SANT'ANNA A SAN GIOACCHINO: LE RADICI CHE INSEGNANO ANCORA A FIORIRE

25 Luglio 2026
- Di
Redazione
Sant'Anna e San Gioacchino - SprayNews - Monica Macchioni
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Tempo di lettura: 3 minuti

Di Don Enzo Bugea Nobile

Il mondo avrà sempre bisogno di intelligenza, ma ancora di più avrà bisogno di coscienze illuminate. Avrà bisogno di tecnologia, ma soprattutto di santità.

Ci sono santi che parlano attraverso le imprese e santi che parlano attraverso il silenzio.

Sant’Anna e San Gioacchino appartengono a questa seconda categoria.

Il Vangelo non riporta una loro parola, eppure la loro vita continua a parlare con una forza che attraversa i secoli.

Essi sono le radici dell’albero più bello della storia della salvezza.

Hanno custodito Maria e Maria ha custodito il Verbo fatto carne.

Ogni volta che contempliamo Sant’Anna e San Gioacchino comprendiamo che Dio ama costruire il futuro partendo dalle famiglie, dalle mani che accarezzano, dalle ginocchia sulle quali un bambino impara a pregare, dagli occhi che insegnano a distinguere il bene dal male.

Oggi viviamo in un tempo straordinario e allo stesso tempo, fragile.

L’intelligenza artificiale cresce con una velocità sorprendente.

Le macchine imparano, gli algoritmi decidono, gli schermi catturano il nostro sguardo, ma nessuna tecnologia potrà mai insegnare ciò che una nonna trasmette con una carezza, ciò che un nonno comunica con la sua presenza, ciò che una famiglia costruisce con la fedeltà quotidiana.

La tecnologia può elaborare informazioni, ma non genera misericordia, può rispondere alle domande, ma non può amare, può imitare il linguaggio del cuore, ma non possiede un cuore.

Sant’Anna ci insegna la tenerezza che educa.

San Gioacchino ci ricorda la forza discreta di chi sostiene senza cercare applausi. In loro vediamo la bellezza della pazienza, quella virtù che il mondo considera debolezza e che invece, è una delle forme più alte dell’amore.

Verba docent, exempla trahunt: le parole insegnano, ma gli esempi trascinano. È questa la loro grande lezione.

Ogni giorno incontro i ragazzi dell’oratorio; nei loro occhi vedo sogni meravigliosi, ma anche tante domande.

Vivono in un mondo dove tutto sembra immediato: un clic, un messaggio, una risposta, eppure il cuore umano continua ad avere bisogno dello stesso nutrimento di sempre: essere ascoltato, accolto, sentirsi amato senza condizioni.

Ai miei giovani vorrei dire di non avere paura del progresso. La Chiesa non teme la scienza né l’innovazione.

Teme soltanto che il progresso dimentichi l’uomo, perché quando la tecnica corre più veloce della coscienza, il rischio è quello di costruire un futuro ricco di strumenti, ma povero di senso.

Sant’Anna e San Gioacchino ci ricordano che nessuno diventa grande da solo.

Ognuno di noi è il frutto di qualcuno che ha pregato, sofferto, sperato e creduto prima di noi.

Siamo figli di una storia che non possiamo cancellare senza perdere noi stessi.

L’oratorio, allora, non è soltanto un luogo dove trascorrere qualche ora, è una casa, una scuola di umanità, è il laboratorio dove il Vangelo diventa vita, amicizia, servizio, sorriso condiviso, mano tesa a chi rimane indietro.

Vorrei che ogni ragazzo imparasse a guardare i propri nonni come una biblioteca vivente.

Essi custodiscono una sapienza che nessun motore di ricerca potrà mai indicizzare.

Hanno conosciuto il sacrificio, il valore dell’attesa, la dignità del lavoro, la forza della fede quando tutto sembrava crollare.

Radices altae, fructus sancti: radici profonde generano frutti santi.

Sant’Anna è il grembo della speranza.

È la donna che ci insegna che educare significa amare senza possedere.

San Gioacchino è il padre silenzioso che ci ricorda come l’autorità più autentica non nasca dal potere, ma dall’esempio.

In un tempo in cui molti cercano followers, loro ci insegnano a formare discepoli. In un tempo in cui tutto è visibilità, essi ci parlano della santità nascosta.

In un tempo in cui spesso si misura il valore con il successo, ci ricordano che davanti a Dio conta soltanto l’amore vissuto.

Ecco perché oggi affido tutti i nostri bambini, i ragazzi degli oratori, le famiglie, i nonni e gli educatori all’intercessione di Sant’Anna e San Gioacchino.

Essi ci insegnino a custodire la fede come si custodisce una fiamma: con delicatezza, con perseveranza e con infinita fiducia.

Perché il mondo avrà sempre bisogno di intelligenza, ma ancora di più avrà bisogno di coscienze illuminate. Avrà bisogno di tecnologia, ma soprattutto di santità.

E il futuro dell’umanità continuerà a nascere, come è sempre accaduto, da una famiglia che sa pregare, amare e sperare.

Che Sant’Anna e San Gioacchino ci aiutino a non perdere mai ciò che rende davvero umano il nostro cuore: la capacità di amare Dio e, attraverso Dio, ogni fratello che incontriamo sul nostro cammino.

- SprayNews - Monica Macchioni

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