
Di Manuela Repetti
Mi pare che le parole di Urso di ieri siano un reale e coscienzioso grido d’allarme.
Non una minaccia ma una forte preoccupazione che il Ministro ha espresso sul precipitare della situazione dell’Ilva se non accadranno due cose che non dipendono dal governo, che sta facendo tutto il possibile e l’impossibile per salvare, non solo l’Ilva, ma la produzione d’acciaio italiana e tutto il suo indotto.
Innanzitutto serve una nuova Autorizzazione integrata ambientale, senza la quale il tribunale di Milano potrebbe decidere per la chiusura dell’Ilva di Taranto per questioni di salute dei cittadini.
L’altro punto fondamentale, legato al precedente, è l’approvvigionamento di gas, che serve per una produzione più green, che può esser fornito, almeno provvisoriamente, da una nave rigassificatrice nel porto.
Ma su questo il Sindaco di Taranto si è pronunciato contrario.
Senza queste due cose urgenti, nulla si può risolvere.
E sono due cose su cui serve l’ok degli enti locali.
Nel mentre il governo ha stanziato i 200 milioni per proseguire l’attività in attesa di una soluzione alle trattative con i nuovi possibili acquirenti.
Mi pare molto chiara dunque la situazione che vede un governo che si sta adoperando in ogni modo per mantenere viva la produzione di acciaio in Italia e al contempo tutelare la salute dei cittadini seguendo un processo di decarbonizzazione.
Ora spetta agli altri attori, a cominciare dagli enti locali, a fare la loro parte senza veti pregiudiziali, per evitare la minaccia più grande, ovvero la chiusura dell’Ilva e la conseguente tragedia di decine di migliaia di lavoratori e famiglie, anche del nostro territorio.
- SprayNews - Monica Macchioni