
Di Antonino Salsone
Nell’antica Roma visse il culto a Vessa, la dea del fuoco, e le Vestali ne furono le custodi.
Il fuoco era l’elemento centrale e vitale del culto, tanto che mentre il suo spegnimento faceva presagire grandi sciagure, la sua forza purificatrice era generatrice di progresso.
Ho letto recentemente che persino Gustav Mahler invitava simbolicamente gli uomini ad arruolarsi permanentemente nell’Ordine delle Vestali per “custodire il fuoco e non adorare le ceneri”.
Il fuoco, più degli altri elementi naturali, è il vero simbolo di rigenerazione benigna e feconda.
Quando brucia e travolge fa male, distrugge, annienta, ma nel contempo, se ben orientato e usato con misura, crea le condizioni per la rinascita di società e persone nuove, attive, dinamiche, forti dei loro slanci, che diffondono luce e calore.
Ecco perchè tra il fuoco che arde nell’intimo sotto forma di passione e quello che invece crepita stancamente nel camino, è bene farsi riscaldare e illuminare dalla fiamma del primo, che trasmette vita, vigore e coraggio.
Non dobbiamo dunque avere paura del fuoco e, quando è necessario perchè siamo infreddoliti dalla progressiva glaciazione dell’idealità e dell’etica, dobbiamo usarlo e bruciare il secco che ci sta intorno per rinascere nella passione e nel progresso, disperdendo la cenere dei resti degli arbusti ormai privi di linfa che ci ammorbano e che sono vestali di un passato che non è degno di essere ricordato come vestigia.
- SprayNews - Monica Macchioni