8 SETTEMBRE NATIVITA' DI MARIA: QUANDO DIO COMINCIA DALLE PICCOLE COSE

7 Settembre 2026
- Di
Redazione
Natività di Maria - SprayNews - Monica Macchioni
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Tempo di lettura: 4 minuti

di Don Enzo Bugea Nobile

Ci sono nascite che fanno rumore e altre che cambiano la storia nel silenzio. La nascita di Maria appartiene a queste ultime. L’8 settembre la Chiesa celebra la Natività della Beata Vergine Maria.

Non celebriamo ancora l’Annunciazione, non siamo a Betlemme, non vediamo una mangiatoia e non ascoltiamo il pianto del Bambino Gesù.

Celebriamo qualcosa che viene prima: la nascita di una bambina; una bambina come tante, agli occhi del mondo, eppure, dentro quella vita appena iniziata, Dio stava già preparando una strada.

Questo mi commuove profondamente, perché ci ricorda che Dio non comincia quasi mai dalle cose grandi, ma da ciò che noi rischiamo di non vedere.

Da una nascita.

Da una casa.

Da una famiglia.

Da una giovane donna, da un “sì” che verrà pronunciato molti anni dopo.

Noi siamo abituati a giudicare la vita dai risultati.

Vogliamo sapere subito chi diventerà un bambino, quale successo avrà un giovane, quanto produrrà un adulto, quale posto occuperà nella società.

Persino le persone, talvolta, finiscono per essere misurate come fossero numeri: curriculum, followers, prestazioni, visibilità, consenso.

Dio, invece, guarda una culla e davanti a quella culla non domanda: “Quanto varrà questa vita?”.

Dice semplicemente: “Questa vita è preziosa”.

Forse è proprio questo il primo grande messaggio dell’8 settembre: la dignità viene prima dell’utilità.

Maria non è grande perché il mondo l’ha resa importante, è grande perché ha lasciato che Dio abitasse la sua umanità ed è proprio la sua umanità che non dobbiamo perdere.

Abbiamo ricoperto Maria di corone, ori, manti meravigliosi, innalzato santuari e composto preghiere straordinarie.

Tutto questo esprime l’amore del popolo cristiano, ma sotto ogni corona rimane la donna di Nazaret.

Una donna che ha conosciuto l’attesa, la fatica, l’incertezza.

Una madre che ha stretto suo Figlio tra le braccia e un giorno lo ha visto morire.

Una donna che non ha ricevuto spiegazioni per tutto, ma ha continuato a custodire e forse il verbo più bello per comprendere Maria è proprio questo: custodire.

Oggi custodiamo poco, consumiamo immagini, parole, relazioni, corriamo, scorriamo continuamente uno schermo.

Abbiamo migliaia di contatti e qualche volta nessuno con cui condividere veramente una paura.

Sappiamo immediatamente cosa accade dall’altra parte del mondo e rischiamo di non accorgerci del silenzio di chi vive nella stanza accanto.

Maria ci insegna un’altra velocità, quella del cuore, non risponde a tutto immediatamente, non pretende di comprendere tutto.

Ascolta, medita, conserva, è una lezione potentissima anche per i nostri giovani, ai quali stiamo consegnando una società che pretende risposte istantanee e identità perfette.

Ai ragazzi vorrei dire: non abbiate paura di non sapere ancora chi diventerete, anche Maria è stata prima una bambina.

Prima del grande “Eccomi” c’è stata una vita quotidiana, fatta certamente di gesti semplici, affetti, educazione, domande, crescita.

Nessuna vita nasce già compiuta, ogni esistenza ha bisogno di tempo e noi adulti abbiamo il dovere di restituire ai giovani proprio questo: il diritto al tempo.

Il diritto di crescere, di sbagliare, di ricominciare, di cercare la propria strada senza essere marchiati per sempre da un errore.

Maria è anche questo, la testimonianza che Dio vede nelle persone non soltanto ciò che sono oggi, ma ciò che possono diventare attraverso l’amore.

E allora penso alle nostre famiglie, a quelle serene e a quelle ferite.

A chi questa festa la vive accanto ai propri figli e a chi porta dentro il dolore di una mancanza. Penso alle madri che aspettano una telefonata, ai padri che non sanno più come parlare con un figlio, ai nonni che continuano silenziosamente a tenere insieme generazioni diverse.

Penso anche a chi avrebbe voluto essere madre e non ha potuto esserlo.

Maria non appartiene soltanto alle immagini perfette della maternità.

Maria sa stare anche accanto alle maternità ferite, alle attese deluse, alle case dove una sedia vuota pesa più di mille parole, per questo la sua nascita è una festa profondamente umana.

Ci dice che ogni nascita porta con sé una possibilità che ancora non conosciamo.

Sant’Agostino scriveva: “Noverim me, noverim Te”: che io conosca me, che io conosca Te. Forse anche Maria ci conduce qui, alla scoperta che conoscere davvero noi stessi significa smettere di considerarci autosufficienti.

L’uomo contemporaneo possiede strumenti straordinari, l’intelligenza artificiale elabora parole, immagini, previsioni; la scienza entra sempre più profondamente nei misteri della materia e della vita.

È un progresso che non dobbiamo temere, ma nessuna macchina potrà assumersi al posto nostro la responsabilità di amare.

Può elaborare la parola “madre”, non può essere madre,
può descrivere una carezza,
non può provarne il bisogno.
Può riconoscere un volto,
non può attendere per anni il ritorno di un figlio.

La grandezza dell’essere umano rimane qui, nella capacità di donarsi; ed è esattamente ciò che Maria farà della propria esistenza.

Il suo “Eccomi” non sarà una parola di sottomissione passiva, ma un atto di libertà enorme.

Maria sceglie di fidarsi e la fede cristiana, quando è autentica, non annulla la libertà: la porta alla sua responsabilità più alta.

Per questo l’8 settembre vorrei che nelle nostre comunità non celebrassimo soltanto il compleanno della Madonna.

Vorrei che celebrassimo il valore di ogni vita che comincia.

Il bambino desiderato e quello arrivato quando nessuno se lo aspettava. Il bambino sano e quello fragile,
il giovane pieno di progetti e quello che non riesce più a immaginare il proprio futuro.

L’anziano che qualcuno considera ormai inutile.

La persona con disabilità che troppo spesso la società guarda ancora attraverso ciò che “non può fare”, dimenticando ciò che è, davanti a Dio nessuna vita è uno scarto, Maria nasce piccola, è forse questa l’immagine che vorrei lasciare nel cuore di chi leggerà queste parole.

Prima della Regina del Cielo c’è stata una bambina.

Prima del Magnificat c’è stato il suo primo respiro.

Prima del “piena di grazia” ci sono state due braccia che l’hanno accolta.

Dio ha avuto pazienza, ha aspettato che Maria crescesse; forse dovremmo imparare anche noi ad avere più pazienza gli uni con gli altri.

Non chiedere alle persone di essere immediatamente ciò che vorremmo. Non condannarle al loro passato.

Non ridurle ai loro errori. Non pensare che una caduta abbia pronunciato l’ultima parola sulla loro esistenza.

Dio vede germogli dove noi vediamo soltanto terra.

Maria, bambina dell’8 settembre, ci insegni allora a ricominciare dalle piccole cose, da una porta aperta, da una telefonata rimandata troppo a lungo, da un perdono, da una tavola dove tornare a sedersi insieme, da un figlio da ascoltare senza giudicare, da un anziano da andare a trovare, da una persona sola alla quale chiedere semplicemente: “Come stai?”.

Il cristianesimo diventa credibile quando il Vangelo prende carne in questi gesti.

Maria non ha avuto bisogno di fare rumore per cambiare la storia, è nata, è cresciuta, ha amato, ha creduto e quando Dio ha bussato alla porta della sua libertà, ha risposto: “Eccomi”.

In questo 8 settembre chiediamole una grazia semplice e immensa: insegnarci nuovamente a riconoscere Dio quando arriva senza fare rumore, perché spesso le cose più grandi della vita cominciano così: piccole,fragili,quasi invisibili, come una bambina appena nata,buon compleanno, Maria e insegnaci ancora a custodire la vita.

- SprayNews - Monica Macchioni

Politica

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