VOTO ALLA CAMERA SU LEGGE ELETTORALE: VINCE L'OPPOSIZIONE O PERDE LA DEMOCRAZIA?

15 Luglio 2026
- Di
Redazione
Mauriello, Meritocrazia Italia - SprayNews - Monica Macchioni
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Tempo di lettura: 4 minuti

Respinto alla Camera l’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale, la maggioranza va sotto di un voto dopo lo scrutinio segreto e le opposizioni gridano alle dimissioni.

E così, la riforma della legge elettorale si ferma dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze.

Il voto segreto ha spaccato l’Aula e mandato sotto la maggioranza aprendo un nuovo scontro politico tra governo e opposizioni.

L’emendamento presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, che prevedeva l’introduzione delle preferenze insieme al mantenimento dei capilista bloccati, è stato respinto.

La premier Giorgia Meloni aveva contestato la richiesta di scrutinio segreto avanzata dai gruppi di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, sostenendo che una modifica così importante della legge elettorale dovesse essere votata alla luce del sole e chiedendo ai parlamentari di assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie scelte, in quanto il voto palese sarebbe servito a verificare la reale posizione dei partiti che da tempo chiedono maggiore partecipazione degli elettori nella scelta dei parlamentari.

Secondo le opposizioni l’emendamento presentato dalla maggioranza sarebbe stato “truffaldino”, perché la proposta di legge prevedeva un listone nazionale e listini locali tutti preconfezionati dalle segreterie di partito, con la previsione di finte preferenze che non avrebbero mai riguardato la stragrande maggioranza dei parlamentari, destinati ad entrare direttamente in Parlamento grazie al blocco riservato ai capilista.

Le opposizioni, dunque, hanno votato compattamente contro, ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti ed ora si apre una riflessione sulla tenuta stessa del Governo.

Dopo la bocciatura del testo, infatti, dai banchi dell’opposizione le forze contrarie alla riforma hanno interpretato il risultato come una sconfitta politica della maggioranza e hanno chiesto al governo di trarne conseguenze immediate.

Eppure, in tale prova di forza di perenne antagonismo, nessuno rileva come la bocciatura dell'emendamento sulle preferenze rappresenti l'ennesima dimostrazione di quanto il tema della legge elettorale continui a essere affrontato più come terreno di scontro tra maggioranza e opposizione che come occasione per restituire qualità e credibilità alla nostra democrazia.

Per Meritocrazia Italia, invero, il punto centrale non è stabilire chi abbia vinto o perso questo passaggio parlamentare, perché la vera questione è un'altra, ovvero la possibilità dei cittadini di poter scegliere realmente i propri rappresentanti.

Un sistema che mantiene i capilista bloccati e introduce preferenze solo in misura limitata rischia di lasciare sostanzialmente immutato il meccanismo che negli ultimi anni ha progressivamente allontanato gli elettori dalle istituzioni. Se la gran parte degli eletti continua a essere decisa dalle segreterie dei partiti, la partecipazione popolare resta inevitabilmente compressa.

In tal senso, Meritocrazia Italia sostiene da sempre la necessità di una riforma organica della legge elettorale che rimetta al centro il rapporto diretto tra eletto ed elettore, mediante l’introduzione di preferenze autentiche, collegi che consentano ai cittadini di conoscere chi li rappresenta, criteri di selezione fondati sul merito, sulla competenza e sulla credibilità delle persone, non sulla loro vicinanza ai vertici di partito.

Già all’inizio dell’iter parlamentare di disamina sulla riforma presentata dalla maggioranza, Meritocrazia aveva invitati tutti i partiti in campo ad abbracciare il modello di riforma della legge elettorale già proposto dal Movimento nello scorso Congresso Nazionale di Roma dell’ottobre 2025 e consegnato a tutti i partiti con il nome di “Meritocraticum”, che rappresenta il tentativo di dare voce al corpo elettorale, restituendo la prerogativa di scegliere.

L’obiettivo dichiarato era quello di stimolare la partecipazione della cittadinanza consentendo un effettivo ritorno alla rappresentatività, dovendo la nuova legge elettorale ridare ai cittadini la possibilità di scegliere quale partito votare e la facoltà di sancire la propria preferenza anche per i candidati, senza imposizioni o blocchi calati dall'alto, perché una democrazia matura vive della responsabilità di chi governa, ma anche della libertà di scelta di chi vota, di talché, quando questa libertà viene limitata, si indebolisce il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni e cresce inevitabilmente il disincanto verso la politica.

Ma dalla riduzione dei parlamentari sino ad arrivare ai listini bloccati, la nostra democrazia ha prodotto un risultato paradossale: ha creato i parlamentari a tempo indeterminato.

Uomini e donne che, in forza di una votazione indirizzata dalle segreterie, senza preferenze e senza volto, guidano e guideranno il Paese per sempre. Non rispondono al Popolo. Rispondono ai capi partito.

E allora dobbiamo interrogarci su questa strana e anomala forma di delegittimazione del Popolo. Perché una democrazia che ha paura del voto dei cittadini, è una democrazia malata.

E per questo chiediamo alla Politica tutta una presa di coscienza sulla reale necessità, ovvero quella di far votare il 100% degli aventi diritto.

Questa dovrebbe essere la vera e pura ambizione, quella che la nostra Carta Costituzionale auspicava.

Scrivere un nome e cognome su una scheda elettorale non dovrebbe spaventare chi pensa alla politica come missione. Al contrario, dovrebbe indurre preoccupazione a chi pensa alla politica come lavoro a tempo indeterminato.

Oggi serve un cambio di passo, per costruire una regola condivisa, spinta verso il massimo grado possibile di neutralità, che consenta il ritorno massivo al voto, ricordando sempre come la politica dovrebbe evitare di trasformare una riforma tanto delicata in una semplice occasione di propaganda reciproca, perché la qualità delle regole democratiche non può dipendere dalle convenienze del momento né essere utilizzata come strumento di contrapposizione tra schieramenti, ma deve tendere a far vincere la democrazia.

Ecco allora che la legge elettorale non può essere costruita per soddisfare gli equilibri della politica, bensì per restituire ai cittadini il diritto di scegliere, di partecipare e di sentirsi rappresentati.

È da qui che deve ripartire ogni discussione, con il coraggio di restituire la sovranità agli elettori e di rimettere al centro il valore della persona, della competenza e della partecipazione

A questo punto la palla passa ai cittadini.

Dovranno essere loro a decretare con i fatti la variazione del Parlamento, puntando su organizzazioni nuove, con idee differenti, che sappiano davvero interpretare l’interesse del Popolo e non l’interesse dei capi partito.

Meritocrazia Italia c’è, perché crediamo in un Parlamento di persone elette dal merito, non di nominati per fedeltà.

Ridateci il voto. Ridateci la scelta. Solo così l’Italia torna ai cittadini.

Stop war.

Il Presidente Nazionale

Walter Mauriello

- SprayNews - Monica Macchioni

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