
Alla Mostra del Cinema di Venezia sfilano 52 film italiani, gran parte finanziati con fondi pubblici. Per Luca Sforzini, esperto d’arte, proprietario del Castello di Castellar Ponzano e fondatore del movimento Rinascimento, il dato non è motivo di orgoglio, ma di allarme: Il cinema italiano rischia di ridursi a un luna park per cordate, festival e lobby che vivono di denaro pubblico senza restituire nulla al Paese. Non è politica culturale, è clientelismo travestito da arte.
Sforzini non nega il valore del sostegno pubblico: Aiutare il cinema nazionale è giusto, ma non con la logica del contributo a pioggia. Bisogna finanziare qualità, merito, impatto generazionale. Perché oggi i soldi dei contribuenti finiscono spesso in opere autoreferenziali, incomprensibili al grande pubblico e irrilevanti per il futuro culturale della nazione.
Il fondatore di Rinascimento affonda ancora: La politica si vanta di “sostenere il cinema”, ma in realtà sostiene sé stessa, i suoi salotti, le sue lobby. Così si condanna la cultura a vivere di elemosina e a perdere la sua funzione vera: scuotere coscienze, formare cittadini, generare identità. Venezia dovrebbe essere il faro di una nuova politica culturale, non il palcoscenico di chi consuma fondi pubblici come se fossero biglietti gratis al casinò.
E conclude con un appello: Se vogliamo che il cinema torni ad essere coscienza e forza civile, dobbiamo spezzare il sistema delle cordate e introdurre criteri limpidi e indipendenti. Non basta fare film: bisogna fare cultura. Altrimenti il red carpet resta solo un tappeto che copre le macerie
- SprayNews - Monica Macchioni