
ORA SI ABBIA IL CORAGGIO DI COMPLETARE LA RIFORMA: SOLDI DELLE SCOMMESSE AI VIVAI, MENO BUROCRAZIA E PIÙ VOLONTARIATO. IL CALCIO DEVE RIPARTIRE DALLA BASE
Castello Sforzini di Castellar Ponzano – «Il disegno di legge del senatore Paolo Marcheschi va nella direzione giusta e merita sostegno. Finalmente si comincia a ragionare sul calcio italiano non chiedendo altri soldi allo Stato, ma cercando di rimettere in circolo all’interno del sistema una parte delle enormi risorse economiche che il calcio stesso produce. È esattamente il cambio di paradigma che chiediamo da tempo.»
Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
«La proposta di destinare al sistema calcio una quota della raccolta delle scommesse sportive, indirizzandola anche ai vivai e agli impianti, insieme al riconoscimento dei premi di formazione, affronta uno dei problemi strutturali del nostro movimento: per troppo tempo la base della piramide ha formato ragazzi, creato calciatori e svolto una straordinaria funzione sociale ricevendo in cambio troppo poco.»
«I numeri raccontano una realtà che non possiamo più ignorare. Attorno al calcio si sviluppa una raccolta di scommesse nell’ordine di miliardi di euro. È ragionevole che una parte di questa ricchezza ritorni là dove il calcio nasce: nei campetti di provincia, nelle scuole calcio, nei vivai, nelle società dilettantistiche e negli impianti nei quali ogni giorno migliaia di ragazzi imparano non soltanto uno sport, ma disciplina, sacrificio, rispetto delle regole e vita di comunità.»
«Ma dobbiamo avere il coraggio di andare oltre. La proposta di Marcheschi può essere il punto di partenza per una riforma ancora più ambiziosa. La nostra proposta è molto semplice: superiamo definitivamente il proibizionismo del Decreto Dignità e consentiamo agli operatori legali, autorizzati e controllati dallo Stato di tornare a investire nel calcio attraverso pubblicità e sponsorizzazioni, naturalmente all’interno di regole rigorose a tutela dei minori e dei soggetti vulnerabili. Una parte delle maggiori risorse generate deve essere vincolata al finanziamento dei vivai, dell'impiantistica e soprattutto delle società dilettantistiche.»
«È assurdo che il calcio produca ricchezza attraverso le scommesse e che contemporaneamente migliaia di piccole società debbano chiedere sacrifici sempre maggiori alle famiglie per riuscire semplicemente a tenere aperto un campo, pagare le utenze, mantenere gli spogliatoi e consentire a un bambino di giocare.»
«E qui arriviamo all’altro grande problema, forse ancora più importante: la burocrazia. Le società dilettantistiche non possono essere trattate come grandi aziende. Moltissime sono associazioni senza scopo di lucro che vivono grazie alla passione di presidenti, dirigenti, allenatori, genitori e volontari. Caricarle continuamente di contratti, procedure, comunicazioni, responsabilità amministrative e nuovi adempimenti significa progressivamente soffocarle.»
«Il volontariato sportivo non è un'anomalia da correggere: è un patrimonio nazionale da proteggere. Dietro una piccola società di paese ci sono spesso uomini e donne che regalano gratuitamente ore della propria vita affinché centinaia di ragazzi possano stare su un campo da calcio anziché per strada. Lo Stato dovrebbe ringraziarli, incentivarli e semplificare loro la vita, non trasformarli in burocrati.»
«Per questo proponiamo che alla riforma venga affiancato un vero e proprio principio di proporzionalità burocratica: gli obblighi amministrativi devono essere commisurati alle dimensioni, alla natura e al fatturato delle società. Non possiamo pretendere dalla piccola associazione dilettantistica gli stessi apparati organizzativi che può permettersi una società professionistica.»
«Condividiamo inoltre il principio secondo cui chi forma un giovane calciatore debba ricevere un riconoscimento economico adeguato. Il vivaio non può essere considerato semplicemente un serbatoio gratuito dal quale il professionismo pesca talenti sempre più giovani. Se una società investe per anni nella crescita di un ragazzo, quell'investimento sportivo, educativo ed economico deve essere riconosciuto lungo tutta la filiera.»
«Su un punto, però, occorre essere chiarissimi: le nuove risorse non devono finire in un altro carrozzone burocratico. Devono arrivare realmente ai campi, ai vivai, agli allenatori, agli impianti e alle società. Ogni euro sottratto alla burocrazia e restituito al territorio è un euro investito nel futuro dello sport italiano.»
«Ecco perché considero importante il lavoro avviato dal senatore Marcheschi e auspico che durante l'iter parlamentare ci sia la disponibilità ad ascoltare e integrare proposte provenienti dal mondo dello sport. Su questioni così importanti non dovrebbe esistere una battaglia di bandiera tra maggioranza e opposizione: dovrebbe esistere l'interesse del calcio italiano.»
«La nostra formula resta quella che abbiamo indicato fin dall'inizio: meno burocrazia, più vivai, più volontariato, più libertà e più risorse al territorio. Superiamo il Decreto Dignità, regoliamo seriamente il mercato legale, combattiamo senza tregua scommesse clandestine e illegalità e facciamo tornare una parte della ricchezza generata dal calcio alla base che quella ricchezza rende possibile.»
«Se vogliamo davvero rilanciare il calcio italiano dobbiamo smettere di guardare soltanto alla punta della piramide. La Serie A si vede in televisione, ma il calcio italiano nasce la domenica mattina su migliaia di campi di provincia. Se muore quella base, prima o poi cade anche tutto il resto.»
Luca Sforzini
Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale – think tank di Futuro Nazionale con Vannacci
- SprayNews - Monica Macchioni