
Meritocrazia Italia segue con grande attenzione l'agitazione di questi giorni in tutta Europa. Fortunatamente, grazie anche a una grande opera di prevenzione e al senso di responsabilità delle Forze dell'Ordine, non si sono registrati in queste ultime ore incidenti gravi come nelle prime giornate.
Questo è un dato positivo. Ma sia chiaro: gli eventuali disordini non devono far sfumare, né delegittimare, la legittimità della protesta.
La protesta è legittima. E in Italia assume un rilievo del tutto particolare.
Siamo il Paese tra i più indebitati al mondo. Il nostro debito pubblico sfiora i 3.000 miliardi di euro, circa il 137% del PIL. Un fardello insostenibile.
Eppure, il popolo italiano è un popolo che paga. E paga molto.
Dal 2000 al 2024, con la sola eccezione del 2019, il totale delle entrate fiscali e contributive versate dai cittadini è stato costantemente e di gran lunga superiore alla spesa pubblica primaria. Gli italiani pagano più tasse di quanto lo Stato spenda per i servizi. Il surplus è notevole.
Dove finiscono allora tutti questi soldi?
Finiscono in interessi. In questi decenni abbiamo pagato in interessi sul debito una cifra pari, di fatto, all’intero ammontare del debito stesso. Paghiamo un debito con un altro debito. È una emorragia continua che sottrae risorse a sanità, scuola, trasporti, sicurezza.
Meritocrazia Italia lancia un monito serio e una proposta concreta.
Il debito pubblico non può più essere gestito giorno per giorno. Va gestito come si gestirebbe una grande azienda in crisi: con una operazione di ristrutturazione finanziaria.
Non è più possibile che non esistano le condizioni per bloccare questa emorragia e per portare in riduzione strutturale il debito.
Chiediamo che si studi un percorso di acquisizione diretta di quote di debito pubblico da parte di investitori italiani, di grandi patrimoni italiani e di società partecipate italiane. Un debito in mano agli italiani è un debito più sostenibile, meno ricattabile dai mercati internazionali e i cui interessi restano in Italia.
I cittadini devono riflettere su un punto semplice: pensate quanto potrebbe migliorare la gestione dei servizi pubblici in Italia con un abbattimento del debito e del costo degli interessi. Con quei 70-80 miliardi l’anno di interessi potremmo azzerare le liste d’attesa, mettere in sicurezza le scuole, pagare le imprese.
La protesta di piazza parla di carovita. Ma il carovita nasce anche da qui: da uno Stato che per pagare gli interessi di ieri toglie i servizi di oggi.
È su questo che va aperta una grande discussione nazionale
Stop war
Il Presidente Nazionale
Walter Mauriello
- SprayNews - Monica Macchioni