
Nei prossimi mesi, il Centro Studi Rinascimento Nazionale promuoverà un approfondimento specifico sul tema della sovranità tecnologica italiana, convinto che la difesa dell’identità nazionale nel XXI secolo passi anche dalla capacità di padroneggiare le tecnologie che plasmeranno il mondo di domani.
SFORZINI (Centro Studi Rinascimento Nazionale): “L’intelligenza artificiale è la nuova acciaieria del XXI secolo. Chi non possiede potenza di calcolo sarà dipendente da chi la possiede”
Castello Sforzini di Castellar Ponzano – Le riflessioni recenti di Andrea Stroppa sul ritardo dell’Italia nell’intelligenza artificiale toccano un nodo che va oltre la tecnologia. La domanda vera non è se l’Italia debba investire nell’AI, ma se voglia continuare a essere una nazione industriale e sovrana o trasformarsi gradualmente in una semplice piattaforma di consumo, dipendente da infrastrutture costruite all’estero.
Per anni il dibattito pubblico italiano si è concentrato quasi solo sui rischi dell’AI: perdita di posti di lavoro, questioni etiche, regolamentazione, paure legate all’automazione. Temi legittimi, ma secondari rispetto alla questione di fondo. Le grandi potenze non stanno discutendo se usare l’AI: stanno combattendo per controllarla.
Gli Stati Uniti investono centinaia di miliardi di dollari. La Cina considera l’intelligenza artificiale una priorità strategica nazionale. I paesi del Golfo stanno acquistando infrastrutture di calcolo e attirando i migliori talenti a livello mondiale. L’Europa, invece, rischia di specializzarsi nella produzione di regolamenti mentre altri costruiscono il futuro.
L’errore più grosso sarebbe considerare l’AI come un semplice settore economico. Non lo è. È una tecnologia abilitante che condizionerà la manifattura, la sanità, la difesa, la logistica, la ricerca scientifica, l’energia, la pubblica amministrazione e persino la capacità degli Stati di prendere decisioni strategiche.
Nel Novecento, una nazione senza acciaio era destinata alla dipendenza industriale. Oggi, una nazione senza capacità di calcolo rischia la dipendenza digitale.
Per questo il Centro Studi Rinascimento Nazionale ritiene che l’Italia debba aprire una riflessione seria e ambiziosa sulla realizzazione di una grande infrastruttura nazionale dedicata all’intelligenza artificiale. Non per inseguire mode tecnologiche, ma per difendere gli interessi strategici del paese nei prossimi decenni.
La questione non riguarda solo l’innovazione. Riguarda la sovranità.
Ogni giorno imprese, professionisti, università e pubbliche amministrazioni italiane affidano quantità crescenti di dati, processi e funzioni strategiche a piattaforme estere. Una dipendenza che oggi sembra innocua, ma che domani potrebbe diventare un limite economico e geopolitico di enorme portata.
L’Italia ha le competenze per partecipare a questa sfida. Dispone di eccellenze universitarie, centri di ricerca di livello internazionale, una tradizione ingegneristica riconosciuta in tutto il mondo e un tessuto produttivo che ha dimostrato più volte di saper competere ai massimi livelli quando viene messo nelle condizioni di farlo.
Ciò che è mancato negli ultimi decenni è stato il coraggio di pensare in grande.
Troppo spesso la politica italiana si è limitata a gestire l’esistente. Troppo raramente ha avuto l’ambizione di costruire il futuro.
L’intelligenza artificiale rappresenta invece una delle poche occasioni storiche in cui l’Italia può ancora scegliere se essere protagonista o semplice spettatrice.
«Condivido il nucleo centrale delle riflessioni di Andrea Stroppa: la vera partita non è tecnologica ma strategica. L’intelligenza artificiale è destinata a diventare una delle infrastrutture fondamentali della potenza nazionale. Chi controllerà i dati, gli algoritmi e la capacità di calcolo avrà un vantaggio competitivo enorme. L’Italia deve decidere se partecipare a questa corsa o accettare una posizione subordinata. Personalmente, ritengo che una grande nazione come la nostra abbia il dovere di partecipare», dichiara Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Centro Studi Rinascimento Nazionale
- SprayNews - Monica Macchioni