
di Antonino Salsone
L’uomo è un involucro di carne e ossa che per poche decine di anni, quando è fortunato, calpesta la terra.
Ma egli, unico tra gli esseri viventi, ha una scintilla perenne che arde dentro di sè, l’anima.
L’uomo, pur se è naturalmente destinato a finire la sua umana esistenza, puó restare vivo in eterno nel ricordo di chi lo ama e se ha lasciato orme buone e indelebili del suo passaggio terreno.
Se in vita è stato capace di fare questo, egli deve essere ricordato e onorato ed è perció precipuo dovere dei vivi commemorare i morti.
Leggo sul sito web di un noto Ordine esoterico e iniziatico le seguenti frasi:
“Gl’individui muoiono; ma quel tanto di vero che essi hanno pensato, quel tanto di buono ch’essi hanno operato non va perduto con essi: l’Umanità lo raccoglie e gli uomini che passeggiano sulla loro sepoltura ne fanno lor pro” (Giuseppe Mazzini).
Parole alate e intramontabili, che valgono sempre e per chiunque, non solo quando fa comodo, perchè il volto e l’esempio di chi muore, specie se ha tracciato un solco positivo ed esemplare, resistono per sempre nella nostra mente e nel nostro cuore e, soprattutto, sono la lampada che illumina il cammino dell’uomo.
Concludo affermando che l’anima di chi ben soggiace al dovere della rimembranza dei defunti è colma di scintille di spirito puro, mentre invece quella di chi non adempie a questo dovere, o peggio ancora lo impedisce, è putrida, priva di tensione spirituale e destinata a vivere l’eternità in un buio senza fine.
- SprayNews - Monica Macchioni