
Il buco della serratura
Chi ha sussurrato a Pazzali i nomi dei report illegali?
Di Monica Macchioni
L’informazione e’ potere.
Lo sanno tutti.
E’ così da secoli.
L’uso delle informazioni che si hanno a disposizione puo’ essere fatto in modo equilibrato, secondo coscienza e quindi facendo affidamento alla parte più razionale ed evoluta del nostro essere uomini e donne dotati di intelletto, garbo, attenzione e deontologia, oppure in maniera selvaggia, tipo elefanti in cristalleria, come sta emergendo in queste ore dalle carte di Milano, per abbattere i nemici, per costruire dossier falsi a scopo di screditare il parente, quindi manipolando la realtà e la verità, in totale spregio delle regole comportamentali che vigono in una società civile.
In tutta questa vicenda, dove e’ finito Hobbes?
Fedeltà in cambio di protezione.
Vengono alla mente tanti episodi del passato.
Anche un motto antico: “Mal comune mezzo gaudio!”.
Eh già, perché se tu rubi e io so che tu rubi, o se tu sniffi e io lo so, se vai contemporaneamente a pagamento con donne e uomini e io lo so e te lo faccio sapere, beh allora magari finisce a tarallucci e vino per tutti, in una sorta di immunità globale che si trasforma in impunità totale.
Cosa provoca dunque l’aver scoperchiato il vaso di Pandora?
Innanzitutto la consapevolezza che forse la vicenda Telecom era solo l’inizio di una modalità che è andata inasprendosi e imbarbarendosi negli anni provocando di volta in volta i vari casi: dal caso Montante - le controdenunce in procura per poter avere le carte delle indagini ufficiali su altri e tarare così la difesa e l’inquinamento eventuale delle prove?
- al caso Amara, - sarà veramente esistita la loggia Hungaria o qualcuno avrà cercato di intorpidire le acque in una sorta di disinformatia permanente ad orologeria per vedere se riusciva a pescare qualche pesce più grosso?
- al caso Totti - come facevano a sapere che andava al casino’ e quanti soldi lasciava in giro?
- ai caso Striano- Laudati - possibile che tutti questi accessi fossero opera di commissioni di privati ???
- al caso dell’operatore della Banca Intesa San Paolo, preso a suo dire da manie di iper controllo
- al caso di un insospettabile e rispettabilissimo e amico un po’ di tutti Enrico Pazzali, ma scavando scavando potremmo continuare a cercare e ancora a trovare.
Il tema però e’ serio.
Posto che non credo al pazzo o al voyeur solitario, quello che viene da domandarsi e’ chi sia il grande vecchio che si muove innominato dietro le quinte e ha interesse a tenere il proprio nome celato.
Chi ha sussurrato dunque a Pazzali i nomi rispetto ai quali commissionare dossier illegali e per quali fini?
Chi ne ha beneficiato?
Solo Pazzali o qualche suo amico?
Perché è indubbio che l’informazione prevalga per forza dirompente e per intensità anche sul denaro, come dimostra pure lo storico furto al caveau della banca di Roma dentro al Tribunale nel 1999, dove delle 990 cassette di sicurezze presenti nel caveau solo 147 erano state aperte, quasi come se chi aveva agito sapesse già prima di entrare quali cassette aprire.
Tra i titolari delle cassette di sicurezza c’erano magistrati, avvocati del foro di Roma e funzionari.
I primi rapporti di polizia identificarono, tra le vittime del furto, 22 magistrati, 55 avvocati, 5 cancellieri, altri 17 dipendenti del tribunale, un carabiniere e un perito giudiziario.
E probabilmente non è un caso che stiano uscendo ora le richieste di Pazzali, peraltro amico storico di La Russa e non solo di lui, di eseguire dossier sul Presidente del Senato e sui suoi figli.
Cui prodest?
Secondo quale logica un amico commissiona un dossier su un altro amico che conosce da 20-30 anni e sui suoi figli ?
Quale ratio si nasconde dietro questo evidente controsenso?
Poter dimostrare qualcosa che già si sospetta, conoscendo l’amico?
O creare ad arte elementi di ricatto?
In ogni caso siamo di fronte ad un vulnus gravissimo per la democrazia, spiare le altissime cariche dello Stato e’ pericoloso, acquisire dati che potrebbero finire anche nelle mani della criminalità organizzata e non, o di Stato stranieri non amici, soprattutto in un periodo di conflitti internazionali.
Alla luce di tutto ciò’ sarebbe così assurdo ipotizzare che in passato la fine di alcuni governi possa essere coincisa con richieste di arresto di mogli di ministri o con inchieste su accusati di stupro, figli di leader politici ?
E in ogni caso, nella gestione del potere, quanto conta possedere le informazioni giuste?
Quanto conta arrivare prima degli altri a sapere?
Velocità e informazione sono tutto e chiunque può finire suo malgrado, vittima o carnefice, schiacciato, triturato da questa perversa ruota del Potere.
E la domanda che si pone La Russa con la grandissima intelligenza e lungimiranza che lo contraddistinguono da sempre e’: chi ha commissionato i dossier contro la mia famiglia ?
E’ necessario che la giustizia faccia il suo corso e che dia una risposta a questa domanda, e’ urgente che la magistratura riesca a dipanare tutte le ombre e a far chiarezza totale su ogni aspetto, su ogni dettaglio, su ogni nome nascosto che non e’ancora emerso, così da togliere qualsivoglia retropensiero di complotti eventuali.
Da italiana mi auguro che la Presidenza della Repubblica sappia trovare come sempre e col consueto equilibrio le parole giuste per indicare alla politica e alle istituzioni la via della saggezza e della riconciliazione per uscire dal verminaio in cui il Paese e’ precipitato così da poter mettere in campo una forte azione di pacificazione nazionale indispensabile per rifondare le basi di quella convivenza civile e democratica che è garanzia di un futuro migliore per tutti.
- SprayNews - Monica Macchioni