SALSONE : LA CALABRIA E I CALABRESI

12 Ottobre 2024
- Di
Redazione
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Tempo di lettura: 3 minuti

Di Antonino Salsone

A tutti capita di leggere degli stereotipi in ogni materia e settore sociale.

E non poche volte capita che gli stereotipi siano anche stupidi, oltre che conformistici e falsi.

In questi casi mi viene da pensare, specie quando l’allusione abusata è formulata da un giornalista e pubblicata da un giornale, che la dose di dabbenaggine è particolarmente elevata.

Oggi ho letto un articoletto (da intendersi in senso dispregiativo) in cui si è sostenuto che in Calabria è tutto ‘ndrangheta e malaffare e che, addirittura, in certe zone è pericoloso andarci, a pena della propria incolumità (confesso che mi è venuto proprio da ridere a crepapelle per questa castroneria poiché, è notorio, sono assai più pericolose le periferie delle grandi città della penisola, che purtroppo sono afflitte dalla piaga della microcriminalità, che genera tanta insicurezza).

Ho pensato di primo acchitto: certo che questo che scrive è proprio un cretino e chi lo pubblica è peggio di lui.

Ma poi ho riflettuto meglio.

Purtroppo sulla Calabria e sui calabresi si è ormai stratificata una opinione rigidamente precostituita e generalizzata, cioè non acquisita sulla base di un'esperienza diretta e che prescinde dalla valutazione dei singoli casi, sulle persone e sui gruppi sociali.

Il binomio generalizzato è Calabria - calabresi = ‘ndrangheta.

A me fa proprio arrabbiare una semplificazione così falsa e tendenziosamente preordinata, almeno colposamente (anche se il dolo è vicino …).

Certo, poichè non ho le “fette di salame sugli occhi”, affermo che è vero che in Calabria è nato e si è sviluppato il cancro della ‘ndrangheta.

E che è altrettanto vero che una minoranza di calabresi ingrassa le fila dell’organizzazione criminale.

E inoltre che è vero che il controllo del territorio da parte della ‘ndrangheta è capillare, specie in alcune zone.

E infine che è vero che vi sono commistioni innaturali e inammissibili tra la ‘ndrangheta e organizzazioni sociali di vario tipo e scopo territorialmente diffuse.

Ma, questo è notorio e oggettivo, si tratta di una minoranza di criminali e di loro sodali e fiancheggiatori che costituisce una quota minima della popolazione calabrese, che invece è seria, onesta e laboriosa e che si tiene ben lontana dagli ambienti criminali, anzi li ripugna e li subisce.

Le semplificazioni proprio non mi piacciono e dunque, nella fattispecie, non accetto, da parte di alcuno, di essere stereotipato in senso negativo in quanto calabrese.

Io rifiuto e combatto questa assurda conformizzazione, che è illogica, falsa e non rende merito e giustizia alla stragrande maggioranza dei calabresi e a coloro che, spesso calabresi anch’essi, combattono coraggiosamente ogni giorno, in ogni settore sociale e tipo di lavoro, a cominciare dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura, il male, i criminali e la ‘ndrangheta (magari rimettendoci anche la vita, così come io e la mia famiglia, come ahimè molti altri, sappiamo bene per averlo vissuto e patito sulla nostra carne).

La Calabria e i calabresi non sono ‘ndrangheta, mentre criminali e ‘ndranghetisti sono solamente coloro che del male e del malaffare fanno il proprio costume di vita e che devono essere aspramente combattuti, sconfitti ed estirpati dalla società calabrese, assieme alla mentalità falsa, brutale e mortifera che hanno instillato nelle fasce sociali culturalmente deboli, certamente anche con l’aiuto indispensabile di “notabili” che, per estrazione sociale, intelligenza e cultura, avrebbero potuto e dovuto tenersi sideralmente lontani dalla mala pianta e che invece - come dimostrato da numerose inchieste, indagini e sentenze - si sono ammorbati il corpo e lo spirito bevendo l’acqua avvelenata della fonte ‘ndranghetista.

Lo ribadisco in piena consapevolezza: sono fiero di essere calabrese e non mi va proprio di essere accomunato, in quanto calabrese, a soggetti che sono criminali puri ed esclusivi (sodali e fiancheggiatori inclusi) e che, per quanto mi riguarda, sono solamente degli apolidi, nel senso che esistono e imperversano in ogni paese del mondo.

E’ proprio e solo questa gentaglia senza scrupoli e onore che va combattuta ed estirpata, non la Calabria e i calabresi.

Antonio Salsone

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