MERITOCRAZIA ITALIA: NO A UNA DIGITALIZZAZIONE DELLA P.A. SOLO DI FACCIATA. SERVE UN APPALTO STATALE CHE NON SPRECA TEMPO ED ENERGIA

27 Aprile 2026
- Di
Redazione
Meritocrazia Italia, Mauriello - SprayNews - Monica Macchioni
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Tempo di lettura: 2 minuti

L’espressione ‘lockdown energetico’ è entrata prepotentemente nel dibattito pubblico come una necessità pragmatica, prima ancora che ecologica. Di fronte all’impennata dei costi delle materie prime e alla gestione critica delle forniture, l’Italia si è trovata a dover riconsiderare l’uso degli spazi fisici, specialmente nel settore pubblico.

In questo scenario, lo smart working è tornato a essere non solo una misura di welfare o di sicurezza sanitaria, ma una vera e propria strategia di sopravvivenza economica. Tuttavia, questa transizione forzata ha sollevato il velo su criticità strutturali che la Pubblica Amministrazione si trascina da decenni: la cronica assenza di un controllo reale sulla produttività e il ritardo nell’aggiornamento tecnologico.

Per anni, il lavoro nel settore pubblico è stato misurato quasi esclusivamente attraverso la presenza fisica.

“Timbrare il cartellino” è diventato il simbolo di un sistema in cui la permanenza alla scrivania garantiva la regolarità formale, ma non necessariamente l’efficienza dei risultati. Il passaggio massivo al lavoro agile ha scardinato questo pilastro, evidenziando come molte strutture pubbliche manchino totalmente di strumenti di monitoraggio basati su obiettivi, quelli che nel privato chiamano KPI (Key Performance Indicator), gli indicatori chiave di prestazione. Senza la supervisione visiva del superiore, interi comparti hanno faticato a dimostrare il valore del proprio operato, non per mancanza di volontà dei singoli, ma per l’assenza di una cultura gestionale orientata alla “performance” piuttosto che alla “procedura”. 

A questo si aggiunge il nodo tecnologico ed informatico.

Il lockdown energetico costringerebbe i dipendenti a operare da remoto, spesso utilizzando dispositivi personali e reti domestiche poco protette. Questo evidenzia quanto la digitalizzazione della p.a. sia stata, finora, più di facciata che di sostanza. Molti database non sono accessibili in cloud, le firme digitali non sono ancora uno standard universale e i flussi di lavoro rimangono spesso legati a una logica cartacea trasportata, in modo inefficiente, su file PDF. La mancanza di un’infrastruttura tecnologica omogenea e sicura non solo rallenta il cittadino, ma rende lo smart working un’esperienza frustrante anche per il lavoratore pubblico più motivato.

Eppure, proprio la pressione esercitata dai costi energetici potrebbe essere la scintilla per la “volta buona”.

Quando riscaldare e illuminare uffici storici ed energivori diventa insostenibile per i bilanci comunali e statali, l’efficienza smette di essere un vezzo teorico e diventa un obbligo contabile.

Questo è il momento in cui la p.a. potrebbe finalmente investire nel salto di qualità: abbandonare gli edifici obsoleti, digitalizzare i processi in modo radicale e formare i dirigenti a gestire il personale non più in base all’orario, ma in base alla soddisfazione dell’utente e alla velocità di evasione delle pratiche.

Meritocrazia Italia crede che la sfida della transizione ecologica possa passare anche da un apparato statale che non spreca energia e tempo. Se il lockdown energetico diventerà il catalizzatore per un aggiornamento tecnologico serio e per una nuova etica della responsabilità produttiva, allora la crisi attuale avrà lasciato in eredità uno Stato più moderno. Non si tratta di svuotare gli uffici per pigrizia, ma di riempirli di senso attraverso la tecnologia, rendendo il servizio pubblico agile, trasparente e finalmente all’altezza delle sfide del ventunesimo secolo. Solo così la “forza del merito” e della equità potrà poggiare su fondamenta amministrative solide e moderne.

- SprayNews - Monica Macchioni

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