“RAI OCCUPATA, PAESE REALE OSCURATO, COSTITUZIONE CALPESTATA”

14 Maggio 2026
- Di
Redazione
Categorie:
Sforzini, RAI - IlGraffio - Monica Macchioni
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Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale/think tank di Futuro Nazionale): “Altro che servizio pubblico: siamo davanti a una oligarchia mediatica che teme il pluralismo vero”

«La paralisi della Commissione di Vigilanza Rai, il drammatico sciopero della fame di Roberto Giachetti, i richiami del Presidente della Repubblica ignorati dalla politica, la Costituzione calpestata nella sostanza se non nella forma: tutto questo non è un incidente parlamentare.

È la prova che il sistema del servizio pubblico italiano è arrivato al capolinea».
Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, think tank di Futuro Nazionale.

«Da oltre un anno e mezzo i partiti tengono in ostaggio la Rai come se fosse una proprietà privata da spartire. Non stanno difendendo il pluralismo: stanno difendendo le proprie quote di potere. E la cosa più grave è che tutto questo avviene mentre milioni di italiani non si riconoscono più nel racconto mediatico ufficiale del Paese».

Sforzini attacca frontalmente l’intero impianto politico-mediatico della televisione pubblica:
«La Rai del 2026 è diventata il simbolo perfetto della crisi della Repubblica italiana: un sistema chiuso, autoreferenziale, incapace di rappresentare la società reale, terrorizzato da tutto ciò che nasce fuori dai circuiti tradizionali del potere romano-mediatico».
«Il punto non è più soltanto chi debba presiedere la Rai. Il punto è che esiste una vera e propria censura sistemica mascherata da normalità democratica. Nuove sensibilità culturali, nuove aree politiche, nuove energie intellettuali vengono deliberatamente ignorate se non appartengono ai recinti consolidati della partitocrazia».

Il presidente del Centro Studi collega direttamente la vicenda all’oscuramento di Futuro Nazionale e delle realtà culturali ad esso vicine:
«Futuro Nazionale viene sostanzialmente silenziato dal servizio pubblico nonostante una crescita evidente nei territori, sui social, nel dibattito culturale e nell’attenzione popolare. Questo perché la Rai non fotografa più il Paese reale: fotografa esclusivamente gli equilibri di un sistema che sta invecchiando e perdendo consenso».

«Parlano continuamente di pluralismo — prosegue Sforzini — ma il loro pluralismo consiste nel far ruotare sempre gli stessi nomi, gli stessi volti, le stesse liturgie televisive, gli stessi commentatori, gli stessi codici culturali. È una falsa pluralità dentro un recinto sempre più stretto».

Durissimo anche il passaggio sul ruolo della politica:
«La verità è che la Rai viene considerata da decenni una zona di occupazione permanente. Cambiano le maggioranze ma non cambia il metodo: controllo, lottizzazione, fedeltà, appartenenza. E quando emerge qualcosa di realmente nuovo, indipendente e non controllabile, scatta immediatamente il meccanismo dell’invisibilità».

Secondo Sforzini, il rischio ormai è sistemico:
«Una democrazia nella quale il servizio pubblico perde progressivamente il contatto con il Paese reale è una democrazia che inizia lentamente a svuotarsi. Perché il pluralismo non consiste nel litigio infinito tra correnti interne allo stesso sistema. Il pluralismo vero consiste nel dare spazio anche a ciò che può mettere in discussione il sistema stesso».

E conclude:
«La Rai continua a comportarsi come se fossimo ancora negli anni Ottanta, quando bastava controllare i palinsesti per controllare il consenso. Ma fuori da quei palazzi sta nascendo un’Italia nuova che non chiede il permesso ai custodi del vecchio mondo. Ed è proprio questo che fa paura».

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- SprayNews - Monica Macchioni

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