CARCERI, AVV. CARDILLO CUPO: EVITARE CHE DIVENTINO SCARICATORI SOCIALI, PUNTARE DAVVERO SULLA FUNZIONE RIEDUCATIVA DEL REO, CON MECCANISMI PREMIALI

21 Marzo 2026
- Di
Redazione
Avvocato Cardillo Cupo - SprayNews - Monica Macchioni
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ll sistema carcerario italiano vive una crisi senza precedenti che tocca ogni aspetto della giustizia penale, dalle condizioni disumane di detenzione agli errori giudiziari che costano milioni di euro alle casse dello Stato.

I numeri parlano chiaro: al 31 gennaio 2026, nelle carceri italiane erano rinchiuse 63.734 persone a fronte di una capienza regolamentare di 51.271 posti, con un sovraffollamento che in 76 istituti penitenziari raggiunge il 150%, costringendo tre persone a vivere in spazi progettati per due.

La situazione è drammatica e le conseguenze si misurano in vite umane: nel 2025 sono stati registrati 238 decessi tra i detenuti, un dato che evidenzia le condizioni critiche all'interno delle strutture penitenziarie.

Stiamo parlando di persone costrette a vivere in celle di 10-15 metri quadrati in dieci, con un bagno a vista senza alcuna possibilità di avere un po' di pudore o riservatezza, denuncia Pasquale Cardillo Cupo, avvocato penalista e presidente dell'associazione Cesare Beccaria che si occupa di malagiustizia.

Ma il problema non si limita al sovraffollamento. Gli errori giudiziari rappresentano un'altra piaga del sistema: tra il 2018 e il 2024 si sono verificati 3.233 casi di ingiusta detenzione, mentre le sanzioni disciplinari ai magistrati sono state appena 5.

Dal 1992 al 31 ottobre 2025, si sono registrati complessivamente 32.262 casi di errori giudiziari, con una media di quasi 949 innocenti in custodia cautelare ogni anno.

Non basta dire che la giustizia ha funzionato quando dopo dieci anni una persona viene assolta', sottolinea Cardillo Cupo.

Quelle vite sono segnate per sempre, perché quando vieni arrestato fai cento prime pagine, quando vieni assolto c'è il trafiletto a margine del giornalino.

I costi economici sono altrettanto allarmanti: dal 1° gennaio al 31 ottobre 2025, gli indennizzi liquidati per ingiuste detenzioni hanno raggiunto 23,85 milioni di euro, una cifra che testimonia l'entità del problema.

Ma secondo l'esperto legale, il danno va ben oltre l'aspetto economico: stiamo parlando di 500 mogli, probabilmente mille figli, mille genitori che vivono un disagio sociale e una stigmatizzazione che non si lava con l'acqua calda.

La questione delle misure di prevenzione patrimoniale rappresenta un ulteriore elemento critico.

In Italia siamo un paese folle, spesso al di fuori dei contorni europei, afferma Cardillo Cupo.

Si può sequestrare il patrimonio di un imprenditore basandosi su sospetti, nominare un amministratore giudiziario che non conosce l'attività, e dopo 7-8 anni, quando si scopre che non ha fatto nulla di illecito, restituire un'azienda ormai morta.

Il paradosso più grave riguarda la funzione rieducativa della pena, prevista dalla Costituzione ma completamente disattesa.

Se una persona fa domanda per incontrare un educatore perché vorrebbe reinserirsi, la chiamano dopo sei mesi perché non c'è la figura professionale, spiega l'avvocato.

Come può avere una funzione rieducativa una cella di 4 metri quadri con 10 persone?.

La mancanza di programmi di reinserimento efficaci si traduce in tassi di recidiva del 70%, mentre paesi come Norvegia e Svezia, che applicano modelli basati sulla rieducazione, registrano recidive inferiori al 20 %.

Loro chiudono le carceri e aprono centri dove reinseriscono le persone, le obbligano a lavorare, insegnano un mestiere, evidenzia Cardillo Cupo.

I loro detenuti producono per la collettività, noi continuiamo a buttare soldi.

La situazione è aggravata dalla carenza di personale e risorse.

I fondi del PNRR destinati agli ausiliari del processo stanno terminando, vanificando i miglioramenti ottenuti negli ultimi anni.

Non c'è mai un vero tavolo tecnico fatto da persone che vivono questi problemi quotidianamente', lamenta l'esperto.

Ci fossilizziamo sulle lotte interne ma non affrontiamo mai il tema in maniera seria.

Secondo Cardillo Cupo, la soluzione richiede un cambio di paradigma: dobbiamo creare esempi virtuosi, dare stimoli positivi ai detenuti.

Se 30 persone che erano in carcere si sono impegnate, hanno fatto la scuola, il corso di panettiere, e alla fine della pena sono state inserite in un panificio con una famiglia e un lavoro, questo diventa un obiettivo di vita vero per chi vuole migliorarsi.

L'alternativa è continuare a utilizzare le carceri come 'scaricatori sociali', perpetuando un sistema che non risolve i problemi ma li aggrava, con costi umani ed economici insostenibili per l'intera società.

Avv. Pasquale Cardillo Cupo
Pres.te Ass.ne Cesare Beccaria

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