MERITOCRAZIA ITALIA: PER LA RISTRUTTURAZIONE DEL SSN, INTANTO SI RIVEDANO I SISTEMI DI FINANZIAMENTO DELLA RETE EMERGENZA-URGENZA

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Il tema della sostenibilità e dell’organizzazione della rete dell’emergenza-urgenza in Italia è oggi più che mai centrale nel dibattito sulla tenuta del Servizio Sanitario Nazionale.

Le criticità che emergono in diverse aree del Paese, e che coinvolgono sia strutture pubbliche sia strutture private accreditate inserite nella programmazione regionale, impongono una riflessione non episodica ma sistemica sul funzionamento dei Pronto Soccorso e, più in generale, sull’intera rete dell’emergenza.

Quando si parla di Pronto Soccorso, infatti, il dibattito pubblico si concentra quasi sempre sulle lunghe attese, sul sovraffollamento o sulle difficoltà del personale sanitario. Più raramente ci si sofferma su come questa rete sia realmente organizzata e sul ruolo strategico che svolge all’interno del SSN.

La rete dell’emergenza-urgenza rappresenta una delle infrastrutture più complesse e delicate del nostro sistema sanitario. Comprende il Numero Unico di Emergenza, il sistema di soccorso territoriale, le centrali operative, i mezzi di soccorso, i Pronto Soccorso e i Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA), organizzati secondo diversi livelli di complessità per garantire ai cittadini la risposta più appropriata nel minor tempo possibile.

La programmazione nazionale definisce anche l’assetto territoriale di questa rete. I Pronto Soccorso sono distribuiti in funzione del bacino di popolazione servito: i presìdi ospedalieri garantiscono la risposta alle emergenze di base, mentre i DEA di I e II livello assicurano, con livelli crescenti di specializzazione, la gestione dei casi più complessi.

Non si tratta, dunque, di strutture isolate, ma di nodi di una rete integrata, costruita per garantire uniformità di accesso alle cure d’urgenza sull’intero territorio nazionale.

È opportuno ricordare che la rete dell’emergenza-urgenza non è costituita esclusivamente da ospedali pubblici. In numerose realtà italiane operano anche strutture private accreditate che, una volta inserite nella programmazione regionale, svolgono a tutti gli effetti una funzione pubblica, concorrendo a garantire il diritto costituzionale alla tutela della salute. Ogni presidio di emergenza è progettato per servire un determinato bacino di popolazione e costituisce un nodo essenziale della rete assistenziale.

Per questo motivo, l’eventuale riduzione o perdita di un Pronto Soccorso non produce conseguenze limitate al territorio comunale in cui è ubicato, ma determina inevitabili ripercussioni sull’intero equilibrio della rete regionale, aumentando il carico sugli altri ospedali e incidendo sui tempi di risposta dell’emergenza.

Ogni anno i Pronto Soccorso italiani registrano circa 18 milioni di accessi. Si tratta di un flusso assistenziale costante e strutturale, che rende la rete dell’emergenza uno dei pilastri operativi più rilevanti del Servizio sanitario nazionale. Numeri che testimoniano come il Pronto Soccorso rappresenti non soltanto il principale punto di accesso all’emergenza sanitaria, ma anche uno degli indicatori più significativi dello stato di salute dell’intero sistema ospedaliero.

Negli ultimi anni il sistema ha dovuto affrontare criticità sempre più evidenti: l’aumento degli accessi, il crescente ricorso al Pronto Soccorso anche per bisogni sanitari non urgenti, la carenza di medici e infermieri specializzati nell’emergenza, il fenomeno del boarding, con pazienti costretti a permanere per ore o giorni in attesa di un posto letto, e le difficoltà organizzative delle aree periferiche, interne e a maggiore pressione stagionale.

Le difficoltà che oggi emergono in diverse Regioni del Paese non possono essere considerate episodi isolati. Esse rappresentano il segnale di una rete che necessita di una riflessione complessiva sulla propria sostenibilità organizzativa ed economica, affinché il diritto alla salute continui a essere garantito con gli stessi standard di qualità in ogni parte d’Italia.

Meritocrazia Italia ritiene necessario avviare una riflessione nazionale sul modello di finanziamento della rete dell’emergenza-urgenza. È opportuno interrogarsi sulla possibilità di affiancare ai criteri tradizionali di remunerazione anche strumenti capaci di riconoscere il valore della funzione pubblica svolta dai Pronto Soccorso, indipendentemente dalla natura giuridica della struttura che li gestisce, purché operi all’interno del SSN e nel rispetto dei rigorosi standard di qualità, appropriatezza e controllo. L’obiettivo non è alimentare contrapposizioni tra sanità pubblica e sanità privata accreditata. Al contrario, è rafforzare una rete che appartiene ai cittadini e che rappresenta uno dei pilastri della sicurezza sanitaria del Paese. Le vicende locali possono e devono diventare occasioni di riflessione nazionale.

Stop war.

- SprayNews - Monica Macchioni

V° CONGRESSO NAZIONALE OBIETTIVO TRAUMA

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Di Sonia Giugno

La simulazione avanzata come nuova frontiera nella gestione del trauma maggiore. La formazione che anticipa l’emergenza: simulazione, confronto e sicurezza del paziente

Il V congresso nazionale Obiettivo Trauma, che quest’anno porta il titolo The Simulation Games: Clinical Governance e Performance del Trauma Team, presieduto da Giovanni Di Lorenzo – dirigente medico di Chirurgia generale e coordinatore dell’Unità operativa dipartimentale “coordinamento delle sale operatorie” dell’Asp 2 Caltanissetta – con Giovanni Ciaccio – direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale del presidio S. Elia, Asp 2 Caltanissetta – presidente onorario, dedica le giornate del 18 e 19 settembre a una svolta metodologica che segna un passo avanti nella formazione dei chirurghi, professionisti dell’emergenza: cinque scenari di simulazione ad alta fedeltà, costruiti per riprodurre in modo attento e preciso le criticità del trauma maggiore e favorire un confronto reale tra le diverse figure coinvolte nella cura.

I nuovi scenari – Trauma splenico da impatto, Trauma toraco‑addominale chiuso, Ferita precordiale penetrante, Hub & spoke a risorse limitate, Trauma pelvico instabile – rappresentano il nucleo innovativo dell’edizione 2026. Sono stati progettati come esperienze immersive che ricostruiscono con precisione la complessità clinica, organizzativa e comunicativa del trauma maggiore. Ogni scenario mette i professionisti di fronte alle dinamiche reali dell’emergenza: instabilità emodinamica, decisioni rapide, gestione delle risorse, coordinamento tra più figure e capacità di mantenere lucidità in condizioni di stress. La simulazione diventa così un laboratorio avanzato in cui il trauma non è solo studiato, ma vissuto, permettendo ai partecipanti di misurarsi con situazioni critiche che richiedono competenze tecniche, comunicazione efficace e consapevolezza situazionale.

A rendere ancora più incisivo il percorso è il debriefing strutturato, momento centrale della simulazione. Le principali società scientifiche di medicina d’urgenza e di simulazione clinica sottolineano da tempo come il debriefing sia la fase più formativa: consente di analizzare le scelte compiute, riconoscere i punti di forza, individuare le criticità e trasformare l’esperienza simulata in competenza reale. È qui che la simulazione diventa apprendimento e che l’esperienza immersiva si traduce in pratica clinica.

Il congresso recepisce queste evidenze e le traduce in un programma che valorizza il lavoro di squadra, la riflessione condivisa e la capacità di integrare competenze diverse. Chirurghi, anestesisti, medici dell’emergenza e infermieri potranno confrontarsi su casi complessi, discutere protocolli, mettere alla prova strategie operative e consolidare una cultura del trauma fondata sulla collaborazione e sulla sicurezza del paziente.

Le iscrizioni sono aperte online attraverso il portale ufficiale. Per partecipare: 5° congresso nazionale Obiettivo Trauma “Scenari di un trauma, fra simulazioni e dibattiti” – Login.
Per informazioni: segreteria organizzativa New Congress, 081 878 0564 – info@newcongress.it.

Il V congresso nazionale Obiettivo Trauma, che si terrà al Cefpas di Caltanissetta, è evento accreditato Ecm: la partecipazione alle due giornate consentirà l’acquisizione dei crediti formativi previsti dalla normativa vigente.

- SprayNews - Monica Macchioni

CONSENSO: "EXPOAID DI RIMINI: UN'ESPERIENZA CHE RAFFORZA IL NOSTRO IMPEGNO"

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Di Sonia Giugno

Tre giorni di confronto, visioni e responsabilità condivise per costruire percorsi di vita autenticamente inclusivi.

L’esperienza vissuta all’ExpoAID di Rimini è stata intensa e ricca di incontri, confronti e nuove prospettive.

Abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con realtà provenienti da tutta Italia che, ogni giorno, lavorano per costruire percorsi concreti di inclusione sociale per le persone con disabilità.

Queste tre giornate ci hanno confermato, ancora una volta, che i limiti non sono determinati dalla disabilità, ma dal contesto sociale, dalla qualità dei servizi e dalla presenza — o dall’assenza — di una cultura realmente inclusiva, capace di riconoscere valore, competenze e potenzialità di ogni persona.

Abbiamo incontrato persone come il prof. Serafino Corti, direttore del Dipartimento delle disabilità della Fondazione Sospiro e coordinatore del comitato tecnico‑scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla disabilità; la dott.ssa Maria Luisa Scattoni, direttrice del Centro nazionale malattie rare dell’Istituto superiore di sanità e coordinatrice dell’Osservatorio nazionale autismo; e la dott.ssa Valeria Pascale, direttore Aba for Disability, psicologa, analista del comportamento ed esperta di neuroscienze, tra le principali figure italiane nel campo dell’analisi del comportamento applicata, Aba (nella foto).

Confrontarsi con professionisti di questo livello ha rappresentato un’occasione di crescita preziosa, confermando quanto sia essenziale il dialogo tra chi definisce le politiche, chi produce ricerca e chi opera quotidianamente nei servizi.

I seminari dedicati, tra gli altri temi, alla riforma del Progetto di vita prevista dalla legge 62/2024 hanno ulteriormente arricchito il nostro percorso, offrendoci strumenti, idee e prospettive che porteremo nel nostro territorio con un rinnovato senso di responsabilità.

Siamo particolarmente orgogliosi di aver rappresentato la Sicilia e, soprattutto, il nostro Pastificio artigianale etico, L'Arte dei Primi, dove oggi sette ragazzi sono impegnati in un concreto percorso di inserimento lavorativo.

Presentare questa esperienza e confrontarla con quelle di tante altre realtà italiane ci ha confermato che investire nel lavoro, nell’autonomia e nella partecipazione sociale significa costruire autentici progetti di vita.

Torniamo da Rimini con nuove conoscenze, relazioni e stimoli, ma soprattutto con una responsabilità ancora più grande: trasformare ciò che abbiamo ascoltato, condiviso e appreso in azioni concrete, continuando a migliorare i servizi e le opportunità offerte alle persone che accompagniamo ogni giorno.

Accanto a noi non ci sono semplicemente persone con una disabilità: ci sono persone con diritti, sogni, aspirazioni, capacità e progetti di vita.

A loro dobbiamo continuare a dedicare il massimo delle nostre competenze, della nostra professionalità e della nostra umanità, affinché ciascuno possa vivere una vita piena, partecipata e libera di esprimere il proprio valore.

Questa esperienza non rappresenta un punto di arrivo, ma una tappa significativa di un percorso che ci spinge a crescere, innovare e costruire — insieme alle famiglie, alle istituzioni e a tutte le realtà che condividono la nostra visione — una società sempre più inclusiva.

- SprayNews - Monica Macchioni

CRISI SSN. MERITOCRAZIA ITALIA: LA SANITA' NON PUO' REGGERSI SUL SACRIFICIO PERSONALE DI SINGOLI OPERATORI

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Il forte rallentamento del percorso di riforma della medicina territoriale, che avrebbe dovuto ridefinire l’assetto dell’assistenza di prossimità e il ruolo della medicina generale all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, ha riportato al centro del dibattito istituzionale e professionale il tema, comunque e purtroppo sempre attuale, della tenuta complessiva del sistema sanitario.

La vicenda, segnata da confronti tra livelli di governo e da differenti impostazioni organizzative sul modello delle Case di Comunità e della presa in carico territoriale, evidenzia ancora una volta le difficoltà strutturali nel dare piena attuazione a una riforma considerata strategica per il futuro della sanità italiana.

In una prospettiva più ampia, vale studiare il rapporto tra programmazione del personale, sostenibilità dei servizi e qualità dell’assistenza.

I dati raccontano una realtà che non può più essere ignorata.

Secondo le più recenti elaborazioni, in Italia operano circa 43.700 medici di medicina generale, con un carico medio superiore ai 1.200 assistiti per professionista, mentre la carenza stimata supera le 5.000 unità. Parallelamente, nei servizi di emergenza-urgenza si registra una mancanza di circa 3.500 medici, con livelli di scopertura degli organici che in molte realtà territoriali raggiungono percentuali allarmanti. A ciò si aggiunge una dotazione infermieristica significativamente inferiore rispetto alla media dei principali Paesi europei.

Si tratta di numeri che scoprono una criticità strutturale e che spiegano fenomeni ormai sotto gli occhi di tutti: liste d’attesa crescenti, difficoltà di accesso ai servizi, sovraccarico dei pronto soccorso, aumento dei carichi assistenziali e crescente difficoltà nel garantire continuità delle cure sul territorio. Chi opera quotidianamente nella medicina territoriale e nei servizi di emergenza conosce bene questa realtà. Turni prolungati, carichi di lavoro fuori scala, difficoltà nelle sostituzioni, crescente pressione burocratica e organizzativa, insufficiente disponibilità di personale e condizioni di lavoro spesso non adeguatamente tutelate rappresentano oggi una delle principali fragilità del sistema.

In questo contesto, il ricorso a forme di lavoro flessibile o emergenziale non costituisce la causa della crisi, ma una delle sue conseguenze. Attribuire le difficoltà della sanità a singole categorie professionali o a specifiche modalità contrattuali significa limitarsi a osservare la superficie del problema, senza affrontarne le radici profonde. Il vero nodo riguarda la capacità del Servizio Sanitario Nazionale di programmare adeguatamente il proprio fabbisogno di personale e di creare condizioni organizzative, professionali ed economiche in grado di attrarre e trattenere le competenze necessarie.

Preoccupa inoltre una tendenza che negli ultimi anni si è progressivamente consolidata: investire in strutture, tecnologie e nuovi modelli organizzativi senza accompagnare tali investimenti con un corrispondente rafforzamento del patrimonio umano. Le Case di Comunità, previste come uno dei pilastri della riorganizzazione dell’assistenza territoriale, rappresentano potenzialmente uno strumento utile per integrare i servizi, migliorare la presa in carico dei pazienti e ridurre la pressione sugli ospedali. La sfida, tuttavia, non è decidere se investire o meno in queste strutture, ma garantire che siano effettivamente messe nelle condizioni di svolgere la funzione per cui sono state concepite. Senza un adeguato rafforzamento degli organici, senza una coerente programmazione delle risorse e senza un reale coordinamento tra i diversi livelli dell’assistenza, il rischio è che anche le migliori innovazioni organizzative non riescano a esprimere appieno il loro potenziale. Case di Comunità, nuove sedi, innovazione tecnologica e digitalizzazione rappresentano strumenti fondamentali, ma rischiano di trasformarsi in contenitori privi di reale efficacia se non supportati da un numero adeguato di professionisti e da una programmazione coerente delle risorse.

La sanità non può reggersi sul sacrificio permanente dei singoli operatori. Non può essere affidata alla disponibilità individuale di chi, per senso del dovere, continua a garantire servizi essenziali anche in condizioni spesso difficili. Un sistema sanitario efficiente è un sistema che mette le persone nelle condizioni di lavorare bene, non uno che ne misura la capacità di resistenza.

Per Meritocrazia Italia diventa pertanto prioritario avviare una strategia organica che tenga insieme sostenibilità economica, qualità delle cure e valorizzazione del personale sanitario. Occorre:

- programmare in modo realistico il fabbisogno di medici, infermieri e professionisti sanitari;

- rafforzare concretamente la medicina territoriale e la continuità assistenziale;

- rendere sostenibili i carichi di lavoro nei servizi più esposti;

- garantire sistemi efficaci di sostituzione e copertura dei servizi;

- valorizzare economicamente e professionalmente le specialità maggiormente penalizzate;

- migliorare la governance della spesa sanitaria, riducendo inefficienze e duplicazioni;

- investire nella prevenzione quale strumento principale di sostenibilità futura del sistema.

La sanità non è un costo da comprimere, ma un investimento sociale ed economico strategico. Investire sul patrimonio umano significa investire sulla qualità delle cure, sulla sicurezza dei cittadini, sulla riduzione delle liste d’attesa e sulla tenuta stessa del Servizio Sanitario Nazionale.

- SprayNews - Monica Macchioni

CONSENSO E BORGO BLU INSIEME A EXPOAID 2026: UNA VISIONE CONDIVISA PER L'INCLUSIONE

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Di Sonia Giugno

Le due cooperative siciliane presentano a Rimini un modello di collaborazione che mette al centro il Progetto di Vita delle persone con disabilità.

La cooperativa sociale Consenso di Caltanissetta e Borgo Blu di Mazara del Vallo parteciperanno insieme a ExpoAid 2026 – “Io, persona di valore”, il principale appuntamento nazionale dedicato alle persone con disabilità, all’inclusione e ai progetti di vita, in programma dal 25 al 27 giugno al Palacongressi di Rimini.

La presenza congiunta delle due cooperative rappresenta un ulteriore passo in un percorso di collaborazione nato alcuni anni fa e consolidatosi attraverso il confronto e la condivisione di esperienze.

Una relazione che si è trasformata nel tempo in una visione comune, fondata sulla convinzione che costruire relazioni significhi creare opportunità, rafforzare gli interventi e ampliare le prospettive per le persone con disabilità e le loro famiglie.

«La partecipazione a ExpoAid 2026 rappresenta un momento importante – dichiarano le due cooperative – perché ci consente di condividere un’esperienza significativa, dare visibilità a un percorso costruito insieme e rafforzare un’identità capace di anticipare i bisogni e le sfide che il territorio ci pone quotidianamente».

La collaborazione tra Consenso e Borgo Blu va ben oltre l’evento riminese. Le due realtà sono impegnate nello sviluppo di opportunità a livello regionale attraverso un dialogo costante con istituzioni, enti di formazione, università, realtà del Terzo settore e imprese, con l’obiettivo di realizzare progetti innovativi e sostenibili.

Particolare attenzione è rivolta all’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, con un approccio che valorizza le capacità individuali e costruisce percorsi personalizzati.

Ne è un esempio il lavoro della cooperativa Consenso nel pastificio artigianale etico L’Arte dei Primi, dove l’attività produttiva diventa occasione di crescita personale, professionale e sociale per giovani con disabilità psichica e disturbo dello spettro autistico, attraverso l’Analisi Comportamentale Applicata (ABA) e il Customized Employment.

Borgo Blu sviluppa invece il proprio percorso investendo nel nuovo biscottificio, valorizzando tradizioni, saperi e produzioni locali, e dimostrando come inclusione e qualità possano procedere insieme generando valore per l’intera comunità.

Esperienze diverse ma unite dalla stessa visione: creare percorsi di vita adulta che valorizzino capacità, talenti e aspirazioni.

Per entrambe le cooperative, l’inserimento lavorativo non è soltanto una risposta occupazionale, ma una componente essenziale del Progetto di Vita della persona.

Il lavoro diventa uno strumento per sviluppare autonomie, rafforzare competenze, costruire relazioni significative e assumere un ruolo attivo nella comunità.

Nel tempo, Consenso e Borgo Blu hanno costruito una rete di collaborazioni con numerose organizzazioni in tutta la Sicilia.

Un patrimonio di esperienze che oggi permette di dare maggiore forza alla voce delle persone con disabilità e delle loro famiglie, che chiedono percorsi personalizzati e risposte capaci di valorizzare aspirazioni e competenze.

«La partnership tra Consenso e Borgo Blu non è un’etichetta né una semplice alleanza organizzativa, ma una visione condivisa» afferma la referente di Consenso, Roberta Italiano.

«Quando più realtà scelgono di mettere in comune esperienze e conoscenze, diventa possibile generare percorsi più efficaci e risposte coerenti con i desideri, le capacità e le aspirazioni delle persone».

Quella che si presenterà a Rimini non è una rete chiusa né un progetto per pochi.

È un invito rivolto a tutte le realtà del settore che condividono la convinzione che l’inclusione non sia un servizio da erogare, ma un valore da costruire ogni giorno attraverso relazioni, competenze e responsabilità condivise.

«Le sfide che riguardano le persone e le famiglie non possono essere affrontate da una sola organizzazione – sottolinea Piero Titone, presidente di Borgo Blu –.

Richiedono alleanze, confronto, ricerca, innovazione e una capacità condivisa di guardare oltre l’oggi.

È questa la direzione che Consenso e Borgo Blu porteranno a Rimini: la convinzione che costruire comunità inclusive significhi creare contesti in cui ogni persona possa vedere riconosciuto il proprio valore, esprimere le proprie potenzialità e trovare opportunità all’interno del proprio Progetto di Vita».

- SprayNews - Monica Macchioni

PANZA (MERITOCRAZIA ITALIA): LA SANITA' NON E' UN COSTO DA COMPRIMERE, MA UN INVESTIMENTO STRATEGICO PER LA QUALITA' DELLA VITA DI TUTTI

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«Ricevere l’incarico di guidare un Ministero importante come quello dedicato a Ricerca scientifica, ingegneria e infrastrutture, sanità e politiche internazionali è un onore immenso.

È anche una grande responsabilità, ne sono consapevole» dice Paola Panza, nuovo Ministro per Meritocrazia Italia.

«La sanità, in particolare, vive un momento complicatissimo.

Lo avvertono i cittadini, che vivono il disservizio sulla propria pelle tutti i giorni.

Liste d’attesa ingestibili, difficoltà di accesso ai servizi, sovraccarico dei pronto soccorso, aumento dei
carichi assistenziali e incapacità di garantire continuità delle cure sul territorio.

Ma non va meglio neppure guardando la cosa dal lato di chi opera quotidianamente nella medicina territoriale e nei servizi di emergenza.

Turni prolungati, carichi di lavoro fuori scala, difficoltà nelle sostituzioni, crescente pressione burocratica e organizzativa, insufficiente disponibilità di personale e condizioni di lavoro spesso non adeguatamente tutelate rappresentano oggi una delle principali fragilità del sistema.

Così il sistema è destinato a implodere.

Non si comprende che la sanità non è un costo da comprimere, ma un investimento sociale ed economico strategico.

Investire sulla ricerca scientifica e sul patrimonio umano significa investire sulla qualità delle cure, sulla sicurezza dei cittadini, sulla qualità della vita di tutti»

- SprayNews - Monica Macchioni

UNA COMUNITÀ CHE CRESCE UN IMPEGNO CHE CONTINUA

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Istituzioni, famiglie e territorio insieme per costruire nuove prospettive dedicate alle persone autistiche e alle loro famiglie.

Sant’Angelo in Formis (CE) Mercoledì 24 giugno 2026, alle ore 17:30, presso Don Peppe Green in Via Martiri di Nassiriya 35, si terrà l’incontro pubblico dal titolo “Una comunità che cresce Un impegno che continua”, un importante momento di confronto dedicato alle persone con disabilità, con particolare attenzione al mondo dell’autismo e al ruolo delle famiglie nei percorsi di inclusione sociale.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di favorire il dialogo tra istituzioni, associazioni, operatori del settore e cittadini, offrendo un’occasione concreta per conoscere in anteprima le nuove misure e i percorsi di sostegno che la Regione Campania sta predisponendo a favore delle persone con disabilità.

I lavori saranno coordinati da Alessandra Pellegrino, referente di Don Peppe Green, mentre l’introduzione sarà affidata a Don Luigi Castiello, Segretario Generale del Comitato Disabilità Unite.

Nel corso dell’evento sarà presentata ufficialmente l’associazione “Oltre il Muro”, una nuova realtà associativa nata dall’impegno di famiglie che vivono quotidianamente il tema dell’autismo e dell’inclusione.

L’associazione è promossa da Lucia Marino, attivista con oltre trent’anni di esperienza nel campo dell’autismo, insieme a Carmen Carrillo e Michele Casuccio, figure già conosciute e apprezzate nel tessuto sociale del territorio per il loro costante impegno a favore delle persone più fragili.

Interverranno:
Luca Trapanese, Vicepresidente del Consiglio Regionale della Campania, da anni impegnato sui temi dell’inclusione sociale, della disabilità e dei diritti delle persone fragili, promotore di numerose iniziative dedicate al sostegno delle famiglie e all’autonomia delle persone con disabilità.

Raffaele Aveta, Presidente della Commissione Agricoltura della Regione Campania.
Paolo Colombo, Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità della Regione Campania.

L’incontro rappresenterà un’importante occasione di ascolto e confronto tra istituzioni e famiglie, ma anche un momento di augurio e sostegno alla nascita dell’associazione “Oltre il Muro”, che si propone come punto di riferimento stabile per l’accoglienza, la tutela dei diritti e la costruzione di percorsi concreti di inclusione.

Saranno presenti amministratori comunali, rappresentanti degli Ambiti Territoriali, esponenti del Terzo Settore, rappresentanti del mondo imprenditoriale e agricolo, della Banca di Credito Cooperativo, delle realtà religiose e delle famiglie interessate ai percorsi di inclusione e partecipazione sociale.

Per informazioni:
Associazione Oltre il Muro
Tel. 339 568 7470
E-mail: oltreilmuro2026@gmail.com

- SprayNews - Monica Macchioni

LE DISABILITA' INVISIBILI: ESISTO ANCHE SE NON LO VEDI

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Dare voce e dignità a ciò che l’occhio ignora.

di Manuela Pennisi

​Nella mia professione di psicoterapeuta, noto quotidianamente quanto questa tendenza sia radicata.

Siamo stati educati a leggere la disabilità solo attraverso i simboli universali come una sedia a rotelle, un bastone bianco, un tutore.

Ma cosa succede quando il limite non occupa uno spazio fisico visibile?

Qui cadiamo nella trappola dell'evidenza.

Se l’occhio non vede un segno netto, la mente conclude che il problema non esista.

Questo pregiudizio visivo crea una barriera invisibile tra chi soffre e chi osserva, caricando la persona di un peso ulteriore, e cioè l’obbligo estenuante di doversi giustificare.

​Il vero dramma non è l'invisibilità in sé, ma la negazione.

Accade quando la burocrazia, la società e persino la medicina decidono che una sofferenza sia un’invenzione solo perché non lascia tracce negli esami strumentali standard.

Senza un riscontro visivo, perdi il diritto alla tua fragilità.

Diventi agli occhi del mondo un soggetto difficile, quello pigro, un problema.

Se il dolore non ha un'immagine, il mondo conclude che non c'è.

Questa è una violenza subdola e silenziosa.

Si manifesta in modo emblematico con la Fibromialgia, sindrome tanto devastante quanto drammaticamente orfana di tutele perché ancora non riconosciuta; con l'Ipoacusia, spesso accompagnata dal tormento silenzioso degli acufeni; con l'Endometriosi, dove un dolore ginecologico devastante e sistemico è stato per decenni normalizzato come un semplice "fatto intimo".

In mancanza di segni esterni, la comprensione viene sostituita dal sospetto, trasformando un limite strutturale e fisico in esagerazione, in scarsa tolleranza e colpa caratteriale.

Per abbattere questa cecità collettiva, dobbiamo considerare che il disturbo mentale rappresenta spesso l’apice di questa invisibilità.

È qui che si radica profondamente il problema dello stigma.

Il pregiudizio sociale trasforma la malattia in una macchia che diventa un'ulteriore patologia.

Non solo devi gestire il tuo malessere, ma anche difenderti dal giudizio. Spesso persino chi ti ama, come familiari e amici, finisce per allontanarsi, perché hanno paura di ciò che non possono vedere e non sanno comprendere.

Questa dinamica si riflette ferocemente in ogni forma di sofferenza non esibita, dallo stress cronico da lavoro al burnout.

Il corpo non ha gessi o bende, ma è svuotato.

La violenza si manifesta nel presupposto che la sofferenza sia una mancanza di tempra.

La depressione e l'ansia non usano stampelle, eppure rallentano i pensieri e i movimenti con la stessa pesantezza di un arto paralizzato.

E se sei giovane e sorridi, la tua fatica viene liquidata come un capriccio. Lo stigma isola, silenzia e impedisce la richiesta di aiuto per timore dell'emarginazione.

Dobbiamo capire che il dolore non ha bisogno di un'immagine per essere reale.

Pensiamo al Disturbo Post-Traumatico da Stress - PTSD.

È una ferita invisibile che altera la percepzione dello spazio personale e la soglia di tolleranza agli stimoli.

Un evento banale, come un rumore improvviso o persino un odore particolare, può scatenare una reazione di difesa estrema. In quel momento, la società non vede la ferita aperta che l'ha generata, ma giudica e condanna solo la reazione scomposta.

Ci sono infiniti modi di essere invisibili. Penso alle condizioni organiche, metaboliche e immunitarie, come il Diabete di Tipo 1 o le tiroiditi autoimmuni, prima fra tutte quella di Hashimoto, esempio di come un organo minuscolo possa spegnere la luce a tutto il corpo, senza che all'esterno si veda.

Chi ne soffre vive una stanchezza che non è semplice sonnolenza, ma un'incapacità cellulare di produrre energia, accompagnata da sbalzi d'umore e da quella "nebbia cognitiva" (brain fog) che il mondo scambia per svogliatezza.

È quella stessa, logorante spossatezza cellulare che oggi riscontriamo nella realtà clinica sommersa del Long Covid o nelle aggressioni silenziose del Lupus, condizioni che spengono l'energia vitale di corpi apparentemente sani, esponendo allo scetticismo di medici e datori di lavoro.

Penso alle malattie infiammatorie croniche intestinali come il Morbo di Crohn e la colite ulcerosa, o alle condizioni neurologiche a decorso episodico, come la Sclerosi Multipla e l’Epilessia.

A queste si associano l’isolamento forzato al buio e il dolore violento imposti dalla cefalea a grappolo o dall'emicrania cronica, troppo spesso ridotte a un banale mal di testa da sopportare con più forza di volontà.

È un dolore che divora da dentro, che blocca il lavoro e limita la vita sociale, ma che non ha ferite da fasciare.

Solo un silenzio che urla.

Dobbiamo avere il coraggio di guardare dove l'occhio si ferma, specialmente nell'ambito delle neurodivergenze (come l'autismo e l'ADHD) e delle disabilità intellettive.

Queste condizioni sono spesso ignorate perché la persona appare integra, magari brillante, mentre sperimenta un sovraccarico sensoriale e cognitivo che l'ambiente circostante etichetta sbrigativamente come "stranezza".

Qui il limite non è fisico, ma risiede in una diversa velocità di elaborazione: le istituzioni non aiutano e la scuola fatica a fornire strumenti fondamentali come le mappe cognitive o metodi di apprendimento alternativi a chi ha solo uno schema cognitivo differente, esattamente come chi necessita di occhiali per vedere bene.

È solo un modo diverso di mettere a fuoco la realtà.

Chi convive con una disabilità invisibile, quindi, si trova a scontare la pena di una doppia malattia: la prima, organica, che aggredisce il corpo e la seconda, psicologica ed emotiva, inflitta dall'incredulità di una società che costringe la persona a un esaurimento emotivo e a una rivendicazione estenuante del proprio vissuto.

Riconoscere questa fatica significa restituire dignità. Il percorso necessario ci impone di passare dal pregiudizio alla validazione.

Dobbiamo smettere di cercare il "segno" e iniziare ad accogliere la narrazione dell'altro. Validare significa considerare che una persona esiste con la sua ferita, anche se io non riesco a vederla.

Nel mio lavoro clinico, dare un nome e una legittimità a ciò che è invisibile è un atto di giustizia necessario per restituire dignità a ogni forma di esistenza fondamentale.

​Se accettiamo che il limite esiste anche quando l’occhio non lo certifica, allora la cura deve farsi spazio attraverso l'ascolto, non attraverso la pretesa di prove.

Dobbiamo abbattere il sospetto e trasformare la diffidenza in comprensione e accoglienza, restituendo a chi soffre il diritto di abitare la propria fragilità senza l'umiliazione di dovere costantemente dimostrare il proprio dolore.

Parallelamente, è fondamentale riprogettare gli spazi del quotidiano con una reale flessibilità, dalla scuola ai luoghi di lavoro.

Non si tratta di concedere privilegi, ma di fornire strumenti e tempi differenti che permettano a chi convive con disabilità invisibili di operare senza subire un esaurimento delle risorse energetiche.

Questo cambiamento deve essere sostenuto da un’infrastruttura della dignità che colmi il vuoto burocratico, legittimando finalmente l'invisibile attraverso garanzie giuridiche certe e riconoscimenti ufficiali per le patologie croniche, rare o funzionali attualmente prive di tutele.

Solo garantendo misure concrete e canali discreti di segnalazione del bisogno, si permetterà a queste persone di muoversi nel mondo senza dover esibire la propria cicatrice per ottenere assistenza.

​Il passo decisivo risiede, infine, in una profonda rieducazione del nostro sguardo.

Dobbiamo smantellare l'idea che soffre solo chi è visibilmente ferito.

Educare la società, le scuole e le famiglie a comprendere che la stanchezza cronica, la nebbia cognitiva, il dolore profondo e i differenti modi di funzionare non sono colpe caratteriali, è l'unico modo per impedire che il giudizio diventi un'altra condanna invalidante.

Solo così trasformeremo la percezione del "difetto" nella consapevolezza collettiva di un'esistenza che, anche se non vedi, merita tutto il nostro ascolto e rispetto.

- SprayNews - Monica Macchioni

ANTIBIOTICI: L'ITALIA NON PUO' PIU' PERMETTERSI ERRORI

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Il nuovo volume di De Plato e Scaglione segna un cambio di paradigma.

Un testo che demolisce le scorciatoie, ricostruisce il metodo e restituisce rigore alla pratica antibiotica.

In un Paese che continua a usare gli antibiotici troppo, male e tardi, Le basi scientifiche della terapia antibiotica (Male Edizioni di Monica Macchioni, 2026) arriva come un testo che non si limita a colmare un vuoto: lo espone, lo denuncia, lo supera.

È un volume che mette in discussione abitudini cliniche radicate, inerzie culturali e un sistema che, nonostante qualche segnale positivo, resta pericolosamente indietro.

Il Rapporto AIFA 2024, pubblicato ad aprile 2026, conferma un quadro che non ammette ottimismo di facciata: consumi complessivi ancora elevati, una spesa che supera 1,5 miliardi di euro, quasi quattro italiani su dieci che ricevono almeno una prescrizione l’anno, con picchi nei bambini sotto i quattro anni e negli over 85.

Non è un successo: è la fotografia di una fragilità strutturale.

L’appropriatezza prescrittiva resta un’emergenza nazionale, mentre gli obiettivi del PNCAR 2022–2025 continuano a essere disattesi.

È in questo scenario che il volume di Francesca De Plato e Francesco Scaglione si impone come opera di rottura.

Non un semplice manuale, ma un atto di responsabilità scientifica che rimette ordine nella complessità della terapia antibiotica, chiarendo — con rigore e senza concessioni — le variabili cliniche, microbiologiche e farmacocinetico‑farmacodinamiche che determinano davvero l’efficacia del trattamento.

Un’opera che si colloca nel solco delle più avanzate pratiche di Antimicrobial Stewardship e che chiede ai clinici di cambiare passo, ai decisori di assumersi responsabilità, ai professionisti sanitari di abbandonare automatismi prescrittivi e protocolli generici.

La prefazione del prof. Nicola Petrosillo, una delle voci più autorevoli dell’infettivologia europea, amplifica la portata del volume.

Petrosillo ricorda come gli antibiotici siano diventati, nell’immaginario collettivo, una sorta di “magic bullet”, un talismano contro qualsiasi infezione reale o presunta.

Ma la Medicina — sottolinea — non è un’arte empirica: è scienza, metodo, conoscenza.

E proprio per questo, come affermano gli autori, “la terapia antibiotica è tra le terapie mediche più complesse”.

Petrosillo evidenzia come il libro accompagni il lettore dentro questa complessità con strumenti didattici chiari e rigorosi: il puzzle delle variabili da considerare, i modelli farmacocinetici e farmacodinamici, l’interpretazione dell’antibiogramma, l’ottimizzazione della terapia nel paziente critico.

Un percorso che ha un obiettivo preciso: rendere omogenei i comportamenti prescrittivi e ridurre i danni collaterali degli antibiotici, dalle resistenze alle complicanze cliniche.

Il messaggio è netto: dopo aver letto questo compendio, il medico prescrittore non avrà più alcuna giustificazione per usare male gli antibiotici. Un’affermazione che dà la misura della responsabilità — e della novità — del volume.

Gli autori
Francesca De Plato:

(Roma, 1969), farmacista, specialista in Farmacologia e Tossicologia, Responsabile della Farmacia Ospedaliera di Giulianova, membro del team di Antimicrobial Stewardship della ASL di Teramo e del Gruppo tecnico regionale AMR/ICA Abruzzo.

Esperta di rischio biologico e prevenzione, da oltre dieci anni si occupa di rischio biologico degli ambienti sanitari.

Francesco Scaglione:

Farmacologo clinico, è stato Direttore della scuola di specializzazione in Farmacologia medica e Professore di Farmacologia presso l'Università degli studi di Milano, dove ha svolto attività didattica, di ricerca e assistenziale.

È stato Direttore del Servizio di Farmacologia Clinica dell'Ospedale Niguarda di Milano.

Attualmente consulente per la ricerca clinica di fase 1 presso gli ospedali Niguarda e San Raffaele di Milano, nonché Presidente della Società Italiana di Chemioterapia.

Le basi scientifiche della terapia antibiotica è un libro che non chiede consenso: pretende attenzione.

E segna un punto di svolta nel modo in cui l’Italia deve pensare, prescrivere e usare gli antibiotici.

Un volume che non si limita a spiegare come curare: spiega come evitare di fare danni.

Un compendio che mette la scienza al centro, smaschera gli automatismi prescrittivi e restituisce alla terapia antibiotica la sua complessità.

- SprayNews - Monica Macchioni

LA COOPERATIVA SOCIALE CONSENSO A EXPOAID 2026 CON IL PASTIFICIO ARTIGIANALE ETICO "L'ARTE DEI PRIMI"

Tempo di lettura: 2 minuti

Di Sonia Giugno

La Cooperativa Sociale ConSenso parteciperà a ExpoAid 2026 – “Io, Persona di valore”, il più importante appuntamento nazionale dedicato alla disabilità, ai diritti e ai percorsi di autonomia, in programma dal 25 al 27 giugno al Palacongressi di Rimini.

L’evento, promosso dal Ministero per le Disabilità, riunirà enti, associazioni, istituzioni e realtà del Terzo Settore impegnate nella costruzione di una società sempre più inclusiva e consapevole.

Per ConSenso, nata a Caltanissetta e da anni punto di riferimento regionale nei servizi educativi, psicoeducativi e nei percorsi di inclusione lavorativa per persone con disturbi dello spettro autistico, la partecipazione a ExpoAid rappresenta un importante riconoscimento del lavoro svolto sul territorio e l’opportunità di portare a livello nazionale un’esperienza che coniuga qualità produttiva, etica e sviluppo locale.

Al centro della presenza a Rimini ci sarà il pastificio artigianale etico L’Arte dei Primi di San Cataldo: un laboratorio professionale dove la pasta non è soltanto un prodotto, ma un autentico percorso di crescita.

Qui lavorano sette giovani adulti con autismo e con disabilità psichica, ciascuno inserito attraverso una borsa lavoro retribuita, che ogni giorno trasformano gesti, tecniche e competenze in autonomia, identità e futuro.

La produzione – pasta fresca ed essiccata lentamente, realizzata con grani antichi siciliani – nasce dall’incontro tra sapere artigianale, qualità delle materie prime e valorizzazione delle persone.

L’Arte dei Primi è oggi uno dei progetti più significativi della cooperativa: un luogo in cui l’inclusione diventa economia reale, dove il lavoro genera dignità e dove la comunità ritrova un modello concreto di sviluppo sostenibile.

Per il territorio nisseno, la presenza a ExpoAid rappresenta l’occasione per mostrare come una realtà locale possa trasformarsi in un esempio nazionale di innovazione sociale, qualità produttiva e responsabilità collettiva.

La partecipazione all’evento nasce anche da un invito personale rivolto alla cooperativa dall’On. Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità, attraverso il coordinamento del suo staff, che ha voluto inserire L’Arte dei Primi tra le esperienze protagoniste di ExpoAid 2026.

Un legame che affonda le sue radici già nell’ottobre scorso, quando, in occasione dell’inaugurazione del pastificio etico, la stessa Ministra aveva inviato un videomessaggio di augurio e vicinanza, riconoscendo il valore sociale e innovativo del progetto.

A Rimini, ConSenso porterà non soltanto un prodotto, ma una storia: quella di un territorio che crede nel valore delle persone e sceglie di costruire futuro attraverso il lavoro, la formazione e la cura delle relazioni.

Una storia che dimostra come l’inclusione possa diventare un motore di sviluppo, capace di generare opportunità, bellezza e speranza per l’intera comunità.

- SprayNews - Monica Macchioni