
La longevità è una delle grandi conquiste del nostro tempo, ma rischia di diventare una conquista diseguale se non riusciamo ad assicurare a tutti non soltanto più anni di vita, ma più anni vissuti in buona salute.
Il recente Country Health Profile 2025 dell’OCSE restituisce un dato che racconta bene questa ambivalenza: nel 2024 l’aspettativa di vita in Italia ha raggiunto gli 84,1 anni, il valore più alto dell’Unione europea, ma permangono significative disuguaglianze nell’accesso alla salute, alla prevenzione e alle cure.
Nel 2024, il 3,8% degli adulti che avevano bisogno di cure mediche ha dichiarato di non avervi potuto accedere per ragioni legate ai costi, alla distanza o ai tempi di attesa; tra le persone a rischio di povertà la probabilità di incontrare un bisogno sanitario non soddisfatto è risultata 2,6 volte maggiore rispetto alla popolazione generale.
È una riflessione che impone di guardare alla prevenzione oltre il solo momento della cura. La salute non si costruisce soltanto negli ospedali o negli ambulatori, ma nei territori, nelle comunità, nelle scuole, negli ambienti in cui viviamo e anche nei luoghi in cui lavoriamo.
La prevenzione non può essere soltanto una responsabilità individuale, deve diventare una possibilità concretamente accessibile a tutti.
In questa direzione esiste già un percorso nazionale.
Il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, adottato con Intesa Stato-Regioni il 21 maggio 2026, è lo strumento attraverso il quale vengono programmati e coordinati a livello nazionale gli interventi di promozione della salute e prevenzione, che devono poi trovare attuazione nei Piani regionali.
Il nuovo Piano rafforza le risorse destinate alla prevenzione territoriale e richiama la necessità di rendere gli interventi più efficaci ed equi su tutto il territorio nazionale.
All’interno di questo quadro, il Programma Predefinito 3 “Luoghi di lavoro che promuovono salute” individua il luogo di lavoro come un vero e proprio ambiente di prevenzione, nel quale promuovere, nelle realtà pubbliche e private, condizioni favorevoli all’adozione di stili di vita sani e attivi, integrando il cambiamento individuale con la trasformazione degli ambienti e dei contesti.
Il programma richiama inoltre esplicitamente la necessità di contrastare le disuguaglianze sociali e geografiche che interessano i lavoratori e i diversi contesti produttivi.
A questo percorso, si affianca la Strategia nazionale sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030, approvata in Conferenza Stato-Regioni il 21 maggio 2026.
È il primo piano organico e condiviso a livello nazionale dedicato alla prevenzione degli infortuni e alla tutela della salute dei lavoratori e prevede un coordinamento più forte tra Stato, Regioni, Aziende sanitarie locali, Ispettorato Nazionale del Lavoro, INAIL e altri soggetti coinvolti.
Tra i suoi cinque assi di intervento vi sono il rafforzamento delle tutele nei contesti lavorativi più frammentati, il sostegno alle micro, piccole e medie imprese e la diffusione di una cultura della prevenzione.
Molte grandi aziende hanno già sviluppato esperienze significative in questo campo, con programmi di welfare, prevenzione, screening e promozione di stili di vita salutari.
È un patrimonio di esperienze che va valorizzato. Ma proprio da qui nasce una domanda di equità: come fare in modo che la promozione della salute non diventi un’opportunità più facilmente accessibile a chi lavora nelle realtà organizzative più strutturate?
La sfida è raggiungere anche la vasta rete delle piccole e medie imprese, che costituisce una parte essenziale del nostro tessuto produttivo.
Non si tratta di chiedere a una piccola impresa di replicare modelli organizzativi pensati per una grande azienda, ma di costruire strumenti semplici, sostenibili e proporzionati alle diverse dimensioni, mettendo a disposizione delle realtà più piccole una rete di competenze e servizi che da sole difficilmente potrebbero sostenere.
Meritocrazia Italia propone “SALUTE IN RETE”.
“Salute in Rete” vuole mettere in connessione imprese, servizi territoriali di prevenzione e Servizio sanitario, per portare la cultura e gli strumenti della prevenzione anche nelle realtà produttive più piccole, dove spesso mancano le risorse organizzative necessarie per costruire autonomamente programmi strutturati.
Non un nuovo programma da sovrapporre a quelli già esistenti, ma una rete capace di renderli più accessibili e diffusi, valorizzando le competenze dei Dipartimenti di prevenzione, dei servizi territoriali e le esperienze già maturate dalle Regioni e dalle imprese.
Ed è qui che il territorio può diventare decisivo.
La medicina territoriale e i servizi di prevenzione possono rappresentare il collegamento tra il Servizio sanitario, le imprese e le comunità, portando la cultura della prevenzione là dove le persone trascorrono una parte significativa della propria vita.
Il territorio può diventare il ponte tra il Servizio sanitario e quei luoghi di lavoro che, da soli, non hanno la capacità organizzativa per costruire programmi complessi di prevenzione.
La nuova Strategia nazionale sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro riconosce già la necessità di sostenere le micro, piccole e medie imprese e di diffondere una cultura della prevenzione.
Il passo successivo può essere quello di rafforzare la connessione tra questa impostazione e la rete dei servizi territoriali, perché la prevenzione diventi sempre più capillare e non dipenda dalle sole capacità organizzative o economiche del singolo datore di lavoro.
La longevità è una conquista collettiva soltanto se gli anni vissuti in buona salute non diventano un privilegio legato alle condizioni economiche, sociali o lavorative di partenza.
Stop war.
- SprayNews - Monica Macchioni