindibile tra grandi imprese e PMI. Le prime non potrebbero esistere senza l’indotto garantito dalle seconde; le seconde, a loro volta, non avrebbero la forza di competere nei mercati globali senza il traino delle grandi organizzazioni.

È un rapporto di interdipendenza strutturale, che però oggi mostra segnali evidenti di squilibrio.

Le grandi aziende, spesso inserite in contesti internazionali, hanno progressivamente adottato modelli organizzativi evoluti: politiche di welfare aziendale, attenzione al benessere dei lavoratori, strumenti di flessibilità come lo smart working, investimenti in sostenibilità e inclusione. Le PMI, salvo virtuose eccezioni, faticano invece a tenere il passo. Non per mancanza di volontà, ma per limiti strutturali, economici e culturali che ne frenano la trasformazione.

Il risultato è un divario crescente di attrattività.

Il giovane che entra oggi nel mondo del lavoro non cerca soltanto un’occupazione, ma un ambiente in cui crescere, essere valorizzato, conciliare vita e lavoro, sentirsi parte di un progetto. Quando questo non avviene, la scelta non è tra Italia ed estero, ma tra contesti che offrono prospettive e contesti che non le offrono. Ed è in questo spazio che le PMI rischiano di perdere terreno, per incapacità di trattenere e attrarre capitale umano.

A rendere ancora più fragile questo equilibrio intervengono fattori esterni, come la recente crisi energetica. In un contesto di shock economici e geopolitici, le grandi imprese dispongono di strumenti di adattamento e contenimento che consentono loro di assorbire l’impatto. Le PMI, invece, risultano più esposte. E non di rado, le strategie di resilienza dei grandi player finiscono per scaricare parte della pressione proprio sull’indotto, comprimendo margini, riducendo commesse o internalizzando attività.

In questo meccanismo, il rischio è che la reazione del sistema si traduca in una progressiva marginalizzazione delle realtà più piccole.

Il punto non è contrapporre grandi imprese e PMI, ma riconoscere che senza un rafforzamento strutturale delle seconde, l’intero sistema è destinato a indebolirsi. E con esso, la capacità del Paese di offrire lavoro dignitoso, stabile e qualificato alle nuove generazioni.

Per questo Meritocrazia Italia ritiene necessario un cambio di paradigma. Non basta incentivare l’occupazione: occorre incentivare la qualità del lavoro. Non basta sostenere economicamente le imprese: occorre accompagnarle in un percorso di evoluzione organizzativa. È fondamentale favorire la diffusione, anche nelle PMI, di modelli che integrino innovazione, welfare, formazione continua e valorizzazione del merito. Allo stesso tempo, serve rendere accessibili strumenti e risorse che oggi risultano appannaggio quasi esclusivo delle grandi aziende. L’obiettivo deve essere rendere competitivo l’intero sistema, garantendo pari dignità e attrattività ai diversi contesti produttivi. Perché non esistono giovani che non vogliono lavorare nelle piccole e medie imprese, esistono invece piccole e medie imprese che devono essere messe nelle condizioni di diventare luoghi in cui valga la pena lavorare.

- SprayNews - Monica Macchioni

MAURIELLO (MERITOCRAZIA ITALIA): NELLE SOCIETA' DI CAPITALI TROPPE NOMINE E POSIZIONI DIRIGENZIALI SONO PRODOTTO DI EQUILIBRI POLITICI, FAMILIARI E AMICALI

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In Italia il merito è stato a lungo ridotto a parola d’ordine», afferma il Presidente di Meritocrazia Italia Walter Mauriello.

«Lo si invoca, lo si sbandiera, ma raramente lo si applica.

Per Meritocrazia Italia il merito non è una bandiera da sventolare nelle piazze: è un criterio operativo, misurabile, verificabile.

È il metodo con cui si assegnano responsabilità, risorse, opportunità.

Nelle società di capitali troppi consigli di amministrazione, troppe posizioni dirigenziali, troppe nomine sono il prodotto di equilibri politici, familiari, amicali.

Il risultato è un sistema dove il capitale rischia di essere remunerato non dalla capacità ma dal posizionamento.

Il Movimento propone: trasparenza dei criteri di nomina (ogni ruolo apicale deve avere un profilo di competenze pubblicato, indicatori di performance misurabili, e una procedura di selezione tracciabile), valutazione indipendente (i comitati per le nomine e le remunerazioni devono avere componenti esterni, scelti per competenza e non per appartenenza, con rotazione obbligatoria) e legame retribuzione-risultato (MBO – Management By Objectives – e LTI – Long Term Incentives – ancorati a KPI chiari, pubblici ex-post, e verificati da terzi indipendenti).

Un’azienda che seleziona per merito produce più valore, attira più capitale, resiste meglio alle crisi. Il merito è interesse degli azionisti, non solo dei lavoratori».

- SprayNews - Monica Macchioni