
Anno 2025, Amnistia o Indulto? Papa e Presidente della Repubblica indichino la via della arm0onia e della pacificazione sociale e politica
Di Monica Macchioni
In materia di regolamentazione dei rapporti tra Stato e Chiesa, culturalmente mi ritrovo pienamente nel pensiero del Cavour “Libera Chiesa in Libero Stato”, ma, ultimamente, forse per il timore che hanno le classi dirigenti che governano il Paese di perdere qualche like o di subire leggere flessioni nei sondaggi, sono costretta ad ammettere che - per vedere realizzato un provvedimento di clemenza urgente e necessario come l’amnistia - probabilmente l’unica via oggi e’ quella di agganciarsi a eventi importanti per la Chiesa Cattolica così da sperare che passino politicamente in Parlamento concetti e fatti di grande buonsenso e utilità per tutta la comunità, fatti che altrimenti non verrebbero posti in essere per mancanza di coraggio e disinteresse alla causa.
E, dunque, da italiana auspico che, in occasione del Giubileo 2025 che ormai e’ alle porte, il Parlamento voglia e sappia fare un gesto di clemenza e approvare una amnistia che consentirebbe di porre fine ai continui richiami della Unione Europea e della Corte Di Strasburgo circa le reiterate violazioni dei diritti umani nelle strutture carcerarie italiane rispetto alla condizione dei detenuti, al loro indiscutibile sovrannumero e alla totale assenza della funzione di recupero sociale prevista dalla nostra bellissima e avanzatissima Costituzione.
Oltre al Papa, l’unica figura che potrebbe svolgere un ruolo determinante - anche se formalmente non è più nelle sue prerogative concedere l’amnistia - e’ il Presidente della Repubblica che, nella autorevolezza del ruolo che ricopre e nella lungimiranza caritatevole della inclinazione culturale della Sua persona, storicamente particolarmente vicina e sensibile a queste tematiche sociali di recupero del reo, potrebbe essere per i parlamentari e più in generale per i leader dei partiti, come un faro nella notte della politica e indicare con forza la via della amnistia, o, se proprio facessero orecchie da mercante, alla peggio quella dell’indulto (anche se sarebbe molto deludente).
Eppure in passato le amnistie non sono state poche e non hanno minimamente inficiato il rapporto tra eletti ed elettori. Tutt’altro! La percentuale di italiani che andava a votare era altissima (sempre molto sopra l’80 per cento) a differenza di ora che è esattamente la metà. Ma il livello culturale, l’autorevolezza e il coraggio dei politici della Prima Repubblica e’ purtroppo ormai solo un lontano ricordo, quasi un miraggio.
In passato la concessione di amnistie e indulti era legata a importanti eventi pubblici.
Ad esempio, nel 1959 l'amnistia corrispondeva alle celebrazioni del quarantennale di Vittorio Veneto, nel 1963 avvenne in occasione del Concilio Vaticano II, nel 1966 per il ventennale della Repubblica.
Molto prima il regime fascista aveva concesso amnistie o sconti di pena per il ventiquattresimo anniversario del regno di Vittorio Emanuele III, per le nozze del principe di Piemonte, per il primo decennale del regime e per le nascite degli eredi di casa Savoia.
Vigeva un sentimento di clemenza che oggi si è purtroppo perduto.
E non è che i reati, organizzati e non, siano di meno!
L’amnistia comunque e’ un provvedimento generale di clemenza ispirato originariamente a ragioni di opportunità politica e pacificazione sociale e consiste nella rinuncia da parte dello Stato a perseguire un certo reato.
Mentre l’amnistia estingue il reato e dunque è’come se non fosse mai stato commesso, l’indulto estingue solo la pena.
L’ultima amnistia in Italia risale al 1990.
Precedentemente a quella data esse furono assai frequenti, se ne contano almeno 27.
Poi ci fu Tangentopoli, lo scontro magistratura-politica, l’uso politico della giustizia e cambio’ il clima politico e culturale rispetto ai condannati e ai reati, tale per cui persino a Papa Wojtyla che fece proclami tra cui il documento Giubileo nelle carceri per indurre lo Stato italiano a concedere l’amnistia nel 2000 in occasione del Giubileo, venne risposto picche.
Passarono anni prima che le Camere approvassero prima un indultino e tre anni dopo, nel 2006, un indulto.
Wojtyla rinnovo’ con forza la sua richiesta il 9 luglio 2000 contestualmente alla sua visita al carcere romano di Regina Coeli.
Per superare gli scogli, la maggioranza di centrosinistra pensò anche al cosiddetto 'indultino', con l'espulsione degli extracomunitari irregolari clandestini e l'aumento degli sconti di pena.
Ma anche questo si bloccò.
Wojtyla, tra l'altro, tornò alla carica con un appello per un provvedimento di clemenza il 14 novembre 2002, quando tenne il suo discorso in Parlamento, ma passarono molti anni (2006) prima che le Camere approvassero un indulto.
E comunque la amnistia non si fece mai.
A distanza di decenni oggi l’Amnistia e’ un provvedimento infungibile che potrebbe dare a questo governo confuso in tema di Giustizia una identità forte e una speranza di riscatto sociale per le classi più deboli che son quelle più colpite dai provvedimenti carcerari.
- SprayNews - Monica Macchioni