
L'idroelettrico rappresenta uno degli asset più importanti del sistema energetico nazionale e continua a costituire la principale fonte rinnovabile programmabile del Paese, contribuendo per circa il 40% alla produzione elettrica da rinnovabili. Per ReteEnergia, associazione impegnata nella promozione dello sviluppo sostenibile e della transizione energetica, il futuro del comparto richiede oggi scelte chiare e una forte iniziativa politica a livello europeo.
«L'obbligo assunto dall'Italia nell'ambito del PNRR di mettere a gara le grandi concessioni idroelettriche rappresenta un grave errore strategico», afferma il presidente di ReteEnergia, Gaetano Libia. «Si tratta di una scelta estremamente miope che non tiene conto dell'assenza di reciprocità all'interno della Ue. Le imprese italiane dovrebbero affrontare gare per impianti strategici sul territorio nazionale, mentre non esiste alcuna possibilità concreta di partecipare a procedure analoghe negli altri Paesi membri, dove tali gare semplicemente non esistono. È un'evidente asimmetria che penalizza il nostro sistema industriale e mette a rischio un patrimonio costruito in decenni di investimenti.»
Secondo ReteEnergia è necessario che il Governo, le Regioni e l'intero Sistema Paese promuovano un'azione coordinata nei confronti della Commissione europea per eliminare il cosiddetto rischio "reversal", ovvero il vincolo che impedisce all'Italia di procedere al rinnovo delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche.
«L'idroelettrico non è soltanto una fonte rinnovabile», prosegue Libia. «È il principale asset strategico sulle rinnovabili. Una infrastruttura che contribuisce alla sicurezza energetica, alla stabilità della rete e alla competitività del sistema produttivo. Se necessario, bisogna avere il coraggio di rimettere in discussione impegni che possono compromettere un settore fondamentale per il futuro energetico del Paese. Vale a dire: restituire i fondi e tenere l’idroelettrico».
Accanto al tema delle grandi concessioni, ReteEnergia richiama l'attenzione anche sulla crescente incertezza normativa che interessa il comparto delle piccole derivazioni idroelettriche. «Le recenti pronunce della Corte costituzionale e le conclusioni dell'Avvocato generale della Corte di Giustizia dell'Unione europea dimostrano quanto sia ancora aperto il dibattito sul futuro delle concessioni idroelettriche. In particolare laddove si mette in discussione l'applicabilità della direttiva Bolkestein alle concessioni», osserva il vicepresidente Giovanni Battista Conte. «Gli operatori hanno bisogno di regole chiare e stabili per continuare a investire nella manutenzione, nell'efficientamento e nello sviluppo degli impianti, contribuendo agli obiettivi di decarbonizzazione e sicurezza energetica.»
Particolare attenzione, secondo Conte, merita la recente sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche che riconosce alle Regioni la possibilità di non procedere al rinnovo delle concessioni sulla base di valutazioni di interesse pubblico relative all'utilizzo della risorsa idrica. «Si tratta di un orientamento destinato ad avere effetti significativi sull'intero comparto», conclude Conte. «Migliaia di impianti attendono risposte chiare sul rinnovo delle concessioni mentre si susseguono interpretazioni divergenti tra amministrazioni, giurisprudenza nazionale e diritto europeo. Una situazione che rischia di frenare investimenti e manutenzioni proprio nel momento in cui il Paese ha bisogno di aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili.»
- SprayNews - Monica Macchioni