INTERVISTA: MONICA MACCHIONI A PAOLO AMATO

19 Aprile 2026
- Di
Redazione
Paolo Amato - SprayNews - Monica Macchioni
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Tempo di lettura: 4 minuti

Di Monica Macchioni

Proseguiamo l’intervista al Rag. Commercialista Paolo Amato, che da oltre 15 anni denuncia una vicenda complessa: prima un presunto tentativo di truffa da circa 500.000 euro da parte di privati, poi – a seguito delle sue denunce – un lungo percorso giudiziario e disciplinare che, secondo quanto afferma, lo avrebbe portato a confrontarsi con un sistema parallelo, da lui stesso paragonato per dinamiche e logiche a vicende già emerse nella cronaca giudiziaria nazionale.

Dopo aver sostenuto spese per oltre 300.000 euro, oggi Amato si trova davanti a un nuovo passaggio decisivo: l’udienza del 20 aprile 2026 presso il Tribunale Civile di Roma.

Rag. Amato, partiamo da un fatto concreto: è stata fissata un’udienza a Roma. Di cosa si tratta esattamente?

Sì, è stata fissata l’udienza per il 20 aprile 2026 presso il Tribunale Civile di Roma, in camera di consiglio .

Questa udienza riguarda il mio ricorso per ottenere l’annullamento della decisione del Consiglio di Disciplina Nazionale del 3 dicembre 2025.

È importante chiarire subito un punto fondamentale:
non stiamo discutendo il merito disciplinare, non perché non sia rilevante, ma perché – secondo un’interpretazione restrittiva adottata in sede disciplinare – il ricorso su quel piano sarebbe limitato a determinati soggetti.

Noi contestiamo la legittimità della decisione amministrativa, che presenta gravi vizi di motivazione, illogicità e violazione di legge.

E lo dico chiaramente:
non si può archiviare richiamando documenti che non vengono mai resi visibili o verificabili, perché secondo le nostre gravi accuse probabilmente inesistenti.


Perché nasce questo ricorso contro il Consiglio di Disciplina Nazionale?

Nasce da un fatto molto semplice ma gravissimo:

il Consiglio di Disciplina Nazionale ha riconosciuto le irregolarità del CDD di Palermo, ma ha comunque deciso di annullare la sanzione disciplinare, definendole “imprecisioni veniali”.

Ora, il punto è questo:

  • quelle irregolarità erano già state giudicate gravi dal CDD di Caltanissetta
  • riguardavano assenza totale di motivazione e istruttoria carente
  • e impedivano di capire perché si fosse arrivati a un’archiviazione

Una decisione senza motivazione è una non-decisione.

E allora la domanda è inevitabile:
come si possono riconoscere errori e poi considerarli irrilevanti?


Quali sono i punti più forti del suo ricorso?

Sono tre.

  1. Mancanza totale e sostanziale di motivazione

La decisione:

richiama documenti senza indicarli concretamente non spiega il percorso logico

lascia tutto a interpretazioni

Il sospetto, che chiediamo venga verificato, è che questi documenti non siano mai stati messi realmente a disposizione o comunque non siano idonei a giustificare la decisione, perché probabilmente non esistono e sarebbe un fatto gravissimo.

  1. Contraddizione evidente

Da una parte:

si riconoscono errori e irregolarità

Dall’altra:

si annulla ogni conseguenza

Questo è un caso tipico di illogicità ed eccesso di potere.

  1. Violazione del principio di legalità

La categoria delle “imprecisioni veniali”:
non esiste nell’ordinamento disciplinare

E faccio un esempio concreto:
se un professionista commette un errore anche minimo, una sanzione c’è sempre.

Qui invece si azzera tutto.

Questo crea:

un precedente pericoloso

una discrezionalità non prevista dalla legge


Lei parla spesso di documenti mai mostrati. Cosa intende?

È il punto centrale.

Si dice che la motivazione sia

  • “desumibile dai documenti nel fascicolo”

Ma:

abbiamo fatto richieste di accesso agli atti più volte

sia 9 volte al CDD di Palermo che per 3 volte al Nazionale

tutte tramite PEC

e ci è sempre stato negato l’accesso con giustificazioni assurde.

Allora la domanda è semplice:
come si può desumere qualcosa da documenti che nessuno può vedere?


Cosa contesta al Consiglio di Disciplina di Palermo?

Fatti concreti:

archiviazioni senza motivazione

mancata risposta a numerose PEC

mancata collaborazione anche con il CDD di Caltanissetta

verbali incompleti o incoerenti

E aggiungo una cosa importante:

se una motivazione fosse realmente esistita, sarebbe bastato esibirla subito
e probabilmente oggi non saremmo qui

Invece non è mai stata prodotta.

E non lo dico io:
lo ha accertato il CDD di Caltanissetta, che ha sanzionato quei comportamenti .


Lei parla di dinamiche interne. Sta facendo accuse?

No. Io non faccio accuse definitive.

Però, dopo anni, i fatti portano a interrogarsi seriamente.

Ho riscontrato:

tentativi di coinvolgermi disciplinarmente poi rivelatisi infondati

archiviazioni senza motivazione

comportamenti anomali già riconosciuti da un organo disciplinare

Questo rende legittimo il dubbio che il sistema non abbia operato con piena autonomia.


Fa riferimento anche a responsabilità più alte?

Io evidenzio un dato oggettivo:

all’epoca dei fatti vi era una determinata governance

e oggi la stessa figura siede in organi nazionali

È quindi legittimo chiedersi se il sistema abbia funzionato in modo realmente indipendente.


Sta dicendo che il sistema si protegge?

Dico che può emergere questa percezione quando:

un organo accerta gravi irregolarità

e un altro organo le ridimensiona fino ad annullarle

A quel punto la domanda è inevitabile:
si sta tutelando la legalità o si stanno evitando conseguenze più ampie, per proteggere un sistema?


La controparte parla di inammissibilità del ricorso.

Sì, ed è un punto centrale.

  1. “Non ha legittimazione”

Non è corretto.

Io sono:

direttamente coinvolto

titolare di un interesse concreto

danneggiato da un procedimento irregolare

La legge 241/90 tutela anche questi casi.

  1. “Non contesta il merito”

Il ricorso è più forte proprio perché: contesta la legalità del procedimento

E aggiungo:
se i documenti esistono, perché non mostrarli?

  1. “Non ci sono vizi”

I vizi:

sono stati accertati

e riconosciuti

ma poi ridimensionati arbitrariamente


Dopo 15 anni, cosa prova?

Sono 15 anni che combatto.

Non sono un avvocato.
Sono un cittadino che crede nell’articolo 3 della Costituzione:

  • tutti uguali davanti alla legge.

Ma oggi il dubbio viene:

ne è valsa la pena?

Perché il messaggio che passa è pericoloso:

chi sbaglia non paga

chi chiede giustizia viene ostacolato

chi resiste rischia anche di essere penalizzato economicamente

E questo rischia di generare


Cosa si aspetta dal Tribunale?

Tre cose:

  1. Ripristino della legalità
  2. Una decisione realmente motivata
  3. Regole uguali per tutti, senza favoritismi


Un ultimo messaggio?

Io non combatto contro qualcuno.

Difendo un principio:

che le regole valgano per tutti

che le decisioni siano trasparenti

che la giustizia sia verificabile

Perché quando manca la motivazione,
manca la fiducia.

E quando manca la fiducia,
si crea un rischio molto pericoloso per la società.

- SprayNews - Monica Macchioni

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