
L’apertura delle istruttorie da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sul caso Sephora segna un punto di svolta. Il fenomeno dei “Sephora Kids” non è più solo una tendenza sociale, ma un tema di rilevanza pubblica.
Eppure, limitarsi all’intervento ex post non è sufficiente.
Il problema è più profondo: il mercato ha iniziato a costruire domanda estetica nei minori, senza che il sistema normativo e operativo fosse pienamente pronto a gestirne gli effetti.
Oggi bambine e preadolescenti utilizzano prodotti anti-età progettati per adulti, spinti da un ecosistema che combina social media, influencer e distribuzione commerciale. Non si tratta solo di sicurezza dermatologica, ma di un fenomeno che incide sulla costruzione dell’identità e sull’anticipazione della pressione estetica.
In termini di sostenibilità, è un segnale critico: non è sostenibile un sistema che crea bisogni prima ancora che esista la capacità di gestirli.
L'Europa ha rafforzato il contrasto al green washing introducendo criteri stringenti su trasparenza e verificabilità. Tuttavia, la realtà operativa è diversa: le imprese, soprattutto nella GDO, stanno ancora cercando di capire come applicare concretamente queste regole.
Nel frattempo, il mercato cosmetico continua a evolvere più rapidamente della regolazione. Un dato su tutti: oltre l’80% dei prodotti nella GDO presenta almeno un claim di sostenibilità. Questo dimostra quanto il sistema sia già saturo di comunicazione “green”, spesso difficile da interpretare anche per operatori esperti.
Il rischio è chiaro: trasferire meccanicamente questo modello su altri ambiti, come la tutela dei minori, senza adattarlo, rischia di generare confusione e inefficacia.
Il quadro normativo attuale non è sufficiente a governare il fenomeno. Oggi è ancora possibile vendere cosmetici anti-età a minori, promuoverli indirettamente attraverso contenuti digitali, renderli percepiti come “sicuri” tramite claim generici.
Questo evidenzia una responsabilità distribuita lungo tutta la filiera: brand, retailer, piattaforme e influencer.
Meritocrazia Italia avanza le seguenti proposte correttive:
- per la tutela diretta dei minori (appropriatezza cosmetologica): introduzione obbligatoria di indicazioni di età d’uso raccomandata per cosmetici contenenti attivi ad alta attività biologica (es. retinoidi, AHA/BHA, peeling chimici), con dicitura tipo: “non raccomandato per soggetti in età prepuberale (<14 anni)”; inserimento di avvertenze d’uso chiare, visibili e basate sul rischio, coerenti con il profilo tossicologico e dermatologico del prodotto; allineamento tra valutazione di sicurezza (PIF) e target reale di utilizzo, evitando mismatch tra “uso previsto” e uso effettivo da parte dei minori;
- per la responsabilità di filiera (coerenza tra formulazione, claim e destinazione d’uso): implementazione di audit di filiera integrati, che verifichino coerenza tra formulazione, claim cosmetico, target dichiarato e reale; definizione di linee guida tecniche condivise per la gestione dei claim (inclusi quelli di “delicatezza”, “naturalezza”, “skin friendly”), evitando interpretazioni fuorvianti in contesti pediatrici; sviluppo di strumenti operativi semplificati per la GDO, che consentano una verifica documentale minima ma efficace (es. schede di conformità claim/target);
- per il rafforzamento delle certificazioni e dei controlli (credibilità tecnico-scientifica): promozione di schemi di certificazione basati su verifica indipendente di terza parte, criteri trasparenti e riproducibili, e governance multi-stakeholder; superamento di claim generici (“green”, “delicato”, “sicuro”) non supportati da evidenze oggettive e verificabili; integrazione di modelli di validazione/verification (es. approcci riconducibili a ISO/IEC 17029) per garantire coerenza tra dichiarazioni e caratteristiche effettive del prodotto; introduzione di criteri specifici per la valutazione della idoneità all’età evolutiva, oggi non sufficientemente presidiata;
- regole su comunicazione e influencer (appropriatezza del messaggio): limitazione della diffusione di contenuti cosmetici complessi verso audience minorenni, in particolare per prodotti con attivi ad alta attività; obbligo di trasparenza e riconoscibilità del contenuto sponsorizzato, con attenzione ai formati utilizzati (routine, tutorial, “gioco”); definizione di linee guida per influencer, soprattutto se minorenni, che evitino la normalizzazione di routine cosmetiche non appropriate per età;
- educazione strutturale (uso consapevole e prevenzione): introduzione di percorsi educativi su fisiologia della pelle in età evolutiva, differenza tra cosmetico base e cosmetico funzionale/attivo, lettura critica dei claim e dei contenuti digitali; attivazione di reti territoriali scuola-famiglia per promuovere consapevolezza sull’uso appropriato dei cosmetici; coinvolgimento di figure sanitarie (dermatologi, pediatri) nella diffusione di linee guida semplificate.
- SprayNews - Monica Macchioni