
Con riferimento al caso di Youssef Siher, ritenuto fautore delle manifestazioni violente di Milano, e al dibattito seguito, tra la posizione del Governo Meloni e l’ordinanza del GIP di Milano che ne ha disposto la scarcerazione, Meritocrazia Italia richiama con fermezza il principio supremo del rispetto istituzionale tra poteri dello Stato.
In uno Stato di diritto, il Governo ha il dovere di chiedere sicurezza e tutela per i cittadini e per le città, e la Magistratura ha il dovere di applicare la legge sulla base delle prove e delle garanzie processuali. Nessuno dei due poteri deve invadere il campo dell’altro, né, parimenti grave, delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica.
Non si deve mai alimentare il sospetto, ma sempre erigere la fiducia, che si costruisce solo nel rispetto della legge e dei suoi interpreti.
La giusta durata del processo non è mai la vendetta immediata, ma è quella misura equilibrata che elimina il tempo evitabile e preserva il tempo necessario alla conoscenza, alla difesa e alla decisione, e questo richiede responsabilità da parte di tutti, a cominciare dalla buona organizzazione degli uffici giudiziari. Un ritardo organizzativo non diventa mai di per sé una garanzia.
In uno, occorre arginare la deriva di un efficientismo aziendalistico che misura la qualità della giustizia solo sul numero dei fascicoli smaltiti, dimenticando che dietro ogni fascicolo ci sono persone e che la quantità delle decisioni non dice quanto le parti siano state ascoltate né quanto sia solido l’accertamento.
Se la motivazione viene trattata come un costo, si indebolisce il luogo in cui il giudice rende conto del proprio potere, e, se ogni questione complessa viene trattata come una perdita di produttività, si incentiva una risposta standardizzata dove invece serve una valutazione umana e individuale.
Proprio in questa dimensione umana e antropica della decisione si colloca la forza pacificatrice della sentenza, che non cancella il dolore ma riconduce il conflitto a ragioni pubblicamente verificabili, dove anche chi perde può riconoscere di essere stato ascoltato e comprendere perché le sue ragioni non sono state accolte.
Meritocrazia Italia chiede di abbassare i toni dello scontro, di non trasformare una ordinanza nell’ennesima occasione di conflitto tra politica e magistratura, di dare alla giustizia gli strumenti per essere celere e giusta e di rispettare fino in fondo il lavoro dei giudici che applicano le leggi che il Parlamento scrive, perché solo nel rispetto reciproco tra poteri dello Stato, nella leale collaborazione e nella fiducia nella legge e nei suoi interpreti, una sentenza può trasformare il conflitto in diritto e restituire alla comunità quella fiducia senza la quale nessuna sicurezza è davvero possibile.
Stop war.
- SprayNews - Monica Macchioni