
“Le reazioni scomposte di una parte della sinistra alle proposte sulla sospensione temporanea di Schengen dimostrano una cosa sola: il dibattito politico è cambiato.
Per anni chiunque parlasse di controllo delle frontiere veniva liquidato come estremista.
Oggi, invece, la discussione non è più se sia legittimo difendere i confini, ma quale sia lo strumento più efficace per farlo.
Le osservazioni tecniche avanzate sull'efficacia della sospensione dei controlli con la sola Spagna meritano attenzione.
Se l'obiettivo è impedire che gli ingressi irregolari si trasformino in movimenti incontrollati all'interno dell'Unione europea, è evidente che occorre ragionare sull'intera catena dei transiti e non soltanto sul punto di partenza.
Ma il punto politico è ancora più importante.
Schengen non è un dogma religioso: è uno strumento giuridico nato in un determinato contesto storico.
Se le condizioni cambiano e la sicurezza degli Stati lo richiede, è legittimo prevedere sospensioni temporanee, come già consentono i trattati europei.
La libertà di circolazione può esistere solo se prima esiste il controllo effettivo delle frontiere esterne.
Chi liquida ogni proposta come propaganda evita il vero confronto. I cittadini europei chiedono sicurezza, ordine e regole certe. Ignorare queste richieste significa alimentare ulteriormente la sfiducia verso le istituzioni europee.
La vera sfida non è scegliere tra Schengen e sicurezza.
La vera sfida è costruire un'Europa capace di garantire entrambe.
E quando ciò non è possibile, la tutela dei cittadini deve prevalere su ogni automatismo burocratico.”
- SprayNews - Monica Macchioni