
Ma Intesa non sta a guardare, in vista un esposto alla Consob
Di Monica Macchioni
Messa alle strette da un'offerta che non può reggere sul piano dei numeri, Monte dei Paschi di Siena ha scelto la via più rumorosa: invece di rispondere all'Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo l'8 giugno con argomenti solidi, ha annunciato di voler comprare — in un colpo solo — Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa che ha più il sapore della fuga in avanti che quello di un piano industriale.
La coerenza, questa sconosciuta
Fino a poche settimane fa il Monte giurava sulla propria autonomia, presentandosi come istituto capace di camminare da solo. Oggi cambia versione e si trasforma, nel giro di poche ore, nell'aspirante conquistatore di due banche insieme, per un controvalore complessivo di 34 miliardi. Un rovesciamento di fronte così repentino da far sospettare che, più che un progetto meditato, si tratti di un espediente cucito in fretta per rendere Mps troppo ingombrante da digerire. Lo dice chiaramente anche Ignazio Angeloni, economista ed ex membro del Consiglio di vigilanza della Bce: la definisce una manovra difensiva e insieme offensiva, nata dall'opportunità del momento più che da una strategia costruita nel tempo — e, con una battuta, suggerisce all'ad Lovaglio di chiamare in soccorso Tom Cruise, quello di Mission Impossible.
Non è un dettaglio da poco: significa che il consiglio di amministrazione senese ha tenuto in un cassetto per mesi la carta dell'"indipendenza" salvo tirarne fuori un'altra, ben più aggressiva, non appena l'acqua è arrivata alla gola.
"Pensiero magico", dice il Financial Times
Se la stampa finanziaria internazionale usasse la diplomazia, qui l'avrebbe abbandonata volentieri. Il Financial Times boccia l'operazione senza appello, definendola bizzarra e, soprattutto, controproducente. E i motivi non mancano: i prezzi messi sul piatto per le due prede sono tutt'altro che generosi — zero premio per Bpm, appena il 10% per Generali — mentre l'idea di orchestrare quella che di fatto sarebbe una fusione a quattro sportelli, contando anche la recentissima acquisizione di Mediobanca, richiederebbe, sempre secondo il quotidiano britannico, un ottimismo al confine con il "pensiero magico". Il verdetto è tagliente: questa strategia difensiva rischia di sortire l'effetto opposto a quello sperato, trasmettendo agli azionisti l'idea di un consiglio disposto a tutto pur di non arrendersi a Intesa — e finendo così per spingerli proprio tra le braccia di Ca' de Sass.
Il mercato non ci crede, e nemmeno il Cda
I numeri, del resto, parlano chiaro. Nella seduta successiva all'annuncio tutti i titoli coinvolti nell'operazione hanno perso terreno, mentre l'offerta di Intesa ha continuato imperterrita a viaggiare a premio. Persino gli analisti più cauti nel giudizio, come quelli di Kepler, pur riconoscendo una qualche logica finanziaria al piano, ne segnalano il tallone d'Achille: nessun sostegno preventivo da parte di Crédit Agricole, primo socio di Bpm, né delle Assicurazioni Generali, che controllano Banca Generali. Autonomous è ancora più diretta e parla di un rischio di esecuzione significativo, dubitando apertamente che gli azionisti del Monte siano disposti a rinunciare al premio garantito da Intesa per inseguire un disegno tanto barocco quanto incerto.
E se il mercato storce il naso, lo stesso fa una parte del consiglio di amministrazione di Mps: la delibera è passata solo a maggioranza, con quattro consiglieri che hanno scelto di astenersi su un progetto giudicato ancora avvolto da troppe incognite industriali, finanziarie e regolamentari. Difficile immaginare un endorsement più tiepido da parte di chi il piano lo conosce dall'interno.
Intesa non sta a guardare
Mentre Siena gioca d'azzardo, Intesa Sanpaolo alza il livello dello scontro passando dal terreno finanziario a quello legale. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha messo al lavoro i propri avvocati per valutare un esposto alla Consob, con l'obiettivo dichiarato di tutelare l'integrità del mercato e la corretta informazione degli azionisti. Sotto la lente ci sarebbero, tra l'altro, la tempistica di convocazione dell'assemblea straordinaria del Monte, fissata per il 29 ottobre, e le modalità con cui le decisioni del board sarebbero circolate — a quanto pare informalmente e con largo anticipo — nonostante Mps sia sottoposta alla passivity rule fin dal giorno dell'annuncio dell'Opas.
Una difesa che si può ritorcere contro chi l'ha costruita
Alla fine, il quadro che emerge da fonti tutt'altro che concordi nel giudizio converge comunque su un punto: la mossa a tenaglia di Mps assomiglia più a un azzardo da tavolo da poker che a un progetto industriale meditato. E come tutti gli azzardi, può andare storta. Se il sostegno dei soci — quelli del Monte non meno di quelli delle due prede designate — dovesse mancare, l'intera architettura rischia di crollare su se stessa, lasciando Mps ancora più isolata e, paradossalmente, regalando nuova credibilità proprio all'offerta che avrebbe voluto scongiurare: quella di Intesa Sanpaolo, concreta, già definita e priva delle incognite di governance e di esecuzione che continuano a pesare sul piano senese.
- SprayNews - Monica Macchioni